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    Predefinito "Aldo Moro mi disse: il KGB si informa dei miei spostamenti"

    Tanto per dimostrare quanto sia risibile (in un senso e nell'altro) rievocare oggi le presunte parole pronunciate da Moro prima di morire, eccone un'altra versione in cui si parla dell'agente del KGB che seguiva i corsi di Moro, che si informava sui suoi spostamenti e che scomparve dall'Italia il giorno dopo il rapimento del Presidente DC.


    Dall'audizione del giudice Priore in Commissione Stragi, la lettera di Franco Tritto (assistente di Moro alla Universita') nella quale ricorda i sospetti di Moro sul KGB.......

    L'audizione originale
    http://www.parlamento.it/parlam/bica...ci/steno56.htm

    LA LETTERA DI FRANCO TRITTO.
    "Tra gli Studenti un agente del KGB che si informava sulla scorta del Presidente"

    A seguito delle notizie portate a conoscenza dell’opinione pubblica relative a un dossier dei Servizi di sicurezza dell’Unione Sovietica contenente, tra l’altro, un elenco di nominativi di persone legate al suddetto Servizio di sicurezza, ritengo doveroso riferire alcuni fatti e circostanze verificatisi nel 1978, anno in cui fu rapito e ucciso l’onorevole professor Aldo Moro. Come lei sa, il sottoscritto ebbe l’onore di essere stato prima allievo e poi assistente universitario ed amico personale del professor Moro. Per detta circostanza intratteneva con lui rapporti quotidiani e quanto qui riferisco ebbe a verificarsi nel periodo immediatamente precedente al rapimento e nei giorni seguenti. Era consuetudine del professor Moro intrattenersi con alcuni studenti, spesso per oltre un’ora dopo la lezione, nei corridoi della facoltà di scienze politiche dove insegnava istituzioni di diritto e procedura penale. Io ero solitamente presente sia alle lezioni che ai colloqui che il professore intratteneva con i suoi allievi. Tra gennaio e febbraio del 1978" – è da notare che in questo periodo parte la realizzazione, la messa in cantiere del progetto del sequestro di Moro – "in una delle suddette circostanze, mentre ero a colloquio con il professore un giovane" –– "si è avvicinato al professor Moro domandandogli in italiano corretto ma con accento evidentemente straniero ‘Lei è l’onorevole Moro?’. A seguito della risposta affermativa il giovane si intrattenne per svariati minuti discorrendo sempre in italiano sia con il professore che con me, informandoci che proveniva da Mosca ed era in Italia per aver vinto una borsa di studio; con tutta probabilità la disciplina afferente alla borsa di studio era storia del Risorgimento. Come solitamente accadeva per la sua particolare dedizione ed attenzione al mondo giovanile, l’onorevole Moro rivolse alcune domande al giovane al fine di conoscerne le attitudini, le aspirazioni e, nondimeno, per cogliere gli aspetti umani e caratteriali della sua personalità. Tra le prime domande che il professor Moro rivolse al giovane ve ne fu una che, ad avviso del sottoscritto, rivestiva particolare significato in quel contesto: ‘Tu hai già fatto il servizio militare?’. La risposta fu affermativa. ‘A che età?’. Il colloquio proseguì e l’onorevole Moro disse al giovane che lo avremmo invitato alle conferenze che eravamo soliti organizzare al di fuori dell’Università. Si trattava di cicli di conferenze sui temi più attuali dell’epoca, organizzate dal sottoscritto che dirigeva un centro culturale sorto per desiderio del professor Moro. Dopo che il giovane ebbe a congedarsi lasciando un recapito dove avremmo potuto inviare gli eventuali inviti alle conferenze rimasi a colloquio ancora per alcuni minuti con il professore, mostrando un certo stupore per la circostanza verificatasi, dovuto soprattutto alla considerazione che in quell’epoca non era facile incontrare studenti dell’Unione Sovietica nei corridoi della nostra Università. In tal contesto ebbi a rivolgere al professor Moro una domanda: "Non possiamo fare qualche cosa per avere informazioni su questo giovane? Non potremmo avere notizie tramite ambasciata?". Il professor Moro risposte testualmente: "Anche se volessimo lì sono tutte spie; se lui ti pone qualche domanda cerca di essere vago e generico". Peraltro, non mancai di far presente al professore il mio stupore relativamente al fatto che il giovane parlasse così bene la lingua italiana e la risposta di Moro fu: "di solito usano le cuffie; li tengono lì per molte ore e alla fine o impazziscono o imparano bene la lingua". Nei giorni successivi il giovane tornò a salutare l’onorevole Moro, cosa che accadde più volte. In una di quelle occasioni, rivolgendosi a me, ebbe a chiedermi inopinatamente se il sottoscritto era solito viaggiare in auto con l’onorevole Moro. La risposta fu ovviamente evasiva. Altrettanto strano apparve la domanda che il giovane rivolse ad altre persone nel corso di una conferenza tenutasi nel mese di febbraio o probabilmente agli inizi del mese di marzo 1978 in Roma alla quale il giovane era stato invitato. Al tavolo della Presidenza sedevano il professor Moro, l’onorevole Carlo Russo ed io stesso. Da quella posizione mi fu facile riconoscere il giovane borsista tra le prime file mentre chiacchierava con le persone che gli erano accanto. Fu proprio ad una di queste persone che fu rivolta la domanda: "Chi sono quei signori?" Si trattava degli uomini addetti alla sicurezza dell’onorevole Moro. Qualche giorno prima del rapimento l’onorevole Moro era riuscito ad ottenere alcuni inviti per i suoi allievi per assistere al discorso programmatico in occasione della presentazione del nuovo Governo alle Camere. Incontrando il giovane borsista disse che avrebbe cercato di ottenere l’invito anche per lui, sebbene il numero dei suddetti inviti fosse limitato a causa delle particolare occasione. Il giorno 15 marzo 1978, giorno prima del rapimento, il professor Moro mi disse che era riuscito a trovare il suddetto invito anche per "Sergio". Così l’onorevole Moro chiamava il giovane che aveva detto di chiamarsi Sergey Sokolov. Poiché il suddetto giovane non si era visto nel corridoio della facoltà quella mattina ci rivolgemmo al maresciallo responsabile della P.S. all’Università, che solitamente veniva a salutare l’onorevole Moro ed il maresciallo Leonardi, per sapere se aveva avuto occasione di incontrare il giovane e se poteva rintracciarlo. Dopo alcuni minuti, il maresciallo giunse in compagnia di Sergio che probabilmente era in qualche aula e il professor Moro ebbe a dire testualmente: "Hai visto? Ti abbiamo rintracciato tramite la polizia. Volevo dirti che sono riuscito ad ottenere l’invito alla Camera anche per te. Vai a ritirarlo presso il mio studio in via Savoia". Ciò detto si congedò dal giovane. Accompagnai alla vettura il professor Moro, il quale durante il tragitto ebbe a riferirmi la seguente frase: "Caro Franco – è il nome di battesimo del professor Tritto – vedrai che quest’anno avremo molta più violenza dello scorso anno" ed io in risposta: "Speriamo di no, Presidente". Ci congedammo; fu il mio ultimo incontro con il professor Moro. Il giovane sovietico, a quanto risulta, non si è mai recato in via Savoia per ritirare l’invito né è stato visto all’università nei giorni successivi al rapimento dell’onorevole Moro. Il giorno 16 marzo 1978, immediatamente dopo il sequestro dell’onorevole Moro nelle prime ore pomeridiane, insieme ad altri amici ed allievi dell’onorevole Moro, mi recai al Ministero dell’interno, presso l’ufficio del sottosegretario all’epoca, onorevole Nicola Lettieri, per raccontare quanto accaduto a proposito del giovane sovietico. L’onorevole Lettieri ci rassicurò, informandoci che della cosa avrebbe interessato una persona di sua fiducia. Dopo qualche giorno fui raggiunto telefonicamente da persona che si qualificò con un determinato nome e che disse di chiamare da parte del sottosegretario per chidermi un incontro. Concordammo di incontrarci presso la sede della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù, cosa che avvenne di lì a poco. Nel corso dell’incontro questo dottore, persona compita e gentile, ebbe a comunicarmi che il suo nome in codice era il nome di battesimo con l’aggiunta di un "de". Esposi dettagliatamente quanto avvenuto all’università, dopodiché ci congedammo e questa persona ebbe a rassicurarmi che avrebbe effettuato le indagini del caso. Dopo alcuni giorni fui ricontattato dal suddetto ufficiale e nel corso di un nuovo incontro, sempre presso Piazza del Gesù, questo dottore mi comunicò che dalle indagini effettuate non era emerso nulla di particolare a carico del signor Sergey Sokolov, il quale risultava essere effettivamente un borsista dell’Unione Sovietica in Italia per motivi di studio. Ci congedammo con l’intesa che ci saremmo risentiti in caso di novità - segue l’indicazione del recapito telefonico di questo dottore che si incarica delle indagini, l’indicazione della sua vettura, della targa. Poi si passa all’altro capoverso - "fui ricontattato dal suddetto ufficiale il 7 aprile 1978, il giorno dopo aver ricevuto la prima telefonata delle Brigate rosse, con la quale mi si richiedeva – è sempre Tritto a parlare – a nome del Presidente Moro di recapitare una lettera alla signora Moro. L’incontro ebbe luogo questa volta presso il bar Canova, in piazza del Popolo, l’8 aprile 1978, intorno alle ore 11 o 12. Questo dottore mi chiese se avessi qualcosa di nuovo da comunicargli ed io risposti di non aver nulla da riferire, nel timore di interrompere il filo di speranza che mi sembrava si andasse edificando ai fini della salvezza del professor Moro. Nel pomeriggio dell’8 aprile 1978 fui ricontattato nuovamente dalle Brigate rosse che mi chiesero di andare a ritirare un altro messaggio del Presidente a piazza Augusto Imperatore. "Il Presidente ha deciso di abusare della sua cortesia" dissero così le Brigate rosse. Lì era giunta per prima la polizia che aveva intercettato la telefonata. Il giorno dopo una nuova telefonata delle Brigate rosse mi annunciava che non mi avrebbero potuto più utilizzare in quanto ero controllato dagli Interni".


    COMMENTO DI ROSARIO PRIORE
    Quando mi ha consegnato questa lettera, il professor Tritto che adesso ha ereditato la cattedra del professor Moro, era nello stesso stato di commozione – mi è sembrato – di quando ricevette la notizia della esistenza del cadavere di Moro a via Caetani. Lì abbiamo sentito mille volte la telefonata registrata e lo abbiamo sentito piangere. Quando mi ha consegnato questa lettera era nello stesso stato. Guardando il dossier Mitrokhin, ho trovato una scheda: il report 83 alle pagine 152 e 153 che ha come date of emission il 23 agosto 1995, in cui si parla di un certo Sergey Fedorovich Sokolov – coloro che hanno trascritto questa scheda, sia gli inglesi che gli italiani, hanno scritto male il nome perché hanno dimenticato l’umlaut sulla "e" di Fedorovic, che si legge "Fiodorovic" – ufficiale del Kgb, nato il 5 giugno 1953, venuto in Italia come corrispondente della Tass a Roma dal 1981 al 1985, (scheda di pag. 152) il quale fu costretto a tornare in Unione Sovietica perché la persona con la quale aveva studiato, il suo collega, cioè Vladimir Kuzichkin aveva defezionato in favore degli inglesi nel 1982. Quindi Sergey Fëdorovich Sokolov è stato in un certo senso fatto rientrare in Unione Sovietica prima del tempo.


    .....

    E' questo l'idolo no global????

  2. #2
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    LA DIETROLOGIA SE NON E' politicamente corretta (ossia se non parla di Cia e Mossad) non interessa?

    Dato che fare i dietrologi va di moda, continuiamo. Interessante l'opinione del magistrato Carlo Mastelloni (uno che per anni ha indagato sui presunti misteri d'Italia) sulla seduta spiritica di Prodi.....


    MORO, LO SPIRITO DI PRODI ERA UN AGENTE DEL KGB
    La relazione del giudice Mastelloni:"Conforto, 007 al soldo di Mosca, dietro il nome di Gradoli"
    Per il Pm potrebbe essere lui il suggeritore della seduta spiritica
    L'agente segreto fu insignito con la Croce rossa del Cremlino
    Gianmarco Chiocci
    Claudia Passa
    da Roma
    Lo spiritello di Romano Prodi era una spia del Kgb? Parrebbe proprio di sì. Giorgio Conforto, talpa di Mosca, sarebbe la misteriosa fonte che in pieno sequestro Moro avrebbe suggerito l'indicazione di "Gradoli" per rintracciare la "prigione del popolo" in cui le Br tenevano prigioniero il presidente De. Potrebbe esserci, infatti, lui dietro l'improbabile seduta spiritica a cui partecipò il Professore. Lui dietro la "soffiata" a 48 ore dall'agguato in via Fani allorché la polizia bussò proprio a quella porta di via Gradoli 96/11 senza insistere più di tanto. La "verità" su Moro, il Kgb e i covi del partito armato con annessi spiritelli improbabili, ce la racconta in una relazione il giudice Carlo
    Mastelloni, consulente della commissione Mitrokhin.
    Per far quadrare il suo ragionamento, Mastelloni parte dal capo-rete dei servizi segreti
    sovietici in Italia, padre di Giuliana, nella cui abitazione di viale Giulio Cesare a Roma vennero arrestati i brigatisti del sequestro, Valerio Morucci e Adriana Faranda, trovati in possesso del mitra che uccise Moro. La spia Giorgio Conforto, unico italiano insignito a Mosca con la stella rossa al valore, nome in codice "Bario" (scheda 142 del rapporto Impedian) si trovava nell'abitazione della figlia al momento del blitz delle forze dell'ordine. "Una presenza singolare", per Cossiga che ha attribuito proprio a Conforto ("con una telefonata all'ex capo della polizia Masone") la paternità della "soffiata" per prendere i due "trattativisti" delle Br.
    Per arrivare al bluff del "pendolino" o della "soffiata", Mastelloni sviluppa il pensiero di
    Cossiga soffermandosi sui misteri dell'appartamento-covo alla cui porta la polizia bussò
    per la prima volta il 18 marzo 1978. Il successivo accostamento al nome "Gradoli" - continua Mastelloni - si ha "con l'infinito affaire del pendolino del 2 aprile che potrebbe costituire una seconda notizia sul covo". Il riferimento del giudice va ovviamente alla discussa seduta spiritica a Zappolino di Bologna del 2 aprile 1978 alla quale parteciparono Romano Prodi e altri professori universitari che avrebbero deciso di evocare gli spiriti di Don Sturzo e Giorgio La Pira per scovare la prigione del leader Dc. Le ricerche poi puntarono sul paesino di "Gradoli", nella Tuscia, anziché in "via Gradoli" a Roma dove qualche giorno dopo i pompieri, per una "provvida" infiltrazione d'acqua, scoprirono il covo Br. Quante stranezze. Prima la "soffiata" alla polizia che bussa alla porta giusta e se ne va perché nessuno apre. Poi la strampalata storia della seduta spiritica, col piattino che, lettera dopo lettera, rimbalza e scrive "G-r-a-d-o-l-i". Poi la doccia lasciata
    incredibilmente aperta da impeccabili terroristi. Che c'è dietro? Per Mastelloni c'è lo zampino dell'"agente Dario" e la coincidenza che vede la figlia Giuliana (quella che ospitava i brigatisti del sequestro nel suo appartamento) figurare in rapporti con tal Luciana Bozzi, proprietaria assieme al marito, Giancarlo Ferrero, di un altro appartamento frequentato da terroristi rossi: il covo di via Gradoli. In un vecchio fascicolo Mastelloni ha rintracciato questo appunto confidenziale di un tenente dei carabinieri: "Un amico mi ha riferito che Giuliana Conforto, quando lavorava al Cnen, si faceva accompagnare in via Gradoli dove aveva un appartamento con il marito ingegnere del Cnen". Appartamento in via Gradoli? Secondo Mastelloni "è logicamente pressoché inequivocabile che si tratti proprio della casa della Bozzi", ovvero del covo-Br. Anche la nota dell'allora vice-questore Ansoino Andreassi porta acqua al mulino di Mastelloni: da più "fonti confidenziali" - è scritto - "si è appreso che la Bozzi (mai inquisita, ndr) conoscerebbe molto bene la Conforto, con cui aveva frequentato nel '69 il centro ricerche nucleari della Casaccia". Per la cronaca, entrambe erano in contatto con Franco Piperno, leader di Potere Operaio. A proposito dell'appartamento di via Gradoli, affittato al sedicente "ingegner Borghi" (alias Mario Moretti, capo Br) il giudice specifica che "l'unica persona che poteva arrivare alla Bozzi per l'affitto della casa a Moretti, o a Morucci, quindi alle Br, era Giuliana Conforto".
    A questo punto il mistero resta quello di chi a più riprese e in circostanze mai chiarite segnalò il nome di Gradoli. "Chi aveva abitato - si domanda Mastelloni - quella casa prima del signor Borghi? E chi può aver fornito la prima informazione subito dopo il sequestro? Giorgio Conforto? Rivelatosi informatore provvidenziale nel maggio 79 (per l'arresto di Morucci e Faranda, ndr), potrebbe essere stato l'autore ignoto dell'ulteriore pregressa segnalazione nella sua qualità di diligente quanto esperto funzionario del Kgb indirizzandola verso il percorso di rito che terminava al Ministero dell'Interno". E ancora."Se per gli elementi romani di PotOp non ci voleva un grande sforzo per conoscere il covo di via Gradoli, non molto di più ci voleva da parte di un ottimo agente segreto a quelli collegato".L'ipotesi è giudicata "plausibile"; e altrettanto plausibile - secondo la Commissione d'inchiesta - che le diverse indicazioni sul covo Br siano provenute da una stessa fonte, ovvero Conforto. Una "fonte" che andava assolutamente coperta,1 anche al costo di "pagare un prezzo altissimo in termini di immagine", una fonte da coprire con una seduta spiritica?
    E' questo l'idolo no global????

 

 

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