| Lunedi 11 Luglio 2005 - 9:14 | Ugo Gaudenzi |

“Potrebbe capitare anche a noi”, parola del Cavaliere.
“G8, un successo, per gli aiuti all’Africa e la tutela ambientale”, parola di Schroeder.
“Soddisfazione per la democratizzazione dell’Iraq”, un Paese “sovrano, pluralista, federale, dove si rispettino pienamente i diritti umani'', parola dei “Grandi della Terra” riuniti in vertice a Gleneagles, in Scozia.
Ecco qui, in estrema - ma esaustiva - sintesi, il risultato del vertice scozzese insanguinato dai feroci attentati di giovedì a Londra.
Con qualche corollario. Berlusconi che promette un parziale (-300) ritiro del contingente di soldati italiani a Nassiria; il “ridimensionamento” dell’ambasciata egiziana nell’Iraq occupato, dopo l’uccisione del diplomatico Ihab ash-Sherif; Pisanu e Ciampi che trattano la “sicurezza in Italia” (dove tutto sarebbe a posto e sotto controllo: 8029 gli “obiettivi sensibili”: immaginiamo dunque una mobilitazione di - almeno, o no? - centomila agenti per vigilarli notte e giorno...); fiaccolate finto-pacifiste e bandiere a mezz’asta; record di “audience” radiotelevisiva; “giornalisti esperti” in preda a furia anti-islamica e pronti alla crociata; una righetta del comunicato finale dei G8 che invita a ridurre i contributi degli Stati industriali avanzati (Italia e Francia nel mirino) all’agricoltura; gli imam italiani che deplorano il terrorismo... e così via.
Vediamo di chiarire, con un rapido excursus sulle origini della crisi.
Qualcuno ha deciso, agitando un miserevole e falso pretesto - quello delle armi di distruzione di massa - di invadere ed occupare un paese arabo, l’Iraq, palesemente laico e privo di “fondamentalisti islamici”. Una libera nazione bombardata quotidianamente dagli angloamericani e ridotta, con l’embargo, alla morte per fame per dieci lunghi anni.
Qualcun altro - l’Italia del Cavaliere, che non voleva essere da meno del suo predecessore D’Alema, benefattore dei serbi a colpi di bombe - da buon governante coloniale ha inviato come rinforzo, per “esportare la democrazia” atlantica, i propri “fucilieri senegalesi”.
Qualcuno, insomma, per i propri appetiti di dominio planetario, ha offeso e violentemente ferito un popolo, l’arabo, così come sollecitava il suo alleato-gendarme Israele che non voleva “sentirsi solo” nella predazione di territori non propri.
Quello stesso qualcuno che, in funzione anti-russa, o anti-europea, aveva attivato e finanziato in Afghanistan come in Georgia, in Cecenia come in Bosnia o in Kosovo bande terroristiche islamiche per destabilizzare l’Europa ancora “non democratizzata”.
Ecco, sempre il medesimo qualcuno, ora dispiega la sua propaganda mendace facendo apparire ogni iracheno che lotta per la sua libertà come un feroce islamico che vuole imporre il Corano al civile Occidente. E sbandiera l’iniziato “scontro di civiltà”.
Generato, cullato e sviluppato in provetta da Washington e Londra.
Un momento, signori. Ancora non ci avete infilato un anello al naso. Ancora sappiamo discernere ciò che è falso da ciò che è vero.
Abbiate un attimo di virtuosa umiltà.
E andateve dall’Iraq.