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  1. #1
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    Arrow Vendita SEA, Albertini minaccia le dimissioni

    «Gli accordi Sea non si toccano o tutti a casa»
    Albertini disposto a rivedere l’intesa sul controllo della società, non la collocazione in Borsa. Penati: coinvolgere la Regione


    «Se la delibera sulla Sea viene stravolta, si va tutti a casa». Si è ritagliato dieci minuti di tempo il sindaco Gabriele Albertini. Giusto quelli per andare in giunta e lanciare il suo messaggio perentorio ai partiti di maggioranza, Udc in testa. Se dovesse passare la posizione di chi vuole il collocamento in Borsa, il sindaco è pronto a fare armi e bagagli e tornarsene al mestiere di imprenditore perché sarebbe un tradimento dell’accordo politico del 27 maggio scorso. Chi lo conosce, parla di un Albertini scuro in volto. Pronto a siglare la lettera di dimissioni. Innervosito non solo dallo strappo dell’Udc che ha riaperto la strada della Borsa, ma da tutti i partiti della maggioranza che non hanno saputo mantenere il numero legale in aula dopo la sigla del patto politico. Intanto a Roma si sta lavorando per la ricerca di un accordo. Ieri si sono incontrati i maggiorenti della coalizione: Maurizio Lupi per Fi, Ignazio La Russa per An, Giancarlo Giorgetti per la Lega e Bruno Tabacci per l’Udc. L’Udc continua a mantenere alta la posta: «Continuiamo a preferire il collocamento in Borsa per una questione di trasparenza - risponde Tabacci - Se ci convinceranno e se le condizioni poste verranno accolte ricordo al sindaco che noi non siamo dei pierini». L’occasione per convincere i riottosi dell’Udc è fissata per lunedì, quando i segretari della maggioranza con Albertini. Ma lo slittamento del vertice a settimana prossima comprime ancora di più i tempi di approvazione della delibera Sea. Infuriato il capogruppo di An, Stefano Di Martino: «È vergognoso, c’era un accordo politico». Il tempo stringe, le vacanze si avvicinano e ieri i capigruppo non hanno ancora deciso il calendario di seduta per l’ultima settimana di luglio. «Ci sono fondate possibilità che la delibera venga rinviata a settembre» commenta il capogruppo dei Ds, Emanuele Fiano. Ma il vicesindaco Riccardo de Corato avverte l’opposizione: «O adesso o a settembre venderemo la Sea. Ci sono i tempi per fare partire le grandi opere».
    Ma torniamo al vertice romano. Lupi si dice tranquillo della ricomposizione: «Abbiamo ribadito che siamo dentro gli accordi politici sottoscritti con il sindaco. Lo stesso Tabacci ha condiviso il percorso e si è riservato di approfondire il merito della delibera perché vogliamo arrivare a una proposta comune da sottoporre al sindaco». E la proposta comune è quella di eliminare i «patti di sindacato» troppo sbilanciati sul futuro acquirente. Albertini si è detto disposto a ragionare e a rivedere i patti. Ma fino a che punto? Il sindaco è convinto che se si eliminano del tutto i patti e si lascia solo la rappresentanza nel cda, nessun acquirente si presenterà all’asta. E comunque saranno gli advisor a dover valutare se un’operazione del genera sta ancora in piedi.
    C’è un altro fronte aperto. Ieri, il presidente della Provincia, Filippo Penati è tornato alla carica. Chiede il coinvolgimento della Provincia e della Regione nell’operazione e la quotazione di una piccola parte di Sea in Borsa. Perché Palazzo Isimbardi è comunque il secondo socio della Sea con il 14,5 per cento. «Trovo scorretto - ha affermato Penati - che il Comune non abbia coinvolto la Provincia. Correttezza avrebbe voluto che ci fosse uno scambio di informazioni fra i due maggiori soci». Ma, secondo Penati, c'è di più: «Con la sua proposta di delibera di vendita delle quote Sea il Comune ha anche escluso la Regione Lombardia. Non le ha riservato il diritto di prelazione nella gara e non ha neppure preso in considerazione la vendita diretta. Questo ci appare negativo per una società strategica come Sea che gestisce, tra l'altro, i due maggiori aeroporti del nord Italia».
    La strada, secondo il presidente della Provincia dovrebbe essere un'altra. «Ci dovrebbe essere un accordo forte tra Comune e Provincia, aperto alla Regione per favorirne l'ingresso nel capitale sociale di Sea. Si dovrebbe stabilire un patto fra Comune, Provincia di Milano e Regione con l'eventuale possibilità di essere esteso alla Provincia di Varese». E sullo sbarco in piazza Affari si dice favorevole anche Roberto Caputo della Margherita: «È la strada più trasparente».

    Maurizio Giannattasio
    Corriere della Sera





    L’EX PRESIDENTE
    Fossa: senza patti parasociali, meglio la quotazione
    «Il miglior patto in assoluto è il diritto di prelazione, garantisce lo sviluppo»


    «Senza patti parasociali, tanto vale quotare la Sea in Borsa». Giorgio Fossa come presidente della Sea aveva una mission: collocare il 30 per cento della Sea in Borsa. L’11 settembre ha bloccato tutto. Adesso il Comune ha scelta l’asta al rialzo. Dottor Fossa, meglio l’asta o la Borsa?
    «Non mi fascio la testa per una soluzione o per l’altra. Sono entrambe scelte corrette e trasparenti».
    In molti sostengono che la scelta più trasparente sia la Borsa.
    «Paradossalmente sulla carta la Borsa polverizza l’azionariato e il controllo rimane in mano al pubblico, ma niente impedisce il rastrellamento delle azioni. E può sembrare assurdo, ma la Borsa richiede un secondo collocamento, altrimenti non si rende appetibile l’azienda».
    E l’asta?
    «È una scelta corretta e trasparente. Il prezzo mi sembra congruo e può salire. Ma è chiaro che se non ci sono i patti parasociali, diventa molto difficile vendere un pacchetto così importante. Se non gli metti attorno qualcosa è difficile che un acquirente si presenti».
    Ma i patti non favoriscono troppo il privato?
    «Non conosco i patti. ma qualche cosa bisogna lasciare. Altrimenti chi tira fuori 600 milioni di euro?».
    Cosa deve rimanere?
    «Intanto i patti non devono essere troppo stretti. Se metti sullo stesso piano l’entrante e il vecchi azionista si rischia lo stallo della società».
    Quindi?
    «Il miglior patto in assoluto è il diritto di prelazione. Non blocca niente e garantisce lo sviluppo della società».
    Il prezzo è congruo?
    «Il prezzo lo fa il mercato. Se non ci sono i patti è troppo alto. E in questo caso è meglio la Borsa».
    Venezia ha avuto un multiplo più alto.
    «Non si possono mischiare le pere con le mele. Venezia è interessante ma è una piccola boutique. Poi c’è da valutare l’unico neo della Sea: l’handling. Nessuno in Europa, tranne Fraport, continua a mantenere l’handling che pesa in negativo. Forse bisognerebbe valutare un piano industriale e studiare una soluzione che non metta in strada le persone».

    Maurizio Giannattasio
    Corriere della Sera

  2. #2
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    Il sindaco della città dove ha sede la Borsa italiana minaccia di dimettersi se lo si obbliga a vendere una quota della SEA in Borsa, invece che a qualcuno che evidentemente gli sta più a cuore e con patti parasociali che faranno finire, prima o poi, a questo qualcuno, la maggioranza di SEA a pochi soldi.

    E' come nella Mosca ladrona di Eltsin dove, almeno, gli aeroporti funzionavano anche quando nevica.

  3. #3
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    Sarà la decima volta che Albertini minaccia le dimissioni come una bambina frignona

    Si dimettesse una buona volta: il suo tempo è finito da anni!

    Marco

  4. #4
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    devo dar atto a giorgio fossa che avrà tanti difetti ma ha una lucidità d'analisi e una capacità di sintesi invidiabile!

    albertini paradossalmente non ha nessuno a cui vendere la sea... sà però che senza patti parasociali, senza un libro dei sogni (al secolo business plan), senza dirigenza, con l'handling che pesa negativamente come un macigno sui conti sociali nessuno tirerebbe fuori dalla tasca 600 milioni di euro per comprarsi il 30% di sea...

    albertini non si dimette perchè ha solo due alternative: fare il semplice e insignificante deputato europeo, col rischio che fra due anni più nessuno saprà chi sarà (ricordate formentini?) oppure il disoccupato vero e proprio... fin che ha quella sedia, lui malato di protagonismo e d'immagine, se la terrà ben stretta!

  5. #5
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    In Origine postato da concorde
    fin che ha quella sedia, lui malato di protagonismo e d'immagine, se la terrà ben stretta!
    Albertini ha dichiarato in più occasioni di amare la comodità della sua poltrona (intendo proprio il pezzo di mobilio): visto il tipo inizio a pensare che sia dotata di altre recondite funzioni oltre al massaggio lombare

    Marco

  6. #6
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    In Origine postato da Boeing747
    Albertini ha dichiarato in più occasioni di amare la comodità della sua poltrona (intendo proprio il pezzo di mobilio): visto il tipo inizio a pensare che sia dotata di altre recondite funzioni oltre al massaggio lombare

    Marco

    si si si...


  7. #7
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    In Origine postato da concorde
    albertini paradossalmente non ha nessuno a cui vendere la sea... sà però che senza patti parasociali, senza un libro dei sogni (al secolo business plan), senza dirigenza, con l'handling che pesa negativamente come un macigno sui conti sociali nessuno tirerebbe fuori dalla tasca 600 milioni di euro per comprarsi il 30% di sea...
    Nessun problema. Se l' advisor ha detto che il 30% vale 600 milioni di euro e non ha la faccia come il cuxo è anche in grado di garantirgli il collocamento in Borsa per quella cifra.

    Se non c' è un business plan è colpa del padrone Albertini, che si vanta di essere imprenditore e scalda la poltrona di Palazzo Marino dal 1997. Comunque in 60 giorni glielo fanno, glielo facciamo anche noi. Se non è capace di risolvere il problema handling, visto che prima faceva i contratti nazionali di lavoro delle aziende metalmeccaniche vuol dire che è incapace e/o coniglio. Più probabilmente è un problema che fa comodo, rende SEA meno appetibile, ne abbassa il prezzo per chi la compra e provvederà poi a risolverlo.

    Poche palle, si vuole dare la SEA agli amici e continuare a comandare. Peggio che nella Mosca di Eltsin.

  8. #8
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    RETROSCENA

    E la Sacbo valuta l’acquisto delle azioni di Orio al Serio

    BERGAMO - La possibile cessione ai privati del 34 per cento delle azioni della Sea oggi in possesso del Comune di Milano è guardata con preoccupazione ad Orio al Serio. Perché la società di gestione degli scali di Linate e Malpensa detiene anche il 49,98 per cento delle azioni della Sacbo, che gestisce l'aeroporto bergamasco. Le sorti di un socio che controlla un pacchetto così rilevante non sono una variabile indipendente. Ed è per questo che tra gli azionisti bergamaschi (uniti da un patto di sindacato) si sta valutando l'ipotesi di acquistare da Sea nuove quote Sacbo. Una soluzione esaminata in un incontro informale.
    Un più marcato controllo bergamasco viene considerato una garanzia a fronte dei possibili cambiamenti di assetto all'interno della Sea, con cui finora i rapporti sono stati buoni. E d'altra parte, l'acquisto di azioni da parte orobica porterebbe alla società milanese un po' di quella liquidità di cui pare avere gran bisogno il sindaco Albertini. Perché l'operazione vada in porto, sempreché vi sia il sì di Sea, sono praticabili due strade. O l'acquisto di azioni proprie da parte della stessa Sacbo, oppure l’intervento di uno degli azionisti privati (il Gruppo Bpu o il Credito Bergamasco). In entrambi i casi, si avrebbe una successiva ripartizione della nuova quota con gli altri soci, in modi e quantità da stabilire. Sono necessarie due tappe perché gli enti pubblici (Comune di Bergamo, Provincia, Camera di Commercio) devono rispettare procedure con passaggi obbligatori, oltre alla ricerca del consenso politico. Inutile cercare conferme dai vertici Sacbo. Ma quello che sta succedendo a Milano viene seguito con attenzione perché dalla parziale privatizzazione di Sea non derivino contraccolpi negativi su Sacbo.

    Corriere Lombardia 13-07-2005

  9. #9
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    W il provincialismo!

    Non succederà mai che in Italia due città a 50 km collaborino. Eppure non è così difficile, BGY può fare la Stansted lombarda e il resto è meglio che vada a MXP.

  10. #10
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    In Origine postato da marcogiov
    Nessun problema. Se l' advisor ha detto che il 30% vale 600 milioni di euro e non ha la faccia come il cuxo è anche in grado di garantirgli il collocamento in Borsa per quella cifra.

    Se non c' è un business plan è colpa del padrone Albertini, che si vanta di essere imprenditore e scalda la poltrona di Palazzo Marino dal 1997. Comunque in 60 giorni glielo fanno, glielo facciamo anche noi. Se non è capace di risolvere il problema handling, visto che prima faceva i contratti nazionali di lavoro delle aziende metalmeccaniche vuol dire che è incapace e/o coniglio. Più probabilmente è un problema che fa comodo, rende SEA meno appetibile, ne abbassa il prezzo per chi la compra e provvederà poi a risolverlo.

    Poche palle, si vuole dare la SEA agli amici e continuare a comandare. Peggio che nella Mosca di Eltsin.

    l'advisor non credo garantisca un bel nulla... visto e considerato che ha fatto i conti su mezzi numeri (solo sui dati del 2004), senza business plan... albertini è interessato solo a incassare soldini, non dorme di notte se non trova i denari per realizzare altri 500 metri di metropolitana... non gl'ìinteressa nulla a chi va la SEA l'unica cosa a cui stà attento è che non lo si possa accusare in futuro di aver venduto tutta la SEA a qualcuno, quindi ha pensato ad una formula (o meglio qualche suo amichetto gli avrà messo in testa la formula) che gli permettesse di salvare capra e cavoli e cioè incassare euro per la metropolitana e non cedere la proprietà o il controllo totale degli aeroporti... se sarà asta credo proprio che poco importi a lui che si chiami soggetto a o b... basta che non sia uno spacciatore di droga, non vada a prostitute, non sia meridionale, si lavi le ascelle e si profumi un pò... insomma sia integerrimo (su queste cose è intransigente)

 

 
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