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  1. #1
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Predefinito Concorso Letterario POL - Racconti

    In questo thread, da oggi fino al 10 giugno, potrete postare i racconti per il nostro primo concorso letterario.

    Vi ricordo che il regolamento ed i premi del concorso si trovano in questo thread:

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=161169

    Per facilitare la lettura dei racconti, vi prego di NON postare commenti sugli stessi in questo thread. Qualunque forumista però puà ritenersi libero di aprire apposite discussioni di commenti su Hdemia

    Buon divertimento
    marce
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  2. #2
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    Predefinito

    Questo racconto doveva essere usato per delle sedute per il GDR di Call Of Chtulhu, chiedo scusa per possibili imperfezioni di Italiano


    Dannato quel giorno in cui mi arrivò quel telegramma da un parente inglese che neanche conoscevo.
    Una sera io e alcuni amici eravamo seduti in cucina con una birra parlando del più e del meno quando a un certo punto sento suonare il campanello di casa mia, chiedendomi chi poteva essere a quell'ora mi recai ad aprire, alla porta c'era un signore che doveva consegnarmi un telegramma, io lo presi e firmai la ricevuta.
    Una volta tornato dai miei amici aprii il telegramma che diceva:
    "Signor P. pregasi recarsi da notaio D'arrico entro massimo 24 ore stop.""
    Incuriosito decisi di andare direttamente la mattina dopo, quando entrai nell'ufficio del notaio un luogo elegante pieno di libri, alcuni davvero vecchi e con titoli molto strani,
    Il notaio un ometto piccolo e calvo con grossi occhiali da vista mi fece cenno di accomodarmi su una delle grandi poltrone in pelle dell'ufficio.
    " Benvenuto signor P. vi ho fatto venire qui per consegnarvi alcuni documenti e una busta, prego li apra"
    Fui molto incuriosito da tutti questi documenti sopratutto quando vidi che provenivano dalla Scozia, infatti non sapevo di avere alcun parente da quelle parti, infatti la mia famiglia da parte di mio padre è italianissima, invece da parte di mia madre è francese.
    Comunque, cominciai ad aprire quella pila di documenti e lettere che mia aveva dato il notaio, la prima che aprii fù una busta voluminosa che conteneva 4 biglietti d'aereo per l'aeroporto di Heatrow di Londra e da Londra quattro biglietti del treno per Edimburgo.
    La busta conteneva anche 10.000 € in contanti (per le piccole spese).
    L'ultima cosa che conteneva era una breve lettera (in inglese) che qui vi riporto:
    "Gentile Signor P. la aspetto nel mio ufficio di Edimburgo per ulteriori informazioni sulla sua eredità la prego di godersi il viaggio e di godersi i bellissimi paesaggi inglesi, si chiederà perchè non le ho dato un biglietto d'aereo direttamente per Edimburgo.
    Questa è una precisa volontà del suo defunto parente, che amava moltissimo l'Inghilterra e la Scozia, e quindi ha chiesto esplicitamente che il viaggio lo faccia in treno, di modo che anche lei possa godersi i paesaggi.
    "

    Alla fine della lettere c'era una timbro e una firma di un certo studio Ross&Hutchinson.

    Nella seconda busta un pò più voluminosa della prima c'erano delle foto, un castello (bellissimo dei primi del '500) che nonostante l'età era in perfetto stato di conservazione, dei grandi giardini, tenuti anch'essi benissimo.
    Però guardando le foto cominciai ad inquietarmi, perchè nel giardino c'erano strane statue che non avevo mai visto e che non avevano niente di umano, strani esseri informi stavano in pose che nessun'artista per quanto bravo fosse avrebbe potuto imprimere nel marmo, a meno che non fosse completamente folle.
    Un'altra cosa che mi inquietò molto fù la cittadina che era nata subito fuori dalle mura del castello, era in netto contrasto con il castello, perchè cadente e vecchia, sembrava essere completamente disabitata, i tetti e gli abbaini erano cadenti, le strade erano completamente dissestate, e abbandonate a se stesse, l'unica cosa bella di tutto questo era che sullo sfondo si vedevano le coste e un bellissimo oceano azzurro.

    nella terza e ultima busta c'erano le foto di un uomo, sembrava uno studioso, era magro e aveva dei grandi baffi bianchi sovrastati da un naso aquilino e da due grandi occhi azzurri, egli teneva in mano un'oggetto stranissimo, sembrava un cubo, ma dalla foto non si capiva di che materiale fosse fatto, e al collo aveva una piccola chiave dal disegno stranissimo che sembrava d'argento, ma la cosa che mi colpì di più fu la stranissima collezione di oggetti che aveva, provenienti da ogni dove, ne dedussi che doveva essere un'archeologo o qualcosa di simile, perchè insieme alle foto c'erano anche alcuni documenti (una minima parte tanto per capire chi era ques'uomo mi disse il notaio) che parlavano di Atlantide, di Mù e di altre civiltà dimenticate di cui non conoscevo neanche l'esistenza.
    A questo punto la mia curiosità ebbe la meglio sul terrore che avevo cominciato a provare vedendo le foto, quindi decisi di intraprendere questo viaggio che mi avrebbe portato a provare un'orrore indescrivibile e che avrebbe cambiato la mia vita e minato la mia sanità mentale.......



    Fine Prima Parte.

  3. #3
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    Esco da una tre giorni di fuoco all'Università La Sapienza di Roma.

    Mercoledì e giovedì sono stato in facoltà dalle 8.30 alle 19.00 e dalle 9.00 alle 14.00 per le elezioni, facevo il rappresentante di lista dell'Unione degli Universitari Sinistra Studentesca al seggio numero 4, dentro a Scienze Politiche, la mia facoltà.
    Alla fine della giornata di mercoledì ho avuto il timore che come lista non ci sarebbe andata bene... vedevo troppa gente che non conoscevo venire a votare, alcuni portati proprio dal rappresentante di lista di Progetto Ateneo Libero, la lista di AN e Forza Italia.

    Mercoledì sera mi sono fatto i conti di come doveva essere andata in facoltà, e sapevo per certo, persona per persona, quasi nomi e cognomi, che almeno 74 nostri amici avevano votato per Sinistra Studentesca con il voto di preferenza per la nostra candidata....

    Ma non bastava... avevamo avuto circa 250 votanti e non riuscivo a conteggiare tutti gli altri, chi li avesse portati e cosa avevano votato....

    E comunque, la Sinistra Giovanile, per un problema con i rappresentanti di lista che avevamo messo nei seggi, non riusciva ad avere il quadro completo della situazione.... sapevamo per certo che avevamo circa 750 voti di preferenza per la candidata che portavamo alla Sapienza....

    Molti, in federazione, quella sera, stavano nervosi....

    Si va avanti, giovedì mattina tutti nelle nostre facoltà a concludere il discorso.... e fino alle ore 14.00 stressatissimi a cercare di tenere sotto controllo la situazione.... con il candidato del Nuovo PSI e quello del MSI che provavano a raccattare quattro voti davanti al seggio....

    Intanto il mio personale nervosismo cresceva.... valutavo in una novantina i voti per la nostra candidata e per la lista....

    E poi comincia lo spoglio... alle 14.00 si compiono le operazioni preliminari allo scrutinio e poi, finalmente, si cominciano a scrutinare le schede....

    172 votanti, la metà è 86, e 43 è un quarto.... comincio a contare i voti che escono dall'urna per la nostra lista e per la candidata....
    Quando i voti di preferenza per Lorenza Falcone, la nostra candidata, arrivano a 35, e continuano ad uscire, e i voti di lista superano i 43, mi rendo conto che forse sta andando meglio.... punto agli 86, e alla fine arriviamo ad 83, con quattro nulle, e quindi 83 voti della lista su 168 validi..... il 49,9..... ai due terzi dello scrutinio, quando mi rendevo conto che potevamo puntare alla maggioranza assoluta dei voti, Benedetto mi porta il risultato dell'altro seggio di Scienze Politiche, 103 voti di lista su 190 voti validi......... e allora mi emoziono.... e ogni volta che mi emoziono ho la stessa reazione, due lacrime di gioia.... alla fine dello scrutinio del mio seggio è ufficiale... abbiamo la maggioranza assoluta a Scienze Politiche, i voti di preferenza per Lorenza sono 128 su 186..... un risultato che andava ben oltre quello che mi aspettassi, e che anche lei si aspettava.....

    Terminiamo le operazioni di chiusura del seggio, registriamo tutti i dati e finalmente mi lasciano andare al Rettorato, dove ci dovevamo incontrare con tutti gli altri di Sinistra Universitaria.... due ragazzi del gruppo di Scienze Politiche, Armando e Benedetto, mi seguono.... andiamo alla facoltà di Lettere e lì troviamo tutti i nostri amici.... venti minuti di raccolta dati e decidiamo di spostarci tutti in federazione romana....

    Arrivo lì verso le cinque, e mi metto subito al computer per preparare lo schema per raccogliere tutti i dati di tutto il collegio....

    Dopo una ventina di minuti arrivano anche tutti gli altri, e in una bellissima atmosfera, con gente seduta dove capita, sulle sedie, sugli scatoloni del materiale, per terra, comincio a raccogliere tutti i dati....

    Lo schema funziona bene, e ho passato le successive tre o quattro ore la davanti, distribuendo dati e inserendoli appena mi arrivavano.... un po' tutti si mettono in cerca dei dati che ci mancano... i ragazzi di Tor Vergata, quelli della LUISS, gli altri della Sinistra Giovanile romana, Giorgio, Marianna, Alessandro, Federico, Armando, Daphne, ovviamente la nostra candidata, Lorenza....

    Chiamiamo la direzione Nazionale della SG, chiamiamo tutti i nostri rappresentanti di lista.... chiamiamo i ragazzi di Tor Vergata, i ragazzi di Roma 3 che scrutineranno la mattina dopo, i nostri contatti nelle altre federazioni del collegio per i dati delle altre università.... e man mano si precisa il quadro... pare che di lista siamo andati veramente bene.... alla Sapienza abbiamo la maggioranza assoluta in cinque facoltà (Filosofia, Lettere e Filosofia, Scienze Umanistiche, Scienze Politiche e Statistica), e ci avviciniamo alla maggioranza assoluta in altre quattro (Giurisprudenza, Architettura, Sociologia e Scienze della Comunicazione). In tutta l'università raggiungiamo i 1699 voti su 4100 votanti circa.... doppiamo CL e triplichiamo AN e Forza Italia messe insieme....

    Continuando a raccogliere i dati, verso mezzanotte e mezza, provo a fare una stima del numero dei seggi che dovremmo prendere.... sono stato definito per questo il "Tecnico del Metodo d'Hondt", perché, a quanto pare, ero l'unico a conoscerlo....

    Dal nazionale dicono tre o quattro seggi nel collegio.... e dal totale che abbiamo adesso ci risultano 11907 voti su 22300 votanti circa.... cioè la maggioranza assoluta dei voti.

    (Il conteggio finale ha dato situazioni un po’ diverse, ma con questo racconto tenevo a far capire l’atmosfera di quella sera).

  4. #4
    Makeru ga, katta
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    -Ciao paparazzo-
    L’uomo con la macchina fotografica alzò gli occhi, e squadrò quello la telecamera.
    -Non mi chiamo così, e tu non sei Mastroianni.-
    -Non lasci spazio all’immaginazione, eh?-
    Il fotografo evitò di rispondere, posò la macchina fotografica sul tavolino e bevve un sorso del liquore nel suo bicchiere. -E così ti sei fatto dare una telecamera e ti sei fatto mettere inviato. Eppure ti guardavi gratis le partite tutte le domeniche.-
    -Beh, - rispose il cameraman sedendosi al tavolo e posando la videocamera. –E’ che non ne potevo più di lavorare tutti i fine settimana, per di più spesso sotto l’acqua ed in inverno a temperature siberiane. Ora finalmente posso tornare ad uscire con i bambini la domenica.-
    -Mmh, si, ti capisco.- Rispose il fotografo –Ma guarda che in politica non succede mai niente. Qui conta quel che dicono, non quel che fanno.-
    -Meglio, ti assicuro che dopo dieci anni ad inquadrare risse sugli spalti si ha proprio il bisogno di un po’ di noia.-
    Il fotografo ridacchiò, e continuò a sorseggiare da bere mentre anche il cameraman ordinava qualcosa. I due continuarono a chiacchierare, poi il fotografò si bloccò per un attimo, ed indicò al collega una persona che si stava avvicinando verso l’ingresso di Montecitorio.
    -Guarda, quello là non è Baraldi?-
    Il cameraman alzò gli occhi –E’ proprio lui, il “terrore dei rossi”, eletto non-ricordo-dove solo grazie alla sua campagna anti-comunista. Niente programmi od idee, solo “morte ai comunisti” e roba del genere; la demagogia al potere.”
    -Beh, almeno non ti fa false promesse.- Sentenziò il fotografo.
    -Se è per quello, siamo certi che non farà neanche finta di proporre qualcosa di serio. Si limiterà a picchiarsi con quelli dell’estrema sinistra per tutta la durata della legislatura.-
    -Eh, allora vedi che poi in fondo non ti è cambiato molto da quando riprendevi le risse negli stadi.- Disse il fotografò scoppiando a ridere. Ma si bloccò subito, e prese freneticamente a montare un nuovo rullino alla sua macchina fotografica. Al cameraman questo cambiamento di umore improvviso non sfuggì, ma prima che potesse chiedere che succedeva il fotografò disse:
    -Guarda dall’altra parte della piazza-
    Il cameraman allungò la testa per vedere meglio il tipo che stava camminando in fretta con una borsa sotto il braccio.
    -Carli. Anche lui è stato eletto in questa legislatura. Famoso come Baraldi.-
    -Esatto, Carli il no global, è pure incriminato per gli incidenti dell’anno scorso a Milano: bancomat distrutti, vetrine infrante al MacDonald, scontri con la polizia. E ricordi come commentò la vicenda Baraldi?-
    -Eccome.- Disse il cameraman ridacchiando– Che lui avrebbe usato la “cura Pinochet” su tutti quelli della manifestazione.-
    -E Carli gli rispose che per Baraldi ci voleva un’altra Piazzale Loreto.- Continuò il fotografo mentre chiudeva il rullino nella macchina fotografica e si alzava dal tavolo. Il cameraman continuò a guardare il collega senza campire, poi la sua espressione mutò, e volse lo sguardo verso il centro della piazza. Baraldi e Carli si stavano avviando verso l’ingresso di Montecitorio, e stavano per incontrarsi proprio lì.
    -Hai capito?- Chiese il fotografo mentre zigzagava tra un tavolo e l’altro.
    -Oh, si,- Disse l’altro afferrando la telecamera.
    -Ed allora muoviti, quei due ora si menano, e siamo gli unici giornalisti sul posto.-
    -Ma… e per pagare?-
    -Mi conoscono al bar, muoviti, paghiamo dopo, altrimenti ci perdiamo lo scoop!-
    -Caz…. Devo controllare il “bianco”.- Il cameraman tirò fuori un fazzoletto bianco dalla tasca, lo posò sul tavolo e, freneticamente, lo inquadrò con la telecamera per aggiustare il contrasto, poi corse tra i tavoli a raggiungere il fotografo che era già avanti, ed aveva cominciato il suo lavoro. Si mise la telecamera in spalla, accese e si bloccò sorpreso alla scena che stava vedendo. Baraldi e Carli, proprio di fronte all’ingresso, si stavano stringendo la mano e parlottando tranquillamente. Il cameraman non capiva cosa si stavano dicendo i due parlamentari, ma certo non erano le dichiarazioni pesanti che si erano lanciati sui giornali giorni prima. Entrambi sorridevano amichevolmente, ed insieme entrarono dentro Montecitorio quasi a braccetto. Il fotografo si voltò verso il suo collega, entrambi erano a bocca aperta dalla sorpresa.
    -Che figli di puttana.- esclamò il fotografo rimettendo il tappo all’obbiettivo della macchina.
    Il cameraman non riusciva a proferire parola; lentamente raggiunse il collega, poi disse: -Ma.. e tutti quei discorsi, quegli attacchi violenti uno contro l’altro?-
    -Cazzate, cazzatissime.- Rispose il fotografo accendendosi una sigaretta. Allungò il pacchetto al cameraman.
    -No, ho smesso.-
    Il fotografo accese la sua ed aspirò profondamente.
    -Quello che mi fa più rabbia è che lavoro qui davanti da anni, ed ormai pensavo di averli capiti, questi stronzi; invece ti fregano sempre.- Si avviarono entrambi vero il bar, senza dire altre parole, poi il cameraman disse.
    -Ho cambiato idea-
    Il fotografo si fermò. –Torni a riprendere le risse negli stadi?-
    -No- disse quello con la telecamera -Ti scrocco una cicca.-
    Quello con la macchina fotografica sogghignò.-Andiamo a festeggiare il tuo arrivo nel mondo del giornalismo poltico.- Gli dette una sigaretta. -Naturalmente offri te.-
    _______________________
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  5. #5
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    Predefinito sono piu di 7.000 parole... meno non sono riuscito a fare..

    Un raggio di sole si insinuò tra le persiane della finestra e proiettò la sua luce sul viso di un uomo seduto su una poltrona. L’uomo dormiva ma la luce proiettata sugli occhi riuscì nell’intento di disturbare il suo sonno, si svegliò infastidito.. si guardò attorno, era nel suo studio, da fuori la finestra si sentiva il rumore del mare.
    La stanza non era molto grande ed era arredata con l’essenziale, una scrivania, due poltrone ed una grande libreria che copriva una intera parete con piu di mille volumi. Sulla parete opposta alla biblioteca era presente una grande finestra, da dove poco prima il sole si era permesso di disturbare il sonno del giusto.

    «Oggi sono 10 anni»pensò tra sè l’uomo. Bussarono alla porta, entrò una donna , la cameriera e si rivolse alla persona seduta in poltrona.

    «Presidente, ma cosa ci fà a quest’ora nel suo studio, ha forse dormito qui?»
    «Si, evidentemente sono crollato, avevo così tanto lavoro da fare e non ce l’ho fatta» affermò lui mentre, con lo sguardo, indicò alla cameriera le numerose carte presenti sulla scrivania.

    «Si deve riguardare Presidente, lo sà che non puo permettersi troppi sforzi» lo rimproverò amabilmente la donna.
    «Lo sò Maria» rispose lui «ma è più forte di me».
    Sul viso della donna , che stava porgendogli una tazza di the caldo, si dipinse un sorriso....» Eh! oramai ho imparato a conoscerla, non si ferma mai! Come ai vecchi tempi!» disse lei.

    «Già, come hai vecchi tempi» confermò l’uomo. «Puoi andare Maria, non ti preoccupare di riordinare, tanto ne avrò ancora per molto»
    «Come vuol lei signore» si congedò la cameriera che andandosene richiuse la porta alle sue spalle.

    L’uomo seduto sulla poltrona dello studio era anziano, vicino agli ottanta, oramai quasi calvo, portava un paio di pantaloni di cotone scuri ed un pullover grigio di lino , ai piedi un paio di scarpe bianche..
    «Come i vecchi tempi» pensava ... «ed oggi sono 10 anni.....e pensare che 10 anni fà ero una delle persone piu potenti del paese»
    Dieci anni fà quel malinconico signore era una delle personalità più importanti del Paese. Era il Presidente del Consiglio dei Ministri a capo di un Governo Innovativo, il Governo più longevo della storia del Paese. Il Governo delle Riforme che stavano cambiando la nazione, riforme non condivise che avevano creato tensioni e scontri ma che, con la forza della maggioranza parlamentare da lui guidata, erano state approvate e modificavano sensibilmente le strutture istituzionali. Finalmente si sarebbe avuto un governo stabile, agile, senza troppi formalismi, burocrazia, impedimenti parlamentari. Si preparava una Repubblica semplificata nei suoi organigrammi. La Riforma del sistema giudiziario era ancora in via di approvazione ma anche quella legge sarebbe stata importante per rendere finalmente indipendente il potere esecutivo da quello giudiziario, nessun magistrato avrebbe più potuto minacciare la sua persona, attentare al suo disegno politico.

    Dieci anni fà tutto sembrava andare nella giusta direzione, l’impero editoriale da lui controllato era in piena salute ed il nuovo sistema televisivo gli garantiva ampi margini di profitto per il futuro. Poi.... arrivò quella richiesta assurda..... una richiesta che mai si sarebbe aspettato, una richiesta che però temeva da tempo.... era la richiesta di dimissioni. Le forze politiche alleate nel suo governo chiedevano le sue dimissioni.

    «Che ingrati» ripensava ora quell’uomo anziano seduto sulla poltrona di uno studio.
    «Li ho creati io» ripensava....
    Si, era stato proprio lui a creare quella maggioranza politica che ora gli chiedeva di farsi da parte dalla guida del Paese. «Un fascista ed un Portaborse» aveva tuonato l’uomo ...ai tempi in cui i leader dei due partiti alleati gli chiesero di farsi da parte. «Prima che intervenissi io ... tu Gianfranco avevi ancora la camicia nera e tu Marco eri il portaborse di un politico di secondo piano... io vi ho creato, io vi ho permesso di arrivare dove siete ora, come vi permettete».....

    Quel giorno la pressione gli era arrivata a trecento, ci fù una discussione lunga e cruenta ma il risultato fù la sua sconfitta politica, le dimissioni.
    Oramai la alleanza politica che aveva creato dal nulla gli era contro di lui. Anche alcuni del suo partito gli si erano rivoltati contro fondando una corrente a lui avversa.

    Quel giorno di dieci anni fà era crollato tutto, tutte le sue certezze. Era finito il suo sogno di una Italia finalmente moderna. Rassegnò le dimissioni dalla presidenza del consiglio e pochi mesi dopo la sua coalizione politica fù sconfitta alle elezioni legislative.

    Verso la fine dello stesso anno fù raggiunto da due avvisi di garanzia in riguardo ad indagini su presunti reati commessi per le sue aziende televisive. Un mese dopo.... il Nuovo Governo varava una legge sul conflitto di interessi che limitava di molto il potere delle sue società . L’anno seguente furono aperti i processi per corruzione e falso in bilancio. L’immunità parlamentare gli consentì di evitare il carcere ma il suo impero mediatico ed imprenditoriale si stava sciogliendo pian piano. A tre anni dalle dimissioni da Premier, le sue tv furono smembrate e grazie alla nuova legge sul sistema radiotelevisvo furono vendute a singoli acquirenti. I debiti contratti con altre società vennero ripianati in un primo momento dalla cessione forzata di queste televisioni, ma era solo una ripresa momentanea. Passarono altri 3 anni ed anche le sue imprese edili dichiararono fallimento.
    Lui fu comunque rieletto nel nuovo Parlamento dove il partito che aveva fondato ai bei tempi oramai non esisteva più. La sua coalizione era profondamente cambiata ed ora era guidata dall’ex presidente della Regione Lombardia, un centrista.

    Il trillo di un telefono riportò alla realtà l’anziano politico, si guardò attorno, il telefono era sulla scrivania di fronte a lui. Rispose.
    «Ciao».. disse una debole voce ....
    «Salve Umberto» rispose lui «Come va?...»
    «Insomma, non molto bene, ma io me ne frego di questa governante terrona. un giorno scappo e ti vengo a trovare in Sardegna.»
    «Ci conto, ora ti devo salutare Umberto, ci sentiamo» tagliò corto lui chiudendo la telefonata.
    Umberto era l’unico amico rimastogli nel mondo della politica. Anche la sua stella era tramontata da tempo, diversamente da lui però erano i motivi di salute che avevano contribuito alla parabola discendente del suo amico, ex segretario di un movimento federalista un tempo alleato nel suo governo.
    Quel movimento federalista oramai non esisteva più, era ridotto al lumicino, in parlamento non aveva piu rappresentanti ed era tornato un fenomeno strettamente localistico.

    «Solo 10 anni fà ero il Capo ed ora... guarda come sono ridotto» rimuginava l’uomo. Con uno scatto improvviso si alzò dalla poltrona dove era rimasto tutto questo tempo a riflettere e si diresse verso l’ampia finestra presente nello studio....aprì le persiane e fece entrare tutta la luce che poco prima si era fatta strada con difficoltà.

    Il panorama che si trovò di fronte era da lasciare senza fiato, il mare azzurro si estendeva in ogni dove, con le sue onde che, trascinate dal vento, si abbattevano sugli scogli presenti ai piedi della sua abitazione, una villa grandissima situata a strapiombo sul mare.Fece un grande respiro, espirò profondamente e guardò l’orologio che portava al polso. Erano le 9 del mattino.

    «Staranno per arrivare, oramai è questione di minuti»pensò... «non è possibile che stià succedendo a me» ... ed invece stava accadendo quel che aveva temuto dal giorno di dieci anni prima. Tutto ciò che pensava non potesse mai succedergli oramai era imminente. da tre giorni infatti era partita la nuova legislatura parlamentare, la prima senza di lui. Il Suo partito non gli aveva proposto la ricandidatura alla Camera, lui non l’aveva richiesta. Da tre giorni era un semplice cittadino.Un cittadino condannato per frode e corruzione. Un cittadino che stava per essere arrestato e rinchiuso in carcere. Alcuni dettagli burocratici avevano impedito l’invio di un mandato di cattura nei suoi confronti. Ma l’inevitabile era alle porte.

    «Potevo andarmene..... certo» rimuginava tra se ora «Ma non credevo arrivassero a questo punto, pensavo che non avrebbero osato, non a me»

    Quell’uomo che era stato tanto potente ora dimostrava un grande coraggio, non tirarsi indietro difronte alle sue responsabilità. Affrontare il giudizio della magistratura. Lui che l’ha sempre osteggiata ma che non riuscì a far passare le riforme necessarie per modificare e plasmare lo stato a sua immagine e somiglianza.

    Quell’uomo che aveva tenuto in pugno il paese ora si era barricato nell’ultimo suo possedimento, la splendida villa in Sardegna.

    Quella spendida villa che per anni aveva ospitato i potenti del mondo ora, semi abbandonata, ospitava solo lui e la sua cameriera Maria. Anche i figli e la ex moglie lo avevano lasciato solo.

    Lo sguardo dell’uomo era rivolto al di fuori della finestra quando avvertì da lontano un rumore, dapprima non capì bene cosa fosse, veniva dall’altra parte della villa. Un rumore lontano, che man mano si avvicinava.
    Lui si mise in silenzio ad ascoltare, pian piano il rumore si faceva più forte, sembrava un lamento... intermittente. Dopo una decina di secondi il suo sangue si raggelò.... aveva capito.

    Il rumore che pian piano si avvicinava era quello delle sirene, sirene della forze dell’ordine. Il Momento del Giudizio era arrivato. E lui era lì ad attenderlo.

    «Però che bello questo mare» disse ad alta voce ,si sporse un po’ di piu dalla finestra dello studio per vedere meglio quella immensa distesa di acqua che circondava la parte posteriore della sua Villa. Il sole oramai era alto ed i raggi erano molto caldi. La Primavera stava lasciando il posto all’estate.
    Le sirene si avvicinavano, lui si sporse un po’ di più... guardò giù.. sugli scogli,........ che spettacolo unico... le onde si infrangevano sulla roccia con violenza... quasi con disperazione, la disperazione di chi non può fermarsi ed è costretto all’inevitabile, ad annullarsi sugli scogli. In Quel momento si sentì come quelle onde, disperato... difronte al destino. Il Sole sempre piu caldo... lui si sporse ancora un po’.... poi all’improvviso decise. Un salto e via.... finalmente libero .... verso quel mare azzurro che tanto aveva amato. L’azzurro aveva costellato la sua vita, lo aveva accompagnato anche in politica ed ora lo inghiottiva per sempre, un azzurro che ora si tingeva di rosso, il rosso.....da sempre simbolo del nemico, il rosso della rabbia, il rosso della morte.... e poi...... ci fù l’oblìo .......

  6. #6
    remedios
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  7. #7
    Vittima del proporzionale
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    Non è ancora possibile lasciare racconti?
    Livio

  8. #8
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    A 'sto punto lascio anche il mio:

    Sin dalle prime ore del pomeriggio la piazza va riempiendosi di lavoratori che affluiscono da ogni parte della provincia. Alcuni innalzano striscioni, altri bandiere rosse e cartelloni con scritte ammonitrici, come "ora e sempre lotta continua", oppure "la resistenza non si tocca".

    Dalla Piazza Grande, sosta dei pullman, la moltitudine si riversa nel luogo del comizio, ove è stato eretto un palco addobbato con drappi rossi e scritte che richiamano alla gravità del momento. Ai lati del palco, due grandi altoparlanti diffondono i canti della rivoluzione.

    La situazione politica è delicata, la destra è andata al Governo ed i lavoratori, convocati in piazza dal sindacato, si mobilitano per la difesa delle istituzioni repubblicane nate dalla resistenza.

    Bandiere rosse sventolano in cima a lunghe aste agitate da lavoratori e trapuntano come grossi papaveri l'immensa folla grigia che ormai gremisce l'intero Corso Centrale, i porticati adiacenti e i vicoli che immettono alla piazza.

    Quando gli altoparlanti si tacciono, e si smorzano le note dell'Internazionale, uno stuolo di politici e dirigenti sindacali, come d'incanto, emerge sul palco. La folla zittisce ed il silenzio greve scandisce la solennità del momento. Diecimila occhi sono puntati sul palco quando un noto dirigente sindacale si stacca dal gruppo e si accosta al microfono, salutato da una salve di applausi. Una testa dalle dimensioni generose, segnata da una incipiente calvizie, l'espressione severa del volto, uno sguardo fiero filtrato da spesse lenti abbrunite su montatura di tartaruga. Quando cessa l'applauso, la sua voce si abbatte stentorea sulla moltitudine.

    "Lavoratori, compagne e compagni,

    I gravi avvenimenti politici degli ultimi tempi, con l'ascesa al governo dei nemici del proletariato, c'inducono a riprendere la lotta per la difesa delle istituzione repubblicane nate dalla resistenza. Tutti noi lavoratori dobbiamo mobilitarci contro il pericolo incombente e ricacciare nelle fogne i fascisti!"

    Un vecchietto, che ascolta il comizio a pochi metri dal palco, agitando la mano destra con le dita unite alle punte, con una voce sibilante che giunge sul palco come una stilettata, chiede:

    "E i ciclisti?"

    L'oratore non è certo di aver capito la domanda, né il nesso con il tema del comizio, perciò, dopo un breve istante di esitazione, riprende a parlare con maggiore veemenza. Come un fiume in piena la sua oratoria si riversa sul pubblico fremente che sottolinea con frequenti applausi i punti salienti del discorso, che invita alla lotta: "Oggi e sempre resistenza," dice, "per evitare che rialzino la testa i fascisti."

    "E i ciclisti?"

    La voce sibilante del vecchietto torna a farsi udire con la sua impertinente domanda. L'oratore a questo punto non ha dubbi, si tratta di una provocazione della reazione in agguato, di un servo del capitalismo. La folla comincia ad agitarsi, qualcuno si avvicina minaccioso al vecchietto, che rimane impassibile. Potrebbe accadere l?imponderabile, ma l'oratore, con senso di responsabilità ed equilibrio, grida:

    "No, compagni, noi lavoratori non dobbiamo cadere nel tranello, non dobbiamo accettare provocazioni delle forze retrive del Paese che mirano ad incrinare l?unità della classe operaia."

    Il seguito del discorso, dagli accenti calorosi, è tutto permeato di appelli all'unità della classe operaia, alla lotta contro i nemici del popolo e alla difesa delle istituzioni insidiate dalla reazione.

    "L'unità delle forze democratiche e progressiste e della classe lavoratrice è oggi più che mai necessaria per fermare la reazione. Se saremo uniti," dice avviandosi alla conclusione, "la nostra forza sarà intangibile e sconfiggeremo per sempre i veri ed unici nemici della nazione e dei lavoratori: i fascisti."

    Il vecchietto: "E i ciclisti?"

    A questo punto l'oratore esplode: "Ma che cavolo c'entrano i ciclisti?!"

    E quello: "E i fascisti??"
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  9. #9
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    Predefinito Politiche 2006

    Anno 2006
    Prodi appena ricevuta la fiducia in Parlamento dopo la vittoria alle politiche si presenta in conferenza stampa.
    Camicia e cravatta, per sentirsi più giovane, entra in sala stampa, si siede di fronte ai microfoni, parlotta con un suo segretario e poi inizia a parlare.
    Ringrazia gli elettori per averlo scelto, e comincia a parlar male del suo avversario politico alle elezioni.
    Dopo 20 minuti di discorso si rimette alle domande dei giornalisti.
    La prima è di un giornalista de “L’Unità” che lo interroga sul programma del nuovo governo.
    Il neo-premier gli spiega che la Fabbrica del Programma ha dato i suoi frutti e che presto riusciranno a debellare tutte le leggi fatte dal governo Berlusconi e ad eliminare le riforme dei vari ministri del precedente governo.
    Dopo le domande dei vari giornalisti di “Repubblica” e de “Il Manifesto” tocca ad uno de “Il Giornale”:
    -Cose pensate di fare dopo aver cancellato le leggi del governo della CdL?-
    Pronta la risposta di Prodi:
    -Poi ci penseremo….-



    Raga io tecnicamente non potrei partecipare comunque visti i pochi partecipanti ci provo poi se volete cancellatemi tutto....
    Grazie ciaooooo

  10. #10
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    Predefinito

    Tar fissava fuori dalla finestra tutte quelle microscopiche formiche dall'alto del suo palazzo governativo e della sua superiorità, quelle, si muovevano frenetiche, senza cognizione, povere e miserabili, non si rendevano conto di seguire soltanto la loro inesorabile morte.
    Lui però era stato più furbo di tutta quella plebaglia inerte, si era candidato nel lontano 2079, ed era entrato a far parte della gente invidiata, delle persone veramente importanti e senza nessuna fatica.

    Intanto, altri occhi scrutavano profondamente il cielo, erano quelli di Vassin, piccolo dodicenne di famiglia povera, se ne stava seduto su quella sedia pericolante costruita da suo padre, la paglia era smagliata, ma loro non avevano il denaro per entrare a pieno nella comunità di quel tempo ipertecnologico.
    Era teso, in ansia, scorreva lungo il suo corpo un brivido gelido, aveva un brutto presentimento pensando all'esame che avrebbe dovuto affrontare l'indomani, guardava lo scaffale vuoto, dove un tempo vi erano i suoi libri, inspiegabilmente, però, suo padre aveva fatto portare via tutto, forse per ricavarne qualche soldo bucato, dato che erano sgualciti e che non dovevano valere poi granchè.
    Entrò nella stanza mamma Guen, costretta a pulire il pavimento con un vecchio straccio mentre le sue psueudo amiche snob possedevano il pavimento autopulente già da parecchi anni, Vassin chiese curioso alla madre: "Mamma, ma che esame è quello che dovrò fare?", lei rispose: "Non ti preoccupare, vedrai che passerai", sorrideva, ma i suoi occhi lacrimavano, in cuor suo presenziava il timore di non vedere più suo figlio, poi, uscì pesantemente dalla stanza.

    Tar, invece, era sereno e pensava ancora alla gente imbalsamata dalla vita là fuori, giocavano tutti a fare i critici della vita, delle decisioni del governo, ma alla fine erano tutti preoccupati di avere il pane in casa e di vivere più a lungo del loro vicino.
    Quelli opinavano volentieri, facendosi importanti, con i conoscenti, ma in realtà, loro, non potevano fare assolutamente nulla per contrastare il Governo, potere assoluto ed indiscusso, erano tutti egoisti, vili ed egocentrici, c'era ancora una minuscola oasi, in tutto il pianeta, di fratelli religiosi, erano soliti ad aiutarsi l'un l'altro e a scambiare doni e pace tra loro e con gli altri, ma non erano considerati se non come bestie in estinzione. Altri invece, protestavano delle differenze abissali tra le classi sociali, dell'economia, che aveva impoverito milioni di persone per arricchirne altri, questa categoria era bandita dalla legge poichè astenutasi dalla regolare esaminazione.
    In fin dei conti non era difficile giostrare a proprio piacimento quegli insetti ignoranti ed ipertassati, pensava soddisfatto il governatore.

    Il padre di Vassin entrò nella camera di suo figlio: "Mi ha detto tua madre che sei preoccupato.", lui accennò col capo.
    In quel momento, la posizione del padre, il sole sul suo viso ed il suo sguardo furono complici al ritorno alla mente di un flash back misterioso, si ricordava quando lui aveva chiesto a suo padre perchè il mare era di color verde, lui rispose che non lo sapeva, che non doveva interessare nemmeno lui, altrimenti sarebbe parso strano rispetto ai suoi amici.
    L'indomani arrivò velocemente come tutti i giorni, i genitori aspettavano vicini a quel Videotelefono scassato un esito a quell'esame, poi, lo squillo e quel disco:
    "Vassin Gorgek ha superato l'esame, il suo livello è di 17 Kurnel su 20, e come da legge, dovremo sottoporlo a decapitazione".

 

 
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