HALLIBURTON, ALTRI AFFARI
di Maurizio Blondet
Trasportare carburante in Iraq non dovrebbe essere un buon affare: ma è
necessario, visto che le raffinerie del Paese, grande produttore di greggio,
continuano a non funzionare.
Così per tutto il 2003, benzina e gasolio sono arrivati a Baghdad dal Kuwait,
con autobotti della Altanmia Commercial Marketing Co., una ditta che aveva avuto
il subappalto dalla Halliburton, vincitrice del contratto di fornitura.
Il prezzo "caricato" dalla ditta: 2,65 dollari a gallone.
I rischi giustificano gli alti costi, si capisce.
Ma nella primavera del 2004, alla vigilia del passaggio dei poteri al "governo
sovrano" dell'Iraq, il comando militare Usa ha cancellato il contratto.
Il governo strinse un contratto simile con la Lloyd Owens International (LOI),
un'azienda inglese: per le stesse forniture, stessa origine del carburante e
stessa destinazione.
Prezzo accettato dalla LOI: 18 centesimi a gallone.
Rischi?
Pochi, dice Alan Waller, il direttore della LOI: "per undici mesi abbiamo
fornito il carburante a tutto l'Iraq meridionale, perdendo una sola autobotte
per furto, e nessun autista è stati ucciso.
Abbiamo saputo rispondere alle rivolte di Najaf, Kerbala e Nassiria fornendo
alla popolazione carburante entro 24 ore".
I soli veri ostacoli all'impresa britannica sono venuti da una direzione
imprevista.
I 120 auto-articolati della LOI, guidati da poveri camionisti del Bangladesh e
del Pakistan, dovevano fare la fila alla frontiera fra Kuwait e Iraq per entrare
prima dell'alba.
Altrimenti, dopo, "prendeva servizio" al confine il personale della Kellogg
Brown & Root (KBR), una sussidiaria della Halliburton, ed erano dolori. "I loro
controlli erano così rigorosi, che di fatto impedivano l'entrata. Con il
pericolo che le raffinerie del Kuwait dovessero chiudere", ha detto Waller.
Tutte queste cose ha dichiarato Alan Waller davanti a una inchiesta senatoriale
condotta dal senatore Byron Dorgan (North Dakota) sugli abusi e le ruberie in
Iraq. Per testimoniare, Waller e il suo socio, Gary Butters, hanno dovuto
arrivare in volo negli USA di tasca loro; l'ambasciata americana a Baghdad si è
rifiutata per due volte di raccogliere la loro deposizione.
Ma i due hanno ritenuto che valeva la spesa togliersi dei sassolini sulla
Halliburton davanti a una commissione senatoria.
Hanno raccontato fra l'altro dell'unico gravissimo agguato che hanno subìto.
Il 9 giugno 2005, un convoglio della LOI che doveva consegnare materiale da
costruzione per una mensa militare presso Falluja (altro contratto Halliburton);
due autisti egiziani ed uno turco sono stati uccisi, e sei camion hanno dovuto
essere abbandonati.
Quando i malconci superstiti sono riusciti ad arrivare alla base militare USA di
Al Taqqadum aspettandosi un qualche soccorso, sono stati accolti "molto
freddamente" dagli uomini della Halliburton.
"Quelli che volevano aiutarci hanno ricevuto l'ordine di non farlo"; ha
dichiarato Waller.
E nessuno aveva detto loro che due altri convogli erano stati attaccati nella
stessa zona la settimana prima.
I senatori hanno chiesto ai due inglesi se avevano avuto la sensazione che la
Halliburton gli mettesse i bastoni fra le ruote.
Hanno risposto che al confine, più volte si sono sentiti dire dai manager della
Halliburton che, siccome non avevano un contratto con le forze armate USA, non
avevano diritto ad un trattamento preferenziale per passare la frontiera.
Hanno aggiunto che tutte le stazioni di benzina del sud Iraq, che la Halliburton
dovrebbe per contratto riparare, sono ancora fuori servizio.
E il personale iracheno non fa che lamentarsi.
Ma altri particolari sono stati aggiunti dal deputato americano Henry Waxman
(California), che ha citato un rapporto confidenziale dell'ente di controllo dei
bilanci militari, Defence Contract Audit Agency: dei 25,4 miliardi di dollari di
appalti, che il Pentagono ha aggiudicato a 77 ditte private in Iraq, la
Halliburton si è accaparrata il 52 %.
Ben 12 grandi installazioni prefabbricate, che avrebbero dovuto alloggiare 6600
soldati, del costo di 75 milioni di dollari, sono stati "smarriti" dalla
Halliburton.
La Halliburton ha segnato 300 mila dollari di spese per noleggio di film.
La Halliburton fa pagare gli asciugamani per la truppa a volte 2,35 dollari, a
volte 5 ciascuno.
Nel complesso, la Halliburton ha presentato conti troppo salati o discutibili
per 1,15 miliardi di dollari.
Un terzo testimone è stato Rory Mayberry, un personaggio che aveva ricevuto dei
subappalti dalla Halliburton per gestire la mensa militare a Camp Anaconda, la
più grossa base militare USA.
Mayberry ha raccontato come abbia spesso dovuto distribuire generi alimentari
scaduti da un anno o marciti a causa di interruzioni della refrigerazione.
E quando, "a volte", i comandi militari rifiutavano il marciume, la Halliburton
lo faceva trasportare ad altri campi, per sfuggire alle ispezioni.
La Halliburton doveva per contratto fornire i pasti a 600 civili, turchi e
filippini, e non l'ha mai fatto.
"Questi lavoratori ricevevano cibi avanzati dalla truppa, in bidoni da
spazzatura.
E non sempre".
Gli autisti iracheni non avevano mensa.
Per loro c'erano solo le razioni di combattimento, che contengono maiale.
Perciò spesso gli autisti affamati saccheggiavano i carichi dei loro camion per
mangiare.
Il portavoce della Halliburton e della sua sussidiaria Kellogg Brown & Root (che
fornisce anche mercenari) ha negato tutte le accuse.
"Tutte esagerazioni per ostilità ideologica" alla guerra di Bush, ha detto.
Insomma, semplice anti-americanismo (1).
di Maurizio Blondet
Note
1) Pratap Chatterjee, "Halliburton hearing unhearts new abuse", CorpWatch, 27
giugno 2005.
2) Dick Cheney, ex ceo di Halliburton




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