Se non erro Moffa e' della destra sociale vorrei un commento a queste sue parole...
L'immigrazione una risorsa per l'Europa
di Silvano Moffa http://www.moffa.it/Nuovo%20Layout/...mmigrazione.htm
Quello che è rimasto in ombra, fino a questo momento, nell'ampio dibattito sull'immigrazione, che si genera in taluni momenti della vita politica del nostro Paese, è l'aspetto forse più interessante: il fenomeno migratorio porta con se un patrimonio di culture che, nei Paesi sviluppati come il nostro, genera di fatto una serie di contraddizioni, che sfociano in veri e propri conflitti. L'Italia è la frontiera esterna dell'Unione Europea, verso il bacino del Mediterraneo con una quantità di chilometri di coste, che certamente non possono essere presidiate metro per metro; purtroppo da noi la criminalità organizzata, ha subito individuato un fiorente mercato nel traffico di clandestini, saldandosi con le organizzazioni criminose dei Paesi di provenienza. E' certamente vero che l'immigrazione clandestina in Italia, ha portato con se una mano d'opera da adibire al mercato della illegalità e non è certamente vero, che il concetto di immigrato criminale possa essere legato solo all'albanese o al maghrebino che delinque: una riflessione, merita certamente come un altro flusso migratorio illegale si sia potuto stabilire in Italia e forse in Europa, quello proveniente ad esempio dal Sudamerica. Chi proviene dal Sudamerica, se non altro per una questione di identità culturale, linguistica e religiosa, si integra quasi perfettamente nel nostro tessuto sociale, anche in quello della illegalità; chi proviene da un Paese arabo, è generalmente musulmano e per questo motivo, tendente all'isolamento, anche se componente di un flusso migratorio consistente.
Occorre considerare, però, che non è possibile pensare che il problema immigrazione, si risolva chiudendo le frontiere o sparando cannonate. Dai pescatori tunisini di Mazara del Vallo, che ci sembravano lontani, ci siamo accorti improvvisamente che la maggioranza di chi stava lavorando al padiglione del Mare di Genova, crollato tre giorni fa, era albanese, uno di loro è morto sotto i calcinacci. Era una persona che cercava lavoro e speranza, così forse come i profughi albanesi di Brindisi, i braccianti di Villa Literno che raccolgono i pomodori, gli operai di Verona e Brescia, quelli che fino a poco tempo fa, a Roma, vivevano nell'inferno della pantanella. Una società che comunque è già multietnica e che domani potrebbe diventare multiculturale.
Ma nella nostra cultura, di inizio millennio la tensione fra solidarietà sociale ed affermazione individuale sembra sempre meno mediabile. Si stanno affermando sempre più i concetti dell'egoismo ed i valori dell'individualismo, mentre la storia e la politica ci conducon ad una riflessione diversa: occorre accogliere chi chiede di venire a lavorare da noi, ad occupare quei posti di lavoro, che di fatto mio italiani ed europei, non vogliamo più occupare, chi chiede di venire a rispettare le nostre leggi, a pagare le tasse nel nostro paese e - vogliamo dirlo - chi chiede anche di partecipare attivamente alla vita politica delle nostre Amministrazioni locali. Il nostro fare politica, ci porta a fare una riflessione sul passato: i gruppi dirigenti sono stati incapaci di filtrare le pressioni, di mediare tra i diversi interessi, di predisporre gli strumenti di intervento, di far funzionare i servizi essenziali.
Quello dell'immigrazione, che noi vogliamo legale, non è un problema che si può risolvere estraendo un coniglio dal cilindro: ove non sia stati capaci di prevenire, almeno occorre impegnarsi ed adeguarsi, con iniziative politiche ed amministrative alle nuove questioni sociali. All'interno delle città, occorre mettere in discussione metodi e strutture, riorganizzarsi puntando sulle risorse umane e culturali già presenti, costruendo nuove alleanze, mobilitando le energie democratiche, spesso soffocate o sopite dalla mancanza di progetti.
Noi un progetto lo abbiamo, coinvolge noi amministratori, dirigenti politici, ma anche cittadini comuni. Nuove città per cittadini nuovi e più consapevoli. Pronti a risolvere il problema rimuovendolo. Solo così potremo considerare l'immigrato una persona che, legalmente è diventata uno di noi. In una parola, una risorsa per l'Europa.
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