«Show in tv e fango»: il Pdl fa quadrato attorno al Cavaliere
Berlusconi: «È folle quello di cui mi accusano, una macchinazione»
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
Girolamo Fragalà
Roma. «È folle quello di cui mi accusano». È una giornata difficile, quella di Silvio Berlusconi, punto finale di un tam-tam di indiscrezioni e veleni che si sono susseguiti per settimane su ciò che avrebbe detto il pentito Spatuzza al processo di Torino. Il Consiglio dei ministri si svolge in un clima quasi surreale, nell'attesa dell'eco proveniente dal tribunale. «Sono cose incredibili», ribadisce il premier durante la riunione a Palazzo Chigi, «siamo di fronte a un'assurda macchinazione. Il nostro è il governo che ha fatto di più contro la mafia».
In pochi minuti il quadro si delinea nei dettagli, molti i flash di agenzia, le parole di Spatuzza che rimbalzano da una tv all'altra, titoli dei tg a caratteri cubitali. Un via-vai di "rivelazioni", la sensazione che ci sia molto fumo e sprazzi di sentiti dire. E nelle reazioni politiche emerge, come punto cruciale, la mancanza di riscontri oggettivi. «Siamo in attesa di averli - dice Roberto Castelli - perché, se non venissero fuori, significherebbe che qualsiasi pazzo mitomane, delinquente, può andare a dire quello che vuole». Una situazione che fa dire a Marcello Dell'Utri: «Mi sento come a teatro dove c'è un protagonista "povero Marcello" ma non sono io, è un altro».
Che non ci sia stato il terremoto lo si capisce anche dallo scarso entusiasmo dei giornalisti stranieri venuti a Torino per ascoltare la deposizione di Spatuzza. Ma i flash sul pentito non possono non avere conseguenze, con polemiche accese. «Questo governo sta schiacciando la mafia decapitandola e smembrandola. E la mafia - dichiara Gianfranco Rotondi - si vendica tirando in ballo Berlusconi e Dell'Utri. La politica abbia un sussulto di dignità e reagisca duramente contro questo tentativo di sovvertimento democratico».
«Quello che dicono i pentiti può essere una traccia, però deve esserci il riscontro dei fatti. Non si può andare soltanto dietro alle voci», precisa Roberto Formigoni. «Pare un po' curioso che un pentito si svegli quasi improvvisamente vent'anni dopo gli episodi, o meglio si era svegliato alcuni anni fa, ma si era svegliato a metà. Poi si sveglia alcuni anni dopo e magari altri anni dopo ancora cambia versione. In Francia, mi sembra in Francia, ma nel resto del mondo c'è una regola più chiara - aggiunge il presidente della Regione Lombardia - Se uno decide di pentirsi lo fa seriamente, una volta sola, una volta per tutte. Le confessioni sono fatte in una rata sola, non è possibile cambiare versione alcuni anni dopo».
Duro l'intervento di Maurizio Gasparri: «Spatuzza è un personaggio la cui credibilità e attendibilità è pari a zero. Ha sciolto nell'acido un bambino di dodici anni per conto della mafia, ha ucciso Don Pino Puglisi e gli ha anche rubato duecentomila lire e le marche da bollo della patente. Noi vogliamo impegnarci per un giustizia che combatta le mafie, i provvedimenti che in questa legislatura abbiamo fatto sono tra i più rigorosi e i più severi: capisco che la mafia possa serbare rancore verso il centrodestra, visto che nessuno più di noi l'ha combattuta in maniera strenua e decisa». Poi conclude: «Spatuzza? È solo un refuso della parola spazzatura». Per Paolo Bonaiuti, «è del tutto logico che la mafia utilizzi i suoi esponenti per rilasciare dichiarazioni contro il presidente del Consiglio di un governo che agisce in maniera così determinata e così concreta nei confronti della criminalità organizzata». I risultati di Palazzo Chigi nella lotta alla mafia «non hanno precedenti negli ultimi vent'anni».
Benedetto Della Vedova osserva la vicenda da un'altra angolazione: «Abbiamo assistito a una deposizione in cui Spatuzza ha offerto più assicurazioni sulla sua (non sappiamo quanto sincera) conversione religiosa, che riscontri delle accuse che muove nei confronti del senatore Dell'Utri e del presidente Berlusconi. Penso che queste rivelazioni - sottolinea il parlamentare del Pdl - siano doppiamente inquietanti: da una parte perché insinuano sospetti indimostrabili di complicità con il terrorismo mafioso nei confronti del presidente del Consiglio e di un dirigente politico di primo piano; dall'altra perché offrono lo spaccato di cosa diventa la giustizia antimafia (anche al di là del caso Berlusconi o Dell'Utri, per decine o centinaia di imputati sconosciuti) quando tutto finisce per reggersi sulle rivelazioni di pentiti, che non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare e sulle "prove logiche", che magistrati disinvolti ritengono di potere dedurre da queste rivelazioni».
«Se davvero Spatuzza dice a sua volta Mario Landolfi - avesse sentito il bisogno di liberare la sua coscienza avrebbe già chiesto perdono a Dio attraverso il suicidio. Uno come lui, un criminale che ha ucciso decine di persone, una bestia che non ha esitato a sciogliere nell'acido un bambino di undici anni, se davvero si fosse pentito, se davvero avesse provato orrore per il suo passato, se davvero avesse sentito il bisogno di liberare la sua coscienza da questo insopportabile fardello di lutto e dolore, avrebbe già chiesto perdono a Dio attraverso il suicidio».
Nel centrosinistra le dichiarazioni sono contrastanti. Molto cauta gran parte del Pd, con Bersani in testa: «Non faccio il magistrato, ne ho già tanti di mestieri da fare, tanti tranne quello». Ma alla vigilia del "No-B day" sono in molti a farsi travolgere dalla tentazione di gettare fango sul Cavaliere, provando così a irrobustire la manifestazione di oggi. I Verdi subito chiedono le dimissioni, senza che ci sia né un'imputazione né una condanna né un minimo riscontro. Il Pdci dà per scontato che il racconto di Spatuzza sia vero: «Le sue rivelazioni costringono a una nuova lettura della transizione italiana e aprono una fase politica assai torbida e pericolosa. Berlusconi non può restare un secondo di più a Palazzo Chigi. È un'ombra pesantissima quella che grava sulla sua testa che nuocerà profondamente all'immagine dell'Italia, isolandola sul piano internazionale». È evidente che, allo stato delle cose, si tratti di critiche strumentali, che servono solo a dare ossigeno all'opposizione. «Il bacio di Totò Riina ad Andreotti - taglia corto Carlo Giovanardi - fa il paio con il tentativo di abbraccio mortale di Spatuzza a Silvio Berlusconi». E Ignazio La Russa evidenzia un altro aspetto: «La mafia non ha più bisogno di fare vendette con la violenza, se si dispone dell'arma dei pentiti non c'è bisogno di uccidere i politici. Basta infangarli». Per Italo Bocchino, «la deposizione di Spatuzza si è risolta in uno show mediatico teso a colpire Berlusconi».
05/12/2009