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  1. #1
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
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    Predefinito Bezzecca, i tanti misfatti di Garibaldi

    http://www.avvenire.it/
    CONTROSTORIA
    Nel 1866 le Camicie rosse si distinsero per i loro eccessi, le distruzioni e lo spirito irreligioso

    La popolazione locale li accolse con ostilità, stigmatizzando danni, razzie e atti blasfemi

    Di Pierangelo Giovanetti

    Fu l'unica vittoria italiana della Terza Guerra d'Indipendenza, accanto ai disastri di Custoza e di Lissa. Per questo la battaglia di Bezzecca del 21 luglio 1866 ha sempre avuto un posto di rilievo nell'epopea risorgimentale. Lì le Camicie Rosse al seguito del generale Garibaldi sbaragliarono gli Austriaci aprendo la strada italiana verso Trento, città-simbolo dell'Irredentismo. Lì l'eroe dei Due Mondi dovette fermarsi, bloccato dal telegramma di Re Vittorio Emanuele II a cui rispose con il famoso «Obbedisco». Lì l'onore militare dei volontari italiani riscattò i pessimi risultati subìti sul campo dall'esercito e dalla marina regia. Nell'immaginario collettivo, pertanto, Bezzecca campeggiava tra le glorie nazionali.
    A centoquarant'anni dalla battaglia (il prossimo 21 luglio inizia infatti l'anno celebrativo dell'anniversario), fonti popolari e documenti dell'epoca rivelano ben altro volto di quei fatti d'armi dell'estate del 1866. Mostrano popolazioni "liberate" dichiaratamente ostili ai garibaldini, avverse alla guerra, fedeli al cattolico Imperatore d'Austria e per nulla intenzionate a passate allo Stato italiano, massonico e liberale. Ridimensionano la gloria della battaglia per le perdite pesanti subìte dai garibaldini rispetto al fronte avverso. E soprattutto fanno vedere come il ricordo dei garibaldini non era tanto legato al loro ardore e all'intemerato coraggio, ma ai loro eccessi e alle intemperanze, all'anticlericalismo smaccato, ai danni e alle distruzioni che lasciarono sul campo. Al di là della retorica risorgimentale, quella del 1866 appare una guerra voluta da pochi, avversata dalle popolazioni e dal clero locale, subìta cercando di contenerne i danni. E lo stesso carisma di Giuseppe Garibaldi, non accese da quelle parti grandi entusiasmi, come ha ben raccontato Isabella Bossi Fedrigotti nel suo romanzo Amore mio mio uccidi Garibaldi. «Vede signore, qua da noi non è questione di simpatia per gli italiani o per gli austriaci, ma be nsì di polenta», è la voce popolare della gente raccolta dal giornalista del quotidiano Il Sole di Milano, nato proprio l'anno prima, nel 1865. «La guerra devasta i campi, e il contadino teme sempre vedersi l'inverno dattorno la sua famiglia domandargli da mangiare, ed egli non averne». Lo stesso giornalista si rende conto e descrive il clima di ostilità verso i garibaldini da parte delle popolazioni. «L'altra sera mi trovavo in un'osteria e raccontavano scandalizzati l'arresto fatto dai nostri d'un prete. «"Sarà una spia", mi azzardai a dire. Tutti protestavano che prete e galantuomo non potevano, non dovevano essere e non erano che una cosa sola". E ancora in un'altra cronaca: «La gente raccontava che un garibaldino, per isbaglio aveva ferito o ucciso un altro con un colpo di fucile. "Comincio davvero a credere che siano scomunicati, saltò su a dire un vecchio che pareva d'autorità nella brigata, se si ammazzano fra di loro"». E ancora: «In una cascina fra Tiarno e Ampola (poco lontano da Bezzecca, n.d.r.) una vecchia confessava ingenuamente, all'appressarsi dei garibaldini, essersene fuggita e aver chiuso casa, perché l'aveva assicurata che eravamo tali da rapir ragazzi e ragazze e da far man bassa su ogni ben di Dio: non si fece coraggio che quando seppe de nostro uso di pagare quando beviamo - uso, confessiamolo però, che soffre qualche eccezione».
    Non solo i cronisti dell'epoca denunciavano le «malefatte» dei garibaldini. Anche i parroci riportavano al vescovo indignati rapporti. A suscitare lo sdegno dei parroci di Bondone e di Pieve di Ledro furono soprattutto i comportamenti delle Camicie rosse, che ballavano in chiesa, corteggiavano le ragazze del posto e facevano i loro bisogni nell'acquasantiera. «Mi trovo col cuore così stretto da tante disgrazie e da tali miserie, che appena posso impugnare la penna per rivolgermi a Vostra Altezza Reverendissima», scrive il parroco di Pieve, appena fuori Bezzecca. «La chiesetta di San Giuseppe qui in Piev e veniva convertita in caserma, poi in magazzino militare... La chiesa di Locca venne pure convertita in caserma e dormitorio militare; si ruppe il sepolcro delle reliquie dell'Altare Maggiore, e si giunse a tale empietà da adoperare il Battistero per vaso da camera».
    Le parole di Garibaldi dal quartier generale, che accampano festose accoglienze da parte delle popolazioni, non trovano conforto pratico nei fatti. Nemmeno quando si passa all'arruolamento forzato la gente risponde, anzi fa di tutto per defilarsi e non partecipare. «Arruolatori si spingono fin nei più sperduti paesi con proclami che contengono le cose più allettanti», si legge nei rapporti della polizia italiana di frontiera. «Nessuno dei nostri abitanti di confine però si farebbe convincere». E il pretore di Condino, compilando il suo rapporto ai superiori scrive: «A Bondone invece di distribuirsi per le case, i garibaldini pretendevano di essere alloggiati nella Chiesa, ed anzi penetrarono nella stessa, suonarono l'organo, e si diedero a ballare... A Storo le loro braverie si estendevano piuttosto ad azioni disoneste, e scandalose verso l'altro sesso. Al mangiare bevere senza pagare il conto, ed a delle altre insolenze di minore entità. Quando abbandonarono il Distretto lasciarono dappertutto una triste impressione. In quanto ho potuto finora rilevare non avvenne nessuna dimostrazione di simpatia verso i garibaldini, ed anzi la popolazione è compresa di orrore a sentire le azioni commesse contro quieti cittadini». E nel suo rapporto del 12 agosto, quando ormai i garibaldini si ritiravano, il pretore di Condino annotava: «La popolazione era giubilante al vedere il ritorno degli Austriaci, che ciò si conosceva, evidentemente della vera espansione del cuore, e che la popolazione sicuramente soffrì delle gravi angustie e molestie».
    Prosit


  2. #2
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    i garibaldini non erano truppe inquadrate, ma gruppi di VOLONTARI idealisti, in parte massoni e anticlericali. pretendere che si comportassero da soldatini disciplinati è forse troppo.
    gli imperiali avevano probabilmente più paura dei loro superiori (impiccagione ecc.) che dei nemici, quindi stavano buoni.
    se un esercito suona l'organo in chiesa e vi si accampa dentro (magaria per sicurezza, anzichè distribuirsi nelle case di gente che non li apprezza) non penso che sia una banda di ubriaconi stupratori, ma routine.
    sicuramente nessun contadino è contento della guerra che passa per le sue terre, ma trarre delle conclusioni "assolute" e "interessate" è sbagliato ( o furbo)

    continua imperterrito il "revisionismo" sul passato dell'italia. ormai siamo al delirio, si prendono per buoni i racconti dei curati di campagna, considerando tutto il resto propaganda (stalinista???).
    la cosa buffa è il parallelo che si fa sempre più spesso
    illuministi= terrore = savoia (!) = garibaldi = comunismo = partigiani = sinistra italiana...

    salvo poi esaltare la chiesa ottocentesca (quella che mandava in galera i liberali), l'impero asburgico (contro i sacrosanti diritti di autodeterminazione dei popoli), i borboni (il sud era lo stato più povero d'europa) ecc..
    ah, dimentico...di colpo poi i liberali sono esaltati in funzione antisinistra, ma non sono i distruttori dell'ordine instaurato per volontà divina dal medioevo?

    mi sono un po' sfogato ma mi sono rotto di qusta "storiografia finalmente fuori dal coro di quella ufficiale al servizio del potere"

  3. #3
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    Predefinito

    In Origine postato da massena
    i garibaldini non erano truppe inquadrate, ma gruppi di VOLONTARI idealisti, in parte massoni e anticlericali. pretendere che si comportassero da soldatini disciplinati è forse troppo.
    questo può passare benissimo.....

    se un esercito suona l'organo in chiesa e vi si accampa dentro (magaria per sicurezza, anzichè distribuirsi nelle case di gente che non li apprezza) non penso che sia una banda di ubriaconi stupratori, ma routine.
    Qua non ci siamo, se erano VOLONTARI e non truppe inquadrate non erano un ESERCITO, e se non erano un esercito comportarsi da occupanti in quel modo facilmente si scambiavano per BRIGANTI.

    sicuramente nessun contadino è contento della guerra che passa per le sue terre, ma trarre delle conclusioni "assolute" e "interessate" è sbagliato ( o furbo)
    ma chi è contento della guerra? E soprattutto chi è contento di "essere liberato" se non lo ha mai chiesto?

    continua imperterrito il "revisionismo" sul passato dell'italia. ormai siamo al delirio, si prendono per buoni i racconti dei curati di campagna, considerando tutto il resto propaganda (stalinista???).
    Ma non sono solo i racconti dei curati di campagna, ed è giusto mostrare una vicenda storica sotto un altro aspetto, lo stesso che ha permesso a te di spremerti le meningi e di criticarlo.

    la cosa buffa è il parallelo che si fa sempre più spesso
    illuministi= terrore = savoia (!) = garibaldi = comunismo = partigiani = sinistra italiana...
    Ma no! Questo è proprio un pregiudizio...

    salvo poi esaltare la chiesa ottocentesca (quella che mandava in galera i liberali), l'impero asburgico (contro i sacrosanti diritti di autodeterminazione dei popoli), i borboni (il sud era lo stato più povero d'europa) ecc..
    L'Impero Asburgico aveva già l'assistenza sociale un secolo prima di quella di Mussolini, e non è giusto "assolutizzare come fai tu", per quanto riguarda la Chiesa Ottocentesca non sono solo ombre e così per i Borboni di Napoli, Ferdinando IV poi è addirittura ricordato in diverse manifestazioni in costume paesane come il liberatore dal feudalesimo.........figurati!!!
    ah, dimentico...di colpo poi i liberali sono esaltati in funzione antisinistra, ma non sono i distruttori dell'ordine instaurato per volontà divina dal medioevo?
    mi sono un po' sfogato ma mi sono rotto di questa "storiografia finalmente fuori dal coro di quella ufficiale al servizio del potere"
    e quale sarebbe quella giusta non al servizio del potere?
    Prosit


  4. #4
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    Predefinito BRONTE 1860

    Brutta pagina per i baribaldini fu Bronte Sicilia 1860.

    In quel comune sicialiano un certo numero di braccianti invase le terre della famiglia dell'Ammiraglio Nelson sperando di poter avere quelle terre lasciatre dai Borboni a Nelson in compemnso di avere impiccato l'Ammiragloio Caracciolo.

    Male ne incolse a loro.Arrivo' Nino Bixio che passo' per le armi i braccianti , mi sembra in numero di 62.

    Gli interessi inglesi non di dovevano toccare e del resto Garibaldi era stato un sostenitore degli interessi inglesi in Sud-America ! Nel genere di quelli americani oggi......................

    In Argentina per esempio Garibaldi e' ritenuto un avventuriero al soldo degli inglesi !

  5. #5
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    Predefinito

    e quale sarebbe quella giusta non al servizio del potere?


    intendo dire che si buttano via secoli di storiografia seria, forse un po' di parte, sostituendola con estrema facilità con l'esatto contrario.
    spesso a fare questa operazione sono dei "cialtroni" senza preparazione.
    oggi va molto di moda revisionare la visione "ufficiale" degli avvenimenti storici, da parte di persone molto più di parte degli storici ufficiali. ci sono moltissimi esempi.
    anch'io penso che l'amministrazione asburgica fosse meglio di quella che la ha sostituita, ma so anche che la strada verso la autodeterminazione dei vari popoli sotto l'oppressione austriaca fosse sacrosanta.
    oggi, un qualsiasi pseudostorico, solo per il gusto del bastian contrario può dire che nessuno voleva l'indipendenza, gli sloveni preferivano gli austriaci ai serbi, i friulani agli "italiani" ecc.
    il bello è che prendono magari un documento di propaganda d'epoca, ci ricamano sopra senza pudore, ed ecco la verità! ,magari ignorando tutta una serie di altri documenti, magari serissimi, ma che vanno contro la tesi dello scrivente.

    garibaldi era un eroe o un brigante?
    i garibaldini (tra cui un mio trisavolo) erano delinquenti o patrioti?
    il lombardo-veneto doveva far parte dell'italia o rimanere agli asburgo?
    non esiste il tutto bianco o tutto nero, ma oggi si tende a spostare l'ago con tesi che sono di parte molto più di prima.

    faccio un esempio personale:
    qualche anno fa era a milano il giorno della rievocazione dei 200 anni della battaglia di marengo. c'erano una delegazione di austriaci, una di francasi e una di occupati (cioè italiani). le delagazioni, oltre a qualche "parruccone" erano composte da ragazzi di alcune scuole. c'erano figuranti in costume e qualche pezzo di artiglieria.
    parla Prosperini (quello che voleva l'indipendenza della padania, ora è con AN) e dice cose tipo "non sono contento di come è andata la battaglia, meglio avessero vinto gli austriaci" e via dicendo. Cosa cavolo vuol dire? va a speculare su cose di 200 anni fa come se si trattasse di cose attuali solo per il gusto della polemica politica o altro.

 

 

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