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    Predefinito Quando la scienza iniziò a far paura..

    A 60 ANNI DALLA BOMBA/1
    L’orrore del 6 agosto 1945 svelò il potere distruttivo della tecnica e anche i ricercatori avvertirono il bisogno di avere un limite

    Quando la scienza iniziò a far paura

    Amaldi: «Tra i fisici dominava la paura della Germania» Calogero: «Ma poi nacque Pugwash, il movimento che limitò la corsa all'atomo» Grianti: «Dobbiamo contenere la tecnologia, non l'indagine»


    Di Edoardo Castagna

    Una cosa è immaginarla in laboratorio, asettico teorema in lingua matematica. Un'altra è fare i conti con quello che è stata davvero, con gli uomini che ne hanno sofferto e ne sono morti. La bomba di Hiroshima impose i suoi interrogativi anche a quelli che l'avevano fatta, ai fisici del Progetto Manhattan e agli scienziati di tutto il mondo. Dopo la scoperta della fissione nucleare, nel 1939, i fisici già sapevano che si sarebbe arrivati alla reazione a catena: «Tra gli addetti ai lavori non ci fu meraviglia - osserva Ugo Amaldi, docente di Fisica medica all'università di Milano Bicocca - anche se sorprese la rapidità con la quale gli Stati Uniti avevano superato ogni difficoltà tecnica. Il mondo scoprì che erano ormai loro l'avanguardia nella scienza e nella tecnologia, e al tempo stesso emerse tutto il terribile potere della scienza». I fisici del Progetto Manhattan che a Los Alamos elaborarono l'ordigno nucleare non erano guerrafondai, però temevano che i tedeschi fossero a loro volta molto vicini alla bomba: «Durante la guerra questo timore fu l'atteggiamento prevalente e spinse molti a sostenere gli sforzi bellici statunitensi. Solo dopo le stragi di Hiroshima e Nagasaki emersero dubbi e ripensamenti, e si diffuse la paura per la rapidità con la quale l'Unione sovietica aveva sviluppato le sue atomiche».
    Fu però un filosofo, Bertrand Russell, a dare il via al movimento di scienziati Pugwash che negli anni avrebbe avuto un ruolo di primo piano, anche se poco visibile, contro le armi nucleari. Preoccupato per gli effetti dell'atomica visti a Hiroshima e per la piega che stava prendendo la Guerra fredda, Russell nel dicembre del 1954 pronunciò alla radio inglese un messaggio che portò alla coscienza di un vasto pubblico i rischi del nucleare. «Elaborò allora - ricostruisce il fisico Francesco Calogero, che come segretario generale di Pugwash ritirò il Nobel per la pace assegnato nel 1995 al movimento e al suo principale animatore, i l polacco Joseph Rotblat - l'idea di un manifesto di scienziati; subito informò Albert Einstein, che aderì con entusiasmo: il "Manifesto Russell-Einstein" del luglio di cinquant'anni fa fu l'ultimo atto dello scienziato tedesco, morto ancor prima che il documento fosse pubblicato». Fu diffuso con le firme di nove scienziati; il più giovane era il polacco Rotblat, bloccato in Inghilterra allo scoppio della guerra e poi coinvolto nello sviluppo dell'atomica a Los Alamos. Nel 1944, convinto che la Germania fosse ormai sconfitta, si ritirò dal progetto e dopo Hiroshima abbandonò la fisica nucleare per dedicarsi allo studio degli effetti delle radiazioni sull'uomo. «Russell lo volle con sé - continua Calogero - e si appoggiò alla sua competenza tecnica. Nel 1957, in seguito alla pubblicazione del Manifesto, iniziarono nel villaggio canadese di Pugwash i periodici incontri di scienziati di tutto il mondo, anche cinesi e, grazie alle aperture del XX Congresso del Pcus del 1956, perfino sovietici. Fu un raro caso di dialogo tra Est e Ovest, ancor più significativo perché su un tema tanto delicato e con uomini di scienza vicini al potere politico». Le riunioni del Pugwash continuarono nei decenni seguenti, private - nessuno poteva rivelare quali fossero le opinioni individuali dei partecipanti - ma per nulla segrete, anzi tese a diffondere la massima informazione possibile sul pericolo nucleare. «Il movimento teneva un profilo basso, ma influenzò i governi grazie al peso individuale degli scienziati che vi presero parte; non riuscì ad arrestare la corsa agli armamenti della Guerra fredda, però ottenne risultati di rilievo come la messa al bando degli esperimenti atomici in atmosfera, il trattato di non proliferazione nucleare della fine degli anni Sessanta e la preparazione degli accordi di disarmo».
    Con il Pugwash gli scienziati posero seriamente ed attivamente il problema di dare limiti alla loro stessa capacità, ma l'autocontrollo derivava anche dall'ormai immenso livel lo distruttivo raggiunto dalla potenzialità militari: secondo il fisico Francesco Grianti «in campo bellico non c'è più molto da scoprire. Al contrario, in ambito civile la ricerca nucleare può ancora essere assai utile, nei due versanti della fissione e della fusione. La fusione sarà capace di produrre energia senza rischi e senza scorie, ma per ora è ancora lontana; la fissione, invece, è quella in uso nelle centrali nucleari. Dopo l'entusiasmo degli anni Sessanta e Settanta non se ne costruiscono più molte, non per "autocontrollo" ma per la presa di coscienza della loro intrinseca pericolosità. Un reattore nucleare non può esplodere come la bomba di Hiroshima, però c'è sempre il rischio di una nuova Cernobyl: la grande, giustificata angoscia dell'uomo è quella per le radiazioni, che non si vedono né si percepiscono e che oggi, dopo la Guerra fredda, si legano al pericolo del terrorismo. Gli "Stati canaglia", l'Iran o la Corea, possono costruire l'atomica, ma fanno ancor più paura quei terroristi che vorrebbero impossessarsi di materiale radioattivo: a loro non servirebbe una bomba ma sarebbe sufficiente, per esempio, contaminare un acquedotto con quantità anche piccole di plutonio».
    Hiroshima è servita anche a studiare gli effetti a lungo termine delle radiazioni sull'uomo, «tanto che - nota Amaldi - quelle popolazioni sono tenute ancora oggi sotto osservazione per determinare quali siano le dosi di radioattività tollerabili dall'uomo. Un bell'esempio delle grandi risorse della ricerca, a volte inaspettate, ma che non ci esime dalla necessità di darci alcuni limiti. Dopo Hiroshima non sono all'erta solo i fisici nucleari: fin dal 1975 anche i biologi molecolari, per esempio, chiedono di essere controllati, per fare ricerca sicura in ambiti ristretti»". Il problema, più che della ricerca in sé, è quello delle sue ricadute applicative, su ciò che gli uomini possono fare alla luce delle scoperte scientifiche e sui loro aspetti etici. Francesco Grianti i nsiste sulla necessità di distinguere scienza e tecnologia: «La scienza cerca leggi. Per un credente, significa indagare le forme con cui Dio ha creato l'universo: è questa conoscenza il vero progresso dell'uomo. La tecnica viene dopo, sfrutta le conquiste degli scienziati per ottenere fini determinati. A portarci sulla luna non è stato il petrolio nei motori dell'Apollo, ma la teoria della gravità di Newton e la costante di gravitazione universale di Galileo, indispensabili per compiere i calcoli corretti. La scienza non deve autocontenersi perché scopre leggi, ovvero il logos stesso di Dio: a farlo deve piuttosto essere la tecnica. Su questo tema si fa troppo spesso confusione, come si è visto durante l'ultima campagna referendaria: una discussione che non c'entrava niente con la scienza, era tutta una questione di tecnica. Scienza, parlando di embrione, sarebbe scoprire la legge della vita. Credo però che questa rimarrà sempre nella mente di Dio soltanto». Ma nemmeno la scienza può sempre rinchiudersi nella sua torre d'avorio: «Pugwash - conclude Calogero - ci ha insegnato quanto sia utile che gli scienziati si assumano la responsabilità di ciò che fanno. Non possono disinteressarsi delle conseguenze delle loro ricerche, in fisica come in biotecnologia. Anche se l'ultima parola, quando i temi da dibattere sono etici e morali, non spetta a loro ma alla politica, secondo i suoi metodi democratici di decisione».


    Avvenire - 5 luglio 2005

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  2. #2
    torquemada
    Ospite

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    Durante il Vatiano II vi fu persino un Vescovo che disse che la bomba atomica non può essere condannata a priori...
    Neanche se pregassimo 24 ore su 24 lo toglieremmo dall'inferno.

  3. #3
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    Predefinito

    inferno?!?

  4. #4
    torquemada
    Ospite

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