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    Arrow Vincere il male con il bene. L'esempio di Giovanni Paolo II

    Vincere il male con il bene. L'esempio di Giovanni Paolo II

    di Mattia Bianchi/ 08/07/2005


    Mai come oggi diventano attuali le parole del messaggio per la giornata mondiale della pace del 2005, scritte da papa Wojtyla. Un programma di vita e di azione politica per il futuro.




    Un invito a riflettere su come ogni uomo e ogni nazione possono ricercare la grande conquista della pace. In occasione della giornata mondiale della pace del 2005, Giovanni Paolo II donò al mondo una delle pagine più belle del suo pontificato. Vi proponiamo alcuni stralci del messaggio ''Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”: parole di speranza che assumono oggi una forza singolare...

    All'inizio del nuovo anno, torno a rivolgere la mia parola ai responsabili delle Nazioni ed a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che avvertono quanto necessario sia costruire la pace nel mondo. Ho scelto come tema per la Giornata Mondiale della Pace 2005 l'esortazione di san Paolo nella Lettera ai Romani: « Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (12,21). Il male non si sconfigge con il male: su quella strada, infatti, anziché vincere il male, ci si fa vincere dal male. (...) La pace è un bene da promuovere con il bene: essa è un bene per le persone, per le famiglie, per le Nazioni della terra e per l'intera umanità; è però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene. Si comprende allora la profonda verità di un'altra massima di Paolo: « Non rendete a nessuno male per male » (Rm 12,17). L'unico modo per uscire dal circolo vizioso del male per il male è quello di accogliere la parola dell'Apostolo: « Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (Rm 12,21).

    Fin dalle origini, l'umanità ha conosciuto la tragica esperienza del male e ha cercato di coglierne le radici e spiegarne le cause. Il male non è una forza anonima che opera nel mondo in virtù di meccanismi deterministici e impersonali. Il male passa attraverso la libertà umana. (...) A cercarne le componenti profonde, il male è, in definitiva, un tragico sottrarsi alle esigenze dell'amore. (...) Volgendo lo sguardo all'attuale situazione del mondo, non si può non constatare un impressionante dilagare di molteplici manifestazioni sociali e politiche del male: dal disordine sociale all'anarchia e alla guerra, dall'ingiustizia alla violenza contro l'altro e alla sua soppressione. Per orientare il proprio cammino tra gli opposti richiami del bene e del male, la famiglia umana ha urgente necessità di far tesoro del comune patrimonio di valori morali ricevuto in dono da Dio stesso. Per questo, a quanti sono determinati a vincere il male con il bene san Paolo rivolge l'invito a coltivare nobili e disinteressati atteggiamenti di generosità e di pace (cfr Rm 12,17-21).

    (...)

    Alla sua luce non possono non essere stigmatizzati con vigore i mali di carattere sociale e politico che affliggono il mondo, soprattutto quelli provocati dalle esplosioni della violenza. In questo contesto, come non andare con il pensiero all'amato Continente africano, dove perdurano conflitti che hanno mietuto e continuano a mietere milioni di vittime? Come non evocare la pericolosa situazione della Palestina, la Terra di Gesù, dove non si riescono ad annodare, nella verità e nella giustizia, i fili della mutua comprensione, spezzati da un conflitto che ogni giorno attentati e vendette alimentano in modo preoccupante? E che dire del tragico fenomeno della violenza terroristica che sembra spingere il mondo intero verso un futuro di paura e di angoscia? Come, infine, non constatare con amarezza che il dramma iracheno si prolunga, purtroppo, in situazioni di incertezza e di insicurezza per tutti? Per conseguire il bene della pace bisogna, con lucida consapevolezza, affermare che la violenza è un male inaccettabile e che mai risolve i problemi. « La violenza è una menzogna, poiché è contraria alla verità della nostra fede, alla verità della nostra umanità. La violenza distrugge ciò che sostiene di difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani ».4 È pertanto indispensabile promuovere una grande opera educativa delle coscienze, che formi tutti, soprattutto le nuove generazioni, al bene aprendo loro l'orizzonte dell'umanesimo integrale e solidale, che la Chiesa indica e auspica. Su queste basi è possibile dar vita ad un ordine sociale, economico e politico che tenga conto della dignità, della libertà e dei diritti fondamentali di ogni persona.

    (...)

    Di fronte ai tanti drammi che affliggono il mondo, i cristiani confessano con umile fiducia che solo Dio rende possibile all'uomo ed ai popoli il superamento del male per raggiungere il bene. Con la sua morte e risurrezione Cristo ci ha redenti e riscattati « a caro prezzo » (1 Cor 6,20; 7,23), ottenendo la salvezza per tutti. Con il suo aiuto, pertanto, è possibile a tutti vincere il male con il bene. Fondandosi sulla certezza che il male non prevarrà, il cristiano coltiva un'indomita speranza che lo sostiene nel promuovere la giustizia e la pace. Nonostante i peccati personali e sociali che segnano l'agire umano, la speranza imprime slancio sempre rinnovato all'impegno per la giustizia e la pace, insieme ad una ferma fiducia nella possibilità di costruire un mondo migliore. Se nel mondo è presente ed agisce il « mistero dell'iniquità » (2 Ts 2,7), non va dimenticato che l'uomo redento ha in sé sufficienti energie per contrastarlo. Creato ad immagine di Dio e redento da Cristo « che si è unito in certo modo ad ogni uomo », questi può cooperare attivamente al trionfo del bene. L'azione dello « Spirito del Signore riempie l'universo » (Sap 1,7). I cristiani, specialmente i fedeli laici, « non nascondano questa speranza nell'interiorità del loro animo, ma con la continua conversione e la lotta “contro i dominatori di questo mondo di tenebra e contro gli spiriti del male” (Ef 6,12) la esprimano anche attraverso le strutture della vita secolare ». Nessun uomo, nessuna donna di buona volontà può sottrarsi all'impegno di lottare per vincere con il bene il male. È una lotta che si combatte validamente soltanto con le armi dell'amore. Quando il bene vince il male, regna l'amore e dove regna l'amore regna la pace. È l'insegnamento del Vangelo, riproposto dal Concilio Vaticano II: « La legge fondamentale della perfezione umana, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità ».

    (...)

    In quest'anno dedicato all'Eucaristia, i figli della Chiesa trovino nel sommo Sacramento dell'amore la sorgente di ogni comunione: della comunione con Gesù Redentore e, in Lui, con ogni essere umano. È in virtù della morte e risurrezione di Cristo, rese sacramentalmente presenti in ogni Celebrazione eucaristica, che siamo salvati dal male e resi capaci di fare il bene. È in virtù della vita nuova di cui Egli ci ha fatto dono che possiamo riconoscerci fratelli, al di là di ogni differenza di lingua, di nazionalità, di cultura. In una parola, è in virtù della partecipazione allo stesso Pane e allo stesso Calice che possiamo sentirci « famiglia di Dio » e insieme recare uno specifico ed efficace contributo all'edificazione di un mondo fondato sui valori della giustizia, della libertà e della pace.



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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    IL MONDO IN CARCERE


    Il cappellano don Tudini: «Un gesto nobile da parte di queste 22 persone per manifestare la loro amicizia verso il Pontefice». Durante la piéce sono state lette poesie del Papa polacco

    Avezzano, reclusi mettono in scena l’«amico Karol»

    L'iniziativa è stata promossa dalla direzione e dagli ospiti dell'istituto

    Da Milano Filippo Rizzi

    Il ricordo e le opere del grande papa Giovanni Paolo II, recentemente scomparso, sono riusciti a compiere un grande gesto: abbattere il muro di indifferenza e di silenzio che circonda una istituzione totale come quella del carcere.


    Alcuni mesi fa infatti i 44 detenuti della Casa Circondariale San Nicola di Avezzano, appartenenti ad ogni credo religioso, si sono stretti in preghiera nel giorno della morte del grande Pontefice polacco ma soprattutto hanno voluto scoprire pian piano, grazie alla sapiente regia del cappellano don Francesco Tudini, attraverso filmati, libri e documentazioni chi era Karol Wojtyla, «l'uomo venuto da lontano».


    E così ieri alle 18 per tributare la loro amicizia e affetto verso «Karol il Grande» il Papa del Giubileo e della richiesta nel 2000 di indulto per le pene dei carcerati italiani circa 20 detenuti, tra di loro tre islamici, hanno allestito una rappresentazione scenica denominata «Un ricordo per il grande Papa».

    Oltre agli agenti di custodia e al direttore del penitenziario Sergio Romice alla manifestazione è stata concessa la possibilità di partecipare a tutti i cittadini di Avezzano, senza un particolare permesso di ingresso.

    «L'idea è stata quella di allestire - spiega il cappellano - la manifestazione nel cortile esterno della Casa circondariale quasi a mostrare alla città la normalità dei nostri detenuti, la loro voglia di reinserirsi pienamente nella società. Il nostro è un appello a tutta la città e soprattutto agli imprenditori per mostrare loro che il carcere è un luogo aperto e non chiuso al mondo».

    A fare da corollario a tutta la rappresentazione è stata la figura di Giovanni Paolo II attraverso i suoi scritti, i suoi gesti, il suo misticismo. «Pensi che l'idea di dedicare uno spettacolo a Papa Wojtyla - annota con una punta di emozione don Tudini - ha talmente contagiato i nostri detenuti che molti di essi si sono messi in gara per ottenere una parte nella piéce teatrale e addirittura un giovane, che ha appena scontato la sua pena, ha chiesto al magistrato di sorveglianza di tornare tra le mura del circondario per recitare una poesia».


    E così pian piano si è messa in moto la macchina organizzativa per far pervenire tutto il materiale necessario per la manifestazione: dai testi dei canti alle chitarre, alle trombe.

    «Un religiosa molto vicina alla nostra comunità carceraria - osserva don Francesco - ha fatto da filtro per far raggiungere ai detenuti tutto il necessario per la messa in scena».


    Filo conduttore dello spettacolo è stato soprattutto quello di ricollegarsi alla figura di Karol Wojtyla poeta. «I temi affrontati dai nostri detenuti - osserva - sono tratti da alcune poesie di Giovanni Paolo II e sono accompagnati da 5 canti. Tra i tanti testi del magistero del Pontefice abbiamo scelto la poesia perché poteva rappresentare per gli ospiti della nostra Casa circondariale il modo più semplice e il veicolo più adatto per raggiungere la sensibilità di tutti i carcerati».

    Nel corso di questi mesi i detenuti si sono attrezzati come in un piccolo laboratorio di arte e di spettacolo pur di arrivare pronti per la messa in scena di ieri. «Quello che ha colpito - sottolinea don Tudini - è stata la loro determinazione e autonomia nel prepararsi. Hanno dato loro il tempo alle prove. Lo spunto sono stati i filmati ma anche la loro emozione sull'impatto mediatico che ha provocato nei loro cuori la morte del Papa».

    Nelle mura di questo piccolo carcere di provincia questa iniziativa ha permesso di portare qualche spiraglio di luce nel buio opaco di chi vive tra le sbarre. «Credo di sì - sorride don Tudini - perché i detenuti si sono sentiti dei veri protagonisti e hanno riconosciuto in Papa Wojtyla un amico delle loro attese e preghiere più intime».

    www.avvenire.it
    Fraternamente Caterina
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  3. #3
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    Tito 1:15 Tutto è puro per quelli che sono puri; ma per i contaminati e gli increduli niente è puro; anzi, sia la loro mente sia la loro coscienza sono impure.
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    vincere il male col bene è la più alta meditazione cristiana che riesco a concepire, un mistero inesauribile, capirlo è lo scopo dell'esistenza perchè così facendo si adora Dio.
    la pena di morte minaccia il valore assoluto della vita umana! Ma anche l’esistenza del puro che subisce un oltraggio, sia pur non letale, ha valore assoluto; noi dobbiamo scegliere il male minore, e se è vero che la santità più santa, sarà sempre più estrema della malvagità più bieca, come il fuoco più fulgido lo sarà del gelo più gelido... allora, ci sarà dato raggiungere la pietà dell’altissimo, anche attraverso... il nero portale del peccato!

 

 

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