
Originariamente Scritto da
=DADOUKOS=
[...]una ben più interessante verità si è celata per secoli nella memoria del “pesce Nicolò”, l'incredibile “confraternita” di sommozzatori che venivano “iniziati” ad un culto marino “sotterraneo” del dio delle acque Poseidone:”'e figlie 'e Nittuno”[i figli di Nettuno] . Di origine tardo-pagana, questo culto esclusivamente neapolitano, che aveva come scopo il possesso delle “ricchezze” marine esistenti nelle grotte più profonde del golfo, conosceva il segreto per resistere in apnea per tempi giudicati impossibili dalla scienza ufficiale. Alcune alghe, particolarmente trattate, “rallentavano “ il ritmo respiratorio (come gli esercizi di “volontà” di alcuni gruppi indiani, volgarizzati dai “fachiri” in esibizioni spettacolari, come la chiusura ermetica in bare interrate per alcuni giorni) fino ad un tempo impossibile da ottenersi anche con le bombole.
Lo stato di rallentata respirazione non incideva comunque sulla “coscienza” di questi uomini-pesce, che potevano operare tranquillamente i recuperi e i più segreti rituali dedicati alla sirena primigenia Partenope, che prevedevano anche l'accoppiamento con rarissimi sirenoidi, poi scomparsi dal golfo di Napoli (forse una varietà della “foca monaca” - fascino intrigante di un nome! - che ancora, sebbene ridotta a pochissimi esemplari, si può a volte scorgere nei pressi dell'isola di Capri). A questi “iniziati marini” era dato il nome “in codice” di “pesci Nicolò” e con quel nome, e in assoluto segreto, pare che l'ultimo di questa “ricreata” specie sia stato usato dai servizi segreti alleati per ricerche sul fondo del golfo di Napoli nel corso dell'ultima guerra e dell'immediato dopoguerra.
Le notturne “sparizioni” di alcuni natanti del porto di Napoli, in quel periodo, ed il possesso da parte di alcuni collezionisti stranieri, presenti a Napoli nello sciagurato dopoguerra, di gioielli greco-romani (ancora in parte racchiusi in concrezioni dal profondo fondale marino) fece raffiorare la memoria dei “pesci Nicolò”, perché ad alcuni di loro fu sentito dire - e documentato in una corrispondenza del tempo - con aria complice e segreta che bisognava rivolgersi in una precisa grotta marina del litorale, verso Miseno, all'“uomo col colapesce”! Divertente confusione tra Cola Pesce, derivato dal Nicola Pesce, e l'attrezzo della cucina napoletana, in origine in terracotta bucherellata, detto “scolapesce” o “colapesce” perchè usato per quella necessaria esigenza.[…]
da: Mario Buonoconto, Napoli esoterica
Esistono ancor oggi ragazzi (cantati anche da Viviani) che trascorrono più tempo in acqua che sulla terra, ed è fra di essi, si dice, che vengono reclutati i figli di Nettuno …