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All’indomani degli attentati di Londra, nei palazzi vaticani è violenta bufera. Da anni non si ricordava una gaffe così clamorosa come quella in cui è incappato ieri l’establishment della sala stampa della Santa sede, nelle tragiche ore successive alle esplosioni. Un infortunio che ha lasciato basiti gli osservatori di cose vaticane per la leggerezza con cui si è consumato e per le nefaste conseguenze che potrebbe avere.
Ecco i termini della vicenda che ha agitato le stanze di via della Conciliazione in un pomeriggio infuocato: alle 13.45 l’Agenzia Ansa, e di seguito altre agenzie di informazione, battevano il testo virgolettato del telegramma di cordoglio che papa Ratzinger avrebbe inviato al cardinale di Londra Murphy O’Connor. Il testo definiva gli attentati “atti antiumani e anticristiani”, avventurandosi in una connotazione religiosa frutto della visione di “conflitto di fedi e di civiltà” che il Vaticano in passato ha cercato in tutti i modi di scongiurare.
Come non ricordare, infatti, la chiara presa di posizione di papa Wojtyla contro la guerra di Bush all’Iraq, proprio per sottolineare che la guerra non era una crociata dei cristiani contro l’islam? O come dimenticare gli innumerevoli sforzi di dialogo con il mondo islamico, sin dagli albori del pontificato wojtyliano?
Sembrava tutto buttato all’aria in un battibaleno. Il nuovo papa Ratzinger, fiero nella sua difesa delle radici cristiane dell’Europa, fermo nella difesa dei valori e dell’identità cristiana dell’Occidente, avrebbe dato una violenta sterzata alla politica vaticana nei confronti del mondo islamico. Sì, perché dire “anticristiani” significava buttare la croce addosso alla religione e ai fedeli musulmani, brutali attentatori, capaci di venire a seminare scompiglio in terre benedette.
Ma ecco il giallo: nella versione ufficiale del testo, emessa dalla sala stampa e pubblicata sul sito vaticano – tre righe che hanno assunto all’improvviso un peso davvero incommensurabile – di quell’espressione non c’è traccia: “Profondamente addolorato dalle notizie degli attacchi terroristici nel centro di Londra, il Santo Padre offre ferventi preghiere per le vittime e per tutti coloro che stanno soffrendo. Mentre deplora questi atti barbari contro l'umanità chiede di porgere alle famiglie di coloro che sono stati colpiti la sua spirituale vicinanza in questo momento di dolore”. L’aggettivo “anticristiani” è sparito, mentre si parla di “atti barbarici contro l’umanità”.
Tutto rientra nei binari della logica e della linea politica che il Vaticano ha seguito da trent’anni a questa parte. Né si parla di smentita ufficiale, necessaria se ripensa che ormai la prima versione del testo ha fatto il giro del mondo ed viene ripresa anche nelle dichiarazioni dei politici.
Sarebbe stata, a pensarci bene, la reazione diametralmente opposta a quella che papa Wojtyla ebbe all’indomani dell’11 settembre: allora nella sua preghiera, per cinque volte Giovanni Paolo II scongiurò l’America che non prevalessero la vendetta e lo spirito di ritorsione, che avrebbero alimentato nuovo odio, altra violenza, in una spirale maledetta. E dieci giorni dopo l’attentato alle torri gemelle, non rinunciando al suo viaggio nel Kazakhstan a larga maggioranza musulmana, Wojtyla ci tenne rinnegare la crescente islamofobia, invitando a distinguere fra terrorismo islamico “l’autentico Islam”. “Desidero riaffermare il rispetto della Chiesa cattolica per l’Islam, l’autentico Islam: l’Islam che prega, che sa farsi solidale con chi è nel bisogno”, disse il papa.
Una riga, una sola parola, avrebbero potuto distruggere un paziente lavoro di anni. Ma in effetti sarebbe stata un passo troppo importante (sia pur possibile) per essere liquidato in un telegramma, specialmente da un teologo raffinato come Joseph Ratzinger. Così infatti non è stato, anche se sulla vicenda restano pesanti ombre: primo, perché, con una operazione che denota scorrettezza e scarsa trasparenza, i testi delle dichiarazioni ufficiali del pontefice filtrano dalle maglie della sala stampa per arrivare sui desk dei giornalisti più compiacenti.
La seconda questione, ancor più delicata, riguarda l’itinerario che il testo del telegramma ha compiuto, dalla penna del primo estensore fino alla versione definitiva per la pubblicazione. E’ certo che, in una fase di questo viaggio, il documento contemplava la definizione di atti “anticristiani” (come riportato nella versione filtrata alla stampa, appunto). Il che significa che almeno l’idea di dare questa connotazione agli attentati londinesi in Vaticano c’era stata. Già questo sembra molto grave.
Ma nella curia targata Ratzinger potrebbe anche non meravigliare più di tanto. Anzi, ce lo si potrebbe perfino aspettare, in un discorso ben articolato, in cui Benedetto XVI illustri come e perché difendere dai “nemici” l’Europa, figlia del santo e maestro ispiratore del pontefice, Benedetto da Norcia.




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