dal quotidiano di LIBERO di oggi, 9 luglio 2005....
IL TABÙ Terrorismo islamico? Non si scrive
di MATTIAS MAINIERO
GIORNALI ITALIANI
Liberazione, il manifesto, l'Unità, Repubblica, in qualche modo persino il Corriere della Sera. Sembra che in Italia stia circolando una sorta di tacito ordine, una velina, e tutti si adeguano: vietato parlare di "terrorismo islamico". Islam è una parola che in Italia non si può scrivere, non si può associare alle stragi, alle bombe, agli autobus che saltano in aria, ai kamikaze, alla morte. Una parola in questi contesti impronunciabile, da mettere nel cassetto, da rinchiudere a chiave e cancellare persino dalla memoria. Non sforzatevi, non andate a consultare le collezioni dei giornali, le dichiarazioni, i comunicati stampa. Lo abbiamo fatto noi per voi. Una lettura deprimente, e in qualche caso anche inquietante. TERRORISTI ANONIMI Tutti sappiamo ciò che giovedì mattina è avvenuto a Londra, sappiamo dei morti e delle rivendicazioni. Sappiamo che a colpire non è stato un terrorismo generico, anonimo, sconosciuto, un'entità astratta che chissà perchè circola e semina morte nel mondo civilizzato, il nostro mondo. Ha colpito proprio il terrorismo di matrice islamica, quello che si ispira ad un'ideologia che legittima il massacro degli «infedeli », dei «crociati», dei «miscredenti », che trasforma gli uomini in robot della morte e che vorrebbe annientare i nostri valori per sostituirli con quelli dell'Islam radicale che decapita gli ostaggi e fa saltare in aria gli autobus. Un terrorismo che proprio per questi motivi ha aggredito l'Occidente. Lo sappiamo benissimo. Chi non lo sapeva o ne dubitava lo ha letto nelle rivendicazioni di Al Qaeda, nei messaggi di Osama Bin Laden, nelle incitazioni degli imam. Loro continuano a far finta di ignorarlo. FAVOLE E LIBERAZIONE Loro, Liberazione, quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista, tanto per fare un primo esempio, scrivono, addirittura in prima pagina nel grande titolo di apertura: «Il terrore arriva a Londra». E non riescono mai a dire da dove parta questo maledetto terrore. Parte dal nulla, secondo loro, da un favolistico, irreale mondo delle ingiustizie e della guerra. C'è la parola Occidente, sulla prima pagina di Liberazione, e ci cono i "Grandi del pianeta", i Signori del G8, New York, Scotland Yard, le città blindate, l'Europa pacifista e il solito appello di Bertinotti alla grande mobilitazione. Mai Osama Bin Laden, mai Saddam Hussein, mai l'Oriente, mai gli imam fuori di testa, gli sceicchi della morte, i kamikaze. In compenso ci sono alcuni stralci di pensiero che bisogna leggere, leggere per capire come ragionano questi qui. PUNTUALI E POTENTI Rina Gagliardi, che scrive l'editoriale. Il titolo, come si suol dire, è tutto un programma: «Puntuali e potenti». Si presume siano i terroristi, gli anonimi terroristi di Liberazione. Quella parola "potente", a noi personalmente, fa senso. La potenza ha in sè una carica quasi positiva, una forza, una capacità, un'efficacia. Potenza evoca l'autorità, suggerisce rispetto. Parliamo di attentatori, massacratori. Forse sbagliamo, forse esageriamo, diteci voi. E diteci anche come dobbiamo interpretare questa frase, che non è della Gagliardi ma appare sempre su Liberazione, sempre in prima pagina: «Dopo tre ore di imbarazzante silenzio, Scotland Yard si arrende all'evidenza: Londra è stata colpita al cuore...». Imbarazzante per chi, per cosa? Perchè la polizia non ha ammesso subito la potenza terroristica? Perchè Londra non ha alzato bandiera bianca? Perchè Liberazione parla come se stesse raccontando una partita di calcio, con le squadre in campo e pure i tifosi? SAPORE DI APOLOGIA Scrive Liberazione: «Tony Blair ha abbozzato una reazione, scomposta quanto prevedibile». Figuriamoci, quell'ometto di Blair che parla in pubblico, che non si accascia, che promette: «Cattureremo i responsabili». E quale sarebbe stata una reazione composta? La coda tra le gambe? Un Blair in lacrime che chiede scusa ai terroristi islamici? Un capo di Stato che ritira seduta stante le truppe dall'Iraq come vorrebbero Osama e i suoi seguaci? Non sappiamo voi. Noi, onestamente, trasecoliamo. E Liberazione, purtroppo, non è un caso unico. Liberazione è la punta di diamante, il concentrato di una mentalità distorta, del contorsionismo linguistico di chi non scrive "terrorismo islamico" perchè se lo scrivesse dovrebbe anche ammettere di non averne azzeccata una, di essersi schierati dalla parte sbagliata, quella dei resistenti che erano criminali e folli assassini, dei pacifisti che scendevano in piazza e accusavano il mondo occidentale. Gli attentati di Londra hanno messo a nudo mesi e anni di errori, cortei vuoti e pericolosi, manifestazioni di piazza che oggi più che mai hanno il sapore dell'apologia. E loro tacciono, non possono fare altrimenti. I PUDORI DEL CORRIERE Tace persino il Corriere della Sera, dove le parole proibite, "terrorismo di matrice islamica", in prima pagina le scrive solo Magdi Allam, che è un islamico e che dà lezione di coraggio e di intelligenza ad un intero giornale che nell'editoriale, pur ammettendo il lassismo dell'Europa e il sonno di un Continente che contro il terrorismo avrebbe potuto fare di più, parla di un indeterminato "fanatismo armato". I MACELLAI DELL'UNITA' Termini generici, perifrasi, giri di parole. E non solo sui giornali. Liberazione, quasi dandosi alla letteratura, ci sforna la "bestia selvaggia del terrore", che ricorda più i delitti satanici che le cattive interpretazioni dei versi del Corano. La Comunità di Sant'Egidio, in un messaggio inviato al governo britannico, preferisce "criminale barbarie", e non si sa a quale gruppo di camorristi o delinquenti comuni si stia riferendo. La Repubblica: terrorismo e Al Qaeda, che è sicuramente termine meno impegnativo rispetto ad Islam. Il manifesto: attacchi coordinati, vendicatori del Sud martoriato (martoriato ovviamente dagli americani guerrafondai). L'Unità: macellai, Bin Laden. E nient'altro. Poi le poche eccezioni, qualche giornale di centrodestra, qualche spirito libero che vaga fra i riformisti e non legge le veline, Comunione e Liberazione che in un comunicato scrive "radicalismo islamico", Libero, ovviamente. E il deserto, con qualche incredibile oasi di assurdità. L'ESPRESSO SCIVOLA L'Espresso, settimanale colpito dalla sfortuna e anche da un certo modo di ragionare. La copertina, è evidente, era stata studiata prima degli attacchi di Londra. Poi è arrivato il terrorismo islamico, l'innominabile, e il risultato è tragicamente esilarante. Grande titolo con foto di George Bush e stemma della "Central Intelligence Agency": «E così Cia». Ironico. Peccato che il giornale sia arrivato in edicola proprio all'indomani di Londra e dei massacri di ispirazione islamica e non americana. Sottotitolo: «Rapimenti, abusi e violenze. Basi militari e agenti segreti. Violazioni della sovranità. Ma in Italia gli americani possono fare quello che vogliono? ». Diciamo che è stato un infortunio giornalistico e chiudiamola qui, non prima però di avervi ricordato un altro titolo, questa volta a pagina 32: «Stati impuniti d'America». Gli Usa si indicano con nome e cognome, misfatti veri o presunti, intrighi probabili o solo inventati. L'Islam, terra di Osama Bin Laden e dei suoi compari è tabù, non si tocca, non si pronuncia. Perchè dire "terrorismo islamico" significa dire che quel terrorismo ha un volto e un nome. Significa conoscerne le origini, capire come ragione, come si muove, dove colpirà. Vuol dire combatterlo e forse magari anche riuscire a sconfiggerlo. Negare la sua esistenza è un altro discorso, che abbiamo cercato di farvi e che sicuramente tutti voi avrete compreso. "
Cordiali saluti




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