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    Predefinito Il solito editoriale inutile e penoso di Galli Della Loggia

    NOI EUROPEI SOTTO IPNOSI
    Mandato da Il Legno Storto Domenica, 10 luglio 2005, 07:29.
    Sfida ad Al Qaeda: perché non c’è impegno
    di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
    Che cos’è che finora ha impedito all’Europa (esclusa la Gran Bretagna, va da sé) di fare, e ancor più di proporre, qualcosa di concreto contro il terrorismo islamista? Che cosa ha impedito a tanta parte della sua opinione pubblica di convincersi che qualcosa comunque andava pensato, andava fatto? Perché, insomma, l’Europa non sente la minaccia terroristica come una minaccia rivolta anche contro di lei, e preferisce credere invece che essa riguardi in sostanza solo gli Stati Uniti, arrivando addirittura a pensare che sia stata la guerra degli Usa contro Saddam, sia stata quella la vera causa del diffondersi degli attacchi terroristici nel mondo dopo l’11 settembre? Porsi queste domande non solo equivale a porsi quella del perché l’Unione Europea non riesce a esistere come soggetto politico, ma obbliga a riflettere ancora una volta sull’esito catastrofico che per l’intero continente è simboleggiato dalla seconda guerra mondiale con la sua appendice decisiva del 1989, data del crollo dell’ultima grande ambizione egemonica eurocentrica.

    Nel fuoco di quegli eventi, rovinosi per tutte le statualità europee (con la parziale eccezione di quella britannica), andò distrutto per sempre l’enorme accumulo di conoscenze, di sensibilità e di esperienze - nonché di ambizioni per l’appunto - che legava da secoli la storia d’Europa e delle sue classi dirigenti alle vicende del globo. Il mondo cessò allora di appartenere all’Europa, e l’Europa al mondo: prima ancora che da un punto di vista politico da un punto di vista culturale.

    Lo si vede oggi più che mai. La nostra sottovalutazione del terrorismo islamista è frutto innanzitutto di un deficit culturale delle classi politiche dirigenti europee. Le quali non sono più abituate a pensare in termini mondiali (con le conoscenze e la comprensione delle cose che ciò implica) e a pensare né se stesse né le loro società in una dimensione siffatta. Tutto così si è ristretto, si restringe, agli orizzonti casalinghi, mentre si perde la capacità e l’interesse di valutare i rapporti di forza planetari, si cessa di ragionare in termini di futuro, di proiettarsi sugli scenari a venire. A queste cose, tanto, ci pensano gli americani (al massimo con l’aiuto degli inglesi) per venirne poi ripagati con l’ovvia antipatia riservata ai più bravi.

    Questa ritirata dell’Europa dal mondo ha necessariamente corrisposto alla perdita da parte del suo universo storico-antropologico anche dell’esperienza dell’uso della forza e insieme del sentimento del tragico che a quell’esperienza solitamente si accompagna. Ciò che così l’Europa ha perduto è stata precisamente la possibilità di intendere i due connotati fondamentali della dimensione terroristica che si trova di fronte, e che rappresentano la premessa e l’alimento dello sfondo religioso comune a tutti i «grandi» terrorismi.

    Il nostro non capire, non vedere, non agire, il nostro voler credere che le cose non sono poi così brutte come sembrano è il frutto di questi vuoti che ci portiamo appresso da oltre mezzo secolo. E siccome anche in politica il vuoto viene inevitabilmente riempito, l’Europa e le sue classi dirigenti si sono abituate - e seguitano ancor oggi a farlo - a riempirlo con il «politicamente corretto», con il pacifismo di principio, con l’elogio sempre e comunque del dialogo e del multiculturalismo, insomma con l’ideologia della democrazia in versione diciamo così buonista, «europea», si dice, per contrapporla a quella non buonista per antonomasia degli Stati Uniti. La quale però ha almeno il merito inestimabile di saper riconoscere i propri nemici, di chiamarli con il loro nome e di combatterli senza esitazioni.

  2. #2
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    La politica dello struzzo non ha mai costruito niente di buono, in queste Della Loggia ha ragione.

    Ciò che non va è questa fideistica speranza nel fantasma europeo. Istituzione che, ormai l'abbiamo capito, non esiste sul piano pratico essendo, su quello concettuale, solo un'astrazione economica.

    Non esiste europa quando Francia e Germania suoi pilastri fondamentali chiudono gli occhi di fronte alla minaccia incombente. Non esiste europa quando la Spagna decide di sottrarsi vigliaccamente ai suoi doveri e si ritira in una sorta di autarchia antistorica: ed è anche a causa di questa pavidità spacciata per pacifismo che oggi Londra piange morti innocenti e domani, forse, qualche città italiana.

    Per cui, Italia, inutile ogni speranza di aiuto dai "cugini" europei: siamo soli...! ed è meglio assimilare alla svelta questo concetto.

  3. #3
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    La convinzione radicata della destra che per combattere il terrorismo bisogna gridare,strepitare mostrare il pugno duro in maniera irrazionale,chi cojo cojo.Fallaci docet

    Non a caso Galli della Loggia criticava il ritiro zapateriano dall'Iraq come una resa al terrorismo .

    Peccato che la guerra in Iraq col terrorismo non abbia un cazzo a che fare,piccolo particolare che Della Loggia omette,e che mentre in Iraq si continua a crepare ,i terroristi fottendosene altamente delle strategie belliche americane colpivano in Europa.


    Questo editoriale di Della Loggia,non dice nulla,è il vuoto assoluto.
    E meno male che è uno degli editorialisti di punta del principale quotidiano italiano

  4. #4
    Roberto Mime
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    Votare lo "Stato di guerra" subito e sospendere le libertà individuali con leggi speciali ad ok, questa è la soluzione migliore per garantirsi una profiqua sopravvivenza. Cosa aspetta l'Europeo medio a rifugiarsi sotto l'ombrello protettivo USA? Sarebbe ora di farla finita con penosi nazionalismi di destra e con ancor più penosi tentativi di costruire una nuova Unione Sovietica (questa volta europea). L'Europa è e sarà sempre un continente vassallo degli States, non c'è piagnisteo comunista o nostalgismo di destra che valga.

  5. #5
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    In Origine Postato da blob21
    La convinzione radicata della destra che per combattere il terrorismo bisogna gridare,strepitare mostrare il pugno duro in maniera irrazionale,chi cojo cojo.Fallaci docet

    Non a caso Galli della Loggia criticava il ritiro zapateriano dall'Iraq come una resa al terrorismo .

    Peccato che la guerra in Iraq col terrorismo non abbia un cazzo a che fare,piccolo particolare che Della Loggia omette,e che mentre in Iraq si continua a crepare ,i terroristi fottendosene altamente delle strategie belliche americane colpivano in Europa.


    Questo editoriale di Della Loggia,non dice nulla,è il vuoto assoluto.
    E meno male che è uno degli editorialisti di punta del principale quotidiano italiano
    A proposito delle "conseguenze" della guerra:

    NABIL EL FATTAH
    L’esperto egiziano: Londra, un altro capitolo della Jihad globalizzata

    «È Baghdad il laboratorio sperimentale del terrorismo di Al Qaeda»

    «La scelta di colpire il più fedele alleato del “Grande Satana” americano; le dimensioni dei massacri; la spettacolarizzazione dell’atto terroristico; l’uso di kamikaze sugli autobus; l’esaltazione del martirio; il momento scelto per colpire, durante il vertice dei “Potenti della Terra”: c’è più di un elemento che porta a considerare il network terrorista di Al Qaeda come responsabile dei massacri di Londra». Ad affermarlo è Nabil Abdel el Fattah, già direttore del Centro di Studi Strategici di Al Ahram del Cairo, considerato il maggior esperto di integralismo islamico armato nel mondo arabo.
    Il mondo sgomento si interroga sulle stragi di Londra. Quale disegno si può intravedere dietro questo massacro?
    «È il disegno perseguito dalla rete terroristica di Al Qaeda: contrapporre ad un Occidente globalizzato, un Islam radicale globalizzato che si riconosce in Jihad totale contro il “Grande Satana”, gli Usa, e i loro alleati, a cominciare dai più fedeli: così è stato a Madrid, nella Spagna dell’allora premier Aznar, così è oggi a Londra, nella Gran Bretagna di Tony Blair. È una lunga scia di sangue che unisce Madrid a Londra e che prende l’avvio dal Paese divenuto la trincea avanzata, il laboratorio sperimentale del più devastante terrorismo jihadista: l’Iraq. Mi lasci aggiungere che gli attentati di Londra dimostrano l’inefficacia di una strategia militare di lotta al terrorismo fondata sulla guerra preventiva. L’amara verità è che la guerra preventiva ha rafforzato il fronte jihadista».
    Su cosa fonda questa sua valutazione?
    «Sulla realtà dei fatti. Il devastante attacco a Londra dimostra che la capacità militare del network terrorista Al Qaeda è rimasta intatta. La guerra preventiva non solo non ha indebolito Al Qaeda ma al contrario ne ha esteso l’area di influenza e ha allargato il fossato tra l’Occidente e il mondo arabo e musulmano».
    In questo tragico frangente la memoria torna alle stragi di Madrid. Quali sono le analogie di carattere operativo e quelle di natura politica che possono essere individuate tra i due attacchi terroristici?
    «Sul piano operativo le analogie sono evidenti: sia a Madrid che ora a Londra ad essere state colpite sono le reti dei trasporti pubblici. Tutto è stato congegnato in modo di provocare il maggior numero di vittime tra la gente. C’è poi un’analogia politica che, come ho già sottolineato in precedenza, riguarda il ruolo attivo che Spagna e Gran Bretagna hanno avuto nella guerra in Iraq. Una terza analogia sta nel fatto che a Londra come a Madrid è presente una forte comunità islamica, all’interno della quale ricercare un supporto logistico. Non vi è dubbio che gli autori degli attentati di Londra hanno dimostrato di avere un’ottima conoscenza del Paese e degli obiettivi migliori da colpire».
    Se la pista islamica sarà confermata dalle indagini, c’è da temere una estensione dell’attacco jihadista in Europa?
    «Senz’altro. L’errore più grave che si può commettere è quello di sottovalutare i proclami lanciati da Bin Laden direttamente o attraverso i suoi più stretti collaboratori, da Ayman al-Zawahiri, la mente operativa del network terrorista, al suo luogotenente in Iraq, Abu Musab al- Zarqawi. La Gran Bretagna rientrava tra i Paesi da colpire, e così anche l’Italia, anch’essa colpevole agli occhi dei terroristi islamici di aver supportato la “crociata” contro l’Iraq».
    Il momento scelto per colpire. È solo casuale la coincidenza con l’apertura del G8 a Edimburgo?
    «Il jihad globalizzato dimostra di saper coniugare devastazione terroristica e massimo impatto mediatico; il jihad globalizzato si nutre di simboli, intreccia la sua agenda del terrore con quella dell’Occidente che intende combattere e annientare. Possiamo colpirvi come e quando vogliamo; siamo in grado di portare la guerra santa nel cuore delle vostre città: sono i messaggi di morte lanciati dal network di Al Qaeda con i massacri di Londra».
    C’è solo l’Occidente nel mirino di Al Qaeda?
    «No, l’altro obiettivo da colpire e annientare è l’Islam moderato, quello che scommette sulla possibilità di coniugare tradizione e modernità. È l’Islam “laico”, che cerca di costruire occasioni di confronto con l’Occidente, in particolare con l’Europa. È questo Islam riformatore che Bin Laden e i suoi seguaci intendono colpire, destabilizzare, al pari della multietnica Europa. Non appaia una coincidenza il fatto che nel giorno in cui i jihadisti colpiscono a Londra, dall’Iraq Al Qaeda annunci l’uccisione dell’ambasciatore egiziano».
    Cosa è oggi Al Qaeda?
    «Sbaglia chi pensa ad una organizzazione monolitica, gerarchizzata. Al Qaeda è una rete che delinea le direttrici generali del Jihad globalizzato, scandisce i tempi delle varie offensive, ma poi delega la fase dell’attuazione ai gruppi insediati localmente, che esercitano una loro autonomia. Ed è per questo che Al Qaeda è un nemico più difficile da combattere e sconfiggere, perché non ha più un centro individuabile in uno Stato, su un determinato territorio. Per questo non basterà l’eliminazione di Osama Bin Laden per disarticolare questa rete del terrore. Personalmente non ho mai creduto all’esistenza di una unica centrale, una sorta di “Direzione strategica” del variegato arcipelago armato islamico. Certamente, però, esistono dei forti vincoli, ideologi e operativi. Vincoli rafforzatisi nel “laboratorio iracheno”».
    Il mondo è ormai divenuto un unico campo di battaglia per i propugnatori del Jihad?
    «Nell’era della globalizzazione e dell’interdipendenza, anche l’”internazionale” islamica si è globalizzata. Il Medio Oriente resta sempre un’area privilegiata per gli integralisti, ma non vi è dubbio che, soprattutto a partire dall’11 settembre 2001, i jihadisti si siano orientati ad agire ovunque si aprono nuove contraddizioni ed emergono interessi di portata strategica per l’Occidente».

  6. #6
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    In Origine Postato da Roberto Mime
    Votare lo "Stato di guerra" subito e sospendere le libertà individuali con leggi speciali ad ok, questa è la soluzione migliore per garantirsi una profiqua sopravvivenza. Cosa aspetta l'Europeo medio a rifugiarsi sotto l'ombrello protettivo USA? Sarebbe ora di farla finita con penosi nazionalismi di destra e con ancor più penosi tentativi di costruire una nuova Unione Sovietica (questa volta europea). L'Europa è e sarà sempre un continente vassallo degli States, non c'è piagnisteo comunista o nostalgismo di destra che valga.
    Lo Stato di Guerra e le Leggi Speciali lasciamole fare ai sinistrati quando andranno al gobierno (se ci andranno...).

    Portiamo i remi in barca, invece, cerchiamo di contare solo sulle nostre forze perché il vile Spagnolo, l'infido Francese e il suo servo Tedesco non ci verranno in aiuto. Anzi...

    E se proprio ci servirà un ombrello, in questo siamo d'accordo, cerchiamo di non cambiare manico.

  7. #7
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: Il solito editoriale inutile e penoso di Galli Della Loggia

    In Origine Postato da blob21
    NOI EUROPEI SOTTO IPNOSI
    Mandato da Il Legno Storto Domenica, 10 luglio 2005, 07:29.
    Sfida ad Al Qaeda: perché non c’è impegno
    di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
    .................................................. .....................................


    Quante stronzate...

  8. #8
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    In Origine Postato da MrBojangles
    A proposito delle "conseguenze" della guerra:

    NABIL EL FATTAH
    L’esperto egiziano: Londra, un altro capitolo della Jihad globalizzata

    «È Baghdad il laboratorio sperimentale del terrorismo di Al Qaeda»

    «La scelta di colpire il più fedele alleato del “Grande Satana” americano; le dimensioni dei massacri; la spettacolarizzazione dell’atto terroristico;
    .................................................. .......................................
    interessante,e dimostra che l'esercito non serve a NULLA contro il terrorismo

  9. #9
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    In Origine Postato da blob21
    Sarebbe immorale che che la Sua moralità assolutamente minoritaria in questo Paese prevaricasse la nostra assolutamente maggioritaria.

    Siamo anche d'accordo con Lei che non è l'esercito convenzionale che può battere il terrorismo.

    Ma allora la domanda sorge spontanea: La Sua moralità (diversa dalla nostra) è in grado di esprimere qualche centinaio di cruci-kaze anti-islamico?

    Così fosse almeno si combatterebbe alla pari... E la Sua moralità potrebbe assurgere alla dignità che merita.

    In caso contrario, in questo stato laico, non vale un cazzo...

  10. #10
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    In Origine Postato da FreeFlag
    Sarebbe immorale che che la Sua moralità assolutamente minoritaria in questo Paese prevaricasse la nostra assolutamente maggioritaria.

    Siamo anche d'accordo con Lei che non è l'esercito convenzionale che può battere il terrorismo.

    Ma allora la domanda sorge spontanea: La Sua moralità (diversa dalla nostra) è in grado di esprimere qualche centinaio di cruci-kaze anti-islamico?

    Così fosse almeno si combatterebbe alla pari... E la Sua moralità potrebbe assurgere alla dignità che merita.

    In caso contrario, in questo stato laico, non vale un cazzo...
    Per quanto riguarda il terrorismo,a parte grida e strepiti furiosi mi piacerebbe conoscere la sua ricetta o soluzione contro il problema e quella di Galli della Loggia,considerato che la guerra (altrettanto criminale)no serve a un cazzo

 

 
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