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Discussione: Psicologia E Religione

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    torquemada
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    Predefinito Psicologia E Religione

    Dimensione personale dell'uomo e psichiatria moderna. Alcune considerazioni *
    di Ermanno Pavesi



    1. Il metodo scientifico e la nascita della psichiatria moderna
    Gli inizi della psichiatria moderna possono essere fatti risalire alla metà del secolo scorso, quando il metodo scientifico che si andava affermando nelle discipline mediche è stato applicato anche ai disturbi psichici.

    Il metodo scientifico pretendeva di essere l'unico legittimo approccio per una fondazione scientifica della medicina e quindi anche per legittimare il medico. Nel convegno del 1822 della Gesellschaft Deutscher Naturforscher und Ärzte, - l'Associazione dei ricercatori naturali e dei medici tedeschi che ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del mondo scientifico tedesco del secolo scorso - tali principi erano stati proclamati con entusiasmo quasi religioso, come un nuovo vangelo: «Così il vangelo del metodo scientifico viene predicato a noi medici già da tempo, e, ultimamente, più spesso e in modo più incisivo di prima; e chi tra i medici non riconosce questo vangelo, non merita più, e io non esito ad affermarlo apertamente, il nome di medico» (1).

    Questa linea è stata perseguita anche dal medico tedesco Rudolf Virchow che ha avuto un ruolo di primaria importanza nello sviluppo della medicina del secolo scorso: «Anche la medicina deve tornare alla natura. Internamente essa ha portato a termine questo processo nel momento in cui ha riconosciuto che anche la patologia non è nient'altro che fisiologia. Si tratta ora del passaggio ulteriore, dell'emancipazione esterna. I medici erano diventati sacerdoti che hanno asservito la medicina. Ma la medicina si emancipava come si emancipavano lo stato e la scuola, e questo fino a quando il processo si concluderà con l'emancipazione della società. Dapprima i medici devono diventare nuovamente sacerdoti, i grandi sacerdoti della natura nella società umana. Ma con la diffusione dell'istruzione questo clero si deve dissolvere nel regime laico e la medicina deve cessare di essere una scienza particolare. Il suo scopo ultimo è la costruzione della società sulla base della fisiologia» (2).

    Virchow espone una concezione naturalistica: solamente il metodo scientifico consentirebbe di approfondire la conoscenza dei fenomeni naturali e vitali; la filosofia dovrebbe diventare una disciplina delle scienze naturali e abbandonare ogni forma di speculazione metafisica. «Se la filosofia vuole essere la scienza del reale, essa può solamente percorrere la strada delle scienze naturali e cercare nell'esperienza gli oggetti della sua ricerca e conoscenza. Essa allora diventerà scienza naturale non solo per quanto riguarda il contenuto, ma anche in quanto al metodo» (3).

    Ridotta la filosofia a disciplina delle scienze naturali, anche la scienza dovrebbe prendere le distanze da ogni forma di speculazione metafisica: «Lo scienziato conosce solamente corpi e proprietà di corpi; chiama trascendente tutto ciò che supera questo ambito e considera la trascendenza come un turbamento dello spirito umano» (4). Come il fisico studia le proprietà dei corpi in generale, così il medico dovrebbe studiare quelle del corpo umano. Questo principio viene applicato anche all'attività psichica: l'unico approccio legittimo sarebbe quello di considerarla unicamente come proprietà del corpo e più precisamente del sistema nervoso. E Wilhelm Griesinger, considerato abitualmente come uno dei fondatori della psichiatria moderna, sosteneva che si doveva «definire l'anima anzitutto come somma di tutti gli stati cerebrali» (5). Lo stesso valeva anche per i disturbi psichici, per cui «ogni forma di alienazione mentale si basa su affezioni cerebrali» (6).

    Solo pochi hanno osato criticare e mettere in dubbio l'equiparazione del metodo scientifico alla scienza, fra loro Friedrich Nietzsche ha sottolineato i pericoli del soffocamento della scienza da parte dell'assolutizzazione del metodo scientifico: «Ciò che caratterizza il nostro XIX secolo non è la vittoria della scienza, ma la vittoria del metodo scientifico sulla scienza» (7).

    L'affermazione del metodo scientifico ha portato pure a una trasformazione radicale del programma degli studi di medicina e chirurgia. Nel Medio Evo la medicina era stata considerata una philosophia secunda: occupandosi dell'uomo malato essa si occupa dell'uomo, ciò che l'avvicina alla filosofia (8). Ancora nel secolo scorso nelle università tedesche gli studenti di medicina dovevano sostenere come primo esame il «Philosophicum», ma nel 1861 questo venne sostituito dal «Physicum» (9). Questo cambiamento mostra chiaramente il nuovo indirizzo: l'apprendimento della filosofia, e quindi l'acquisizione di una visione complessiva dell'uomo in cui integrare anche i problemi della salute, deve lasciare il posto a un approccio biologico che porterà a innegabili progressi ma anche al frazionamento specialistico, con il rischio di affrontare il problema della malattia in modo riduzionistico.

    In ambito scientifico si afferma pure la concezione monista, di cui August Forel, per anni direttore del Burghölzli, la Clinica psichiatrica dell'Università di Zurigo, era un attivo rappresentante: «Dal momento, quindi, che noi consideriamo materia, forza e coscienza non come cose differenti, ma come astrazioni delle manifestazioni della cosa in sé, questa visione rende del tutto obsoleto l'eterno litigio dualista fra materialisti e spiritualisti. Tutto è tanto anima quanto materia. Questi concetti sono inseparabili e nessuno dei due è originario o superiore, in quanto essi sono una sola cosa» (10). Lo studio di materia ed energia, cioè le scienze fisiche, fornirebbe una base certa per la ricerca sull'attività psichica e sulla coscienza. Forel non si limita però all'ambito scientifico, ma ritiene di dover prendere posizione nei confronti della metafisica e della religione anche nelle sue pubblicazioni scientifiche, nelle quali critica concezioni fondamentali del Cristianesimo e della tradizione biblica: «Noi facciamo fronte contro la costrizione di ogni idolatria di leggende antiquate, insostenibili e infantili, e di concezioni dogmatiche riguardo a proprietà e interventi antropomorfici di una divinità presunta, fornita di debolezze umane. Noi veneriamo invece con la più profonda umiltà l'insondabile onnipotenza eterna, del dio infinito, che si manifesta ovunque, in ogni atomo e che allo stesso tempo è l'universo, governa l'universo e rappresenta la coscienza del mondo; le singole, minuscole particelle non dovrebbero avere mai la temerarietà, o addirittura il delirio di grandezza, di penetrare l'essenza, le leggi fondamentali e le intenzioni del tutto o addirittura di decretarsi più o meno tutt'uno con quello» (11). Può essere interessante ricordare che Forel, non ostante un tale atteggiamento, ha poi aderito a un nuovo movimento religioso, alla religione Baha'i, diventando uno dei fondatori del primo gruppo Baha'i svizzero a Losanna nel 1923 (12).



    L'applicazione del metodo scientifico al problema dell'uomo ha avuto inizialmente un effetto limitato in quanto il contesto culturale era ancora legato in qualche modo alla tradizione dell'occidente e di questa eredità viveva ancora in misura più o meno consapevole, pensiamo al concetto di fissità della specie e all'idea della posizione privilegiata dell'uomo nell'universo, basata sulla peculiarità delle sue funzioni psichiche: l'autocoscienza, la ragione, la volontà. Nel confronto con i fondamenti culturali della nostra società nuovi indirizzi filosofici sono però diventati sempre più radicali. Il valore della coscienza viene relativizzato sempre più. La coscienza umana non viene considerata come manifestazione di proprietà presenti in potenza in ogni individuo della specie umana, ma come una qualità accidentale, che non corrisponde alla natura dell'uomo, ma è condizionata da fattori esterni, come lo spirito del tempo. La coscienza non corrisponde alla vera natura dell'uomo e non rappresenta il vero motore della vita psichica, che a seconda dei casi viene invece identificato in processi biologici o sociali. L'uomo si autoingannerebbe sul valore assoluto di certi dati della coscienza e della sua vita psichica: la coscienza viene degradata a "falsa coscienza". D'altra parte questi nuovi indirizzi, anche se unilaterali, hanno rivalutato importanti aspetti della vita umana, come l'influenza sull'attività psichica di fattori non-razionali e sociali; si tratta di un'opera meritoria - fino a quando non si è caduti nell'assolutizzazione ideologica del proprio punto di vista - in un clima culturale spesso dominato da correnti razionalistiche che sopravvalutavano le possibilità dell'individuo di emancipare la propria autonomia in modo quasi totale.



    2. Psicoanalisi
    La psicoanalisi - la teoria e la corrispondente tecnica psicoterapeutica sviluppate da Sigmund Freud - si fonda su due teorie, strettamente collegate fra di loro, quella della Libido e dell'inconscio. I veri motori della vita psichica vengono identificati negli istinti, i cui meccanismi d'azione profondi, localizzati nell'inconscio, sarebbero inaccessibili alla normale conoscenza. L'educazione e la trasmissione di valori della società impedirebbero il soddisfacimento degli istinti e condurrebbero alla loro più o meno accentuata rimozione. Questo meccanismo non riuscirebbe a eliminare certi contenuti psichici ma solo a rimuoverli nell'inconscio, e a ostacolare il loro accesso diretto alla coscienza, mentre non potrebbe essere evitato il loro influsso indiretto sulla coscienza sotto forma di sintomi nevrotici, contenuti onirici, disturbi psichici, ecc. Solo il metodo psicoanalitico sarebbe in grado di decifrare le comunicazioni dell'inconscio contenute in forma simbolica nei sogni e nei sintomi nevrotici, di comprendere i meccanismi sottostanti e di curarli adeguatamente.



    3. Psichiatria sociale
    Con psichiatria sociale si intende talvolta solo un particolare indirizzo all'interno della psichiatria, che presta una particolare attenzione al problema dell'integrazione sociale - in pericolo o già compromessa - di malati psichici e che si impegna particolarmente per il loro reinserimento all'interno della società. In questa prospettiva la psichiatria sociale è solo una componente della psichiatria generale e l'impegno socialpsichiatrico rappresenta solo un aspetto dell'attività dello psichiatra.

    Ma nella psichiatria sociale vi sono correnti che vedono nei fattori sociali la causa più importante per i disturbi psichici e per il loro decorso: non sarebbero i disturbi psichici ad avere come conseguenza anche un crescente disagio sociale, ma proprio il disagio sociale, i conflitti interpersonali - ad esempio all'interno della famiglia o più in generale nei rapporti con persone d'autorità - o i conflitti sociali veri e propri potrebbero causare una sofferenza psichica che nelle persone più sensibili o più esposte a tali fattori potrebbe assumere ll carattere di malattia vera e propria. In altri termini, condizioni sociali sarebbero responsabili della genesi di disturbi psichici e un decorso sfavorevole di una malattia psichica non dipenderebbe tanto dalla sua natura in sé, ma piuttosto da fattori sociali che continuano a manifestare la loro azione patogena, dalla scarsa volontà politica di occuparsi dei problemi di queste persone, da meccanismi di esclusione di comportamenti devianti. Questa forma di psichiatria sociale utilizza spesso categorie marxiste.

    Si possono ricordare al proposito le tesi di Karl Marx su Feuerbach: «Nella sua realtà, essa [l'essenza umana] è l'insieme dei rapporti sociali» (13). Se l'uomo è l'insieme di rapporti sociali, la sua personalità rispecchia le disarmonie della società in cui si è sviluppata, per cui i conflitti psichici dovrebbero essere ricondotti a conflitti e contraddizioni sociali.

    I concetti psichiatrici di conflitto e di alienazione vengono interpretati in chiave marxista. L'alienazione del lavoratore a causa dei rapporti sociali esistenti comporterebbe anche l'alienazione della sua coscienza e della sua personalità, e quindi un'alienazione nell'accezione psichiatrica del termine. Tali ipotesi richiedono anche nuovi obiettivi per la terapia: non si tratta tanto di curare il singolo o di facilitare il suo reinserimento nella società esistente, ma di modificare i rapporti sociali, per agire contro fattori patogeni e meccanismi di esclusione. Per l'ala socialista della psichiatria sociale questo fine non è realizzabile negli attuali rapporti sociali e la causa principale dei fallimenti terapeutici sarebbe «[...] l'ordinamento sociale capitalista; la psichiatria sociale sarebbe realizzabile solamente sul terreno della visione dell'uomo marxista e di una medicina statalizzata» (14).



    4. Antipsichiatria
    Proprio l'applicazione coerente di queste categorie ha portato alle forme più note dell'antipsichiatria contemporanea. Correnti antipsichiatriche non sono né nuove né rare, dal Reformbewegung a cavallo del XIX e XX secolo, che interpretava le malattie in generale come conseguenze di una condotta di vita sempre più lontana dalla natura e si aspettava quindi la guarigione dal ritorno alla natura stessa (15), fino alle prese di posizione degli esponenti del movimento surrealista con una Lettera ai primari di manicomi comparsa sulla rivista ufficla edel movimento La Révolution surréaliste nel 1925:

    «Non solleveremo il problema degli internamenti arbitrari, per evitare la fatica dei dinieghi. Noi affermiamo che un gran numero dei vostri ospiti, perfettamente pazzi stando alla definizione ufficiale, sono stati, anch'essi, arbitrariamente internati. Non ammettiamo che si ostacoli il libero svilupparsi di un delirio che è legittimo, logico tanto quanto qualsiasi altra serie di idee o di atti umani. La repressione delle reazioni antisociali è, per principio, altrettanto chimerica quanto inaccettabile. I pazzi sono le vittime individuali per eccellenza della dittatura sociale; [...]

    Senza insistere troppo sulla natura assolutamente geniale insita nelle manifestazioni di certi pazzi, nella misura in cui siamo adatti ad apprezzarle, affermiamo l'assoluta legittimità della loro concezione della realtà e di tutte le azioni che da essa derivano» (16). In tempi piú recenti una critica radicale alla pratica psichiatrica è stata esercitata da parte della Chiesa di Scientologia (17).

    Le forme moderne e più note di antipsichiatria hanno come riferimento teorie marxiste. Questo tipo di antipsichiatria accusa la psichiatria accademica di isolare, nello studio dei disturbi psichici, la malattia dal suo contesto sociale, concentrando l'attenzione sul singolo individuo, e di attribuire alla malattia menatle un'esistenza autonoma separandola dalle sue cause vere, cioè sociali. In questo modo l'attività psichiatrica finirebbe per distogliere l'attenzione dai rapporti di potere responsabili del disagio sociale, contribuendo di fatto a rafforzare la sottomissione di cosiddetti malati ai rapporti di potere dominanti. La psichiatria non sarebbe quindi una scienza neutrale ma uno strumento di potere della classe sociale dominante. Convinti che ogni attività ispirata alla psichiatria sarebbe una forma di violenza e che solamente una trasformazione dei rapporti sociali potrebbe migliorare le condizioni di vita di tutti gli uomini, alcuni psichiatri hanno preferito rompere radicalmente con la psichiatria e con il proprio ruolo come psichiatri per impegnarsi nei movimenti attivi per le trasformazioni sociali.



    5. L'utopia della salute assoluta
    Nonostante tutte le differenze nelle correnti descritte è possibile riconoscere un denominatore comune, cioè la pretesa che una determinata teoria possa chiarire completamente la natura dei disturbi psichici e offra pure i rimedi adeguati: la malattia non avrebbe ragione d'essere, in quanto ci sono le conoscenze adeguate per prevenire le malattie, oppure per curarle in modo adeguato. Una mancata guarigione dipenderebbe solamente dalla mancanza di volontà di alcuni interessati. A questo proposito alcuni autori hanno parlato dell'utopia della salute assoluta (18): la teoria medica diventa un'ideologia che promette una condizione in cui i confini fra male e malattia, salute e salvezza, guarigione e redenzione diventano sempre più esigui. L'ideologia medica promette non solo un buon trattamento e il miglioramento di una malattia, ma anche l'eliminazione di ogni malattia e della sofferenza, non solo del singolo individuo ma anche di tutto il genere umano. Una tale utopia contraddice l'esperienza quotidiana del medico, ma anche di ogni uomo - della caducità dell'esistenza umana: si possono trattare singole malattie, lenire sofferenze, ma malattia e sofferenza non possono essere eliminati completamente.



    6. Modello bio-psico-sociale e dimensione personale
    Le correnti più importanti della psichiatria sottolineano l'importanza di fattori biologici, psichici e sociali per l'attività psichica e per la comprensione dei suoi disturbi. Negli ultimi tempi si cerca talvolta di superare il riduzionismo dei singoli indirizzi integrandoli in una visione unica, il cosiddetto modello bio-psico-sociale. Questo modello presenta vantaggi rispetto all'unilateralità dei singoli approcci e consente pure di riprenderne gli aspetti positivi, però non può superare il riduzionismo di fondo, poiché non prende in considerazione la dimensione personale dell'uomo. Un modello d'uomo integrale non può nascere dalla somma di alcune visioni parziali e riduzioniste, ma dal riconoscimento della dimensione personale dell'uomo, che fonda la totalità dell'essere umano. Certamente nell'uomo vi sono diversi gradi dell'essere ai quali corrispondono anche determinate relazioni, interazioni e quindi possibili reciproci influenzamenti: «Quanto più è elevata l'interiorità, tanto più elevata è la forma del rapporto reale, tanto più elevato e tanto più vasto è il campo delle sue relazioni, vale a dire il mondo. [...] Il mondo della pianta non va al di là dell'immediata vicinanza dei suoi contatti; il mondo del bruto si spinge, in estensione e profondità, fin dove può arrivare la conoscenza sensibile. Il mondo dell'io pensante è la totalità delle cose esistenti; il mondo dello spirito è la realtà universale». (19) Questa gerarchia vale analogamente anche per le varie dimensioni dell'essere umano e dei suoi disturbi, vegetativo, istintivo e psichico vero e proprio.



    Il riconoscimento della dimensione personale dell'uomo apre nuove prospettive alla psichiatria. Solamente pochi psichiatri hanno affrontato questo ambito, si può ricordare, per esempio, l'Analisi esistenziale dello psichiatra svizzero Ludwig Binswanger, che apprezzava l'importanza dei metodi di ricerca delle scienze naturali in psichiatria, ma che si chiedeva pure: «Quello che ne risulta sul piano scientifico è l'individuazione e la conoscenza di forze e di potenze astratte che dominano l'uomo e che lo hanno completamente in loro balìa, e che inoltre assicurano e regolano la meccanica della sua vita. Dobbiamo però sempre ricordare "che la meccanica che produce l'immagine di un fenomeno non è identica al significato di questa immagine", cioè che l'uomo è più di un homme-machine nel senso di Lamettrie» (20). E, «Ma ormai sappiamo che la scienza naturale non esaurisce la totalità dell'esperienza umana dell'uomo. Dato che essa omette la persona e la comunicazione e, [...] il Sé e il significato o senso» (21).

    Proprio l'importanza attribuita al problema del senso dell'esistenza ha un ruolo centrale nella Logoterapia dello psichiatra austriaco Viktor Frankl.

    Queste correnti mostrano che la psichiatria deve riconoscere i propri limiti e quindi la necessità di un lavoro interdisciplinare. L'uomo non è solamente un essere di natura, che deve essere esaminato per mezzo delle scienze naturali. La dimensione personale può essere colta nella pratica quotidiana solo quando si riesce a conciliare l'approccio clinico scientifico alla malattia con la consapevolezza che il "portatore" della malattia è un essere umano, con una sua dignità, con una sua storia, con un suo sistema di valori, con un suo progetto di vita. Per la comprensione di questa dimensione possono fornire un aiuto considerevole psicologia, filosofia e teologia.



    Note
    * Versione modificata della relazione Gesundheit und Wahrheit aus psychiatrischer Sicht tenuta al 1. Churer Philosophentag il 6 novembre 1993 alla Theologische Hoschule di Coira.



    1) Karl Hueter, cit. in H. Schipperges: Psychiatrie in Enwticklung. Grundzüge - Schwerpunkte - Leitlinien [Psichiatria in evoluzione. Tratti fondamentali - priorità - direttrici]. In Psychopathologie als Grundlagenwissenschaft [Psicopatologia cone scienza dei fondamenti] a cura di Werner Janzarik, Enke, Stoccarda 1979, p. 19.

    2) Heinrich Schipperges, Utopien der Medizin. Geschichte und Kritik der ärztlichen Ideologie des 19. Jahrhunderts [Utopie della medicina. Storia e critica dell'ideologia medica del secolo XIX.]. Müller, Salisburgo 1968, p. 47.

    3) Ibid., p. 51.

    4) Cit. in ibid., p. 37.

    5) Wilhelm Griesinger, Die Pathologie und Therapie der psychischen Krankheiten für Ärzte und Studierenden [Patologia e terapia delle malattie psichiche per medici e studenti]. Krabbe, Stoccarda 1861, p. 6.

    6) Ibid., p. 8.

    7) Friedrich Nietzsche, Aus dem Nachlass der Achtizgerjahre. [Dalle opere postume degli anni Ottanta] in Id., Werke in drei Bänden [Opere in tre volumi] a cura di Karl Schlechta, Wissenschaftliche Buchgesellschaft Darmstadt, 1982, Vol.III, p.19.

    8) Cfr. H. Schipperges, Il giardino della salute. La medicina nel medioevo. Tr. it. Garzanti, Milano 1988, p. 160 e segg.

    9) Cfr. H. Schipperges, Ärztliche Bildung: Tradition - Situation - Projektion [La form,azione del medico: tradizione, situazione, prospettive]. In Ausbildung zum Arzt von Morgen [la formazione del medico di domani] a cura di Idem, Thieme, Stoccarda 1971, p. 9.

    10) August Forel, Gehirn und Seele [Cervello e anima]. Zeitschrift für Hypnotismus [Giornale di ipnotismo], 3a annata, 1894-1895, p.15.

    11) Ibide.19.

    12) A. Forel in Die Medizin der Gegenwart in Selbstdarstellungen [La medicina contemporanea in descrizioni autobiografiche] a cura di L. R. Grotte. Meiner, Lipsia s.d., p. 26.

    13) Karl Marx, Tesi su Feuerbach, in Feurbach, Marx, Engels, Materialismo dialettico e materialismo storico, a cura di Cornelio Fabro, La Scuola, Brescia 1962, p. 83.

    14) Ambros Uchtenhagen, Voce Sozialpsychiatrie [Psichiatria sociale] in Handwörterbuch der Psychiatrie [Manuale di psichiatria]. Enke, Stoccarda 1992, p. 576.

    15) Cfr. per es. Karl E. Rothschuh, Naturheilbewegung, Reformbewegung, Alternativbewegung [Movimento delle terapie naturali, movimento di riforma, movimento alternativo]. Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1983.

    16) Lettera ai primari di manicomi pubblicata in La Révolution surréaliste, n 3., 15 aprile 1925, in Maurice Nadeau, Storia e antologia del surrealismo. Trad. it., Arnoldo Mondadori, Milano 1972, pp.194-195.

    17) «Poche cause sono così care agli scientologi come la campagna della Chiesa contro la psichiatria. [...] La Citizens Commission on Human Rights, fondata nel 1969, rappresenta la punta avanzata dell'attacco di Scientology contro la psichiatria» J. Gordon Melton La Chiesa di Scietology. Trad. it., Elledici, Leumann (Torino) 1998, pp. 68-69.

    18) Cfr. per es. Oskar Köhler, Die Utopie der absoluten Gesundheit [L'utopia della salute assoluta], in Krankheit, Heilkunst, Heilung [Malattia, arte medica, guarigione] a cura di Heinrich Schipperges et al., Alber, Friburgo in Brisgovia e Monaco di Baviera 1978.

    19) Josef Pieper, Verità delle cose. Un'indagine sull'antropologia del Medio Evo. Trad. it. Massimo, Milano 1981, p. 106.

    20) Ludwig Binswanger, La concezione dell'uomo in Freud, in Id. Essere nel mondo. Con una introduzione critica alla sua analisi esistenziale di Jacob Needleman. Trad. it. Astrolabio, Roma 1973, p. 172.

    21) Ibid., p. 176.

    •   Alt 

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  2. #2
    torquemada
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    ERMANNO PAVESI, Cristianità n. 175-176 (1989)



    Sigmund Freud, religione e Chiesa cattolica



    In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Sigmund Freud - nato a Freiberg o Przibor, in Moravia, il 6 maggio 1856, morto a Londra il 23 settembre 1939, ma vissuto per la maggior parte della sua vita a Vienna -, le numerose iniziative culturali che hanno tratto spunto dalla ricorrenza sono culminate nel 36° Congresso Internazionale di Psicoanalisi, che ha riunito a Roma, all’inizio di agosto del 1989, più di duemila studiosi provenienti da ogni parte del mondo.

    Anche in ambito cattolico non è mancato chi, traendo occasione da questo congresso, ha ritenuto di poter parlare di un avvicinamento fra la Chiesa cattolica e la psicoanalisi: è il caso di Franco Morandi che considera psicoanalisi e analisi dell’inconscio come sinonimi e si spinge fino a riconoscere meriti alla critica freudiana della religione, citando in proposito l’opinione del pastore protestante svizzero Oskar Pfister, amico di lunga data di Sigmund Freud, che sosteneva:"Non credo che la psicoanalisi elimini l’arte, la filosofia e la religione, ma che contribuisca a purificarle" . Quindi, la critica portata da Sigmund Freud alla religione non sarebbe negativa, ma "purificatrice", per cui la Chiesa cattolica, dopo riserve iniziali ormai superate, avrebbe "da tempo riconosciuto la validità dell’analisi dell’inconscio" (1). Entrambe le tesi mi sembrano meritare qualche considerazione critica.

    Lo stesso Sigmund Freud scrive che "PSICOANALISI è il nome: 1) di un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere; 2) di un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici; 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica" (2). Per Sigmund Freud la vita psichica è dominata dall’inconscio: "L’inconscio è lo psichico reale nel vero senso della parola, altrettanto sconosciuto, per sua intima natura, della realtà del mondo esterno, e a noi presentato dai dati della coscienza in modo altrettanto incompleto, quanto il mondo esterno dalle indicazioni dei nostri organi di senso" (3). È però necessario distinguere l’inconscio dall’"inconscio freudiano", cioè dalla particolare concezione psicoanalitica della struttura e del funzionamento dell’inconscio stesso, in cui procedimento d’indagine, metodo terapeutico e interpretazioni sono strettamente interdipendenti. Come è noto infatti, le teorie - quella freudiana non esclusa - influenzano l’osservazione, determinando non solo una selezione dei fenomeni, ma anche l’interpretazione del materiale già altrimenti noto. Devo ammettere che attualmente l’inconscio viene associato di norma al nome di Sigmund Freud, ma, anche se la tesi della sua "scoperta" da parte del medico viennese è accolta in testi di tutti i livelli - dal trattato scientifico all’opera di divulgazione -, credo sia lecito chiedersi in che misura essa sia vera. Infatti, se nella concezione freudiana l’inconscio presenta indubbiamente caratteri originali e viene a esso attribuito il primato sulla vita psichica, l’esistenza di un’attività psichica inconscia era nota già prima delle analisi condotte da Sigmund Freud, e vi erano anche discipline che la facevano oggetto di studio più specifico. Mi limito a qualche considerazione relativamente al cosiddetto "discernimento degli spiriti". A quale tipo di contenuto psichico fa riferimento san Tommaso d’Aquino quando parla degli "occulta cordis", dei "segreti del cuore", oggetto del dono della "discretio spirituum", del "discernimento degli spiriti" (4)? Secondo il padre gesuita Giovanni Battista Scaramelli - teologo ascetico-mistico nato a Roma il 23 novembre 1687 e morto a Macerata l’11 gennaio 1752 - in questa accezione "lo spirito altro non è, che un impulso, eccitazione, o movimento interiore a credere o discredere, a fare o ad omettere alcuna cosa; e che tale è lo spirito, qual è la sua mozione o buona o rea.

    "San Bernardo assegna sei classi di spiriti diversi da cui l’uomo può essere mosso alle sue operazioni" (5). Alla luce di questa dottrina gli "spiriti" potrebbero agire sulla fantasia, sul senso interno, stimolando le passioni, influenzando la volontà e l’intelletto in modo tale che, talora, solamente un’analisi adeguata consentirebbe di riconoscere il vero movente.

    Benché Sigmund Freud rivendichi continuamente la priorità della sua scoperta dell’inconscio e sostenga che proprio "con l’ammissione di processi psichici inconsci, si è aperto un nuovo, decisivo orientamento nel mondo e nella scienza" (6), si può notare come questo orientamento non sia in ultima analisi così nuovo come si vuol far credere, in quanto è legittimo considerare il discernimento degli spiriti anche come scienza dell’inconscio. Tanto più che lo stesso fondatore della psicoanalisi ha riconosciuto che "i moralisti teorici chiamano "buone" solo quelle azioni che sono espressioni di moti pulsionali buoni e rifiutano il loro apprezzamento alle altre azioni; la società invece, dominata com’è da intenti pratici, non si cura per nulla di una distinzione simile, si accontenta del fatto che un uomo impronti il proprio comportamento e le proprie azioni a precetti di civiltà, preoccupandosi ben poco dei suoi motivi" (7). Volendo far uso della terminologia freudiana, oserei affermare che attraverso la pratica del discernimento degli spiriti - e la corrispondente esposizione dottrinale - si è cercato per secoli di identificare e quindi di classificare quei moti pulsionali del comportamento umano che si sottraggono a un’osservazione diretta: il fatto che gli "spiriti" nell’accezione classica corrispondano solo in parte ai moti pulsionali, come vengono intesi da Sigmund Freud, non toglie nulla alla loro dimensione anche inconscia (8).

    Potrebbe sembrare una discussione puramente accademica, ma è resa necessaria da una situazione culturale secondo cui, se l’inconscio fosse stato scoperto da Sigmund Freud grazie al metodo psicoanalitico, per investigare questa dimensione psichica non si potrebbe prescindere dalle tesi del medico austriaco. Anche alla cultura cattolica e - in ultima analisi - alla Chiesa stessa non resterebbe altra alternativa che quella o di ignorare l’attività psichica inconscia oppure di accettare la psicoanalisi, riconoscendone non soltanto eventuali meriti ma anche l’indispensabilità. Ma la Chiesa ha da sempre riconosciuto la validità dell’esame delle componenti inconsce dell’attività psichica, se già san Paolo, nella prima lettera ai cristiani di Corinto, annovera il discernimento degli spiriti fra i carismi (9).

    Venendo poi al rapporto fra psicoanalisi e religione, è necessario cercare di comprendere qual è il giudizio dello stesso Sigmund Freud sulla religione. Non si espone certamente in modo adeguato e corretto il pensiero freudiano in argomento limitandosi a citare come autorità la tesi del pastore Oskar Pfister, che considera la psicoanalisi un mezzo di "purificazione" della religione, ma nello stesso tempo tacendo quanto pensava il medico austriaco relativamente a questa "purificazione": "a lungo andare nulla può resistere alla ragione e all’esperienza, e l’opposizione della religione nei riguardi di entrambe è fin troppo evidente. Neanche le idee religiose purificate possono sottrarsi a tale destino, nella misura in cui vogliono salvare ancora qualcosa del contenuto consolatorio della religione. Certo, se si limitano ad affermare l’esistenza di un essere spirituale più alto, le cui caratteristiche sono indefinibili, i cui intenti sono inconoscibili, allora sono al riparo dalle obiezioni della scienza, ma in questo caso vengono del pari abbandonate dall’interesse degli uomini" (10). Chiaramente, nella prospettiva di Sigmund Freud un tale processo di "purificazione" si può arrestare soltanto dopo aver svuotato la fede religiosa di ogni contenuto e dopo averla ridotta a pura ipotesi circa l’esistenza di un essere superiore inconoscibile. Ogni discorso religioso, ogni affermazione positiva relativamente a realtà soprannaturali sarebbero unicamente proiezioni di processi psichici, senza rapporto con la realtà e quindi paragonabili alla paranoia: "L’oscura conoscenza (per così dire la percezione endopsichica) di fattori e rapporti psichici inerenti all’inconscio si rispecchia - è difficile dire diversamente, l’analogia con la paranoia deve qui esserci di aiuto - nella costruzione di una realtà sovrasensibile, che la scienza deve ritrasformare in psicologia dell’inconscio. Potremmo avventurarci a risolvere in tal modo i miti del paradiso e del peccato originale, di Dio, del bene e del male, dell’immortalità, e simili, traducendo la metafisica in metapsicologia" (11). Il rapporto fra psicoanalisi e religione supera così l’ottica particolare del rapporto con la Chiesa cattolica per investire il problema più generale se sia possibile una metafisica, e la risposta di Sigmund Freud è negativa.

    Nella sua prospettiva la religione scaturirebbe solamente dall’incapacità dell’uomo di affrontare in modo razionale i problemi del suo rapporto con le forze della natura, con la sofferenza e con i sacrifici imposti dalla vita in società: "La religione è un tentativo di vincere il mondo dei sensi, nel quale siamo posti, per mezzo del mondo dei desideri che abbiamo sviluppato in noi in seguito a necessità biologiche e psicologiche. Ma in quest’opera non può riuscire" (12). Quindi l’idea di Dio e ogni concezione religiosa hanno radice nella condizione infantile: "L’ultimo contributo alla critica della visione religiosa del mondo è stato fornito dalla psicoanalisi, che ha indicato l’origine della religione nello stato del bambino privo di ogni difesa e ha fatto derivare i suoi contenuti dai desideri e dai bisogni dell’infanzia, protrattisi sin nella maturità. Ciò non significa propriamente che ci siamo messi a confutare la religione, anche se è stato necessario un perfezionamento delle nostre conoscenze su di essa per contraddirla se non altro in un punto, e cioè nella sua pretesa di aver origine divina" (13).

    Non manca chi cerca di utilizzare questi argomenti di Sigmund Freud per "purificare" la religione, liberandola da ogni elemento pretesamente spurio, e, nel caso del cristianesimo, di "purificare" il messaggio evangelico da presunte indebite giustapposizioni e da altrettanto presunti elementi sentimentali e consolatorî. Ma si dimentica che il medico viennese critica e respinge addirittura uno dei princìpi fondamentali del messaggio evangelico, l’amore per il prossimo. ""Amerai il prossimo tuo come te stesso." È una pretesa nota in tutto il mondo, certamente più antica del cristianesimo che la ostenta come la sua più grandiosa dichiarazione, ma certamente non antichissima; sono esistite perfino epoche storiche in cui era ancora estranea al genere umano. [...] Il mio amore è una cosa preziosa, che non ho diritto di gettar via sconsideratamente. [...] Ma se [l’altro] per me è un estraneo e non può attrarmi per alcun suo merito personale o per alcun significato da lui già acquisito nella mia vita emotiva, amarlo mi sarà difficile. E se ci riuscissi, sarei ingiusto, perché il mio amore è stimato da tutti i miei cari un segno di predilezione; sarebbe un’ingiustizia verso di loro mettere un estraneo sul loro stesso piano. Ma se debbo amarlo di quell’amore universale, semplicemente perché anche lui è un abitante di questa terra, al pari di un insetto, di un verme, di una biscia, allora temo che gli toccherà una porzione d’amore ben piccola e mi sarà impossibile dargli tutto quello che secondo il giudizio della ragione sono autorizzato a serbare per me stesso. A che pro un precetto enunciato tanto solennemente, se il suo adempimento non si raccomanda da sé stesso come razionale?

    "Se osservo le cose più da vicino, le difficoltà aumentano. Non solo questo estraneo generalmente non è degno d’amore, ma onestamente devo confessare che avrebbe piuttosto diritto alla mia ostilità e persino al mio odio" (14).

    Dunque, la religione sarebbe solamente una consolazione di origine irrazionale, quindi equiparabile a una nevrosi, che ha radici storiche ed è destinata a essere superata: "La religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell’umanità; come quella del bambino, essa ha tratto origine dal complesso edipico, dalla relazione paterna. Stando a tale concezione, è da prevedere che l’abbandono della religione debba aver luogo con l’inesorabilità fatale di tutti i processi di crescita, e che ora ci troviamo in pieno proprio in questa fase di sviluppo" (15).

    I passi citati di Sigmund Freud sono di per sé eloquenti, ma un esame esauriente dei rapporti fra religione e psicoanalisi dovrebbe essere esteso anche ad altri aspetti, per esempio all’antropologia freudiana, che riduce l’anima ad attività psichica, considera l’uomo soltanto come un animale e, incapace di coglierne la dimensione personale, mette il prossimo sullo stesso piano "di un insetto, di un verme, di una biscia".

    Credo interessante - a conclusione - ricordare che lo stesso Sigmund Freud non ritiene infondati i sospetti che la Chiesa cattolica - "l’implacabile nemica della libertà di pensiero e del progresso verso la conoscenza della verità" (16) - nutre nei confronti della sua dottrina: "La ricerca psicoanalitica, che noi coltiviamo, è ad ogni modo oggetto di un’attenzione diffidente da parte del cattolicesimo. Non affermeremo che ciò avvenga senza ragione. Considerato che il nostro lavoro ci porta a concludere che la religione non è altro che una nevrosi dell’umanità, e poiché riteniamo che il suo formidabile potere sia spiegabile allo stesso modo della coazione nevrotica cui sono soggetti i nostri singoli pazienti, possiamo esser certi di attirare su di noi tutto il risentimento dei poteri dominanti del nostro paese" (17).

    Ermanno Pavesi

    ***

    (1) Cfr. Franco Morandi, Anche Freud si arrese al Mistero, in Avvenire, 9-8-1989. A proposito del pastore protestante svizzero, cfr. Hans Zulliger, Oskar Pfister (1873-1956). Psicoanalisi e fede, in Franz Alexander, Samuel Eisenstein e Martin Grotjahn ( a cura di), I pionieri della psicoanalisi, trad. it., Feltrinelli, Milano 1971, pp. 165-174.

    (2) Sigmund Freud, voce Psicoanalisi, in Max Marcuse (a cura di), Handwörterbuch der Sexualwissenschaft [Dizionario di sessuologia], Bonn 1923, in S. Freud, Opere, trad. it., edizione diretta da Cesare Luigi Musatti, 12 voll., Boringhieri, Torino 1966-1980, vol. 9, p. 439.

    (3) Idem, L’interpretazione dei sogni [1899], ibid., vol. 3, p. 557.

    (4) Cfr. 1 Cor., 14, 25; e san Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, Ia IIae, q. 111, a. 4.

    (5) Giovanni Battista Scaramelli S.I., Dottrina di S. Giovanni della Croce. Discernimento degli spiriti, Pia Società S. Paolo, Roma 1946, p. 232.

    (6) S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi [1915-1917], ibid., vol. 8, p. 205.

    (7) Idem, Considerazioni attuali sulla guerra e la morte [1915], ibidem, p. 131.

    (8) Cfr. il mio Magnetismo animale, ipnotismo, psicologia del profondo, in Massimo Introvigne (a cura di), Lo spiritismo, Elle Di Ci, Leumann (TO) 1989, pp. 113-119, soprattutto nota 10.

    (9) Cfr. 1 Cor., 12, 10.

    (10) S. Freud, L’avvenire di un’illusione [1927], ibid., vol. 10, p. 483.

    (11) Idem, Psicopatologia della vita quotidiana. Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni ed errori [1901], ibid., vol. 4, pp. 279-280.

    (12) Idem, Introduzione alla psicoanalisi. (Nuova serie di lezioni) [1932], ibid., vol. 11, p. 271.

    (13) Ibidem.

    (14) Idem, Il disagio della civiltà [1929], ibid., vol. 10, pp. 597-598.

    (15) Idem, L’avvenire di un’illusione [1927], ibidem, p. 473; cfr. anche Idem, Azioni ossessive e pratiche religiose [1907], ibid., vol. 5, pp. 337-349.

    (16) Idem, L’uomo Mosè e la religione monoteistica: tre saggi [1934-1938], ibid., vol. 11, pp. 379-380.

    (17) Ibid., p. 380: il paese in questione è l’Austria.

  3. #3
    torquemada
    Ospite

    Predefinito approfondimenti freudiani

    Sigmund Freud segna la rivoluzione del 900 e completa la declamazione dell’uomo facendo emergere in esso una natura limitata. La vera natura dell’uomo è l’irrazionalità, l’inconscio.
    Ebreo di Vienna, dopo l’annessione alla Germania, fugge in Inghilterra. E’ medico un medico specializzato in neuropsichiatria e dà origine alla psicoanalisi, che però, nonostante il suo impegno, non venne accetta come scienza. Inizia come neuropsichiatra, accanto al prof. Breuer studiando l’isteria. Il primo studio fu il “Caso di Anna O.”.
    Prima delle innovazioni apportate da Freud, l’isteria veniva studiata somministrando al paziente dei psicofarmaci che inducevano il sonno; nel sonno si facevano della domande e il paziente inconsciamente rispondeva. Quando però finiva l’effetto del farmaco, il malato i ritrovava nelle stese condizioni di partenza.
    Freud capì che i farmaci non erano una cura adeguata, infatti per curare il problema psichico dell’ammalato bisognava scavare alla radice, attraverso i sogni o l’ipnosi. All’ammalato da sveglio venivano poste delle domande a cui lui rispondeva facendo delle associazioni libere.
    Da ciò Freud capì che la psiche umana ha delle zone nascoste che devono essere scoperte e fatte venire alla luce per poter capire il comportamento di ogni individuo.

    Secondo lui la struttura della psiche è triatica:

    La zona es oppure id in cui risiede l’inconscio;

    La zona super ego o (super ich) in cui risiedono gli insegnamenti sociali e culturali;

    La zona Ego in cui risiede la coscienza;

    La zona Es
    Nell’es, l’inconscio, è la parte più ricca di noi. Esso si divide in tre parti:

    pre oppure sub conscio

    inconscio

    inconscio biologico ereditario

    Nell’inconscio biologico ci sono le pulsioni che appartengono alla stirpe ereditaria. Le pulsioni ereditarie sono:

    Pulsioni sessuali (cerchiamo di riprodurci)

    Pulsioni di conservazione (cerchiamo di salvarci)

    Pulsioni Gregario (cerchiamo di stare con gli altri)

    Nell’inconscio ci sono le nostre esperienze personali rimosse e represse. Rimosse significa messe da parte volontariamente, mentre represse quando ce ne dimentichiamo casualmente. Noi non dimentichiamo niente, specialmente dai 0 ai 5 anni.
    Il preconscio è il guardiano che controlla tutte le nostre esperienze, le pulsioni; quando dormiamo si apre la porta e vengono fuori dai nostri pensieri i sogni. Tutta la nostra vita cosciente è solo un campo di battaglia tra la spinta dell’eroe (che rappresenta gli impulsi: il piacere, l’affermazione) e Thanatos (distruzione, superego) Questa è la spinta di Eros (subconscio).
    Nella vita quotidiana “Patologia della vita quotidiana”, abbiamo tanti piccoli gesti che non facciamo, ma non per dimenticanza, ma perché non la volevamo fare. Anche i lapsus (penso una cosa ne dico un’altra), in realtà volevamo dire la cosa “sbagliata”. Quello che ricordiamo è solo quello che vogliamo ricordare.
    Scriverà pure “Totem e tabù” sul significato della religione e sul desiderio della morte del padre.
    Freud istituisce quello che ormai e “il rito” della psicoanalisi: il lettino, il dottore seduto dietro il paziente e gli formula delle domande o indaga i suoi sogni interpretando ciò che il paziente ricorda (che è ciò che vuole ricordare). Fu una novità la sua impostazione sessuale, interpretare la vita solo dall’ottica dell’affettività (piacere – dispiacere) (affettività non è interesse, esso c’è se è motivato).
    La vita di ciascuno di noi è segnata dalle nostre motivazioni affettive. Adesso si parla di psicologia dinamica (cioè azione e reazione, stimolo e risposta che avvengono nella psiche). Noi ci andiamo via via strutturando.


    Stadi di vita dell’uomo
    Per Freud la vita comincia nel grembo materno. Già nel ventre materno, il bambino avverte se è voluto o meno e se è amato. Quindi il primo è un rapporto di accettazione, tra madre e figlio si realizza uno scambio di emozioni oltre che fisiologico.
    Durante il parto c’è il momento dell’angoscia, perché siamo abbandonati nel mondo. Il pianto del bambino è il pianto dell’angoscia, perché prima ha vissuto un contatto psicologico con la madre, e adesso è solo nel mondo e si sente abbandonato. Oggi sappiamo che il bimbo, non piange per angoscia, ma per il dolore dovuto al fatto che respira per la prima volta con i suoi polmoni. Il pianto è vita. Questo primo momento è quello del vagito.
    Durante tutto il primo anno di vita si deve ristabilire l’unione psicologica che c’era tra madre e figlio, e bisogna ristabilirlo all’inizio per avere quella fiducia basica che serve al bambino per non sentirsi più angosciato. Questa fiducia si realizza on le sensazioni termiche; il bambino riconosce il battito del cuore della madre, ma soprattutto con l’allattamento che ricostituisce l’unione che c’era con la madre prima del parto. La prima soddisfazione che prova il bambino appartiene alla “fase orale”, ossia portando tutto in bocca, succhiando e mordendo.
    Verso i 3 mesi (Spitz) il bambino ha un modo suo i comunicare: il sorriso, come se sorridesse al viso materno (visto solo frontalmente e non di profilo) e contemporaneamente ha l’angoscia per i visi estranei (piange se non conosce qualcuno).
    Al 1° anno inizia la fase “autonoma”, il bambino inizia a camminare, scopre gli oggetti e li esamina. Importante per lui sarà sempre la figura che gli parlerà e gli lancerà messaggi.
    Ai 2 anni si ha la fase “Anale”: se prima il bimbo teneva il pannolino ora impara ad andare in bagno, riconosce lo stimolo: la gratificazione è quella di saper controllare i propri sfinteri. La fase anale prepara il bambino alla fase “fallica” (periodo omosessuale: il bambino scopre se stesso). Dopo essere riuscito a controllare i propri sfinteri scopre i propri organi sessuali.

    Fase Omosessuale (zero – cinque anni):

    Fase orale

    Fase anale

    Fase fallica

    Fase Eterosessuale

    Dopodiché inizia la fase eterosessuale. Scoprendo i genitali, sposta l’oggetto del desiderio da sé al sesso opposto. La prima donna della sua vita è la madre, il primo amore. (Per la bambina sarà il padre). Qui si innesca quel processo che prende il nome di “complesso di Edipo” o, per la bambina “complesso di Elettra”.
    Il bambino ha sentimenti sessuali verso la madre, ma comprende che appartiene al padre. Il bambino introietta (fa sua) la figura paterna, perché ritiene che somigliando al padre potrà avere la madre. Se invece intrometta la figura materna, diventerà omosessuale.
    Dai 5 ai 10 anni c’è la fase “produttiva”, il bambino va a scuola, è indaffarato e non pensa più alla tempesta sessuale che ha avuto dai 0 ai 5 anni. E’ una fase di “Plateau” o latenza.
    Dopo i 10 anni si ha la “fase puberale” e “prepuberale”: tutto ciò che era in latenza riaffiora di nuovo. E’ una fase di ricerca della propria identità, si avverte che si cresce e ci si sente dibattuti e incerti, non ci si riconosce neanche esteriormente, fisicamente.
    Dai 15 ai 18 anni si cerca di riordinare le proprie idee: è la fase della “Maturità”. Può durare fino ai 24, ma anche fino ai 90. Per Freud essere maturi vuol dire dare una risposta a tutti i problemi della vita. Se riusciamo a rispondere a queste domande, noi siamo maturi e siamo pronti a formare una famiglia.
    Verso i 50 anni si attraversa una fase di II immaturità, diffusa nella società.
    Freud era laico, ma rigoroso contro tutto ciò che era contro un ordine naturale.
    Il vivere in società ci procura disagio: l’uomo non può esprimere se stesso (“il disagio della civiltà”). Il motto del cristianesimo: “ama il prossimo tuo come te stesso” è contro natura, anzi dovrebbe essere “odia il prossimo tuo con tutto te stesso”.
    Tutto il romanzo del 900 sarà di tipo psicologico.

  4. #4
    torquemada
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    Predefinito Bibliografia

    L'uomo Mosè e la religione monoteistica
    Editore : Bollati Boringhieri
    Anno di pubblicazione : 1977
    Numero pagine : 153 Pagine

  5. #5
    torquemada
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    Sarebbe interessante se qualche cultore della materia ci parlasse del tema del 3d

  6. #6
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    ti dico solo 3 cose:
    1) Psichiatria e Psicologia sono 2 discipline diverse
    2) La Psicanalisi non è una scienza
    3) Sigmund Freud e la psicologia moderna sono 2 cose completamnete diverse, che si basano su principi diversi( metafisico il primo, scientifico sperimentale la seconda),che si sviluppano su percorsi diversi( ad esempio Freud non considera nemmeno tutta quella parte del pensiero che riguarda la percezione, non da importanza all basi anatomiche dei processi cognitivi e ignora totalmente tutto ciò che oggi va sotto il nome di "psicologia sociale")

    quindi, guarda che il pensiero di Freud non è rappresentativo della Psicologia attuale, un pò come Galileo non c'entra nulla con l'astrofisica moderna

  7. #7
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    metafisico si fa per dire.

  8. #8
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    no, no si dice così.
    perchè non si basa come la fisica sulle prove sperimnetali, ma solo su una serie di ragionamenti autoprobanti.

  9. #9
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    Il termine metafisica è usato in modo improprio.
    Non metto in dubbio che si dica così, ma lo dice anche chi probabilmente non ha mai studiato nulla di metafisica.

  10. #10
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    bè, ma è un dtao di fatto che "metafisico" è cio che procede al di là dei dtai dell'esperienza, proprio per definizione.
    Quindi, considerando che le teoriue di Freud sono delle costruzioni a priori elaborate senza una base sperimentale, non si può asserire che questo termine è usato in modo improprio.

 

 
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