I temi del G8 di Greneagles, 6 - 8 luglio 2005
AFRICA - LA QUESTIONE DEL DEBITO E DEGLI AIUTI ALLO SVILUPPO
Il Premier britannico Tony Blair ha voluto che l'attenzione del G8 2005 si concentrasse sull'Africa, il continente dimenticato. Per questo si è parlato di come sconfiggere la povertà in Africa, aumentando gli aiuti allo sviluppo e rimettendo il debito estero, finendo così per allargare il discorso anche agli altri paesi poveri del pianeta.
In circa sei mesi di lavoro la Commission for Africa istituita da Blair ha prodotto dettagliate raccomandazioni su come rimettere il continente africano sulla strada dello sviluppo tramite un aumento degli aiuti, una significativa cancellazione del debito ed una ridefinizione di regole commerciali internazionali più eque. Per quanto non propongano delle particolari novità per quel che concerne il modello di sviluppo dominante, i risultati della Commissione hanno trovato un discreto sostegno nella società civile internazionale.
In ogni caso il testo proposto dalla Presidenza inglese come base negoziale per il G8 nel marzo 2005 è stato seccamente respinto dai negoziatori degli altri paesi, che hanno preferito seguire un processo negoziale canonico come in passato, pur prendendo in considerazione contributi esterni. Da qui negli ultimi mesi l'esigenza della Presidenza inglese di esercitare un continuo pressing sugli altri paesi del G8 anche tramite pronunciamenti mediatici al limite del "populismo". Ad oggi di fronte a un magro esito del vertice, in particolare sul tema dell'aumento degli aiuti allo sviluppo, il governo inglese sta cercando di mantenere il testo negoziale aperto fino al 6 luglio, quando gli 8 potenti della terra si incontreranno a Gleneagles. Un atteggiamento che rende nervosi gli altri negoziatori, che temono le pressioni per strappare ulteriori impegni dell'ultimo momento che Blair potrebbe esercitare nel corso del vertice. Il tutto in un contesto altamente mediatico, che vede la presidenza inglese quanto mai attiva con il sostegno di alcune grandi Ong inglesi e l'implicito appoggio di rockstar e rappresentanti del mondo dello spettacolo.
DEBITO
Il debito complessivo che i paesi in via di sviluppo devono a quelli industrializzati ed alle banche private del Nord del mondo ammonta a ben 2.500 miliardi di dollari. Da registrare che in meno di dieci anni, a causa dell'accumulo degli interessi sul debito in molti casi non pagati del tutto, c'è stato un complessivo aumento del 25%.
La decisione del G8 delle finanze di giugno
La decisione presa al recente vertice dei ministri delle Finanze dei paesi del G8, tenutosi a Londra lo scorso 11 giugno, è stata caratterizzata da un'enfasi istituzionale senza precedenti. "Momento storico", " pietra miliare", addirittura "portata epocale" della decisione, questi i commenti più ricorrenti. Ma che cosa hanno deciso in sostanza i ministri finanziari del G8?
Alla fine solamente i 18 paesi che hanno completato il processo previsto dall'iniziativa Highly Indebted Poor Countries (HIPC) - che richiede l'applicazione di ricette economiche di riforma strutturale, inclusa la privatizzazione degli enti pubblici, il taglio alle spese sociali, la liberalizzazione del commercio e del mercato dei capitali - beneficieranno subito della potenziale cancellazione del 100% del proprio stock di debito. Bisogna però fare un po' di chiarezza sul concetto di paesi indebitati. Va infatti ricordato che i paesi poveri oppressi da un debito complessivo di 600 miliardi di dollari sono almeno 66 , e se si considerano quelli che in ogni caso riescono a trovare diversi finanziamenti internazionali, ma non per questo sono ricchi e non indebitati, si arriva a circa 80.
Importante aggiungere che a detta anche dei mercati finanziari stiamo parlando di debiti in gran parte inesigibili. Si pensi, ad esempio, che gli interessi sul debito dei paesi HIPC non venivano pagati per più della metà già prima dell'inizio di questa iniziativa di cancellazione.
Va ricordato che altri nove paesi potrebbero completare il percorso della HIPC nei prossimi due anni, mentre i rimanenti 11 classificati come eleggibili dell'HIPC difficilmente ci riusciranno. Inoltre, paesi come il Kenya sin dall'inizio hanno preferito non essere classificati come HIPC, anche se potevano esserlo, per paura di mandare nel lungo periodo un segnale negativo ai mercati finanziari, perdendo l'opportunittà di ricevere nuovi prestiti.
Il comunicato finale del vertice di Londra menziona anche la possibilità in futuro di considerare la cancellazione del debito di paesi che oggi non sono parte del processo HIPC, ma potrebbero cadere in questa categoria sulla base delle analisi della Banca mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Di fatto, questa opzione sembra alquanto difficile, poiché i paesi, una volta accettati come HIPC, dovrebbero sottostare ad un processo lungo fino anche a sei anni ed attuare tutte le condizioni capestro richieste da Banca e Fondo.
Per non parlare poi della Nigeria, da sempre esclusa per motivi politici dall'iniziativa HIPC, ed a cui un imbarazzato G8 ha dedicato un paragrafo nella sua dichiarazione finale, rimettendo al Club di Parigi la scelta di cancellare parzialmente il suo debito, sempre però che il paese implementi a pieno ulteriori pesanti riforme economiche richieste dal FMI.
Il dato conclusivo della scelta del G8 finanziario è che i paesi non-HIPC, che non hanno beneficiato fino ad oggi di particolari cancellazioni, continueranno ad essere esclusi.
E' davvero singolare che il G8 non si interpelli sul fatto che in molti casi il debito e la povertà degli stessi paesi HIPC siano aumentati anche a causa di condizioni economiche fallimentari loro imposte negli ultimi 20 anni, ponendoli in balia dei mercati globali senza alcuna ancora di salvataggio.
Chi cancellerà il debito
Bisogna però tenere bene a mente che l'accordo del G8 riguarda solamente tre istituzioni multilaterali, la International Development Association (IDA) della Banca mondiale, la Banca africana di sviluppo ed il Fondo monetario internazionale (FMI), ma esclude la Banca inter-americana di sviluppo e numerose altre banche regionali, che nel caso di alcuni paesi poveri ed altamente indebitati giocano un ruolo chiave. Di fatto in alcuni casi le risorse potenzialmente liberate dalla cancellazione potranno finire a ripagare il debito per altre istituzioni multilaterali. Si può comunque dire che è una cancellazione che non riguarda affatto il 100% dei creditori multilaterali!
Emblematico al riguardo il caso della Guyana in America Latina, se si pensa che la Banca caraibica di sviluppo e la Banca inter-americana di sviluppo, che controllano gran parte del debito di questo paese, in passato non si sono di fatto neanche allineati alla iniziativa HIPC.
Le cifre
Diamo ora un'occhiata alle cifre. Si è parlato di 40 miliardi di dollari da cancellare subito. La pacatezza di alcuni ministri delle finanze ha almeno portato loro a pubblicizzare una cifra più reale, pari a circa 17 miliardi di dollari in valore attuale dei debiti da cancellare - che valevano 40 miliardi nominalmente quando concessi - progressivamente nell'arco di ben 40 anni! A titolo di paragone, si ricordi che i paesi ricchi quando hanno voluto, per ben altri interessi, hanno deciso in un solo giorno di cancellare senza problemi 30 miliardi di dollari del debito iracheno.
Questa cancellazione permetterà un risparmio ai paesi interessati di poco più di un miliardo di dollaro all'anno. Ossia risorse fresche potenziali liberate da destinare a spese sociali e sviluppo. Davvero poco a fronte degli almeno 25 miliardi di dollari in più ogni anno necessari per lo sviluppo dell'Africa, come richiesto dalla Commission for Africa.
Se si considerano i 62 paesi che richiedono una cancellazione al 100 per cento per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite entro il 2015, questi pagano complessivamente ben 10 miliardi di dollari in servizio sul debito ogni anno alle istituzioni multilaterali!
Il finanziamento della cancellazione del debito
Ma soprattutto è il come finanziarie questa cancellazione del debito che getta profonde perplessità sulla serietà dell'iniziativa del G8, aprendo scenari alquanto preoccupanti rispetto a quello che comporterà la cancellazione.
I paesi dovranno sempre attuare le solite condizioni economiche e vedranno come prima cosa una diminuzione dei fondi dell'aiuto a loro disposizione. Le risorse addizionali, infatti, non saranno stanziate direttamente ai paesi beneficiari della cancellazione, ma alle istituzioni che avranno stornato il debito dovuto da questi paesi dai flussi di aiuto allo sviluppo previsti per loro.
Va notato che i rifinanziamenti triennali delle due banche da parte dei paesi donatori richiedono approvazioni parlamentari che vedono allungare i tempi degli stanziamenti delle risorse in maniera signficativa. Si pensi che l'Italia nell'ultimo caso dell'IDA è stata in ritardo di 3 anni! Va poi sottolineato che alcuni paesi, come gli Stati Uniti ed il Giappone, non hanno contributo aumentando la loro quota per il rifinanziamento di IDA-14, ed è probabile che al prossimo rifinanziamento (IDA 15) alcuni paesi ridurranno addirittura la loro quota, considerando in anticipo che dovranno dare una parte in più per la cancellazione del debito.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dagli indicatori di performance economica ed istituzionale, noti come Country Policy and Institutional Assessment (CPIA), che di fatto oggi rappresentano l'approccio della Banca mondiale più contestato dalla società civile internazionale. La Banca mondiale valuta la bontà di un paese rispetto alla sua capacità di attuare correttemente tutte le solite riforme economiche che richiede - un palese conflitto di interessi tra ruolo di valutatore e ruolo di finanziatore! Inoltre la Banca considera anche aspetti legati al "buon governo", alla lotta alla corruzione, alla bontà del sistema giudiziario, e così via. Aspetti che in linea di principio sono componenti importanti dello sviluppo di un paese, che però di fatto sono valutati in gran segreto dallo staff della Banca mondiale e del FMI senza che li approvino nemmeno i consigli dei direttori delle due istituzioni. In un clima di elevata politicizzazione dell'aiuto allo sviluppo, a fronte dell'inizio dell'era Wolfowitz alla presidenza della Banca mondiale - ovvero del fautore dell'export della democrazia nel mondo, in maniera però soggettiva e funzionale agli interessi geopolitici statunitensi - senza dubbio tali valutazioni della Banca risultanto preoccupanti poiché potrebbero escludere per motivi politici alcuni paesi dal beneficiare degli aiuti allo sviluppo o della cancellazione del debito da parte della Banca, ed a cascata da parte degli altri donatori.
Governance e corruzione
Va comunque notato che il G8 va oltre, aggiungendo altri elementi che adombrano ulteriori nuove condizioni: "Chiediamo alla Banca mondiale ed al FMI di riferire a noi sul miglioramento della trasparenza da parte di tutti e sulla lotta contro la corruzione, così da assicurare che tutte le risorse siano usate per la riduzione della povertà. Crediamo che il buon governo, l'accountability e la trasparenza siano cruciali per liberare i benefici della cancellazione del debito". Un linguaggio che rispecchia in pieno la linea dell'amministrazione americana, che ha utilizzato in maniera strumentale l'argomento della corruzione per ottenere di fatto la possibilità di aggiungere ulteriori condizioni per accordare la cancellazione del debito. Dimenticando, per inciso, che oltre a chi riceve le tangenti nel Sud del mondo, ci sono anche le imprese del ricco Nord che le pagano senza problemi. La storia degli ultimi anni ci porta a vedere la realtà sul campo oltre i principi enunciati a gran voce e ci mostra che il confine tra le condizioni economiche e quelle di "buon governo" è alquanto labile ed ha consentito a Banca e Fondo di imporre privatizzazioni con pesanti impatti sociali, con la scusa della necessità di migliorare la gestione e di portare trasparenza.
La questione della cancellazione del debito dovuto al Fondo monetario
E' senza dubbio importante che si parli anche di cancellazione del debito dovuto al FMI, dal momento che il servizio sul debito al Fondo da parte dei paesi HIPC nei prossimi cinque anni costituisce la metà di tutto il servizio sul debito dovuto da questi alle istituzioni multilaterali.
Se si legge, però, la parte del comunicato del G8 finanziario inerente al come finanziare la cancellazione del debito dovuto al FMI, la vaghezza regna sovrana.
"I costi della copertura totale della cancellazione dello stock del debito del FMI saranno affrontati tramite l'uso delle risorse esistenti del FMI, senza minare la capacità finanziaria del Fondo. In situazioni dove altri obblighi esistenti o previsti di cancellazione del debito non possono essere coperti con l'uso delle risorse esistenti del FMI (ad esempio, la Somalia, la Liberia ed il Sudan), i donatori si impegnano a fornire le risorse aggiuntive necessarie. Invitiamo contributi volontari, incluso dai paesi produttori di petrolio, per un nuovo fondo fiduciario per sostenere i paesi poveri nell'affrontare le oscillazioni dei prezzi delle materie prime ed altri shock esogeni."
Va ricordato, intanto, che Gordon Brown ha dovuto accettare l'opposizione americana alla vendita di parte delle riserve auree del FMI, con la quale si possono recuperare subito fino a 45 miliardi di dollari con cui pagare la cancellazione del debito dovuto al Fondo, e non solo, da parte di numerosi paesi poveri.
I possibili scenari futuri - Oltre Gleneagles
La decisione del G8 finanziario dovrà essere ratificata, come probabile, dal prossimo vertice dei capi di stato e di governo del G8 che si terrà a Gleneagles. Ma più importante tale decisione dovrà essere approvata dai consigli dei governatori della Banca mondiale e del FMI agli incontri annuali di fine settembre a Washington, e poi dai paesi donatori dell'IDA che dovranno impegnarsi e versare eventuali risorse aggiuntive.
Quindi la questione è tutt'altro che conclusa, a differenza di quello che i governi del G8 intendono far credere. La società civile denuncia che una tale proposta non solo è insufficiente, ma porta con sé conseguenze pericolose per lo sviluppo futuro di molti paesi poveri. E' giunto il momento di parlare della complessità del mostruoso debito finanziario che il Sud del mondo ha verso il ricco Nord, incluso quello dei paesi a medio reddito. Inoltre, non si può pensare che la cancellazione del debito non riguardi i creditori privati, che oggi controllano globalmente ben il 60% dei 2.500 miliardi di dollari complessivi del debito finanziario del Sud del mondo. Ma soprattutto è necessario porsi la domanda sul perché devono essere sempre e soltanto i creditori a decidere quali soluzioni trovare alla cancellazione del debito, senza interpellare i paesi debitori direttamente interessati. Servono meccanismi internazionali che valutino la legitimità del debito, in particolare per quel che concerne il debito "odioso" creato ai tempi di dittature militari sostenute dall'occidente per interessi politici e commerciali, e quindi procedino ad una cancellazione condivisa tra debitori e creditori. Oggi il pronunicamento del G8 non affronta affatto questo squlibrio di potere reale a livello globale. Qualsiasi soluzione alla crisi del debito che voglia essere durevole, richiede che tutte le parti interessate possano sedersi intorno al tavolo con pari diritti.
AIUTI ALLO SVILUPPO
Attualmente gli aiuti allo sviluppo complessivi dei paesi del Nord del mondo si possono stimare, su base annua, intorno a 54 miliardi di dollari. L'obiettivo dello 0,7% del PIL entro il 2015, uno dei Millennium Goals stabiliti nel 2000 dalle Nazioni Unite e che prevederebbe quindi un esborso pari a circa 100 miliardi all'anno, è ben lungi dall'essere raggiunto dalla quasi totalità dei paesi donatori. Si pensi che secondo i dati OCSE l'Italia è ultima in classifica, con un misero 0,15%, includendo le significative cancellazioni del debito bilaterale, mentre gli Stati Uniti non vanno oltre lo 0,16% . La media OCSE rimane allo 0,42%, mentre quella dei paesi del G7 (la Russia non è un paese donatore) non va oltre lo 0,22%.
Lo scorso maggio l'amministrazione Bush ha deciso di destinare in via straordinaria 674 milioni di dollari per la causa africana. Briciole, se si pensa che gli USA danno alla Colombia 3,3 miliardi di dollari all'anno per lo sviluppo del Plan Colombia, mentre in totale i paesi del Nord del mondo spendono in armamenti oltre 1.000 miliardi di dollari (dati aggiornati al 2004, +5% rispetto al 2003) . Inoltre, l'amministrazione americana vive un cronico ritardo nell'esborso dei fondi impegnati per l'aiuto allo sviluppo, come ha dimostrato il Millennium Challenge Account (MCA), presentato enfaticamente nel 2002 da Bush alla Conferenza ONU di Monterrey. Un fondo che in due anni ha visto l'elargizione di poche centinaia di milioni di dollari, tanto che il direttore dell'MCA ha di recente dato le dimissioni, in evidente polemica con la Casa Bianca.
Per quanto riguarda l'Europa, il Consiglio Europeo degli Affari Generali di fine maggio scorso ha deciso il raggiungimento della soglia dello 0,51% del PIL da destinare all'aiuto allo sviluppo entro il 2010, nonostante alcuni paesi, tra cui l'Italia, abbiano condizionato questo impegno ai vincoli di bilancio da rispettare secondo i parametri di Maastricht. Al riguardo diverse organizzazioni della società civile chiedono che gli aiuti allo sviluppo siano esclusi dal calcolo dell'indebitamente netto secondo questi parametri.
Su questa base sembra difficile che il vertice di Gleneagles possa pronunciarsi in maniera forte in favore di quell'aumento di almeno 25 miliardi di dollari all'anno da destinare all'Africa come richiesto dalla Commission for Africa fino al 2010 al fine di permettere ai paesi africani il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio della Nazioni Unite entro il 2015. Inoltre risulta quanto mai probabile che i nuovi impegni, seppur limitati, per una cancellazione del debito di alcuni tra i paesi più poveri ed indebitati saranno ascritti come aiuti allo sviluppo, falsando in questo modo i dati, per altro come già sta avvenendo in questi anni, in particolare nel caso italiano. Si consideri che l'impegno senza precedenti di cancellazione del debito iracheno all'80%, deciso lo scorso anno all'interno del Club di Parigi, porterà i paesi europei a gonfiare di ben 10 miliardi di euro il proprio aiuto allo sviluppo sia nel 2006 che nel 2007. La cancellazione del debito rischia di diventare sempre più non addizionale rispetto agli impegni già presi, producendo una diminuzione degli aiuti allo sviluppo e non liberando maggiori risorse per la crescita dei paesi poveri.
Per quel che riguarda la possibilità di definire meccanismi innovativi di finanziamento dell'aiuto allo sviluppo, nonostante le numerose proposte avanzate dalla Presidenza inglese negli ultimi mesi, il G8 sembra esser restio ad intraprendere questa nuova strada.
In particolare la proposta di Gordon Brown di creare una International Finance Facility, che permetterebbe tramite l'emissione di titoli obbligazioni da parte dei paesi ricchi di racimolare subito 50 miliardi di dollari da destinare all'aiuto allo sviluppo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, che poi sarebbero ripagati nel 2015 tramite un progressivo accantonamento di risorse da parte dei paesi donatori, è stata definitivamente scartata.
Il G8 si limiterà a segnalare l'impegno da parte di alcuni governi a sostenere un progetto pilota di IFF per aumentare le risorse disponibili per programmi di immunizzazione (la cosiddetta "IFF-IM") fino ad un massimo di 4 miliardi di dollari nei prossimi anni. Il governo italiano sostiene questa iniziativa, per quanto sia preoccupato della modalità di come effettuare gli accantonamenti previsti non facilmente compatibili con la contabilità generale dello stato italiano. Da notare che gli Stati Uniti non sono intenzionati a partecipare a questa iniziativa pilota e rispondono che stanno già procedendo ad un aumento del loro aiuto allo sviluppo bilaterale, per quanto limitato e da verificare.
Inoltre, bisogna aggiungere che i paesi del G8 non reputano questi strumenti finanziari come addizionali rispetto all'impegno dello 0,7 % per l'aiuto allo sviluppo.
Infine, sono state definitivamente accantonate le proposte avanzate dai governi di Francia e Germania in favore dell'istituzione di una tassa, seppur volontaria, sul kerosene o sui biglietti aerei al fine di reperire in maniera prevedibile risorse aggiuntive per l'aiuto allo sviluppo. Tali proposte non hanno trovato ampio sostegno all'ultimo incontro del Consiglio europeo ECOFIN in giugno. La società civile internazionale, di contro, ritiene che per dare una risposta affidabile di lungo periodo all'aumento degli aiuti per i paesi in via di sviluppo non si può che considerare l'istituzione di tasse globali.
· CAMBIAMENTI CLIMATICI
Il secondo e ambizioso tema inserito da Blair nell'agenda di Gleneagles è quello dell'emergenza ambientale. C'e' subito da chiarire che in proposito le prospettive non sono troppo rosee. Basti considerare che lo scorso 3 maggio vari organi di stampa, tra cui la Reuters ed il Financial Times, hanno riferito di come la bozza del comunicato finale del G8 non abbia nessun obiettivo specifico per la riduzione delle emissioni di gas serra, così come non contenga nessun riferimento agli studi scientifici che dimostrerebbero il rapporto di causa ed effetto tra l'inquinamento ed il surriscaldamento globale. Al di là di generici riferimenti al bisogno urgente di sviluppare nuove tecnologie, fonti energetiche pulite ed efficienti, il G8 non pare intenzionato ad andare.
Intanto a pochi giorni dall'inizio del vertice va segnalato l'importante rapporto redatto dal Gruppo di Lavoro delle Ong britanniche sui Cambiamenti Climatici e sullo Sviluppo (composto, tra gli altri, da Action Aid, Oxfam, Greenpeace e Friends of the Earth). Il rapporto, dal titolo "Africa; Up in Smoke?", chiede ai leader dei paesi del G8 di prendere iniziative immediate per contrastare i cambiamenti climatici, altrimenti gli sforzi per eliminare la povertà nel continente africano si riveleranno vani. Considerando, infatti, che il 70% della popolazione africana dipende dall'agricoltura e che il surriscaldamento globale sta dando una brusca accellerata al processo di desertificazione, appare evidente che senza dei provvedimenti urgenti la condizione di una vasta fetta degli abitanti del continente nero è destinata a peggiorare. Si prevede che entro il 2050 ci sarà una diminuzione delle precipitazioni che potrà oscillare tra il 10 ed il 20% rispetto alle cifre attuali. Una delle prime soluzioni da prendere in considerazione è investire sempre più fondi nelle fonti di energia pulite (ad esempio solare ed eolico, che per altro non richiedono necessariamente un'elettrificazione su larga scala rendendo queste tecnologie competitive laddove una rete elettrica non esiste, come in diverse parti dell'Africa), riducendo l'estrazione di combustibili fossili, responsabili di buona parte delle emissioni di CO2. Il rapporto si può scaricare visitando la pagina http://www.neweconomics.org/gen/z_sy....aspx?pid=208.
Per dare un segnale forte sull'urgenza e l'importanza del problema ambientale, val la pena ricordare che Friends of the Earth International ha lanciato un'azione di sensibilizzazione globale sui cambiamenti climatici. Il 7 luglio tutta la cittadinanza mondiale è invitata a far suonare campane e quant'altro sia disponibile per "dare la sveglia" in merito alle questioni ambientali ai leader del G8. L'orario scelto per l'iniziativa - 13.45, fuso del Regno Unito - ha una forte valenza simbolica. 13 sta per la percentuale di popolazione mondiale rappresentata dai paesi del G8, 45 per la percentuale di emissioni inquinanti che questi stessi paesi contribuiscono a rilasciare annualmente nell'atmosfera. Per avere ulteriori informazioni sull'azione si può visitare il sito web www.climatealarm.org.




Rispondi Citando
