Risultati da 1 a 8 di 8
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    Thumbs up L'Italia cresce Grazie ai figli dei migranti

    L'Italia cresce Grazie ai figli dei migranti


    Abbiamo la fecondazione assistita. Dagli immigrati. Probabilmente senza ricorso agli embrioni congelati e all'eterologa, naturaliter. Gli ultimi dati Istat sull'andamento demografico in Italia, resi noti appena ieri, annunciano trionfalmente che la popolazione nel nostro Paese è aumentata, dal 2003 al 2004, di ben 573.130 creature, un bell'1 per cento in più. Il che ci porta a sussistere, qui sullo Stivale, in 58.462.375, dai 57 milioni e ottocentomila che eravamo un anno prima.

    Ma la bella notizia non si ferma qui. Infatti - è lo stesso Istat a sottolinearlo - circa due terzi dell'incremento demografico è dovuto alla popolazione immigrata, che in 12 mesi ha fatto registrare nel BelPaese 379.717 nuovi cittadini e parecchi nuovi bebè.

    Il resto del benefico incremento è dovuto a rettifiche censuarie rispetto al 2001, pari a 150 mila unità; a un saldo positivo interno, pari a 25mila, e, in coda, al non trascurabile fatto che i vivi sono stati più dei morti, un conto pari a 15 mila persone. Un dato, quest'ultimo, non grandioso, fa notare la Statistica nazionale, ma è il primo saldo positivo - così è chiamato - da 13 anni a questa parte, appunto i vivi che battono i morti. Segnamolo con la matita bianca, evviva.

    Una nuova stirpe meticcia cresce, su suolo italico e, a quanto pare, velocemente: un primo effetto delle regolarizzazioni avvenute dopo il 2002; niente affatto male. Però anche le donne italiane si sono date una mossa: nello stesso periodo considerato, infatti, il tasso di fecondità è salito; non vertiginosamente, ma è salito, passando da una media di 1,19 figli per donna del 1995 a ben 1,33 figli, sempre per ogni donna feconda, un bel salto...

    Procreazione comunque sempre più posticipata: intorno ai 30 al Nord e al Centro, intorno ai 28 al Sud. Insomma, ci si accontenti, anche se è lo stesso Istat ad avvertire che non siamo di fronte ad una vera inversione di tendenza.

    Comunque, la nuova mappa demografica dice anche che si nasce più al Nord: in particolare è nel Nord est che si è procreato di più, col 6,3 per cento di incremento sul 2003; nel Nord ovest si ha il 5; buona anche l'Italia centrale, col 5,3. «Un incremento lieve ma costante, particolarmente accentuato nel 2004 e da mettere in relazione anche alla maggiore presenza straniera. Negli ultimi 5 anni infatti l'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente è più che raddoppiata, passando dal 3,9 per cento del 1999 all'8,6 del 2004». Così è che, grazie ai bimbi venuti da altrove, si nasce di più in Liguria, in Lombardia (10 per mille), in Veneto, ma anche in Campania, in Puglia, in Sicilia: là in sostanza «dove c'è una presenza straniera più stabile e radicata».

    E vediamo dove si muore di più, tanto per sapere. Secondo l'Istat (ma sembra Monsieur La Palisse) si muore di più nelle regioni «a più forte invecchiamento». Va così che i tassi di mortalità variano da 7,7 morti ogni mille abitanti in Puglia a 12,9 in Liguria, questo rispetto a una media nazionale del 9, 4. E si muore di più nel Nord ovest, Nord est (esclusi Lombardia e Veneto) e nel Centro; mentre hanno un tasso di mortalità inferiore alla media tutte le regioni del Sud (tranne Abruzzo e Molise) e le Isole.

    Ultimi aumenti a parte, risulta che la zona dell'Italia più popolata (non si sa quanto felicemente) è pur sempre il Nord, che ospita quasi 27 milioni di abitanti (il 45 per cento); segue il Centro con poco più di 11 milioni, poi il Sud con 14 e le Isole con 6.

    Non siamo immobili. Nel corso del 2004 ci siamo spostati, da un posto all'altro, in cerca di nuova vita. Quasi un milione e mezzo di italiani ha infatti trasmigrato, nel solo 2004, dal Sud al Nord e al Centro (nihil novi). Regione preferita, ambita e attrattiva, sia per i migranti italiani che per quelli stranieri, risulta essere l'Emilia Romagna, prescelta dal 14 per mille. Seguita dalla Lombardia, col 12,9 e dall'Umbria, 11,9.

    Ancora più in dettaglio, risulta che oltre 20 milioni di italiani vivono in comuni con più di 50 mila abitanti e due terzi di essi in centri con più di 100 mila; in sostanza 17 milioni sono concentrati nei 203 capoluoghi di provincia e 9 milioni quelli che vivono nelle sole 12 città con più di 250 mila residenti. Nei piccoli comuni, che sono quasi 6 mila, vivono appena in 10 milioni e mezzo, meno del 18 per cento dell'intera popolazione.

    Animo, avanza un'Italia nuova, multietnica, colorata, blandamente metropolitana. Foto di gruppo in un interno. L'italica popolazione residente, così come censita al 31 dicembre 2004, «vive per il 99,4 per cento in famiglie». In famiglie anagrafiche che risultano a tutt'oggi esattamente 23 milioni 300 mila. Famiglie anagrafiche, regolari e piccole. Addio per sempre all'Italia proletaria, quella con tante braccia e tante bocche: oggi, dice l'Istat, la taglia familiare è small; 2,1 componenti in Liguria, 2,9 in Campania.

    Il restante 0,6 per cento della nostra popolazione - circa 350 mila persone - vive secondo tipologie che l'Istat definisce "convivenze anagrafiche": si tratta di caserme, case di riposo, carceri, conventi. Tutti posti concentrati soprattutto al Nord e al Centro. Soprattutto popolati da donne (per oltre il 60 per cento).

    di Maria R. Calderoni martedì 28 giugno
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  2. #2
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    Predefinito Re: L'Italia cresce Grazie ai figli dei migranti

    In origine postato da Paddy Garcia
    L'Italia cresce Grazie ai figli dei migranti


    Abbiamo la fecondazione assistita. Dagli immigrati. Probabilmente senza ricorso agli embrioni congelati e all'eterologa, naturaliter. Gli ultimi dati Istat sull'andamento demografico in Italia, resi noti appena ieri, annunciano trionfalmente che la popolazione nel nostro Paese è aumentata, dal 2003 al 2004, di ben 573.130 creature, un bell'1 per cento in più. Il che ci porta a sussistere, qui sullo Stivale, in 58.462.375, dai 57 milioni e ottocentomila che eravamo un anno prima.

    Ma la bella notizia non si ferma qui. Infatti - è lo stesso Istat a sottolinearlo - circa due terzi dell'incremento demografico è dovuto alla popolazione immigrata, che in 12 mesi ha fatto registrare nel BelPaese 379.717 nuovi cittadini e parecchi nuovi bebè.

    Il resto del benefico incremento è dovuto a rettifiche censuarie rispetto al 2001, pari a 150 mila unità; a un saldo positivo interno, pari a 25mila, e, in coda, al non trascurabile fatto che i vivi sono stati più dei morti, un conto pari a 15 mila persone. Un dato, quest'ultimo, non grandioso, fa notare la Statistica nazionale, ma è il primo saldo positivo - così è chiamato - da 13 anni a questa parte, appunto i vivi che battono i morti. Segnamolo con la matita bianca, evviva.

    Una nuova stirpe meticcia cresce, su suolo italico e, a quanto pare, velocemente: un primo effetto delle regolarizzazioni avvenute dopo il 2002; niente affatto male. Però anche le donne italiane si sono date una mossa: nello stesso periodo considerato, infatti, il tasso di fecondità è salito; non vertiginosamente, ma è salito, passando da una media di 1,19 figli per donna del 1995 a ben 1,33 figli, sempre per ogni donna feconda, un bel salto...

    Procreazione comunque sempre più posticipata: intorno ai 30 al Nord e al Centro, intorno ai 28 al Sud. Insomma, ci si accontenti, anche se è lo stesso Istat ad avvertire che non siamo di fronte ad una vera inversione di tendenza.

    Comunque, la nuova mappa demografica dice anche che si nasce più al Nord: in particolare è nel Nord est che si è procreato di più, col 6,3 per cento di incremento sul 2003; nel Nord ovest si ha il 5; buona anche l'Italia centrale, col 5,3. «Un incremento lieve ma costante, particolarmente accentuato nel 2004 e da mettere in relazione anche alla maggiore presenza straniera. Negli ultimi 5 anni infatti l'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente è più che raddoppiata, passando dal 3,9 per cento del 1999 all'8,6 del 2004». Così è che, grazie ai bimbi venuti da altrove, si nasce di più in Liguria, in Lombardia (10 per mille), in Veneto, ma anche in Campania, in Puglia, in Sicilia: là in sostanza «dove c'è una presenza straniera più stabile e radicata».

    E vediamo dove si muore di più, tanto per sapere. Secondo l'Istat (ma sembra Monsieur La Palisse) si muore di più nelle regioni «a più forte invecchiamento». Va così che i tassi di mortalità variano da 7,7 morti ogni mille abitanti in Puglia a 12,9 in Liguria, questo rispetto a una media nazionale del 9, 4. E si muore di più nel Nord ovest, Nord est (esclusi Lombardia e Veneto) e nel Centro; mentre hanno un tasso di mortalità inferiore alla media tutte le regioni del Sud (tranne Abruzzo e Molise) e le Isole.

    Ultimi aumenti a parte, risulta che la zona dell'Italia più popolata (non si sa quanto felicemente) è pur sempre il Nord, che ospita quasi 27 milioni di abitanti (il 45 per cento); segue il Centro con poco più di 11 milioni, poi il Sud con 14 e le Isole con 6.

    Non siamo immobili. Nel corso del 2004 ci siamo spostati, da un posto all'altro, in cerca di nuova vita. Quasi un milione e mezzo di italiani ha infatti trasmigrato, nel solo 2004, dal Sud al Nord e al Centro (nihil novi). Regione preferita, ambita e attrattiva, sia per i migranti italiani che per quelli stranieri, risulta essere l'Emilia Romagna, prescelta dal 14 per mille. Seguita dalla Lombardia, col 12,9 e dall'Umbria, 11,9.

    Ancora più in dettaglio, risulta che oltre 20 milioni di italiani vivono in comuni con più di 50 mila abitanti e due terzi di essi in centri con più di 100 mila; in sostanza 17 milioni sono concentrati nei 203 capoluoghi di provincia e 9 milioni quelli che vivono nelle sole 12 città con più di 250 mila residenti. Nei piccoli comuni, che sono quasi 6 mila, vivono appena in 10 milioni e mezzo, meno del 18 per cento dell'intera popolazione.

    Animo, avanza un'Italia nuova, multietnica, colorata, blandamente metropolitana. Foto di gruppo in un interno. L'italica popolazione residente, così come censita al 31 dicembre 2004, «vive per il 99,4 per cento in famiglie». In famiglie anagrafiche che risultano a tutt'oggi esattamente 23 milioni 300 mila. Famiglie anagrafiche, regolari e piccole. Addio per sempre all'Italia proletaria, quella con tante braccia e tante bocche: oggi, dice l'Istat, la taglia familiare è small; 2,1 componenti in Liguria, 2,9 in Campania.

    Il restante 0,6 per cento della nostra popolazione - circa 350 mila persone - vive secondo tipologie che l'Istat definisce "convivenze anagrafiche": si tratta di caserme, case di riposo, carceri, conventi. Tutti posti concentrati soprattutto al Nord e al Centro. Soprattutto popolati da donne (per oltre il 60 per cento).

    di Maria R. Calderoni martedì 28 giugno

    CHE SCHIFO!

  3. #3
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito Re: L'Italia cresce Grazie ai figli dei migranti

    In origine postato da Paddy Garcia
    Addio per sempre all'Italia proletaria, quella con tante braccia e tante bocche
    ecco bravi.....questo è il risultato significante.
    Addio per sempre all'Italia, quella VERA.
    L'italia del lavoro, delle famiglie attorno alla tavola tutte assieme.L'Italia che rispettava immensamente la terra e l'ambiente.
    l'Italia dei semplici, ma che quando s'incazzavano mettevano paura a tutti.

    grazie davvero.....

  4. #4
    Comandante
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    Quando viene distrutto il legame tra Sangue e Suolo, non esistono popoli, ma solo quantità. Non si può pretendere che un Materialista Dialettico, ovvero l'altra faccia della medaglia liberale, navighi nella stessa direzione. L'intransigenza Marxiana è anti-Tradizionale, costituisce la Sovversione.

    In tal senso sono Anticomunista

    Il Marxista internazionalista vede nell'immigrazione una stupenda risorsa per acuire il conflitto sociale esistente e dimostrare la validità del principio internazionalista, inteso come disintegrazione delle frontiere e delle identità nazionali.

    Gli States sono l'esempio di quale mostro può generare la fusione tra etnie differenti. A meno che... non si voglia esaltare l'ormai tristemente famosa società civile statunitense.

  5. #5
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    Da noi c’è troppa gente, in Padania ci sono 230 abitanti per chilometro quadrato ma le aree abitabili di pianura e di collina sono meno di due terzi del totale, e qui la densità è largamente superiore a quella di tutti gli altri Paesi europei: in provincia di Venezia ci sono 341 abitanti per chilometro, a Como 375, a Genova 570 e in quella di Milano 455, come a Hong Kong o Singapore. A questi si devono sommare gli immigrati non censiti.

    Se la gente ha deciso di diminuire di numero è una sua scelta libera e responsabile: abbiamo il tasso di natalità più basso del mondo e sono fatti nostri. Se abbiamo deciso di restare più larghi è per nostro vantaggio e non per fare posto ad altri. Non siamo affatto in via di estinzione ed è comunque un problema che dovremo - se mai si porrà - risolvere per conto nostro. La denatalità è strettamente collegata con il rifiuto dell’affollamento eccessivo, ma anche con l’insicurezza, con difficoltà economiche, e con la mancanza di prospettive di libertà. Negli anni Sessanta il Sud Tirolo sembrava avviato verso quella che veniva chiamata “la marcia della morte” della comunità autoctona: con l’acquisizione di larghe autonomie la provincia di Bolzano è balzata ai vertici dei tassi di rinnovata natalità. Se la comunità padana fosse libera si riprodurrebbe probabilmente lo stesso andamento.

    Non ha neppure nessun senso spingere verso tassi più alti per evitare la formazione di vuoti e l’arrivo di ultronei: non avremmo alcuna possibilità di vincere tale devastante guerra dello spermatozoo. La nostra gente deve essere libera e soprattutto essere libera di scegliere i propri tassi demografici e non si deve neppure intromettere lo Stato con incentivi economici, si finisce per dare ulteriore vantaggio ad altri con i nostri soldi. Un popolo libero deve potersi regolare senza paura di intromissioni esterne, deve potersi alzare da tavola senza la paura che qualcuno gli freghi il posto.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  6. #6
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    Predefinito EST MODUS IN REBUS

    Come dicevano i nostri antichi.

    E gli scaccini indiani che , senza dare fastidio a nessuno, tengono in piedi i nostri allevamenti ? E le migliaia e migliaia di badanti che accudiscono i nostri vecchi altrimenti abbandonati in qualche brutto ricovero o peggio ? E quelli che raccolgono pomodori etc ?
    Chi li fara' quest lavori !

    Un referendum per la cacciata degli stranieri e' già fallito in Svizzera !

    Perseguiamo i delinquenti ma non pestamoci da noi sulle palle !
    Tolleranza zero con chi delinque o si comporta male ! EST MODUS IN REBUS !

    Un occhio di " riguardo " per rumeni , albanesi , magrebbini ,
    e via dicendo ! Alcune etnie del resto mai compaiono nelle cronache nere !

  7. #7
    MazingaZ
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    Scusa ma tu se non avessi la domestica non puliresti casa? Vivresti nel sudicio?

    Comunque sono d'accordo.. ci sono extracomunitari di alcune entine che sono meritevole, altri no. A scuola, quando il maestro si allontanava dalla classe per qualche minuto e se quando trnava era successo un danno pagava tutta la classe. Un modo fore ingiusto di fare giustizia e di punire il responsabile ma estremamente utile. Se si va a vedere le percentuali per esempio gli albanesi sono estremamente più violenti e malvagi dei filippini, quindi, visto che nel mondo ci sono tante persone in media più oneste e lavoratrici degli albanesi, perchè non regolare le entrate anche in base a questo?

  8. #8
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    Predefinito

    In origine postato da MazingaZ
    Scusa ma tu se non avessi la domestica non puliresti casa? Vivresti nel sudicio?

    Comunque sono d'accordo.. ci sono extracomunitari di alcune entine che sono meritevole, altri no. A scuola, quando il maestro si allontanava dalla classe per qualche minuto e se quando trnava era successo un danno pagava tutta la classe. Un modo fore ingiusto di fare giustizia e di punire il responsabile ma estremamente utile. Se si va a vedere le percentuali per esempio gli albanesi sono estremamente più violenti e malvagi dei filippini, quindi, visto che nel mondo ci sono tante persone in media più oneste e lavoratrici degli albanesi, perchè non regolare le entrate anche in base a questo?
    Ormai abbiamo una vasta esperienza per quanto riguarda gli immigrati ! Facciamone tesoro ! Con fermezza ma senza rinunciare alla nostra tradizionale " pietas " e cristiana e romana!

 

 

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