Verso il Forum dell'11 luglio. Regioni e associazioni: chiudere i Cpt è un dovere
di Valentina Petrini


In principio avevano aderito in nove. Poi in 11 e adesso sono 13 i presidenti di Regione che l’11 luglio saranno a Bari per prendere parte al Forum nazionale per la chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea voluto dal neoeletto governatore della Puglia Niki Vendola. Un risultato inaspettato, dicono dallo staff di Vendola, forse perché dopo i proclami del ministro dell’Interno Beppe Pisanu a favore dell’apertura di un Cpt in ogni regione, non si sperava che l’adesione all’iniziativa fosse così massiccia.

Oltre alla Puglia, le Regioni che hanno risposto all’appello di Vendola, sono la Basilicata, la Campania, la Calabria, il Lazio, l’Abruzzo, la Toscana, l’Emilia Romagna, la Liguria, il Piemonte, il Friuli Venezia Giulia, l’Umbria e le Marche. Tutti “dissidenti” per Pisanu, secondo il quale «di fronte a una minaccia grave come quella dell'immigrazione clandestina chi propone di aprire indiscriminatamente le frontiere e nello stesso tempo di chiudere i Cpt, è solo un irresponsabile».

Eppure il Forum nasce proprio perché lo strumento dei Cpt per combattere e ostacolare gli ingressi clandestini ha ampliamente dimostrato la sua inefficacia, visto che, stando anche agli ultimi due documenti prodotti dalla Corte dei Conti sulla gestione del fenomeno migratorio, gli sbarchi non sono diminuiti e la presenza di irregolari sul nostro territorio sembrerebbe leggermente inferiore rispetto agli anni precedenti ma solo grazie alle deportazioni di massa verso la Libia in seguito alle quali centinaia e centinaia di immigrati spariscono nel nulla. Come se dall’Italia non fossero mai transitati...

La macchina organizzativa è andata avanti, noncurante delle polemiche politiche che questo Forum ha sollevato nella maggioranza, forte del fatto che in meno di due settimane anche tutto il mondo dell’associazionismo ha deciso di dare il suo sostegno non solo partecipando a quella giornata ma attivandosi perché riesca.

«Il Forum si terrà a Bari l'11 luglio e rinnovo il mio invito -ha dichiarato Vendola- non soltanto agli altri governatori o a chi svolge un ruolo istituzionale, ma soprattutto alla società civile: cittadini, associazioni, movimenti, invito tutti gli uomini di cultura liberale, perché partecipino e si decidano a non tacere. Verrà un giorno in cui, in Italia, la coscienza democratica si vergognerà dell'esperienza dei Cpt». E a Pisanu risponde: «Pensa di chiudere la discussione con toni perentori e un po' terroristici, ma si sbaglia, perché gran parte della coscienza democratica e civile di questo paese vuole chiudere questa vergogna: i Cpt sono inutili, dannosi, contengono una lesione grave alla nostra civiltà, al nostro stato di diritto. Purtroppo, con i Cpt, è stata inventata la detenzione amministrativa».

E’ il primo atto politico corale dopo l’entrata in vigore dell’autonomia delle Regioni, il che fa pensare che i governatori vogliano avvalersi dei loro diritti non sono esprimendo un’opinione su questo strumento per combattere l’immigrazione clandestina, ma proponendo un’alternativa.

La Fiera del Levante è la sede prescelta per ospitare il Forum. Padiglione numero sette: lo stesso che un paio di settimane fa ha ospitato Romano Prodi e la sua Fabbrica del programma. Uno spazio molto ampio, quindi, in grado di accogliere centinaia di persone, il che lascia presupporre che Vendola conti in un’ampia partecipazione anche della società civile. E i segnali che così sarà, già ci sono tutti.

Sono ormai anni che le associazioni e i comitati in difesa dei diritti dei migranti denunciano le gravi violenze perpetuate in queste strutture, nonché l’inefficienza del mezzo per il contrasto della clandestinità. La stessa Corte dei Conti nella relazione del 2003 denunciava come solo il 40% di coloro che transitavano nei Cpt lasciava realmente l'Italia per tornare nei paesi d'origine. I più restano e cercano lavoro rendendo praticamente inutile la loro permanenza, anche fino a due mesi, in uno di questi Centri. Per non parlare dei costi che queste strutture hanno sul bilancio dello Stato. Fino a 100 euro al giro per immigrato, molto di più del costo di una pensione completa, quando di fatto, questi Cpt presentano carenze strutturali che non giustificano per niente tali cifre. Il clima di mistero, poi, che avvolge i Centri di Permanenza comincia a disturbare chi quotidianamente lavora e opera come mediatore per accogliere e sostenere coloro che sbarcano in Italia dopo tragiche e sofferte traversate nei mari. Entrare in un Cpt è praticamente impossibile per volontari e associazioni che faticano ad ottenere i permessi anche solo per dare assistenza medica e legale.

Eppure nonostante questo, il ministro degli Interni e il governo continua per la sua strada difendendo e sponsorizzando l’ipotesi di un Cpt in ogni regione e scegliendo la linea dura verso chiunque provi ad arrivare sulle nostre coste, siano questi richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni o semplicemente uomini e donne con la voglia di lavorare e rifarsi una vita.

I giudici contabili nella Relazione del 2004 hanno anche evidenziato come sempre più massiccia sia l’opposizione dei cittadini stessi all’apertura di nuovi Centri. I Cpt sono a tutti gli effetti carceri e questa è la percezione che si ha di tale istituto dall’esterno, anche se la legge scrive a chiare lettere che si tratta di Centri di Accoglienza dove lo straniero non è un detenuto ma un ospite. Perché dunque i continui casi di disordine interni? Perché i tentativi di suicidio e autolesionismo? Perché i respingimenti di massa nel giro di 24/48 ore senza che ci sia il tempo per i mediatori e gli avvocati di parlare con gli stranieri e metterli al corrente dei loro diritti?

Tutti argomenti che non interessano a Pisanu per il quale «è in atto da tempo una furibonda campagna politica contro le iniziative del governo nella gestione del fenomeno migratorio e in questo clima si sono inseriti eversori e terroristi, con assalti alle strutture e attentati ai volontari».

Come se organizzazioni come l’Arci, Medici Senza Frontiere o Amnesty International, solo per citarne alcune delle più note che fanno parte del lungo cartello di sigle che chiede la chiusura di queste strutture, critichino i Cpt solo per ragioni politiche e non di natura umanitaria e legale. Se alle considerazioni di Pisanu uniamo poi che anche due tra i maggiori sindacati di categoria della Polizia, il Silp e il Siulp, hanno espresso critiche durissime contro tali centri, di lotta politica di certo non si può più parlare.

«Sento risuonare espressioni come "espulsioni di massa", "deportazioni" e "lager". Da italiano me ne sento offeso –ha dichiarato Pisanu poco dopo la notizia del Forum contro i Cpt- e come ministro dell' Interno ho il dovere di respingerle. Possiamo dire a voce alta che l'Italia ha salvato migliaia di vite umane, intervenendo non solo nelle acque interne, ma anche in quelle internazionali».

Pisanu, rimuove l'odissea della Cap Anamur, la nave approdata un anno fa a Porto Empedocle con 37 immigrati che, nonostante si fossero dichiarati sudanesi, furono espulsi. E con la Cap Anamur rimuove il relativo richiamo della corte di Strasburgo. Sottolineando che «l'equazione immigrati uguale criminali è infondata e incivile», preferisce mettere sul tavolo qualche cifra: a Lampedusa, tra l'autunno 2004 e il marzo di quest'anno, sono sbarcate più di tremila persone. Parla di «gruppi familiari ricongiunti», dice che «a tutti è stata data la possibilità di chiedere asilo». Si vanta per le 965 persone che nello stesso periodo avrebbero fatto domanda d’asilo, anche se «oltre la metà sono fuggiti». E poi, ma quali deportazioni, i respinti in Libia sarebbero 1.647 immigrati, 126 i rimpatriati direttamente in Egitto, e ancora: 88.501 gli espulsi nel 2002, 65.163 nel 2003, 59.965 nel 2004. E per quest'anno siamo a quota 25.636, ma il 2005 è ancora in corso e l’esperienza degli anni passati insegna che fino a ottobre inoltrato c’è sempre tempo per i rimpatri.

Coloro che l’11 saranno a Bari racconteranno un’altra storia. Più complessa e umanamente più pesante. Pisanu dimentica anche le dichiarazioni del deputato francese Francis Wurtz che, in visita a Lampedusa la scorsa settimana, ha denunciato all’uscita dal centro, condizioni «al limite dell'accettabile dal punto di vista umano e legale».

Anche nel centrosinistra il superamento dei Cpt è diventato uno dei temi di discussione centrali. Che tali strutture siano andate oltre gli intenti iniziali è sotto gli occhi di tutti, ma mentre per alcuni, come per il diessino Napolitano, parlare di chiusura dei Cpt è sbagliato e avventato, perchè il vero problema è nella gestione di questi Centri no nell'istituto in se, altri sempre nei Ds, condividono le istanze di Vendola: «Il governo», dice per esempio il senatore diessino Massimo Brutti, «deve scrivere una nuova legge. I Cpt non sono umanizzabili». Lo stesso Prodi fa sapere che, se dovesse governare, modificherebbe la legge e anche i centri. Ma Pisanu non demorde e addirittura rilancia: «Sono indispensabili», dice, «potrebbero anche gestirli le autonomie locali, oppure l'Organizzazione internazionale per le migrazioni o il Consiglio italiano per i rifugiati».

Si parte il 10 luglio quando le associazioni e i Forum cittadini si incontreranno sempre a Bari per un’assemblea nazionale sul tema dell’immigrazione e dei diritti che la Bossi-Fini viola sistematicamente nel trattamento degli stranieri. «Le dichiarazioni di Vendola, in particolare la convocazione per l’11 luglio di un Forum dei Presidenti delle Regioni contro i CPT –spiega Erminia Ricci dellaReteNoCpt pugliese- hanno aperto uno scontro istituzionale tuttora in atto. Chiediamo a tutti di prendere posizione su alcuni temi, di non tacere e dire la propria».

Erminia Ricci della ReteNoCpt di Bari spiega che l’appuntamento del 10 è nato proprio sulla scia del Forum dei presidenti di regioni. «Sono anni che ci mobilitiamo ma non siamo mai stati presi seriamente, forse questo è il momento. Il governo ci chiede un patto di sicurezza, rispondiamo che l’unica sicurezza è data dal concreto accesso al reddito e alla cittadinanza per tutti e tutte».

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