Panebianco attacca la sinistra dicendo che non fa abbastanza contro il terrorismo e lo fa davvero con argomenti poverissimi e indegni di un editorialista di punta del principale quotidiano italiano.Per lui dobbiamo restare in Iraq,perchè i terroristi voglioni che ce ne andiamo
In pratica secondo la tesi brillante di Panebianco per combattere il terrorismo non bisogna cercare la strategia più opportuna per prevenire il fenomeno,ma fare l'esatto opposto di quello che dicono i terroristi. Se i terroristi dicessero che dobbiamo accogliere gli immigrati musulmani nel nostro Paese,secondo questo criterio,dovremmo operare un'espulsione di massa di tutti gli immigrati,regolari o meno che si trovano da noi,così "gliela facciamo vedere ". Perchè Panebianco non prova a spiegare il senso della nostra presenza in Iraq e di quella missione ?Perchè non prova a spiegare che senso ha una guerra,che oltre che distruttiva per gli iracheni espone al pericolo del terrorismo i popoli europei che in stragrande maggioranza non la volevano?La solita convinzione della destra : per risolvere un problema è sufficiente mostrare il muso duro,far vedere che siamo i più forti,gridare,strepitare,abbassarsi ai peggiori istinti.E nel frattempo i terroristi preparano il prossimo attentato...
Lotta al terrorismo e uso della forza
L’OCCASIONE DELLA SINISTRA
di ANGELO PANEBIANCO
Immaginando che fra meno di un anno l'opposizione di sinistra governi l'Italia c'è da chiedere ragguagli sulla sua politica contro il terrorismo islamista. Che è questione di politica interna (leggi antiterrorismo o no, nuovi orientamenti verso l'immigrazione islamica o no) e di politica estera (con quali alleanze internazionali, con quali strategie verso il mondo islamico). Le dichiarazioni degli esponenti dell'Unione dopo gli attentati di Londra e l'ennesimo, caotico, dibattito sul rifinanziamento della missione in Iraq lasciano perplessi. Fassino e Rutelli garantiscono che mai verrà scelta una via «alla Zapatero» ma altre autorevoli dichiarazioni vanno in quella direzione. Il problema che non ha avuto ancora risposte convincenti è cosa fare quando qualcuno ti dichiara guerra. Persino Fassino e Rutelli, ai quali si deve riconoscere di fare ogni sforzo per inoculare saggezza nelle vene dell'Unione, sembrano avere difficoltà ad affrontare la questione della guerra (dichiarata dall'islamismo radicale contro di noi). Prendiamo l'Iraq. Essere stati contro l'intervento è una cosa, ma continuare a votare contro il finanziamento di una missione il cui compito è contribuire a stabilizzare il nuovo regime, è un'altra cosa. Significa mandare il segnale sbagliato. Poiché la fine delle missioni occidentali in Iraq è proprio ciò che il terrorismo vuole ottenere con ogni mezzo. C'è purtroppo una contraddizione che né Fassino né Rutelli, per esigenze di unità della coalizione, sembrano in grado di superare.
Ma l'Iraq è solo un aspetto, importante, di una questione più generale: la guerra santa di cui siamo i bersagli. Fassino fa bene a ribadire, parlando all'ala più estrema del suo schieramento, che l'uso della forza militare come ultima risorsa non può mai essere escluso, ma questa dichiarazione resta un po' per aria se poi si dice che la guerra al terrorismo va fatta solo con l' intelligence . Il problema è che le guerre si fanno con tutti i mezzi di volta in volta ritenuti necessari al fine di vincerle, e precludersi a priori l'uno o l'altro strumento significa conferire un vantaggio strategico al nemico. Facciamo l'esempio dell'Iran. Sembra sul punto di dotarsi di armi nucleari e se lo farà il Medio Oriente prenderà probabilmente fuoco. E' vitale per noi occidentali scongiurare questo evento. Ma è anche evidente che con regimi come quello iraniano si tratta efficacemente solo se la minaccia dell'uso della forza è comunque in agenda. I pacifisti, certo, non lo capiscono. Ma chi vuole governare deve saperlo. Però non sembra esserci, nelle dichiarazioni dei leader della sinistra, consapevolezza della drammaticità del problema.
Più in generale, nessuno deve mai escludere a priori (è questo il senso della preemptive war ) che operazioni militari risultino in futuro necessarie per impedire ai terroristi di impadronirsi di quelle armi di distruzione di massa che, fino ad ora, non sono riusciti a usare in Occidente. Ma anche su questo la sinistra migliore tace.
Ci sono due rischi nel caso della sinistra al governo. Il primo è che, di fronte alle future prove, non risulti autosufficiente, che necessiti, come nella passata legislatura, dei voti dell'opposizione. Il secondo è che le sue divisioni interne favoriscano ondeggiamenti e difficoltà nei rapporti con l'alleato americano, accrescendo la già elevata vulnerabilità del Paese. Il tema è sempre lo stesso: come convincere quella parte di sinistra che non ci crede che una guerra internazionale è in atto dall'11 settembre e che il problema dell'Italia, insieme agli alleati occidentali, è riuscire a vincerla. [SIZE=1][SIZE=1][SIZE=1]




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