Attacco all'Europa?
di Daniele Scalea
sabato, 09 luglio 2005
Gli attentati di Londra, si ripete, sono "di matrice terroristica". Esiste, quindi, un "terrorismo" il cui fine sarebbe, appunto, il "terrore" fine a se stesso? E a cosa serve cercare gli autori materiali degli attentati se non s'individuano - e, soprattutto, non ci s'interroga seriamente su chi sono - i mandanti? Questi ed altri interrrogativi inevasi sono posti dall'articolo che segue...
Il 7 luglio 2005, un numero non ancora precisato (cinque? sei?) di bombe è esploso nella metropolitana e su una corriera di linea a Londra, provocando circa 50 vittime. Il primo ministro britannico, Tony Blair, è di corsa tornato dal vertice del G8 a Gleneagles per scagliarsi contro i «barbari» che hanno attaccato la sua capitale, col chiaro intento di ostacolare il G8 e, dunque, «la risoluzione di problemi fondamentali per l'umanità intera, come la povertà dell'Africa e l'inquinamento». Retorica a parte, può darsi che Blair, e dopo di lui Schroeder, abbiano una qualche ragione: forse chi ha compiuto gli attentati di Londra voleva impedire che al G8 si prendessero seri provvedimenti in materia di lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici. Spero di essere smentito, ma ho come l'impressione che il grande vincitore, a Gleneagles, sarà Bush: il quale otterrà di non raddoppiare gli aiuti ai paesi del Terzo Mondo, e soprattutto metterà definitivamente fuori discussione l'adesione degli USA al Protocollo di Kioto. Vincitore sarà anche lo stesso Blair: del quale si ricorderà il generoso impegno per Africa e ambiente, in parte vanificato dall'assurdo attacco contro Londra.
Attacco trattato, come da tradizione, in modo assolutamente oggettivo e asettico dai media occidentali e, in particolare, dai rinomati mezzi d'informazione italiani. Tant'è vero che, ancora prima che giungesse alcuna rivendicazione, i telegiornali di Mediaset parlavano senza condizionale d'attentato di Al Qaeda (cosa azzardata, riferendosi a un paese che ha già avuto esperienze del genere, per mano dell'IRA). Eppure, proprio noi italiani, meglio di chiunque altro, dovremmo conoscere la regola aurea degli attentati dinamitardi: per quanta acqua e indagini giudiziarie possano passare sotto i ponti, i responsabili rimangono sempre nascosti dietro un enorme punto interrogativo. Prima era colpa degli anarchici, poi dei fascisti; poi sì di servizi segreti, ma d'enigmatici "servizi deviati". Il problema, fondamentalmente, è che non vale quasi nulla pescare gli autori materiali del fatto, se poi non si sa chi li ha indirizzati, armati e addestrati a compierlo. E questa seconda parte è quella che sicuramente non si scopre mai. Poco importa scoprire che a Piazza Fontana o alla Stazione di Bologna gli ordigni furono piazzati da quello o da quell'altro neofascista: perché un fanatico da solo può a mala pena concepire un atto simile, figuriamoci portarlo a termine con successo! Egualmente, è possibile che a Madrid e Londra ad agire siano state delle persone di religione musulmana - è possibile ma non provato, perché il Corano "smarrito" nella capitale spagnola è una prova burlesca! - ma se non si scopre chi è il mandante, è come se non sapessimo nulla di quanto accaduto. Vicino al luogo dell'attentato, sottolineano i giornalisti, c'è una moschea "sospetta". E con ciò? Vogliamo davvero credere che un qualunque gruppo d'immigrati arabi, o d'indigeni convertiti all'Islam, possa da un giorno all'altro compiere simili attentati coordinati d'ampia portata contro obiettivi sensibilmente controllati dalle unità antiterrorismo? Staremmo davvero sognando. Qualcuno dotato di forti mezzi e competenze deve spalleggiarli. Entra allora in gioco la famigerata "Al Qaeda" di Bin Laden, uno spaventapasseri che può convincere solo spettatori assuefatti dai films di James Bond: poiché una "Spectre", nella realtà, non può esistere. Perché l'organizzazione di Bin Laden non sarebbe mai nata senza il sostegno decisivo della CIA: ma quando il cordone ombelicale è stato tagliato? Com'è possibile che gli agenti segreti non conoscano sufficientemente la struttura da loro stessi creata, per essere in grado di distruggerla? Com'è possibile che "Al Qaeda" sia riuscita ad evitare d'essere massicciamente infiltrata, non ostante cotanta origine? Tutte domande senza risposta: anche perché pochi le pongono, e nessuno ha voglia di rispondere. L'esperienza c'insegna che tutti i gruppi sovversivi, "terroristi", ecc. sono sempre infiltrati da strutture del governo (che del resto servono proprio a questo); si vedano le recentissime rivelazioni inerenti le Brigate Rosse. I governi occidentali hanno alle spalle la maggior parte della ricchezza mondiale, Bin Laden non ha più a disposizione neanche il suo personale patrimonio, bloccato (tardivamente) dalle autorità statunitensi dopo l'11 settembre 2001: la lotta appare impari eppure la vittoria per Washington sembrerebbe lontana. Al Qaeda, Bin Laden e al-Zarkawi, intanto, continuano a fornire alla Casa Bianca ottime giustificazioni per la propria politica estera aggressiva (tanto per usare un eufemismo). In Iraq, stando ai nostri media, parrebbe che l'esercito statunitense stia combattendo contro le armate di Al Qaeda e non, com'è ovvio, contro la guerriglia irachena preventivamente progettata dalle autorità ba'athiste: in tal modo, si fa dimenticare che gli USA hanno invaso uno stato sovrano e membro delle Nazioni Unite, e la guerra appare piuttosto rivolta contro il famigerato Bin Laden. Ma se anche ciò fosse vero, saremmo di fronte al più grave fallimento della politica nordamericana: la quale avrebbe tramutato un paese laico nemico del fondamentalismo, in un feudo di Al Qaeda. La figura e il ruolo di Bin Laden, col passare degli anni, si fanno sempre più contorti, sempre più enigmatici: sempre più prossimi a un casus belli con gambe e braccia per gli USA. Lo scriveva persino Machiavelli nel '500: se lo stato non ha un nemico, tanto vale che se lo crei. Ma seguire tale filone non ci porterebbe ad alcuna conclusione certa; torniamo piuttosto all'attentato di Londra.
Intuendo forse che, com'è tradizione, ai bombaroli non si potrà mai dare un volto e un nome al di là d'ogni ragionevole dubbio, i media hanno coniato la nuova espressione «di matrice terroristica». Il che, ovviamente, non significa nulla. "Terroristico" è attributo che si può conferire allo stile, alla tecnica dell'attentato, ma la "matrice", per definizione, presume che si parli dell'origine, della causa: cioè degli autori. Se non ché si sta tentando, da troppo tempo a questa parte, d'accreditare l'esistenza di un "Terrorismo" per definizione, il cui obiettivo, evidentemente, sarebbe il terrore fine a se stesso, e la motivazione un odio "insensato" per lo «Occidente». Siamo ormai vicini all'assurdo, a un'inquietante atmosfera orwelliana: i telegiornali non fanno più informazione, ma sono l'equivalente del "minuto dell'odio" in 1984. Alla massa dev'essere additato un nemico che sia cattivo a tutto tondo, ontologicamente malvagio. E gli attentati, per qualsiasi motivo siano stati compiuti, sono poi strumentalizzati per indurre alla bellicosità gli animi dei recalcitranti europei: ecco allora che sei bombe nella metropolitana di Londra sono un «attacco al cuore dell'Europa»!
L'Inghilterra "cuore dell'Europa"? La geografia lo nega, dato che la Gran Bretagna è un'isola situata a nord-ovest della penisola europea. Essa ha con l'Europa il medesimo rapporto che il Giappone ha con l'Asia: ufficialmente ne fa parte, ma da una parte e dall'altra si vedono gli abitanti al di là del braccio di mare come "diversi". Gli Inglesi hanno sempre avuto questa profonda convinzione d'essere differenti, e per certi versi superiori, agli abitanti del continente: in passato, addirittura, fantasticarono d'essere discendenti d'una qualche tribù israelita smarrita; quando i nordamericani vollero fregiarsi dello stesso titolo, gl'Inglesi l'abbandonarono snobisticamente, ma non rinunciarono mai al proprio sentirsi "diversi" e "unici". L'Inghilterra è, geograficamente parlando, a mala pena parte dell'Europa, figuriamoci se ne può rappresentare il "cuore".
Lo potrebbe allora essere in senso politico? No affatto. Londra è sempre stata più vicina a Washington che a Bruxelles, ha sempre osteggiato qualsiasi progetto d'integrazione europea che andasse al di là della sfera economica, ha sfruttato il diritto di veto conferitole dall'assurdo requisito dell'unanimità per paralizzare politicamente l'Unione Europea. L'Inghilterra non è il "cuore", ma la spina nel fianco dell'Europa!
Gli attentati alla metropolitana di Londra non sono stati un "attacco" al nostro continente, bensì misteriosi atti terroristici circoscritti alla sola isola britannica e che, come al solito, hanno colpito gente comune e innocente. L'isterico stracciarsi le vesti per le cinquanta sfortunate e innocenti vittime britanniche, è affatto ipocrita se poi s'ignora con freddezza le oltre 100.000 vittime dell'invasione angloamericana dell'Iraq. Nemmeno i nazisti si sarebbero mai sognati di dire: «Un tedesco vale 2000 arabi»: Hitler era molto più modesto, e molto meno razzista, dei nostri occidentalisti!
I politici, giornalisti e intellettuali filamericani hanno riportato in Europa spettri di cui speravamo d'esserci liberati per sempre: da quanti decenni non si sentiva più affermare che Europa e Nordamerica sarebbero «il mondo civilizzato», sottintendendo così che il resto del globo sarebbe mercé dei «barbari»?! Ebbene, signori, siamo tornati all'età del colonialismo: una battaglia in nome del relativismo culturale, dell'autodeterminazione dei popoli, e del multipolarismo geopolitico è oggi più necessaria che mai.




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