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    Predefinito R. Coomaraswamy: Può la Tradizione "evolversi"?

    Posto questo interessante capitolo di un libro di Rama Coomaraswamy relativo ad un punto della polemica intorno al Concilio Vaticano II che è stato recentemente affrontato anche qui su POL (in entrambi i forum di ispirazione cattolica). Chiedo da subito scusa per lo stile non eccellente della traduzione, ma è stato un lavoro compiuto un pò di fretta in un momento libero di ieri pomeriggio.

    Il libro in questione è "La distruzione della Tradizione Cristiana", e può essere scaricato gratuitamente (in lingua spagnola) al seguente indirizzo: http://www.euskalnet.net/graal/index6.htm

    Rama Coomaraswamy è un sacerdote cattolico sedevacantista che ha aderito alla Tesi di Cassiciacum. Credo che l'unico punto di divergenza tra la sua posizione e quella della maggior parte degli utenti di questo forum sia che egli è anche un convinto sostenitore del pensiero di Renè Guènon.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  2. #2
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    Predefinito

    Può la Tradizione “evolversi”? è possibile “sviluppare” la dottrina?
    di Rama Coomaraswamy

    I teologi post-Vaticano II di ogni tendenza ammettono francamente che l'insegnamento della Chiesa ha subito dei cambiamenti per quanto riguarda una moltitudine di questioni. Orbene, se la fede fu rivelata nella sua pienezza con Cristo e gli apostoli, e se la Chiesa ha come parte della sua funzione la conservazione di questo "deposito" della Fede senza cambiamento, come possiamo spiegarci allora le sue posizioni "cangianti"?. La risposta modernista è che la dottrina "evolve" e si sviluppa. Ma fino a che cosa punto può essere considerato cattolico un simile concetto?
    L'applicazione della dottrina alla variazione delle circostanze e l'estrazione delle sue implicazioni a seconda dell’evolversi dei tempi possono essere viste come un "sviluppo", come certamente può essere vista così la necessità di rendere esplicito ciò che, in un'epoca più antica, era solamente implicito. Ma la dottrina, e la tradizione che ne è il veicolo, non possono svilupparsi o evolversi alla maniera darwinista, soprattutto per quanto riguarda quella Verità che ci fu trasmessa da Cristo e dagli apostoli. Il concetto promulgato dal Vaticano II, secondo cui "la tradizione della Chiesa è una tradizione di progresso nella comprensione della verità", non potrà mai essere accettato da un fedele cattolico come vorrebbero interpretarlo i modernisti. Il dogma può venire chiarito, ovvero essere meglio definito dal Magistero, come parte della sua funzione di conservare quanto venne rivelato, e questo abitualmente in risposta ad un'eresia che sfida una verità di fede, ma in sé non cambia e non può cambiare. Inoltre, la maniera nella quale gli insegnamenti della Chiesa sono stati definiti è stata sempre esplicita e chiara, e l'unica ragione possibile per la quale qualcuno voglia definirli in altri termini o cambiarne la redazione è quella di introdurre in esse un elemento di ambiguità tale che permetta molteplici interpretazioni.
    Dovrebbe essere assolutamente chiaro che o la Verità è importante, ed allora non cambia, oppure cambia ed allora non ha nessuna importanza. Dopo tutto, la Verità è come un tutto eterno, e pertanto è impossibile che sia passibile di qualunque genere di miglioramento o progresso. Inoltre, il supporre che le nostre menti siano più progredite rispetto ai tempi di Cristo, o ancora, pensare che noi abbiamo potuto sviluppare o evolvere una maggior profondità nella comprensione della Verità rispetto a quella che aveva Nostro Signore o gli Apostoli è una delle palesi assurdità proprie dei nostri tempi [1]. Come disse il Cardinale Newman: "I santi apostoli conoscevano senza parole tutte le verità relative alle alte dottrine della teologia che in seguito gli apologisti riformularono con animo pio e caritatevole, e che svilupparono con la forza dell’argomentazione" (Essays and Discourses).
    A rischio di voler enfatizzare ciò che invece è ovvio, dovrebbe essere evidente che, una volta che il Magistero assume una posizione definitiva in merito ad un dato argomento dottrinale, nessuna posizione posteriore può contraddirlo.
    Non possono esserci due affermazioni contraddittorie relative ad uno stesso principio rivelato che siano parimenti vere. E questo è vero tanto per il Magistero Universale Ordinario come per il Magistero Solenne. L’idea che la Verità possa cambiare va contro la dottrina dell’indeffettibilità della Chiesa sancita dal versetto che dice: "Ecco, Io starò con voi per tutti i giorni che verranno, fino alla fine del mondo" (Mt. 28; 20), e quelli che sostengono un'altra cosa stanno dicendo in realtà che la Chiesa ha precedentemente insegnato l'errore, o che lo sta insegnando ora. Non c'è da sorprendersi che la nuova Chiesa postconciliare desideri nascondersi dietro la scusa secondo cui in realtà niente di quanto riguarda l’ambito del de fide definita sia cambiato, il che è la medesima scusa secondo cui la tradizione si riferisca unicamente al dogma. L'idea secondo cui la Chiesa possa cambiare costantemente insegnamento in merito ad una certa dottrina equivale ad “adulterare” il suo insegnamento, ovvero a fare della Sposa di Cristo una meretrice! Ciò è una bestemmia e un sacrilegio.
    Se il Magistero è sotto la guida e la protezione dello Spirito Santo, dobbiamo anche ricordare che lo Spirito Santo, essendo la Verità stessa, non può contraddirlo. Difficilmente gli apostoli avrebbero potuto ricevere un insegnamento che potesse durare “fino alla fine dei tempi”, se prima che questa fine potesse aver luogo esso sarebbe dovuto cambiare.
    Si noti come nella Sacra Scrittura si parli di coloro che insegneranno un “nuovo vangelo” differente da quello “ricevuto”, e di come si ricordi che ci sarebbe stata una “successione ininterrotta di cattivi maestri” che avrebbero insegnato “secondo il loro capriccio”, cercando così di soddisfare “orecchie febbricitanti”. Come uomini ragionevoli, certamente non possiamo non credere, in accordo alle parole di Sant’Agostino, che “la Saggezza Increata è ora ciò che fu sempre e sempre sarà”. Questo è l’insegnamento costante della vera Chiesa, perché, come dice San Giovanni della Croce: "Dato che Dio ha rivelato la fede attraverso Cristo, non c'è più altra fede da rivelare, né ci sarà mai… dato che non ci sono più articoli di fede che debbano essere rivelati alla Chiesa, una persona non solo deve respingere nuove rivelazioni sulla fede, ma, per precauzione, deve ripudiare ogni altro tipo di conoscenza mischiata con esse” (Ascensione al Monte Carmelo).
    Il "Giuramento" contro il Modernismo rimane sempre un'espressione dell'atteggiamento tradizionale del fedele cattolico: "Io accetto sinceramente la dottrina della fede che è stata trasmessa con lo stesso significato e sempre con lo stesso proposito dagli apostoli attraverso i padri. Pertanto rifiuto interamente la teoria eretica dell'evoluzione dei dogmi, ovvero che essi possano assumere un significato differente da quello che la Chiesa ha precedentemente sostenuto.”
    Diventa allora chiaro il rifiuto dell’insegnamento del Concilio Vaticano II, quando afferma che "come i secoli si succedono l’uno all’altro, così la Chiesa si muove costantemente in avanti verso la pienezza della Verità divina, fino a che le parole di Dio non raggiungano il suo definitivo compimento in essa" [2]. Questo insegnamento, che
    contraddice il principio fondamentale secondo cui la pienezza della Fede ci fu rivelata da Cristo e dagli apostoli, e che implicitamente nega l’avvento dell'Anticristo (dal momento che quando esso giungerà solamente un “rimanente” avrà conservato la fede), deve essere completamente respinta da un cattolico. Ovviamente la necessità di rispondere alle nuove questioni esiste sempre, e possono sorgere sempre nuove forme di ignoranza, perché la Verità è una, mentre per sua natura l’errore è legione; si può e si deve spiegare la Sacra Dottrina, ma mai a discapito di quello che le dà la sua ragion d’essere - cioè, mai a discapito della verità e dell'effettività. “Adattare” diventa un eufemismo modernista per "alterare" gli insegnamenti della Chiesa al fine di renderli accettabili per il "mondo", dimenticando così che il cosiddetto “mondo moderno" è intrinsecamente opposto al “Regno dei Cieli” che la Chiesa prende invece in considerazione; per sua stessa natura, il mondo moderno rappresenta una rottura coi valori tradizionali – cioè è basato su principi che riflettono un'infedeltà basilare a Cristo - e ha rimpiazzato il fuoco dell’amore con l’incendio della ribellione. La Chiesa non può adattarsi a questa infedeltà, e quelli che vogliono far ciò commettono adulterio spirituale; essi invocano su se stessi tutte le dannazioni che il profeta Geremia impose gli ebrei che erano divenuti una "generazione di meretrici". L'assurdità della posizione adattazionista è tale che la sua logica imporrebbe al padre del “figliol prodigo” di uscire a mangiare insieme a lui coi maiali.
    La Chiesa non potrà fare altro che ammazzare l’agnello grasso quando l’uomo moderno ritornerà nel suo seno ed al cospetto del Padre. E’ ovviamente l’uomo moderno che deve adattarsi agli insegnamenti della Chiesa, e il suo non farlo conduce manifestatamene alle conseguenze che possiamo vedere tutto intorno a noi. Allontanarsi da un principio tanto basilare significa voler adattare la Verità all’errore e falsificare il Magistero. Significa sostituire lo sviluppo legittimo con il cambiamento – un procedimento chiaramente condannato dai canoni del Concilio Vaticano I: "Il significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha insegnato una volta per tutte deve essere sempre mantenuto, e non può essere rifiutato sotto il travestimento o nel nome di una penetrazione più profonda… Se qualcuno dicesse che, a causa del progresso scientifico, può essere possibile qualche giorno interpretare i dogmi della Chiesa in un senso differente da quello che la Chiesa ha compreso e comprende, sia anatema!”
    "La dottrina della fede che Dio ha rivelato non è stata proposta all’ intelligenza umana per essere perfezionata dagli uomini come se fosse un sistema filosofico, bensì come un deposito divino tramandato alla Sposa di Cristo per essere fedelmente conservato e infallibilmente interpretato.”
    Questo è l'insegnamento de fide della Chiesa. Questo è stato sempre l'insegnamento della Chiesa. Come afferma il Cardinale Newman: "Un sviluppo, per essere fedele, deve mantenere tanto la dottrina come il principio col quale questa iniziò.”
    Tale è anche la teoria dei Padri per quanto riguarda le dottrine fissate nei concili, così com’è stata ben espressa da San Leone: "Discutere ciò che è stato definito, distruggere ciò che è stato stabilito, non è forse questo un disconoscere ciò che si è guadagnato?”
    S. Vicente di Lérins parla in una maniera simile dello sviluppo della dottrina cristiana come perfectus fidei, non permutatio, cioè come perfezionamento della fede, non sua alterazione. Tutto questo è ben riassunto da S. Alberto Magno, il maestro di San Tommaso d’Aquino: "Lo sviluppo" egli afferma, "è il progresso dei fedeli nella fede, non della fede dentro i fedeli."

    Note
    [1] L'insegnamento del Vaticano II si allontana chiaramente dal pensiero tradizionale in questo punto. Per citare direttamente i documenti: "l'intelletto umano sta ampliando anche il suo dominio sul tempo; sul passato per mezzo della conoscenza storica; sul futuro tramite l'arte del proiettare e del pianificare. Le scoperte nel campo della biologia, della psicologia e della sociologia… portano all'uomo la speranza di progredire nella conoscenza di sé stesso."
    Ovviamente, se questa posizione deve divenire ora parte del magistero postconciliare, allora logicamente ne consegue che i documenti sono corretti quando insegnano: “Che i fedeli uniscano la Scienza Moderna e le sue teorie, e lo studio delle scoperte recenti con la moralità e la dottrina cristiana.”
    Alla luce di questo non si può non osservare quanto furono acute le parole di Pio XII nella sua enciclica Summi Pontificatus: “Si vantavano di progresso, quando in realtà stavano ricadendo nella decadenza; credevano di raggiungere le cime della perfezione quando stavano invece svendendo miseramente la dignità umana; pretendevano che questo nostro secolo portasse con se la maturità e la pienezza, quando invece si stavano riducendo ad una pietosa forma di schiavitù.”
    L’imperfezione umana può cambiar forma nel corso della storia, ma mai mutare la sua natura, e la santità raggiunta da San Tommaso non è sostanzialmente diversa da quella raggiunta da Santa Teresa di Lisieux o da San Ireneo. Non è la religione, bensì queste false idee di “progresso” e di “evoluzione” ad essere l’oppio dei popoli. Che la nuova Chiesa possa raccogliere ed insegnare questa spazzatura è sbalorditivo!

    [2] Come afferma Avery Dulles, S. J. "Benché si insista sul fatto che la Rivelazione di Dio raggiunse la sua insuperabile pienezza in Cristo, il Concilio ha lasciato un ampio margine per la questione dello sviluppo nell’assimilazione da parte della Chiesa di quella pienezza per vie nuove ed imprevedibili. Senza usare il termine "rivelazione continua", il Vaticano II ha comunque permesso qualcosa di questo tipo. Si può usare un termine che piaceva a Giovanni XXIII, il quale parlava ripetutamente della necessità di riconoscere i “segni dei tempi”, seguendo i quali Dio continua a dirigere il suo popolo." (op. cit.)


    Brano tratto da: La distruzione della Tradizione Cristiana.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

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    Per ciò che ne so io, il DOTTOR
    Rama Coomaraswamy è un medico abile praticante di Ayurveda, oltre che uno psichiatra . Vero è che ha insegnato in alcune scuole della FSSPX negli USA. Comunque è un esperto di liturgia cattolica. A lui è dovuto un interessante studio su differenze e somiglianze tra il rituale anglicano (NULLO, INVALIDO ED INEFFICACE, stando a ciò che, INFALLIBILMENTE, ha sentenzaito al riguardo LeOne XIII) e quello bugniniano.Inoltre lo sapevo seguace del sedevacantismo radilcale. ignoro se, negli ultimi anni, ha aderito alla Tesi. Inoltre, i legami con il guenonismo, per uncattolico non sono una bella cosa, Suo padre Ananda e suo nonno, eroi dell'indipendentismo indiano contro gli Inglesi, sono stati amici di Evola e Guenon. Erano cristiani ortodossi (non so se monofisiti, nestoriani o foziani). C'è chi ha malignato sul Cattolicesimo del Dottor Rama, reputandolo non molto diverso dall'ortodossia del padre e del nonno. in tale ottica, se ha ricevuto il sacerdozio (cosa posibile) si tratta di na ordinazione più vicina a quelle delle"Piccole Chiese", che a quelle cattoliche, fosse anche dell'ambiente sedevacantista o lefebvriano
    Saluti a tutti
    Vitantonio

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    Quoto.

    Guelfo nero

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    guelfo nero Quoto.

    Guelfo nero


    Vitantonio Perdonate l'ignoranza, ma, nella fattispecie, che vuol dire "QUOTO"?
    Comunque "fai attenzione a ciò che disse, ma non far caso a chi lodisse" (Imitazione di CRISTO, RIPORTATo , incipit su "Sì, sì, no,no"). Le mie pignolerie biograficghe, non vogliono ASSOLUTAMENTE essere delle critiche al testo, che, da ciò che ho visto, reputo valido
    Salutisimi
    Vitantonio

  6. #6
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    Vuol dire con un crudo anglismo informatico "sottoscrivo il tuo intervento" e aggiungo "pienamente e con molto compiacimento"
    I meriti apologetici di Rama sono indubbi, come è indubbia la critica verso un'ordinazione sacerdotale probabilmente valida quanto avventata.

    Dio sa scrivere diritto, anche dirittissimo, anche sulle righe storte. (caso dell'Eccellenza Thuc su tutti)

    Guelfo Nero

  7. #7
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    Rama Coomaraswamy segue la tesi di Cassiciacum, come è esplicitamente affermato nel suo sito internet. Se poi ho accennato al suo "guènonismo", è stato solo per specificare, per una questione di correttezza, le sue posizioni personali (così chi non condivide quelle posizioni può adeguarsi nel giudizio del personaggio). Per il resto, ai fini di questa discussione è una questione che non mi riguarda, interessandomi di più alle sue critiche al Concilio Vaticano II.
    Infine, non mi risulta che suo padre Ananda fosse cristiano ortodosso, e così pure suo nonno, che era inglese.

    Un saluto,
    Talib.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  8. #8
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    "Talib" SCRIPSIT:
    >Rama Coomaraswamy segue la tesi di Cassiciacum, come è >esplicitamente affermato nel suo sito internet.
    Ti dispiace darne L'url?
    "Talib" SCRIPSIT:
    >Se poi ho accennato al suo "guènonismo", è stato solo per specificare, per una questione di correttezza, le sue posizioni personali (così chi non condivide quelle posizioni può adeguarsi nel giudizio del personaggio). Per il resto, ai fini di questa discussione è una questione che non mi riguarda, interessandomi >di più alle sue critiche al Concilio Vaticano II.
    E' in pratica ciò che ho detto anche io, citando l'incipit di "Sì,sì, no,no"
    >Infine, non mi risulta che suo padre Ananda fosse cristiano ortodosso, e così pure suo nonno, che era inglese.

    Si tratta di notizie trovate sul sito www.estovest.org
    Un saluto,
    Talib.
    Ricambio
    Vitantonio
    PS
    Date un'occhiate anche ai miei interventi su "DUE SICILIE"

  9. #9
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    www.estovest.org
    mi correggo e mi scuso, L'URL corretto è www.estovest.net.
    Al precedente mi si sono aperte sconcezze varie

  10. #10
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    Originally posted by Vitantonio
    mi correggo e mi scuso, L'URL corretto è www.estovest.net.
    Al precedente mi si sono aperte sconcezze varie
    Eccolo completo:
    http://www.estovest.net/prospettive/akcoomar.html

 

 
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