LONDRA, QUALCOSA NON QUADRA
di Maurizio Blondet
L'esplosione nell' autobus a due piani a Tavistock Square
Tutto chiarito: quattro islamici suicidi nell'atto di uccidere.
Rapida indagine giunta a felice conclusione.
Mettiamo le mani avanti, perché tira un'aria cattiva contro i "complottisti".
Per biasimarli, il Corriere ha dedicato loro il fondo di prima pagina di martedì
e, nelle pagine interne, un graffiante articolo di Umberto Eco che smaschera i
complottisti come pazzi, e in più fascisti, antisemiti.
Ma perché il Corriere si scalda tanto per sbugiardare dei visionari così
marginali e privi di ascolto?
Si avvicina il tempo in cui il reato di "complottismo" sarà punito per legge.
Dunque, noi ci asteniamo.
Anche perché in questa fase le notizie certe sono poche.
Per esempio, ci piacerebbe sapere se è vero quel che dice un noto sito
alternativo americano, PrisonPlanet, e cioè che, parlando alla BBC 5 (la radio,
non la TV), un tale Peter Power, direttore di una ditta chiamata "Visor
Consultants" (descritta come un'azienda di "consulenza per la gestione delle
crisi", in altre parole un'agenzia di pubbliche relazioni) ha detto a caldo che
"quel mattino" nella sotterranea di Londra la sua ditta stava compiendo
un'esercitazione, che simulava lo scoppio simultaneo di diverse bombe.
Proprio negli stessi luoghi dove avveniva l'attentato vero, ha insistito Peter
Power (che è stato funzionario di Scotland Yard), stessa ora, stesse stazioni.
Non dev'essere vero, naturalmente.
Somiglierebbe troppo alle sei esercitazioni aeree che erano in corso l'11
settembre in USA, stessa ora e stesse circostanze, una delle quali simulava il
dirottamento di aerei: il che creò un bel po' di confusione tra gli ingenui
addetti al controllo aereo di New York.
Controlleremo, ma non può essere vero.
Non facciamo i complottisti: non è ancora un reato, ma è di così cattivo gusto.
Appena potremo, controlleremo un'altra notizia incredibile e quasi sicuramente
falsa.
La riporta un sito israeliano chiamato Ynet, che a sua volta cita il tedesco
Bild Am Sonntag, il quale cita una fonte del Mossad che dice: noi del Mossad
abbiamo avuto l'informazione dell'attentato a Londra "solo sei minuti prima che
avvenisse".
Purtroppo, si dispiace l'anonimo agente, "troppo tardi per poterci far nulla".
Ma perché troppo tardi?
C'erano due minuti ancora, si poteva almeno tentare di ridurre i danni.
Se fosse vera questa – non lo è, non lo è – suonerebbe molto come una pezza
messa a rattoppare la fuga di notizie scappata nelle prime ore: che il ministro
israeliano Netanyahu, che si trovava a Londra, era stato avvertito in anticipo
dal Mossad – anzi no, hanno poi rettificato: in ritardo da Scotland Yard.
Ora è la terza rettifica: beh sì, il Mossad sapeva, ma "solo sei minuti prima";
ossia "troppo tardi".
Che disdetta: un servizio di solito così preciso, professionale e attento.
Il bello è che l'agente del Mossad che spiffera a Bild Am Sonntag dice altre
cose molto interessanti.
Dice: secondo me, l'attentato a Londra somiglia molto a un attentato-kamikaze
che avvenne a Tel Aviv nell'aprile 2003, dove morirono tre persone.
E si spinge a giurare che alla fine, secondo lui, si scoprirà anche che
l'esplosivo è lo stesso: un plastico militare di fabbricazione cinese, prodotto
dalla ZDF, una ditta a 40 chilometri da Pechino.
Vedete che precisione, quando vuole, il Mossad.
L'anonimo informatore sa già persino che quello di Londra è un attentato
suicida; e pensare che in quelle ore l'incubo degli inquirenti e del pubblico, a
Londra, è che i terroristi abbiano piazzato le bombe e se la siano filata,
dunque che siano ancora vivi, pronti per un secondo attentato, magari con altro
esplosivo cinese.
Nessuno credeva, in quelle ore, ad un attentato suicida.
Anche perché che bisogno c'è, per Al Qaeda o quel che è, di bruciare così
quattro ottimi guerriglieri?
Soldato risparmiato, buono per un'altra volta.
O Bin Laden ha tanti aspiranti suicidi da poterli sprecare?
E poi, non c'è la necessità tecnica.
Gli attacchi suicidi tra la folla hanno la loro ragion d'essere nella situazione
palestinese: lì la guerriglia non ha armi adeguate al livello del suo nemico; la
bomba umana è la sola vera arma offensiva ed ha una sua truce efficacia; anche
il terrore indiscriminato, sparso fra una popolazione percepita come totalmente
nemica, ha una sua motivazione strategica.
In Palestina.
Ma a Londra perché?
Si potevano piazzare le bombe facilmente sotto un sedile, nell'ora di punta, e
squagliarsela in tempo.
E poi perché fare una strage indiscriminata?
La sotterranea era piena di musulmani che andavano al lavoro; anzi Edware e a
Aldgate Station, dove sono esplose due delle bombe, sono proprio nel cuore dei
due quartieri più islamici di Londra: come se avessero voluto assicurarsi, i
terroristi di Al Qaeda, quasi certamente musulmani britannici, di ammazzare un
bel po' di altri musulmani.
Già che c'erano.
Questo ricorda troppo il tipo di attentati indiscriminati che si attribuisce la
misteriosa entità chiamata "Al Zarkawi" in Iraq: esplosioni e stragi tra la
folla irachena, a chi la tocca la tocca, senz'altro obbiettivo apparente che
versare sangue e rendere rovente l'odio, l'angoscia, la destabilizzazione.
Perché nemmeno i più biechi terroristi, ETA o IRA, hanno mai compiuto attentati
contro la folla.
Che cosa si propone chi compie questo tipo di attacchi indiscriminati, infatti?
Qualunque cosa si proponga, vediamo qual è il risultato che questo tipo di
stragi raggiungono: che tutti e ciascuno si sentono minacciati dalla mano
terrorista, musulmani e no.
E soprattutto: l'atto terroristico indiscriminato ottiene il risultato di fare
universalmente disprezzare chi lo commette, qualunque sia la sua causa. Anche i
simpatizzanti per la causa ne sono agghiacciati e rivoltati.
Da quel momento, la causa dello stragista è moralmente liquidata, non ha più
speranza di conquistare altri cuori e menti; non ha più cittadinanza, non ha più
legittimità.
Ebbene: magari è proprio questo che i mandanti della strage di Londra volevano
ottenere.
La liquidazione della causa islamica fra la comunità musulmana inglese.
Obbligare i mullah e gli sheik ad emanare condanne e fatwe contro gli assassini.
Ma mi accorgo di essere ricaduto nel reato di "complottismo".
E' l'età.
Ho vissuto gli anni della strategia della tensione in Italia, e ho visto anche
in Italia attentati – strage, indiscriminati, senza obbiettivo.
Brescia, Bologna, l'Italicus.
E quel Bertoli venuto da Israele con una bomba a mano per tirarla fra i passanti
davanti alla Questura di Milano.
Quegli attentati non mi hanno mai convinto.
Perché dei "fascisti" avrebbero dovuto massacrare la folla alla stazione di
Bologna?
Ad esaminarli da vicino, alcuni apparivano errori tecnici (come a piazza Fontana
a Milano, o a piazza della Loggia a Brescia), o evidentemente assurdi.
Perché mai dei neofascisti avrebbero dovuto fare una strage alla stazione di
Bologna, dove potevano esser presenti amici e parenti?
Liquidare per sempre la loro presunta "buona causa", coalizzando contro di sé
tutti, ma proprio tutti?
A che scopo?
Come regola generale, nelle stragi indiscriminate ho sempre sentito una certa
puzza.
Come guidate da un' "altra" logica, da altri scopi preternaturali.
Il che non esclude che gli esecutori materiali magari fossero "neri" o
"anarchici" come Bertoli; si trova sempre qualche demente da manipolare, nelle
frange marginali.
Ma l'esperienza mi insegna che, anche in Italia, spesso quei giovincelli folli
erano stati insufflati, o credevano di avere la copertura, del potere.
A Brescia a comandare i "fascisti" accusati della strage di piazza Della Loggia
era un certo Maifredi, partigiano bianco, che vantava contatti con il ministro
degli Interni Taviani, altro ex partigiano bianco, come scoprì un giudice
coraggioso, Giovanni Arcai (a cui l'indagine fu precipitosamente tolta di mano).
Pareva che il tutto, la strategia della tensione "rossa" e "nera", servisse a
consolidare nei cuori e nelle menti la necessità di un governo forte
democristiano.
Dovete scusare la debolezza di un vecchio cronista di memoria lunga: i complotti
lui, in Italia, li ha visti.
Per questo è un po' complottista.
Non si tolga alcun merito alla bravura dei detective inglesi, che in soli cinque
giorni hanno identificato – in perfetta buona fede – i quattro attentatori di
Londra.
Si noti solo questo: che i quattro sono tutti morti nell'atto.
Si sono sacrificati senza un vero perché.
Ma il fatto ha qualcosa di provvidenziale: terrorista morto non viene
interrogato.
Il morto non parla più.
Ha strappato per sempre le fila della rete che lo manovrava, non confesserà chi
gli ha dato l'esplosivo e gli ha suggerito l'obiettivo.
Il caso è chiuso, e si ferma lì, agli esecutori.
Anche quelli di Madrid si fecero saltare in aria mentre stavano per essere
catturati.
Provvidenziale, davvero.
di Maurizio Blondet




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