Nonostante le illusioni di qualche strano animale della prateria, la lega si riconferma su posizioni ultrayenkee e filosioniste, al confronto anche la Fallaci sembra una suffragetta
Insomma, del partito etnonazionalista neutrale in politica estera nemmeno l'ombra.Anzi, assistiamo al consolidamento di un partito crociato teocon alla ferrara-baget bozzo pronto a nuove Lepanto, magari in Iran ....
E' il caso di dirlo, amen!
Ansa
ROMA- Roberto Calderoli coglie tutti in contropiede, perfino i suoi stretti colleghi di partito, e chiede di ritirare "in fretta" le truppe italiane in Iraq per attestare in Italia la difesa dai terroristi.
La Lega frena l'impeto del suo ministro, ma si mostra invece pronta a seguirlo nella battaglia contro gli immigrati musulmani presenti in Italia, rei di non isolare i terroristi. Già da martedì mattina, quando il ministro dell'Interno Beppe Pisanu riferirà alla Camera, il Carroccio è pronto a mettere in mora, su questi temi, la stessa maggioranza.
"E' evidente - ha detto Calderoli - che l'Italia rappresenta il più probabile e prossimo obiettivo dei terroristi, è arrivato perciò il momento di iniziare a pensare anche a casa nostra e quindi di utilizzare le risorse impiegate in territorio iracheno per prevenire e combattere possibili attentati sul nostro territorio, e di impiegare anche lo stesso personale ora in Iraq, che tra l'altro è già esperto e preparato nella lotta al terrorismo, per presidiare i nostri siti sensibili e per stanare queste belve dalle loro tane".
Il ragionamento coglie di sorpresa non solo gli alleati, dai quali arriva una valanga di "no" al ritiro, ma gli stessi dirigenti della Lega, a partire dal ministro Roberto Maroni, oggi all'estero, o dal segretario della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti, che apprendono dai giornalisti l'esternazione del loro collega.
I capigruppo leghisti di Camera e Senato, Andrea Gibelli e Ettore Pirovano, ridimensionano un po' le parole di Calderoli e soprattutto assicurano che la Lega sosterrà con il proprio sì il decreto che rifinanzia per altri sei mesi la missione in Iraq: "Sul decreto non c'é problema", dice Pirovano. "Le parole di Calderoli sono in prospettiva e non nell'immediato", glissa Gibelli.
E il ministro della Giustizia Roberto Castelli non è meno tenero: l'annuncio di un ritiro "all'indomani dell'attentato di Londra sarebbe un chiaro segnale di debolezza che è ciò che i terroristi si aspettano".
Lo stesso ministro per le Riforme in una riunione a via Bellerio a Milano, con altri colleghi tra cui Giorgetti e gli eurodeputati Speroni e Borghezio, ha spiegato la propria esternazione: "Nessuno dice di staccare la spina all'improvviso, il decreto va votato; però progressivamente si deve andare a casa visto che ormai le elezioni in Iraq si sono svolte e a noi quei soldati servono qui. Mica siamo gli Stati Uniti...".
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