Uno sfregio sulla lapide
Oltraggio al giudice Borsellino
di ALESSANDRA ZINITI
Paolo Borsellino
PALERMO - Che sia stata una ragazzata o un messaggio alla vigilia delle celebrazioni per il tredicesimo anniversario della strage di via D'Amelio poco importa. Quel pennarello nero che ha tracciato un disegno e una scritta oscena imbrattando la lapide che ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino e degli uomini di scorta ha sollevato unanime sdegno ma soprattutto riacceso le polemiche sulla Palermo sonnacchiosa dove la riscossa della cosiddetta società civile è un lontano ricordo della terribile estate di sangue del 92. "Davanti a gesti simili resto senza parole", è il laconico commento di Manfredi, il figlio di Paolo Borsellino.
E' Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso, a puntare l'indice sulla città. "Il gesto è più grave della profanazione di una tomba. Significa che siamo ancora lontani dall'aver sconfitto la mafia e la mentalità che la supporta. Se la lapide è stata sporcata da un ragazzino la cosa è ancora più grave. In quale contesto si fanno crescere i nostri ragazzi? Con quale educazione? La maturità è lontana". Guardando la lapide imbrattata, sotto casa della madre, ai piedi dell'albero d'ulivo piantato lì dove il tritolo lasciò il suo cratere, Rita Borsellino traccia con amarezza il ritratto della Palermo che ha "prodotto" questo gesto. "Il problema è che a Palermo c'è una fascia di popolazione che era lì 13 anni fa e lì è rimasta, al di là del lavoro fatto nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi, con risultati bellissimi. C'è una fascia di popolazione quasi impermeabile e questo gesto, frutto dell'arroganza e dell'ignoranza. Dovrebbe essere la collettività a reagire".
La lapide è stata ripulita nel giro di un paio d'ore dagli operai mandati dal Comune, in via D'Amelio è arrivato uno striscione dei Ds ("Chi infanga la memoria vuole Palermo senza futuro"), politici e forze sociali hanno fatto a gara a dettare alle agenzie dichiarazioni di sdegno. Ma anche il procuratore Piero Grasso non nasconde il suo scoramento. "C'è qualcuno che ancora ha bisogno di capire che la vita che si dà per compiere il proprio dovere è qualcosa di assoluto e bisogna rispettarlo. Oggi hanno imbrattato la lapide che ricorda Borsellino e gli agenti della scorta, questo lascia intravedere quanto c'è da fare con i giovani, altri giovani, non la maggioranza, che hanno compiuto un gesto di becero vandalismo che non fa certamente onore a questa città".
Da tutto il paese si levano reazioni sdegnate. Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini esprime tutta la sua solidarietà alla famiglia: "Anche se si dovesse trattare di una stupida ragazzata è un atto da condannare con estrema fermezza". "Un gesto gravissimo che mortifica la memoria di tutti gli italiani", dice il presidente dell'Antimafia Roberto Centaro. "Senza parole - il deputato Ds Giuseppe Lumia - di fronte a questo gesto che colpisce al cuore tutti quelli che hanno a cuore la legalità", mentre per il coordinatore della Margherita siciliana, Salvatore Cardinale, "lo sfregio è un atto grave e offensivo per la comunità siciliana e nazionale". Il segretario dei Ds Piero Fassino ha telefonato a Rita Borsellino per esprimerle la sua solidarietà, "L'indignazione non basta", commenta Luciano Violante. E il deputato di Forza Italia Pippo Fallica invita l'autore del gesto a chiedere scusa pubblicamente. "Ci sono atti che lasciano allibiti - commenta il presidente della Regione Salvatore Cuffaro - La figura di Paolo Borsellino resta nell'immaginario collettivo come l'icona della Sicilia onesta che porta fino al sacrificio estremo l'impegno per la legalità".
(5 luglio 2005)




Rispondi Citando
