A quei demagoghi e populisti, che si dicono fieri di interpretare “ciò che pensa la gente”, che cavalcano anche i fatti di cronaca per ergersi a strumento per soddisfare gli istinti popolari, e che montano nelle aule di giustizia la scritta “la legge è amministrata in nome del popolo”, chiedo:

1. in nome di chi, di quanta parte del popolo italiano questo paese sta sostenendo la guerra in Iraq, ed esprime posizioni, come quella del ministro guardasigilli, di dichiarata guerra di religione verso l’islam?

2. perché, visto che si propongono risibili referendum sul ritorno alla lira, questi signori non pensano di farne uno per capire QUANTA condivisione ci sia nelle scelte di politica estera che hanno portato i nostri soldati a sostenere l’invasione? Non è allora la scelta tra pace e guerra, e tra la risposta politica o militare da dare al terrorismo, qualcosa per cui vale la pena di farsi autenticamente “interpreti di ciò che pensa la gente”?

Provo ad anticipare la risposta: perché sarebbero SEPOLTI DAI NO, dall’opposizione netta della stragrande maggioranza degli italiani al sostegno di una guerra insulsa, di cui si è persa da tempo ogni motivazione, che ha causato morte e altro terrorismo, e che non ha prodotto alcun risultato per la sicurezza degli occidentali, italiani compresi.