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Discussione: L'ultima metamorfosi

  1. #1
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    Predefinito L'ultima metamorfosi

    Ora il Cav. si presenta modesto, perfino laterale, uomo di partito e di coalizione, leader fungibile, sostituibile secondo le regole da determinare insieme agli alleati, una risorsa privata per la vita pubblica.
    E’ un buon europeista, combatte l’evasione fiscale, riflette e lascia che si tratti sulla proporzionale, passa da un incontro con le parti sociali a un seminario di partito, prova “gioia” per il concorrere di Follini e Fini alla costituente del futuro partito unitario, di cui non forza i tempi e non vuole predeterminare la leadership.
    I suoi discorsi sono sempre più brevi, il gergo è quello della politica di partito, promuove con più cura i quadri e il suo staff, ai quali delega l’iniziativa in forme fino a ieri impensabili, non si proclama più “invincibile” e più sobriamente dice che “le cose non andranno male come si pensa”, un caso a sorpresa di understatement.
    Dal suo privato, che è il suo vero canale pubblico di comunicazione, fa trapelare una sana stanchezza molto vicina alla consapevolezza, non molla ma non è più caricato a molla come un tempo, ha come assimilato l’idea di avere non più solo un futuro squillante e guerriero ma anche un passato da difendere, un bilancio personale che nel bene e nel male si combina con la storia di questo paese, sembra aver perso l’ansia di primeggiare, promette perfino un’estate senza bandane, senza interviste allo champagne, preferirebbe ospitare gente importante, vivere la sua vita di statista anomalo nato dal privato prepolitico ma non più antipolitico, e al privato rimasto attaccato solidamente, senza clamorose rinunce, senza più clamorose ambizioni.
    Parliamo di uno stato d’animo, naturalmente, e non di una chiara strategia costruita su un calcolo preciso di modi e tempi d’azione.
    Ma nel caso del Cav. gli stati d’animo e le inclinazioni personali sono di primaria importanza.
    Da quando accettò il gioco e la regola della “crisi ripugnante”, dopo la sconfitta alle elezioni regionali, da quando si è piegato alle offese della politica e dell’economia, decidendo di mollare le sue ideeforza antifiscali sotto l’onda d’urto della contabilità euromonetaria e della nuova gestione tecnica dell’economia, l’uomo, che è intelligente e sensibile quanto furbo e cinico, ha stabilito dentro di sé che alla dinamica politica romana non si può opporre un altro e opposto schema, dunque non è entusiasta del venire a patti ma lo fa, magari non si diverte più ma non sembra destinato a ravvivare ancora il teatrino, oggi di nuovo in auge, con i suoi numeri da grande circo, con lo spettacolo della sua personalità recitato su un palcoscenico di guerra continua.
    In un certo senso è un abbandono realista al corso delle cose, in un altro senso è un progresso verso una successione meno disordinata di quanto facessero prevedere gli ultimi fuochi di crisi del centro destra.
    Durerà? Può essere.

    Ferrara su il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Parla Bondi

    Roma. La premessa di Sandro Bondi è che “Silvio Berlusconi resta il leader e candidato premier più credibile del centrodestra”. Perché – dice al Foglio il coordinatore nazionale di Forza Italia – “al momento non si vedono aspiranti successori alla sua altezza”.
    Una seconda premessa di Sandro Bondi è che, in conseguenza della prima, “è ancora sempre lui, Berlusconi, ad avere in mano il gioco sul futuro della Casa delle libertà”.
    Detto questo, dal momento in cui ha deciso di dar vita al partito unitario di centrodestra, offrendosi di fare la “riserva dei moderati” e di sottoporre la candidatura per la premiership alla verifica delle primarie, secondo Bondi il Cav. “ha avviato un processo epocale che lascerà tracce profonde nella storia politica italiana”.
    Perché “dopo aver dato vita nel 1993 a una casa per tutti i moderati orfani dei loro partiti spazzati via dalle inchieste giudiziarie, ora è protagonista come allora di un’altra proposta che unisce capacità profetiche – se mi è consentito – e realismo: una casa unitaria di tutti i moderati e riformisti italiani. Con questa nuova proposta non ci dovrebbe essere più nessuno che non riconosca il ruolo e i meriti storici che Berlusconi ha avuto nella vita politica italiana”.
    La grande novità storica, dice Bondi, sta nel fatto che questo
    “nuovo partito unitario è l’occasione per una svolta generazionale nella vita politica italiana”.
    Al che uno potrebbe pensare all’avvenuta storicizzazione di Berlusconi e del berlusconismo.
    “No, no – corregge Bondi – il senso dell’affermazione è che Berlusconi pensa a una svolta generazionale per far avanzare i giovani e in particolare le donne nel proscenio della politica”.
    Resta il fatto che nel 2006 l’attuale maggioranza potrebbe presentarsi alle urne con un candidato premier più giovane del Cav., per esempio Pier Ferdinando Casini.
    “Questo non l’ho mai detto né pensato. Quanto a un nuovo candidato, non lo escludo, del resto lo ha detto anche Berlusconi ma sia Fini sia Casini, a pranzo con il presidente, pochi giorni fa, hanno risposto di no alla domanda se volessero farsi avanti”. Non sarà che Berlusconi, come raccontano in tanti, è stanco e vuole farsi da parte? Stufo della politica nazionale e degli ostacoli che si frappongono tra i suoi desideri e la loro realizzazione?
    “Ho letto certe cose, la verità è questa: Berlusconi non è stanco, è solo. Ha subìto e subisce la violenza di un linguaggio di odio che è diventato la forma culturale della sinistra italiana, ora la sua è la solitudine di uno statista sempre più distaccato di fronte ai limiti della politica italiana. Ma attenzione, anche da quella internazionale. Non è vero, come ha scritto Vittorio Feltri, che Berlusconi partecipa invece volentieri agli appuntamenti di politica estera. No, anche in quelli vede inadeguatezza e protagonismi sproporzionati”.
    Sono valide ragioni per tenersi lontano, magari dopo aver fatto da padre fondatore dell’erigenda nuova casa dei moderati. Magari riservandosi nel cuore un poco di speranza che il successore e la coalizione alle sue spalle, se vincenti nel 2006, gli mostrino gratitudine eleggendolo presidente della
    Repubblica.
    “Impossibile da prevedere - dice Bondi – e comunque adesso la priorità è salvarci dall’attuale centrosinistra guidato da Romano Prodi che in caso di vittoria getterebbe il paese nel caos e nell’ingovernabilità”.
    Per far questo, pensa il Cav. e ci ripete Bondi, la nuova Casa delle libertà deve “attrarre in prospettiva anche i partiti moderati che si trovano alleati con questa sinistra”.
    E il pensiero va alla Margherita di Francesco Rutelli, già oggetto di un inatteso corteggiamento, con esplicito invito al trasloco, da parte del Cav. Offerta già rifiutata, però.
    Bondi: “A prescindere da Rutelli, è evidente che le ragioni dei moderati di centrosinistra s’incontreranno presto con le nostre e accanto a noi troveranno il loro luogo ideale”.
    Per innescare il processo sarà utile modificare la legge elettorale in senso proporzionale. Che poi, insieme con le primarie, è una delle condizioni poste dall’Udc per aderire alla Costituente. Ma è difficile che ciò avvenga entro la fine della legislatura.
    Per Bondi è necessario: “Qualche correzione proporzionale è inevitabile, affinché la composizione delle forze politiche rispecchi la realtà di un paese in cui i moderati dovrebbero allearsi fra loro ”.
    Modello proporzionale di riferimento?
    “Il cancellierato alla tedesca con sbarramento al 5 per cento”.
    An sostiene il maggioritario, farà resistenza.
    “An ha contribuito alla nascita di una legge elettorale prevalentemente proporzionale com’è quella per le regionali”.
    Il Tatarellum. “Già”.

    Su il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    Mustang,
    Seguo da sempre le imprese del primo ministro e non mi trovo in sintonia con quanto scritto.Penso che si tratta di un mero esaurimento psico-fisico aggravato però da una sua incapacità a capire che i suoi elettori(una buona parte,me compreso)è disposta a sostenerlo con il suo partito ma non come candidato premier.
    Come abbiamo sperimentato,lui compreso, nella gestione del governo non valgono le regole che vigono nell'impresa privata che egli conosce molto bene.
    Ciò che gli rimprovero è la sua totale mancanza di rispetto formale(non sostanziale) dei suoi avversari politici ma soprattutto non ha compreso nè comprende che i suoi elettori hanno capito che la solida maggioranza in seggi al Parlamento non dava e non dà garanzia di nulla,in vigenza del maggioritario;infatti le riforme che più mi interessavano non sono state approvate o non dànno cenno di risultati.
    Un esempio? la riforma della Magistratura(più che della Giustizia),il Federalismo(ma bisognerebbe chiamarlo Regionalismo oneroso e conflittuale), e l'Istituzione scolastica superiore(ma bisognerebbe chiamarla Istituzione per la soppressione del razzismo culturale fra le classi sociali).
    Riguardo poi alle grandi opere non è detto che siano utili politicamente ed economicamente; (Qui al nord-Ovest non si riesce a convincere i Comuni della bassa valle che l'interesse anzionale è anche il loro interesse. So e ormai sappiamo che l'asse ferroviario trasversale Ovest-est,prima detta Alta velocità,poi grande capacità da Lyon a Turin)non si farà perchè nemmeno la Regione Piemonte,riconquistata inutilmente al centro sinistra,è in grado di gestire le sue truppe d'assalto.
    Berlusconi dovrà lasciare le redini del partito(non dico suo perchè sono gli elettori gli azionisti di maggioranza) e accontentarsi se dopo le elezioni riusacirà a sfuggire alle attenzioni vendicative della gioiosa macchina da guerra delle truppe rosso.verdi per poi etc------.

 

 

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