Non saremo mai un Paese illiberale»
Un Blair a cuore aperto ha voluto parlare agli inglesi colpiti dal lutto per il terribile attentato. Lo ha fatto ai microfoni della Bbc. Il giornalista inizia chiedendo al premier se ha mai sentito in cuor suo che fosse impossibile prevenire quanto è accaduto giovedì. «Ho sempre detto che ero convinto che i terroristi ci avrebbero provato; in molti paesi del mondo lo hanno già fatto ed era prevedibile che ci avrebbero provato anche nel nostro paese. La cosa tragica è che ci sono riusciti».
Cosa significa quello che è accaduto, per il nostro paese?
«I britannici hanno una profonda capacità di reazione e i londinesi hanno risposto in modo straordinario. I cittadini inglesi non si lasceranno terrorizzare. Sono convinto che le nostre abitudini non cambieranno, anche se ora ovviamente tutti piangiamo quelle vite spezzate in modo così brutale».
Da un lato lei afferma che abbiamo una forte capacità di reazione, che bisogna guardare avanti e che solo così si sconfigge il terrorismo; dall'altro abbiamo l'introduzione delle carte d'identità, il rafforzamento dei controlli e delle misure di sicurezza come i blocchi di cemento nelle strade di Londra, gente arrestata per prediche ritenute pericolose nelle moschee. La teoria in una direzione, la pratica in un'altra: non c'è il rischio di diventare una società illiberale? Se così fosse, non vorrebbe dire che il terrorismo ha già vinto?
«Se diventassimo una società illiberale, certo, ma non credo sia così. Tutti i paesi hanno dovuto adottare misure straordinarie per combattere il terrorismo. È un peccato, certo, ma se ci sono persone che si comportano in modo così irresponsabile le democrazie devono proteggersi. Credo tuttavia che sotto molti aspetti il nostro paese rimanga un modello, una società aperta, multirazziale, multireligiosa, multiculturale, e credo che di questo dobbiamo essere orgogliosi».
Non teme che quando un governo si sente sotto pressione, quando dilaga la paura, quando si è costretti a diffondere allarmi su possibili attentati, si corra il rischio di scivolare lentamente verso una forma di autoritarismo? Non è un pericolo questo, per un governo che afferma di non volere una società illiberale?
«Bisogna essere molto cauti. Non è questa la sede per scendere nei dettagli delle varie proposte di legge che stiamo portando avanti. Quello che però deve essere chiaro è che sono previste fortissime limitazioni all'autorità del governo e che viene salvaguardato il principio del giusto processo; abbiamo inoltre introdotto una legge che tutela i diritti umani e che consente ai cittadini di ricorrere contro le decisioni del governo. Infine, la legge antiterrorismo è stata bocciata dalla Camera dei Lord proprio perché giudicata in contrasto con i diritti umani, e noi lo abbiamo accettato anche se in disaccordo: è così che funziona una società demcratica».
Passiamo al tema delle carte d'identità, un provvedimento in parte giustificato in nome della lotta al terrorismo: lei pensa davvero che sarebbero servite a prevenire i fatti di Londra?
«Il provvedimento sulle carte d'identità va visto in un quadro piu ampio, come un metodo per controllare chi esce e entra dai confini nazionali e vi circola all'interno, in modo perfettamente compatibile con la salvaguardia dei diritti individuali. Credo che di fronte a questo tipo di terrorismo la soluzione non possa essere esclusivamente il ricorso a misure di sicurezza. Un governo deve fare tutto ciò che è necessario per proteggere i suoi cittadini, ma quando ci sono persone disposte a salire su una metropolitana o su un autobus e a farsi saltare in aria facendo strage di civili innocenti, non si può fare nulla. Ecco perché in definitiva, fermo restando che è necessario adottare ogni possibile misura, l'obiettivo deve essere fare piazza pulita di questa tragica visione della purezza dell'Islam. Gli imam delle moschee devono affermare a chiare lettere, come stanno già facendo e io lo apprezzo fortemente, che questa visione dell'Islam è inaccettabile e assolutamente in contrasto con i veri insegnamenti dell'Islam. E infine bisogna creare le basi per un mondo più equo e solidale. Su un punto credo che siamo tutti d'accordo: il nostro modo di vivere ha qualcosa di assai speciale in termini di democrazia; la nostra condanna del terrorismo non riguarda solo la condanna per le perdite di vite umane, ma è anche l'avversione nei confronti di chi cerca di cambiare il mondo attraverso il ricorso a questi atti barbarici e violenti. Noi resisteremo».
Come individuo, Le è mai passato per la mente in questi ultimi giorni che se non fossimo scesi in guerra tutto questo forse ci sarebbe stato risparmiato?
«Guardate, posso dirvi quello che ho visto al G8: Putin si era fieramente opposto alla guerra in Iraq, eppure c'è stata Beslan; pensiamo a quello che è avvenuto a Bali. Anche dopo il cambio di governo a Madrid, i terroristi stavano pianificando altri attentati, e per la fortuna del popolo spagnolo sono stati fermati in tempo. Ma pensiamo all'11 settembre, che è stato il motivo per cui siamo andati in Afghanistan. L'11 settembre è avvenuto prima dell'Afghanistan, prima dell'Iraq. Io credo che questo terrorismo abbia radici molto profonde. L'unico modo per affrontarlo è estirparlo alla radice».
Cosa intende per estirparlo alla radice?
«Creare le basi per il dialogo e la comprensione tra le diverse fedi religiose, affrontare e risolvere alcune delle questioni critiche in Medio Oriente in modo che la gente lì capisca che c'è un cammino chiaro e sicuro verso la democrazia e sia invogliata a prenderlo ».




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