Vendita Sea, la Provincia sfida il Comune
Penati ad Albertini: siamo pronti a comprare le vostre azioni della Serravalle, ma fermate la cessione della società degli aeroporti
Nel giorno cruciale per la vendita della Sea, irrompe come una bomba la proposta del presidente della Provincia, Filippo Penati, al sindaco Gabriele Albertini. Un invito a non vendere la Sea per non penalizzare le quote in mano alla Provincia (il 14,5 per cento). In cambio la Provincia rilancia la sua offerta per acquistare le quote della Serravalle in mano al Comune. Si parla di una cifra oscillante tra i 250 e i 270 milioni di euro. «Con queste entrate il sindaco Albertini - spiega Penati - potrebbe far fronte ai bisogni di cassa, aspettando che si sciolgano tutte le riserve sulla vendita della Sea: il business plan mancante, le decisioni di Alitalia e il futuro di Malpensa». C’è nervosismo a Palazzo Marino. Oggi si terrà il vertice di Forza Italia con i commissari Luigi Casero e Maurizio Lupi dove verranno a galla tutti i dubbi della maggioranza sulla privatizzazione della società. Probabilmente si chiederà la modifica dei contenuti dei patti parasociali inseriti nella delibera, troppo sbilanciati sul «privato», limitandosi alla presenza del nuovo socio all’interno del cda. Ma dovrà comunque essere il sindaco a dire l’ultima parola. Poi, nel pomeriggio, si comincerà ad affrontare l’aula sempre che si proceda all’inversione dei lavori (l’ultima seduta è stata interrotta in seguito agli attentati terroristici a Londra). Intanto l’opposizione affila le armi per rendere durissima la vita in aula ai consiglieri di maggioranza. E fuori protesteranno i sindacati. Insieme a Dario Ballotta ci sarà l’unico superstite della strage di Linate, Pasquale Padovano: «Ci sarò perché sono contrario alla vendita della Sea. Sono ancora un dipendente e in 20 anni la Sea ha sempre dato degli utili al Comune. Perché venderla?».
In questo scenario irrompe Penati: «Credo che sia sbagliato il momento per vendere la Sea - traccia il quadro il presidente -. Credo che sia necessario aspettare il business plan che non sarà pronto fino a quando Alitalia non deciderà la sua strategia su Malpensa. La situazione è troppo delicata». Poi entra nello specifico: «Rimarchiamo il fastidio e la preoccupazione della Provincia per l’operazione - continua Penati -. Sarebbe stato opportuno un dialogo tra le due istituzioni. Noi siamo fuori dal cda pur avendo una quota importante e il patto di sindacato con il nuovo acquirente rischia di mettere all’angolo la Provincia e deprezza le nostre quote». Da qui la proposta: «Comprendiamo bene le esigenze del Comune di fare cassa per questo proponiamo un’alternativa: rilanciamo la nostra offerta di acquistare le quote del Comune nella Serravalle». L’offerta che circola in queste ore parla di una forbice che varia tra i 250 e i 270 milioni di euro. Penati è consapevole che si tratta di una cifra ben al di sotto delle aspettative di Palazzo Marino (la base d’asta è di 600 milioni di euro), ma che le prospettive siano buone: «Potrebbe essere un’operazione molto utile per il Comune. Gli consentirebbe di aspettare il business plan, di attendere le decisioni di Alitalia su Malpensa e potrebbe riaprire il discorso con la Provincia e la stessa Regione perché si è appurato che è possibile una vendita diretta tra due istituzioni».
La proposta di Penati non mancherà di creare nuove fibrillazioni all’interno della maggioranza e darà nuova linfa al fuoco di sbarramento dell’opposizione. I dubbi sollevati dal presidente della Provincia sulla mancanza di un business plan legato alle decisioni future di Alitalia sono gli stessi dubbi di molti consiglieri azzurri. Se non si sa che cosa farà Alitalia su Malpensa come si può valutare correttamente un’azienda nel suo sviluppo futuro? Taglia la testa al toro il vicesindaco Riccardo De Corato: «Voglio ricordare a tutti, ai partiti, ai consiglieri, anche a me stesso che non è Albertini a essere il prossimo candidato sindaco, siamo noi. E con i 1200 miliardi di lire della vendita della Sea possiamo realizzare opere fondamentali per la città. La linea 4 del metrò. Il canale scolmatore di Niguarda. Ma secondo voi, se togliamo l’acqua che a ogni inondazione del Seveso sommerge Niguarda riusciamo a portare a casa un po’ di voti? Secondo me, sì». E chiede alla maggioranza di fare uno sforzo: «Capisco l’agitazione dell’opposizione che vuole impedirci di trovare i soldi per fare queste opere, ma non capisco i dubbi della maggioranza. Così rischiamo di fare il loro gioco». C’è poi l’ultimo punto. Quello che sotto sotto preoccupa di più la Cdl. La discussione in aula sarà lunga e faticosa. Le vacanze si avvicinano. Mantenere il numero legale in aula è sempre stato il tallone di Achille di questa maggioranza. Ce la faranno?
Maurizio Giannattasio
Corriere della Sera




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