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  1. #1
    Totila
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    Predefinito Siamo in un Cul de Sac?

    Riparto dalle contestazioni e i rilievi di Nebbia.
    Ho l'impressione che il "Terrorismo" e la cosiddetta "Guerra al Terrorismo" stia creando profonde divisioni equivoci e smarrimento all'interno del nostro mondo (leghista-etno-nazionalista).
    La massiccia offensiva mediatico-ideologica neocon non lascia spazi intermedi nello "Scontro di Civiltà": o con noi o con il Male (Islam). I nostri "distinguo" -nè Islam nè vaccari- vengono soffocati dal bombardamento ideologico che travolge come un rullo le posizioni più attente ai fenomeni geo-strategici e geo-politici.

    Insomma, "parteggiare" geopoliticamente per l'Iran diventa sinonomo di anti-occidentalismo, di filo-terrorismo. Ai voglia di spiegare. Ogni giorno che passa e ogni bomba che esplode, i nostri appelli a vigilare e a non cadere nella "Grande Trappola", cadono nel vuoto.
    Diciamolo chiaramente: noi possiamo indicare quanto vogliamo la Luna; ma sempre più numerosa è la schiera di coloro che guardano il dito.
    Che fare dunque?
    Continuare ed essere una "vox clamans" nel deserto?
    Scegliere le catacombe?
    Arruolarsi nella sodataglia neocon?
    Accontentarsi della politique d'abord di quelli di là?


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  2. #2
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    Predefinito Re: Siamo in un Cul de Sac?

    Originally posted by Totila
    Riparto dalle contestazioni e i rilievi di Nebbia.
    Ho l'impressione che il "Terrorismo" e la cosiddetta "Guerra al Terrorismo" stia creando profonde divisioni equivoci e smarrimento all'interno del nostro mondo (leghista-etno-nazionalista).
    La massiccia offensiva mediatico-ideologica neocon non lascia spazi intermedi nello "Scontro di Civiltà": o con noi o con il Male (Islam). I nostri "distinguo" -nè Islam nè vaccari- vengono soffocati dal bombardamento ideologico che travolge come un rullo le posizioni più attente ai fenomeni geo-strategici e geo-politici.

    Insomma, "parteggiare" geopoliticamente per l'Iran diventa sinonomo di anti-occidentalismo, di filo-terrorismo. Ai voglia di spiegare. Ogni giorno che passa e ogni bomba che esplode, i nostri appelli a vigilare e a non cadere nella "Grande Trappola", cadono nel vuoto.
    Diciamolo chiaramente: noi possiamo indicare quanto vogliamo la Luna; ma sempre più numerosa è la schiera di coloro che guardano il dito.
    Che fare dunque?
    Continuare ed essere una "vox clamans" nel deserto?
    Scegliere le catacombe?
    Arruolarsi nella sodataglia neocon?
    Accontentarsi della politique d'abord di quelli di là?

    Continueremo ad essere ciò che siamo sempre stati.
    Non mi interessa se Nebbia o chi per lui non capisce ( o non vuole capire) la nostra posizione.
    Che del resto è molto semplice: ne con gli Usraeliani ne con i mussulmani!!
    Noi siamo Padano-Alpini ed Europei.
    Etnonazionalisti e leghisti.
    In Europa non vogliamo ne l'arroganza USA ne l'invasione islamica( sponsorizzata dai poteri forti e dalla massoneria che vogliono distruggere l'Europa come più volte ha detto Bossi) .
    RAUS!!!
    Un altro paio di maniche è la geo-politica.
    Io vedo in un Iran forte un avversario per gli U$A e i sionisti.
    Lo stesso vale per la Russia, la Bielorussia e la Cina.
    Il mondialismo yankee-sionista non può essere sconfitto solo da una Santa Alleanza fra Europei, Russi, Iraniani, Cinesi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Chi e cosa di cela dietro l'immigrazione
    Di Giuli Valli, da: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», 1993

    Un primo consistente indizio per sapere dove andassero cercati i meno occulti promotori di questo grandioso fenomeno ci fu offerto da un articolo apparso sul quotidiano «Alto Adige» del 10 agosto 1989, dal titolo: «Ondata di immigrati africani». Vi si riferiva l’intervista col presidente degli ambulanti trentini aderenti alla «Confesercenti», il quale, tra l’altro, dichiarava: «si calcola che nei prossimi anni, 30-40 milioni di africani verranno in Europa, e i governi centrali, su direttive dell’ONU, (il corsivo è nostro), hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore.
    Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica: quasi una persona ogni dieci italiani»
    Dunque l’ONU veniva indicata come la centrale da cui è partito l’ordine che è alle origini di questa vicenda e le si attribuiva un preciso programma che non potrà non incidere in maniera sconvolgente sul prossimo avvenire del popolo italiano, i cui destini, al di là dell’amena tavoletta della sovranità popolare, evidentemente sono in mano di lontani e sconosciuti padroni.
    Successive ricerche confermano che la pista era quella giusta: l’Italia, con la legge 10 aprile 1981 n.158, ha ratificato la convenzione n.143 del 1975 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (uno degli organi dell’ONU), recante il titolo: «sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti». Da qui si vede che già almeno dall’ormai remoto 1975 si venivano addensando sul capo degli ignari italiani fosche nubi foriere di tempesta. In obbedienza a quei patti, il Governo nazionale proponeva e il Parlamento approvava la legge 30.XII.1986 n.943 che sin da allora garantiva (art.1) «a tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani», nonché il godimento “dei servizi sociali e sanitari” e il diritto “al mantenimento dell’identità culturale, alla scuola e alla disponibilità dell’abitazione”. E all’art.2 prevedeva, proprio come riferito dal citato articolo dell’”Alto Adige”, “accordi bilaterali e multilaterali previsti dalla convenzione dell’OIL n.143 del 24 giugno 1975…per disciplinare i flussi migratori»
    Si aprivano, insomma, fin da allora – in nome di una convenzione dell’OIL, e cioè di un istituto specializzato dell’ONU, le porte dell’immigrazione, nonostante che ancora, malgrado le statistiche del CENSIS, il fenomeno non fosse neppur lontanamente così evidente, come è diventato oggi. E, in realtà, l’Italia non era affatto allora, così come non lo è a tutt’oggi, un paese che possa ragionevolmente attirare un consistente flusso immigratorio: di modesta estensione, montagnosa, povera d’acqua e di materie prime, densamente popolata, con grave penuria di alloggi già per i suoi abitanti, grazie anche a mille pastoie burocratiche che ostacolano le nuove costruzioni e persino il restauro di quelle già esistenti, con ancora molti suoi figli emigrati all’estero e una lieve disoccupazione e sotto-occupazione interna, con servizi pubblici e sanitari largamente e spesso drammaticamente inefficienti, e insufficienti anche per la sola sua popolazione, davvero non si vede come potrà fronteggiare i mille problemi posti dalla valanga extracomunitaria.
    Invero, come si è visto e si ribadisce, per uno straniero senza arte né parte, le principali offerte di lavoro provengono dalla malavita organizzata, sempre bisognosa di manovalanza a buon mercato, e dall’ambiente dello sfruttamento della prostituzione, a meno di non volersi accontentare di un lavoro nero senza garanzie, della mendicità o di un misero commercio ambulante che, dalla mendicità vera e propria ben poco si distingue. Ma è facile capire come anche queste vie siano anch’esse facile anticamera al delitto!
    Cosa, dunque, era necessario fare per mettere in moto verso l’Italia l’immensa ondata di spiantati che la sta sommergendo? Occorreva una duplice disinformazione: una internazionale, volta ad ingannare gente ignorante o, comunque, non al corrente della nostra realtà sociale, presentando, con capillare propaganda, l’immensa menzogna di un’Italia simile a un nuovo Eldorado, un vero e proprio paese di Bengodi; e una all’interno dell’Italia stessa, tendente a fare apparire come un frutto ineluttabile della storia quello che, invece, è l’effetto della cinica e meditata orchestrazione.
    A tal fine, con ammirevole improntitudine, si osa parlare di imprescindibili esigenze di mano d’opera nel nostro mercato e di carenza delle nostre forze lavorative, ma su ciò rimandiamo al lettore a quanto si è già detto al capitolo VIII della prima parte di questo studio.
    (…)
    In tutto questo piano, la parte dell’ONU è primaria ed evidente.
    Infatti, la legge Martelli esordisce (art.1 comma 1) presentandosi come emanata in attuazione della convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, che fu appunto promossa dall’ONU, e prosegue riconoscendo a un ufficio della stessa ONU – l’ACNUR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – importanti poteri di ingerenza sulla immigrazione extraeuropea in Italia.
    Che poi si tratti di un piano su scala soprannazionale, preciso e programmato, lo si ricava anche dal fatto che da più parti si specificano i numeri e i tempi dell’invasione, così come abbiamo visto fare sulle colonne dell’«Alto Adige» del 10 agosto 1989. Ad esempio anche su un articolo de «Il Giornale» del 9 novembre 1989, intitolato: «L’Italia deve affrontare la mina vagante degli immigrati di colore», si legge che, entro 20 anni, gli immigrati dovrebbero essere 5 o 6 milioni. Ci si domanda come sarebbe possibile formulare previsioni del genere se si trattasse di un fenomeno spontaneo, imprevisto e imprevedibile, e non di un piano controllato, studiato a tavolino.
    Similmente il Cardinale Carlo Maria Martini, dando prova di sorprendenti carismi profetici, intervenendo nel corso di una mattinata di «studio e riflessione» sul tema: «Per una società dell’accoglienza verso un’Europa multirazziale», tenuta in preparazione della IX giornata della solidarietà, proclama nella sua diocesi, preconizza, a quanto riferisce Daniela Bozzoli sulle colonne di «Avvenire», che il fenomeno toccherà la sua punta massima nei prossimi vent’anni.
    (…)

    Dal libro: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», Editrice Civiltà, 1993
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Come è stato provocato il grande esodo
    Tratto da: «Il vero volto dell’immigrazione» di Giuli Valli, editrice Civiltà

    Non è certo impresa da poco provocare una migrazione di popoli così imponente come quella cui stiamo assistendo.
    La manovra necessaria è stata certamente lunga e complessa e va molto al di là della propaganda svolta da prezzolati o comunque sordidamente interessati arruolatori, come l’uomo mascherato di cui abbiamo parlato al capitolo I di questa seconda parte, e anche delle inutili complicità dei centri di propaganda e dei governi dei paesi di provenienza, che debbono essersi attivamente impegnati a creare tra quelle genti la falsa immagine dell’Eldorado italico.
    D’altronde è evidente che esodi di queste proporzioni non possono avvenire senza il consenso dei paesi di origine. Tale consenso, peraltro, è scontato in partenza; è noto invero, o almeno dovrebbe esserlo, quanto penetrante sia l’influenza massonica su tutti i governi del globo, resa visibile dalla stella a cinque punte, simbolo della setta, che compare sulle bandiere o sui sigilli di moltissimi paesi di ogni razza e continente, dalla bandiera degli USA, a quella dell’URSS, a quella cinese, al sigillo di Stato italiano. Infatti, sul già citato articolo dell’Alto Adige del 10 agosto 1989, si legge che l’immigrazione in atto non è spontanea, ma che si tratta «di una cosa accettata dal nostro governo al tavolo delle grandi decisioni internazionali», decisioni cui, evidentemente, hanno partecipato sia i paesi di partenza che quelli di destinazione. L’articolo prosegue dicendo che: «si calcola che, nei prossimi anni, 20-40 milioni di africani verranno in Europa e i Governi centrali, su direttive dell’ONU, hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore». Con tanti saluti all’evento storico spontaneo e ineluttabile che i nostri politici vorrebbero farci credere!
    Comunque, tornando al nostro ragionamento, né arruolatori, né moderni mezzi di propaganda, né complicità governative, nei controlli all’espatrio e all’ingresso sarebbero sufficienti a spiegare un fenomeno così imponente. Infatti, individui saldamente e tradizionalmente radicati nei loro gruppi tribali e nei loro clan familiari, legati ai secolari schemi e ritmi di vita dei loro villaggi, sono assolutamente refrattari ai richiami di remote e problematiche fate morgane.
    Per mettere in moto una simile fiumana sono, dunque, stati necessari due momenti: il primo, ha comportato la creazione, in patria, di posti di lavoro nell’industria e nella pubblica amministrazione, sorti per iniziativa di stati burocratici e centralizzati di tipo europeo moderno, per l’innanzi del tutto ignoti agli altri popoli della terra, che hanno portato alla nascita di centri urbani, popolati da individui senza più alcuna coesione perché oramai avulsi dal loro contesto tradizionale, a somiglianza del disfatto mondo occidentale dove la Rivoluzione è all’opera orami da secoli.
    Dopo di che, si è ricorsi a una stretta creditizia ed economica, che ha scaraventato nella categoria dei disoccupati quel ceto operaio e impiegatizio ormai sradicato e semi-occidentalizzato, nel senso deteriore del termine.
    Il principale strumento di questa tanto lungimirante quanto cinica e perversa manovra è un organismo finanziario che opera in intima collaborazione con l’ONU: il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questo istituto, dopo aver concesso ai paesi del cosiddetto «Terzo Mondo» presi di mira, al fine di incoraggiare l’urbanizzazione e la occidentalizzazione, rilevanti crediti, cui classi politiche afflitte da frenesia modernizzatrice e da megalomania, e inoltre voraci, corrotte e sperperatrici – secondo le migliori tradizioni di quella benemerita categoria – fanno largo e sconsiderato ricorso, indebitando i loro paesi fino al collo, a un certo momento, tira i cordoni della borsa aumentando gli interessi. A questo punto, per far fronte ai propri impegni, il paese debitore è costretto alle più rigide economie che il FMI rigorosamente impone: drastica riduzione delle importazioni per diminuire la spesa, e pareggiare la bilancia dei pagamenti; radicale taglio delle spese e dei programmi di sviluppo pubblici; svalutazione monetaria per esportare a prezzi più bassi possibili battendo la concorrenza. Ne conseguono il crollo dell’occupazione pubblica e privata e la svalutazione delle retribuzioni.
    Si tratta, insomma, di un’operazione di strozzinaggio su scala internazionale, perché la svalutazione, riducendo il valore della moneta, produce una parallela moltiplicazione degli interessi, in un circolo vizioso.
    Ha così origine, per effetto della disoccupazione, una occulta tratta di sventurati senza arte né parte, schegge vaganti staccate dai tronchi delle strutture sociali tradizionali, sensibili a qualunque suggestione, disponibili per ogni proposta. Abbattuta l’economia, infatti, entrano in scena i reclutatori e l’esodo comincia. E’ una «tratta» manovrata dall’Alta Finanza che si svolge su scala planetaria e stritola individui e popoli con spietata determinazione.
    Gli stessi giornali dell’establishment partitocratrico.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    La libertà di immigrazione nel mondo intero
    Tratto da: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»

    Guttmacher[1] ha dichiarato che un programma efficace di contraccezione sarà in grado di apportare un «significativo contributo a un nuovo ordine mondiale»
    G. Brock Chisholm[2], ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha già definito in che modo questo nuovo ordine mondiale potrà essere realizzato:
    «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale»[3]
    Quando si dice chiarezza.
    Una commissione di razze già efficacemente tratteggiata nel 1925 da uno dei padri della Sinarchia europea, il massone d’alto grado Coudenhove Kalergi, fondatore della «Paneuropa», che nel suo libro «Praktischer Idealismus» vaticinava:
    «L’uomo del futuro sarà di sangue misto (…) La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità». Collo di bottiglia, questo della fusione delle razze, obbligato per ogni progetto mirante alla cancellazione di fatto di ogni identità religiosa, etnica e nazionale. Dal 1989, riferisce la stampa specializzata, l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissariato per i Rifugiati è stato centrale per orchestrare migrazioni di massa di musulmani nord-africani in Europa e di slavi dei paesi dell’Est.
    Alla Francia, ad esempio, è stata assegnata una quota di 24 milioni di emigrati che ne cancelleranno letteralmente il volto e la storia.[4] Scriveva Maurice Caillet, fuoriuscito dalla massoneria dopo aver raggiunto il 18° grado, di Cavaliere Rosacroce, trattando della piaga dell’aborto nelle nostre contrade, in una lettera indirizzata al Ministro della Sanità francese Martine Aubry: «Tutte queste misure avranno, inoltre, il merito di risolvere il problema demografico che mette in pericolo le pensioni e che permette all’ONU di proporci un’immigrazione importante»[5]
    Se John Foster Dulles vivesse oggi potrebbe dirsi soddisfatto: gli Stati (fra cui l’Italia) hanno persino cambiato le proprie leggi per consentire un afflusso massivo e scarsamente controllato di extracomunitari sui loro territori, e la nuova battaglia ovunque proclamata dai mezzi di comunicazione sembra ormai essere quella contro il razzismo.
    Un razzismo affatto estraneo a popoli di grande memoria storica e culturale come l’italiano che, a fronte di un’invasione in poco tempo di qualche milione di africani che si contendono il pane con una gioventù che incontra serissime difficoltà di accesso ad un lavoro qualificato, a fronte di mali endemici come l’emigrazione verso l’estero, oggi ripresa, del nostro bel Sud, a fronte di una malavita organizzata sempre più arrogante, a fronte di uno Stato presente con solerzia solo a riscuotere tasse dai suoi cittadini piuttosto che a tutelarli e difenderli, reagisce con un senso di insofferenza e talvolta di rifiuto verso l’estraneo imposto in casa propria. Con la massima ipocrisia si etichetta come razzismo questo rifiuto, demonizzando chi fa notare come la Storia sia lì ad insegnare che operazioni d’innesto di una tradizione sopra un’altra, effettuate per lo più in tempi brevi, non siano né indolori né prive di forme di rigetto anche gravissime.
    Ma la Storia sembrerebbe oggi essere fatta dai mezzi di comunicazione, come osserva il massone Raymond Abellio, pseudonimo adottato nel dopoguerra da George Soulès (1907-1987), a firma di una produzione letteraria tutta intrisa di occultismo, astrologia e gnosi:
    «La nostra epoca di mass-media trasforma la soggettività della storia, che per lungo tempo non fu un problema che per i filosofi, vale a dire di un numero piccolo, in strumento universale per violare e plasmare la coscienza delle folle e, di conseguenza, in fattore politico essenziale e primario».
    Parole come logica, tolleranza e razzismo sembrano allora assumere sensi e valenze diverse a seconda dei popoli alle quali vengono applicate, appunto, dalla martellante grancassa mediatica: alla scomparsa di ogni religione e tradizione, fuse nella nuova razza senza memoria storica né principi, viene opposta la sopravvivenza e il consolidamento di un’unica tradizione e religione.
    Così, mentre il rabbino canadese Abraham Feinberg dalle colonne della «Maclean’s Review», rivista cristiana di Toronto, rivolgendosi ai suoi lettori, cattolici e protestanti, lanciava un appello:
    «La sola soluzione ai conflitti razziali è il matrimonio interrazziale, (…)» è dunque urgente che «(…) la legge incoraggi la mescolanza del sangue», poiché: «il richiamo deliberato ai matrimoni interrazziali è il solo modo di accelerare il processo per eliminare totalmente i pregiudizi razziali e quindi le razze separate», sul New York Times appariva nel corso del 1974 una pubblicità a piena pagina, a cura del «National Commitee for Furtherance fo Jewish Education» (Comitato nazionale per la promozione dell’istruzione ebraica), indirizzata alla gioventù israelita, dove i matrimoni interrazziali venivano così stigmatizzati:
    «I matrimoni misti sono un suicidio nazionale e personale. Il mezzo più sicuro per distruggere un popolo è farlo sposare al di fuori della sua fede (…) Uomini e donne hanno la certezza di perdervi la loro identità. I valori e i principi che tanto hanno contribuito alla cultura e alla civiltà contemporanea scompariranno dalla faccia della terra.
    L’esperienza accumulata in tremila anni, il ricco retaggio di un popolo, tutto ciò che è assolutamente vostro sarà indegnamente annientato. Che pena! Che disastro! Che vergogna!»[6]

    Tratto da: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»


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    [1] Membro del Bilberberg Group e fondatore nel 1965 con Gianni Agnelli dell’Istituto Affari Internazionale italiano
    [2] Membro del Movimento universale per una Federazione mondiale
    [3] «USA Magazine», 12/08/1955
    [4] In «Lectures Francaises», n. 528, aprile 2001, p. 38
    [5] Idem, giugno 2000, p. 42
    [6] Y. Mocomble, «Du viol des foules…», pp. 283-284
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    Der Wehrwolf

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    Il Senatùr a Toscolano contro sinistre, massoni e grande borghesia
    Bossi: attaccano la famiglia così disgregano la società



    TOSCOLANO MADERNO - La disgregazione sociale come effetto della campagna sistematica di dissoluzione della famiglia condotta dalle sinistre con l’alleanza dei frammassoni e della grande borghesia; l’alleanza con Berlusconi, «perseguitato politico», dopo il divorzio consumato sul tema delle pensioni; l’Europa «più lontana della luna». Con il consueto tono da tribuno, ma con una serie di riferimenti storico-filosofici, ieri sera il segretario della Lega Nord Umberto Bossi ha tenuto avvinto per oltre un’ora al pattinodromo di Toscolano Maderno un uditorio fittissimo di bresciani e non bresciani, turisti presenti sul Garda, ma anche fedelissimi che seguono il Senatur nelle principali feste popolari di paese. Bossi, che ha preso la parola dopo l’introduzione affidata ai consiglieri regionali, il bresciano Flocchini e Pezzoni, ha preso spunto dal tema della pedofilia per indicare le cause della disgregazione sociale, che ha fatto risalire alla lotta sistematica della sinistra contro la famiglia, culminata nei capisaldi della rivoluzione femminista portata agli estremi e della rivoluzione sessuale attuata con la complicità generale di chi non si è opposto a questa ulteriore opera di disgregazione. Delineando i due schieramenti in campo - frammassoni e comunisti che difendono il potere da un lato, le forze della Lega che vogliono riproporre ragione contemperata con la fede dall’altro - Bossi ha ripercorso un lungo excursus storico a partire dall’anno Mille, per riaffermare la possibilità di una speranza. E questa nasce dai due milioni di giovani che si sono recati a Roma in questi giorni, a testimoniare la presa di consapevolezza della fede dell’uomo contro le ragioni ideologiche. Sul tema dell’alleanza con Berlusconi, il Senatur ha ricordato che il patto ufficializzato pochi mesi fa nasce da due anni di contatti, avviati con un alleato «che non è massone, che è perseguitato politico», che merita nuovamente fiducia dopo che la precedente alleanza si è consunta sul taglio del 24% delle pensioni che il Polo voleva e la Lega rifiutò. Un terzo tema ricorrente è stato quello dell’Europa: stabilito che l’ingresso nell’euro era fondamentale per non restare travolti in caso di non adesione, Bossi ha affermato che l’Europa è più lontana della luna, puntando in particolare il dito contro una gestione continentale «affidata ad una Commissione non eletta, controllata da massoni, banchieri e comunisti». All’Europa il Senatur ha imputato la famiglia omosessuale ed in particolare il progetto di voler affidare a tali nuclei familiari i bambini: «Un disegno che proprio il bresciano Cè è riuscito a bloccare». La volontà di creare famiglie che non procreano - ha detto Bossi - si salda con l’obiettivo di aprire indiscriminatamente le porte all’immigrazione, fenomeno che favorisce quella disgregazione sociale, che nasce proprio dal venir meno del «capitale sociale» della famiglia. guer.
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    Der Wehrwolf

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    Il Senatur critica il vertice del WTO di Seattle:
    "Domina l’imperialismo della grande finanza"
    Bossi: no alla dittatura globale
    "Lega e Chiesa insieme per difendere i valori e le radici dei popoli"

    di Gianluca Savoini

    Onorevole Bossi, le manifestazioni anti-Wto di Seattle dimostrano che non tutto il mondo è d’accordo con la globalizzazione. La polizia americana ha dovuto usare i proiettili di gomma per disperdere i manifestanti. Come commenta questi avvenimenti?
    "Si sta delineando la dialettica tra l’economia virtuale della grande finanza e l’economia reale dei popoli. Non a caso quella manifestazione era supportata dai gruppi etnonazionalisti americani. Se anche in Europa ci fosse un vertice del Wto, a manifestare contro ci sarebbe anche la Lega, i popoli padani. Manifesteremmo contro lo strumento che l’impero usa per legalizzare la sua brama di potere totale, la sua economia unica e la sua moneta unica, utilizzate per annientare i popoli".
    Quindi la caduta del comunismo non ha dato maggiore libertà al mondo, ma ha dato il via all’imperialismo globale dell’alta finanza?
    "È così. Il comunismo è finito per assorbimento da parte del capitalismo, non per sconfitta militare. L’imperialismo occidentale che ha sempre sostenuto la guerra verso l’esterno ha assorbito l’imperialismo comunista che la guerra la faceva all’interno degli Stati, la rivoluzione insomma. Quindi siamo di fronte all’imperialismo più potente che si sia mai visto sulla terra".
    Ovviamente lei ritiene questo imperialismo più esteso di quello nazista?
    "Non c’è paragone. Quello attuale è la somma di tutti gli imperialismi, da quello degli ex Stati coloniali che l’imperialismo lo facevano in Africa e in Asia, a quello nazista che per primo cercò di applicare l’imperialismo all’interno dei Paesi europei, al comunismo che l’imperialismo lo applicava al suo interno sui diversi popoli che avevano avuto la sventura di far parte del blocco sovietico. Questo è un super-imperialismo che utilizza la finanza, le televisioni, i giornali per manipolare gli schiavi dall’interno della loro mente: vuole creare schiavi consenzienti".
    È per questo motivo che si stanno muovendo i popoli? Sanno di correre il rischio di essere espropriati e cancellati?
    "Certo. L’America non è più un Paese liberista, è un Paese imperialista. I famosi 14 punti del presidente Wilson del 1918 sono considerati obsoleti dall’imperialismo globale".
    Cosa dicevano quei 14 punti, segretario?
    "Il primo parlava di trattati aperti stipulati palesemente dalla diplomazia internazionale; il secondo prevedeva la libertà degli spazi marittimi; il terzo punto interessava il libero commercio internazionale; il quarto la riduzione degli armamenti nazionali; il quinto l’imparziale sistemazione delle rivendicazioni coloniali; il sesto l’autodeterminazione come principio per un mondo libero; e così via".
    Tutto dimenticato dai padroni della grande finanza mondialista?
    "Quel programma wilsoniano è considerato vecchio e superato dal nuovo imperialismo. Gli uomini e i popoli sono considerati alla stregua di microbi senza diritto ad una loro storia e ad una loro economia. La casta dominante dei finanzieri si è impadronita dei servizi segreti e degli armamenti degli Usa e avanza schiacciando tutto e tutti senza pietà".
    Lei però, onorevole Bossi, sosteneva che, dopo la fine della dialettica tra materialismo comunista e materialismo capitalista la storia non sarebbe finita, bensì sarebbe nata una nuova dialettica simile a quella che dominò per secoli in Europa: la dialettica tra ateismo e Cristianesimo.
    "Come ho detto prima, la manifestazione contro il "Millennium Round" è un concreto segnale della dialettica politica che ritorna nella storia. La contrapposizione è ora tra globalizzazione e valori, tra grande finanza e tradizione, tra materialismo e i popoli e la famiglia. Ovvero tra economia virtuale che concentra le banche e l’economia reale vicino al popolo".
    Il Millennium Round di Seattle preannuncia allora il cambiamento della natura politica anche da noi?
    "In Italia per evitare che i popoli ritornassero sulla scena della storia hanno applicato il sistema elettorale maggioritario. Per fermare la Lega. In questo modo tengono separato artificialmente ciò che è simile: la natura imperialista del comunismo che è rimasta in D’Alema e che gli impedisce di riformare lo Stato in senso federale e l’espressione del capitalismo finanziario e virtuale del Polo, il capitalismo che ha vinto. In realtà il maggioritario tiene separato ciò che è simile per ritardare il più possibile la nascita della nuova dialettica che verrebbe incarnata dalla Lega e dalla Chiesa. Sarebbe il "polo dell’amore" che difende la famiglia e i popoli e per conseguenza anche l’economia reale".
    Lei, dopo essere uscito dal governo del Polo, disse più volte che bisognava aspettare la Chiesa, che la Chiesa prima o dopo sarebbe arrivata. Nello stesso momento lei sosteneva che il post-comunismo di D’Alema non ce l’avrebbe fatta a ricollocarsi. Queste sue due convinzioni non si sono verificate. Come lo spiega?
    "Io ritenevo allora che D’Alema non avrebbe potuto traghettare da nessuna parte gli ex-comunisti. I suoi legami erano, nel maggioritario, gli ex-cattolici del Ppi e le idee federaliste della Lega. ma il comunismo era stato sia anticristiano, sia antifederalista e quindi D’Alema non ce l’avrebbe fatta. Non avevo previsto però l’ingresso in campo di Clinton, nelle cui braccia D’Alema si è gettato immediatamente, accettando di pagare il prezzo della consegna delle basi aeree per la guerra contro i serbi senza passare dal parlamento, così come prevede la legge. A mio parere D’Alema ha anche consegnato a Clinton il povero Ocalan, leader dei curdi".
    Perché a Clinton interessa D’Alema?
    "Perché l’America è l’ultimo Stato illuminista che volendo controllare il mondo deve considerare gli uomini solo come persone, cioè come uomini mascherati tutti con la stessa maschera, sia davanti alla legge, ma anche davanti alle religioni, alla storia e quindi all’economia della globalizzazione. Allo stesso modo D’Alema, in quanto ex comunista, rappresenta l’ideologia sconfitta dalla storia, ma altrettanto illuminista e giacobina di quella americana. La sinistra, che esercitava l’imperialismo all’interno degli Stati, al contempo vede il male all’interno dello Stato e il bene in tutto quello che sta fuori: quindi apre il Paese in maniera indiscriminata all’immigrazione selvaggia, distruggendo i popoli e favorendo in questo modo la globalizzazione, cioè il dominio totale e tirannico dell’alta finanza".
    Quando lei abbandonò il Polo non comprese che D’Alema si sarebbe rilegittimato passando in un battibaleno da Mosca a Washington?
    "Purtroppo non lo previdi".
    Perché nasca la nuova dialettica globale-locale la Chiesa e la Lega dovranno, secondo lei, trovare battaglie comuni?
    "Alla fine sarà così. La Chiesa ha i suoi problemi interni, per 150 anni è indietreggiata davanti alle massonerie e qualche decennio fa gli americani l’avevano già infiltrata con la P2, con i Marcinkus, al punto che molti alti prelati parlavano di "sincretismo", ossia di una super-religione unificata tra Cristianesimo, islamismo ed Ebraismo".
    Segretario, la lotta è indubbiamente difficile, ma lei sostiene che la storia sta cominciando a muoversi nel senso giusto e che a fronte dell’ateismo della società a caste dell’economia virtuale della finanza sta preparandosi il "polo dell’amore": la Chiesa che difende la famiglia e la Lega e i popoli e la loro economia reale?
    "La storia non è morta. Ritorneranno gli uomini, ma bisogna fare presto, perché il nemico distrugge a supervelocità".
    Il ministro delle Risorse Agricole Paolo De Castro dimostra che è sempre dalla sinistra svenduta agli Usa che arrivano segnali negativi per i padani.
    "In questo momento - dice De Castro - l’Italia è più vicina, in materia agricola, agli Stati Uniti che all’Europa". E sostiene che, mentre per i prodotti continentali (latte, formaggio, cereali), quindi per quelli padani, l’Italia può fare concessioni agli Usa, ma guai se si toccano i prodotti agricoli come ortaggi, olio, vino, la cosiddetta produzione mediterranea.
    "È la dimostrazione che occorre la Padania al più presto o almeno la Devolution, un parlamento del Nord che ci dia la possibilità di rivolgerci direttamente all’Europa e avere competenze specifiche. Per non morire".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Ieri prima giornata ai gazebo per abbattere la Turco-Napolitano.
    In tutta la Padania partecipazione record
    Bossi: "In pochi giorni si chiude il conto"
    Il Senatur: "È arrivato il momento di smascherare chi sponsorizza l’immigrazione"

    di Mauro Bottarelli

    Crema (Crèma)
    Tra la gente, per la gente. Nel primo giorno di raccolta firme per il referendum abrogativo contro la sciagurata legge Turco-Napolitano, Umberto Bossi sceglie Crema per dare impulso a quello che egli stesso non tarderà a definire "un sonoro schiaffo al sistema mondialista, ai progetti degli americani". Già nel primo pomeriggio il gazebo di piazza Duomo è meta di un continuo andirivieni di gente: alcuni si dirigono spediti al banchetto che raccoglie le firme, altri invece chiedono informazioni (visto che l’informazione di regime non le dà), leggono i volantini e poi decidono di togliere dal portafogli il proprio documento per garantirsi una speranza di libertà. Alle 15.00 le firme erano già oltre 150, ma l’arrivo di Bossi faceva ben sperare sul risultato di fine giornata. Il segretario del Carroccio arriva in piazza Duomo poco dopo le 16.30 e subito la folla gli si fa attorno: strette di mano, saluti, ringraziamenti ma anche domande, dubbi. Il Senatur, come sempre, non si fa pregare e, dopo essersi seduto al banchetto incitando la gente a firmare, comincia a parlare. A braccio e con spigliatezza, guardando la gente negli occhi e rispondendo alle domande senza filtri né giri di parole. "Lo scontro in atto è ormai chiaro - esordisce Bossi. Da un lato abbiamo il capitalismo individualista americano, con tutto ciò che ad esso consegue (ovvero negazione della protezione sociale, delle pensioni e della sanità), e dall’altro il capitalismo sociale europeo. L’immigrazione clandestina è una delle armi utilizzate dal capitalismo mondialista americano per scardinare l’Europa, per indebolirla nelle fondamenta. Dal 1 gennaio 1993, ovvero dalla nascita dell’Unione Europea, l’America ha cominciato a temere di perdere il proprio primato economico nei confronti dell’Europa. Quindi ha messo in campo tutte le proprie forze e i propri alleati. La massoneria, ad esempio, e a questo riguardo intendo pubblicare tutti i nomi dei massoni che garantiscono gli interessi americani: come Prodi che fa parte dell’Aspen Institute. Ora è ovvio che tutto parte da qui, da uno scontro che gli Stati Uniti non possono perdere. In Italia gli Usa possono contare sui loro amici del Polo, sui vari Berlusconi e Fini. D’altronde nella logica dei potenti tanto cara agli Usa, un Paese dove il maggioritario consente la concentrazione del potere politico in poche mani garantite dai potentati economici, uno come Berlusconi non può che riconoscersi pienamente, lui che in fondo è un "Jr della Bassa"". La gente ascolta e Bossi continua il proprio ragionamento, spiegando quali sono i reali pericoli che stiamo correndo. "Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo: esiste una via capitalistica americana, basata sul maggioritario che trova i suoi referenti nel Polo. Una via francese, la vie en rose diciamo, che si colloca come via di mezzo tra Europa e Usa e la Mitteleuropa, ovvero il capitalismo sociale che accomuna aree come la Padania, la Baviera, l’Austria. Il disegno dei 20 potenti americani non passerà, anche se usano armi potenti come droga e televisione. Basti vedere la questione del Kosovo: si sbracciano contro Belgrado perchè il Kosovo è la principale "fabbrica" di eroina del mondo. Se ci sarà da schierarsi sia chiaro fin d’ora che la Padania starà con Belgrado. Ma anche la Francia sta giocando un ruolo molto importante nei progetti Usa: siccome ha garantito a Roma la sopravvivenza dell’Italia, negando alla Germania l’Europa a due velocità che avrebbe significato subito la Padania, ora presenta il conto all’Urbe. La quale lascia che gli interessi francesi si inseriscano in Italia, che si vedano garantita una posizione di monopolio, ad esempio nei trasporti. Noi non ci stiamo e attraverso la Confederazione delle Province e dei Comuni del Nord creeremo delle holding padane "verticali" per evitare che il trasporto pubblico di aree metropolitane e provinciali del Nord finiscano in mano francesi. E così anche per l’elettricità".La giornata sta per finire, ma la gente non si stanca: le firme crescono, sempre più persone si fermano al gazebo di piazza Duomo. Alle 18.00 saranno quasi 600. "La gente non è stupida, capisce l’importanza di questo referendum e viene a votare - conclude Bossi. Siamo partiti senza Milano, Como e Lecco e in una sola giornata abbiamo raccolto 100.000 firme. Se avessimo avuto queste tre province avremmo già chiuso la faccenda".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per le
    vie cittadine contro immigrazione e criminalità
    Milano, centomila volte "basta"
    Bossi: "Siamo padani ed europei, non accetteremo la società multirazziale degli Usa"

    di Mauro Bottarelli

    Milano (Milàn)
    "Sono nato padano ed europeo e morirò padano ed europeo, non certo americano". Umberto Bossi non ha dubbi sul nemico che la gente del Nord si trova a dover affrontare e lancia l’offensiva contro la globalizzazione, il liberoscambismo e la società multirazziale, altrettanti tentacoli della piovra mondialista. È un discorso complesso quello che il Segretario federale affronta dal palco di Piazza Scala al termine della manifestazione contro immigrazione e criminalità organizzata dalla Lega Nord ma la folla è pronta a seguirlo nei suoi punti fondamentali. La giornata del popolo leghista è iniziata alle 10.30 in Piazzale Dateo, luogo simbolo della Milano violenta visto che proprio qui la notte di Capodanno persero la vita tre persone. Fin dall’inizio si capisce che il numero dei partecipanti è decisamente superiore alle aspettative: un lunghissimo serpentone comincia a snodarsi per le vie di Milano in direzione Piazza della Scala. Le cifre si accavallano, ma alla fine le presenze saranno diverse decine di migliaia, anche se la Questura minimizza parlando di 15mila persone. Si sfila tra le bandiere, gli striscioni e gli slogan: ad aprire il corteo la Guardia Nazionale Padana subito dietro lo striscione-simbolo della manifestazione "Immigrazione, Droga: Dietrofront". Ci sono militanti da ogni parte della Padania, dal Friuli fino alla Toscana presente con una sua delegazione. Tutto fila liscio fino a quando il corteo viene fatto deviare all’altezza di corso Monforte per non passare di fronte alla Prefettura. Qualche attimo di tensione, alcune uova lanciate contro gli agenti schierati e due fumogeni verdi a rendere l’atmosfera più tesa di quanto non sia realmente: pochi istanti e tutto si placa. La marcia è ormai al termine: Piazza Scala aspetta il popolo leghista che, a sua volta, attende l’intervento del proprio leader. Quando il lungo "serpente" di folla è defluito a metà, la piazza è già colma, ma nessuno si perde d’animo. In attesa del segretario federale comincia la girandola di interventi degli altri esponenti leghisti, che si alternano sul palco ognuno per una decina di minuti circa. Il compito di romepere il ghiaccio e scaldare la folla, un pò intirizzita dalla giornata prettamente milanese, è affidato a Domenico Comino che sferra immediatamente un attacco ai politici romani di Ulivo e Polo, entrambi colpevoli - l’uno a livello operativo l’altro come fiancheggiatore silente - dell’invasione extracomunitaria. Ce né per tutti, dalla Jervolino a D’Alema fino ai falsi oppositori Fini e Berlusconi che, dopo aver votato la legge Simeone e garantito l’apertura indiscriminata delle frontiere, ora si ergono a difensori della cittadinanza esasperata. Via via sfila tutto lo stato maggiore leghista: Francesco Speroni, Mario Borghezio, Bobo Maroni, Giancarlo Pagliarini, il segretario organizzativo del Sin.Pa. Rosy Mauro fino al presidente della Guardia Nazionale Padana Alfredo Pollini. Gli interventi sono tutti concordi: questo governo e la falsa opposizione del Polo hanno consentito, anzi organizzato ad arte, una politica di immigrazione selvaggia e incontrollata di cui ora paghiamo i costi. Non soltanto in termini di ordine pubblico ma anche di sradicamento culturale e di tensione sociale ed economica: denaro speso per falsa accoglienza e integrazione, case popolari agli immigrati, lavoro che non c’è: tutti argomenti troppo popolari per interessare agli "statisti" romani. Ma, senza nulla togliere ai rappresentanti leghisti, particolarmente significativo è stato l’intervento del presidente dell’Unione Commercio, venuto a testimoniare il timore e l’esasperazione degli esercenti milanesi di fronte all’escalation criminale degli ultimi giorni. Presenza significativa, forse troppo, visto che tutti i principali quotidiani nazionali l’hanno volutamente omessa, sbizzarrendosi in cronache catastrofistiche degli attimi di tensione di fronte alla Prefettura quasi stessero parlando di Belfast. Dà fastidio, e lo capiamo bene, che una categoria importante come quella dei commercianti scenda in piazza insieme alla Lega Nord e non insieme al Polo che da sempre si arroga senza titolo il diritto di rappresentare esercenti e piccoli imprenditori. Alla fine, accolto da un vero e proprio tripudio, arriva il turno del Segretario federale. Umberto Bossi chiarisce subito quali sono i temi nodali dell’intera questione: esiste un disegno politico ben preciso, quello globalizzante, attraverso il quale l’America vuole colonizzare l’Europa, partner da sempre sottomesso che ora rischia di diventare un antagonista pericoloso. Il progetto della globalizzazione, oltre che attraverso l’economia mondiale racchiusa in poche mani, basa la propria forza dirompente nell’istituzione della società multirazziale, vero e proprio strumento di distruzione dei popoli e delle loro culture identitarie. In questo contesto una legge come la Turco-Jervolino appare un vero e proprio "disegno scientifico", teso a smantellare l’idea stessa di popolo e appartenenza. Un rischio, quest’ultimo, cui si può porre argine - almeno nell’immediato e contingente - attraverso il referendum abrogativo delle legge sull’immigrazione lanciato dalla Lega Nord, ma aperto a chiunque sia d’accordo con le sue linee guida. "Chiunque ci stia va bene - ha detto Bossi. Per i cittadini la criminalità e il controllo dei clandestini non sono un problema di polizia e carabinieri, la realtà è che i cittadini non vogliono una società multirazziale. Sul referendum non si potrà barare perchè o si è a favore o si è contro e bisognerà spiegarlo alla gente". Ma Bossi è deciso a fare in modo che il popolo leghista torni a casa con idee chiare e con obiettivi precisi. Il nemico d’oltreoceano ha mille armi per far cadere i popoli nella sua ragnatela ma la finalità è una sola: quella di giungere, in un futuro nemmeno troppo remoto, ad un potere unico mondiale - chiaramente in mano agli States - sempre più distante dall’uomo ridotto ad un microbo, "un globulo bianco". Un progetto, questo, che la sinistra accetta in nome della concezione marxista della rivoluzione che verrà, della presa di coscienza dell’uomo sottomesso e della sua trasformazione "da globulo bianco in globulo rosso". Pure utopie ideologiche alle quali Bossi risponde con la lotta senza quartiere ai progetti mondialisti, quelli che attraverso la pornografia tendono a minare la base naturale della società - cioè la famiglia - e quelli che intendono svuotare di significato l’idea stessa di religione per "giungere al sincretismo, ad un Dio unico, un Dio di plastica". Rispetto a questo tema Bossi ha fatto un esplicito riferimento al ruolo della Chiesa, divisa essa stessa in due componenti: quella di base che lotta contro la globalizzazione e quella che invece "favorisce il disegno massonico di globalizzazione e perdita di identità". L’immigrazione, come dicevamo, è un aspetto fondamentale di questo disegno, esplicitato dall’instaurazione della società multirazziale. Un disegno verso cui l’Europa deve opporre una resistenza decisa, prima di divenire una colonia. "Sono padano ed europeo - ha detto Bossi - e non intendo diventare americano. D’altronde da sempre la Padania è europea: quando i tedeschi proposero un’Europa a due velocità significava proprio l’ingresso della Padania". Il grande raduno è finito e le note del Và pensiero congedano le migliaia di militanti intervenuti. Qualcosa di nuovo sta per cominciare e la gente ne è cosciente: la grande rinascita dei popoli è alle porte e la Padania ne sarà protagonista senza paura né ripensamenti.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Bossi attacca il centrosinistra a Ponte di Legno
    PONTE DI LEGNO - 13 agosto 2000.
    " Una battaglia a tutto campo contro il nuovo comunismo, nazismo rosso sorto dall'alleanza con banchieri e massoni" che ha come scopo "la distruzione delle famiglie e dell'occidente" adottando "politiche di immigrazione e di compiacenza verso gli omosessuali".
    Bossi, nel suo discorso di chiusura dei lavori estivi della Lega Nord con il raduno di Ponte di Legno, ha attaccato Massimo D'Alema "che vuole difendere i lavoratori con scarpe da un milione e mezzo e con le barche a vela", il presidente del Consiglio Giuliano Amato che "da braccio destro di Craxi si è trasformato in federalista", e la magistratura che ha perseguito lui stesso e Silvio Berlusconi.
    "Né con l' immigrazione, né con i nuovi monopoli riusciranno a vincere" riferendosi all'acquisti di Telemontecarlo da parte della SEAT, una operazione che, con le leggi attualmente in vigore sarebbe illegale. Le disposizioni sull'immigrazione e il modello di famiglia omosessuale che non vuole figli, secondo Umberto Bossi, dimostrano che "si è di fronte alla riorganizzazione del comunismo che approfitta della globalizzazione per riemergere".

    "Si badi bene che noi non siamo contro gli omosessuali, ma contro un modello di famiglia omosessuale che non procrea e a cui si vogliono affidare bambini orfani. Noi non siamo contro l' immigrazione, ma siamo contro chi vuole venire in Italia con cattive intenzioni, siamo per accogliere gli immigrati che possiamo accogliere".

    Secondo il senatore, la richiesta di immigrazione che giunge dagli imprenditori "è strumentale al disegno della sinistra che obbedisce ormai solo all' ideale del dio denaro. La stessa Commissione Europea presieduta da Prodi, presiede in qualche modo a questo disegno, tanto è vero - secondo il leader leghista - che i commissari sono delegati dai governi e non sono eletti da nessuno. Speriamo di arrivare vivi alla vittoria elettorale e a distruggere questo disegno - ha concluso il leader leghista - perché voi non li conoscete, ma sono pronti a tutto pur di rimanere al potere e di far morire l' identità dei popoli".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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