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La sinistra radicale contro la missione in Afghanistan. I riformisti spaccano l'Unione sull'Iraq
Ieri voto differenziato sul decreto-missioni. Si riaccendono le polemiche: Ds e Margherita vogliono differenziarsi su Antica Babilonia
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Non regge, alla prima prova parlamentare, l'unità del centrosinistra sulla politica estera. A 24 ore dal vertice dell'Unione, che aveva dato mandato a Prodi di trovare la quadra sull'Iraq e a pochissime ore dall'intervista in cui Rutelli proponeva una sorta di "scambio" fra il voto sulle missioni internazionali e quello sull'Iraq, alla Camera il centrosinistra è tornato a dividersi. Il voto era sul decreto che riguarda le missioni in Afghanistan, nel Kosovo, nel Darfour, e varie altre. Rifondazione, Verdi, Pdci e sinistra Ds hanno votato contro. I riformisti della Fed a favore. E ora il compito del Professore si fa sempre più difficile mentre di fatto affonda sul nascere la proposta di Rutelli. I riformisti dell'Ulivo tendono a minimizzare. Luciano Violante e Fabio Mussi osservano infatti che "la sinistra radicale ha sempre votato contro la missione in Afghanistan". Anche Franco Giordano, capogruppo del Prc, sostiene che "non c'è nessuna novità, noi abbiamo sempre detto no alla missione afgana e, com'è noto, anche a quella in Kosovo".
Rutelli, in aula, è andato a polemizzare proprio con Giordano, a proposito di un emendamento soppressivo che - ha fatto notare il capogruppo del Prc - era però stato presentato "dai banchi più sopra", cioè dai comunisti italiani. E tuttavia è chiaro che il voto di ieri, sebbene scontato, ha mostrato plasticamente che il compito di Prodi per una ricomposizione unitaria dell'Unione sulla politica estera si presenta molto arduo. "E' un problema di Prodi convincere quei tre (i partiti della sinistra radicale, nd)- sospira l'Udeur Mauro Fabris - dopo che ieri sia Rutelli che Fassino, nel vertice, avevano espresso posizioni che erano musica per le nostre orecchie". Alla domanda se vi sarà un documento dei riformisti dell'Ulivo in occasione del voto sull'Iraq, Mussi risponde così: "Così si dice...". Mentre un altro diessino, Marco Minniti, allarga le braccia: "Ieri nel vertice si era escluso un ordine del giorno dei riformisti. Ma ogni giorno ha la sua pena, vedremo...".
Ma è la Margherita a spingere sull'acceleratore della polemica. Paolo Gentiloni sottolinea che "l'unità deve valere per tutti" e che il voto contrario alle missioni umanitarie di Prc, Pdci e Verdi "smonta l'argomento dell'unità". Poi spiega: "Io sono fiducioso che Prodi riesca a definire una posizione comune fondata sull'exit strategy e sul no al rifinanziamento della missione irachena. Questa si può poi tradurre in un ordine del giorno comune". Dura la reazione di un altro diellino, Renzo Lusetti: "A nessuno sfugge la contrarietà della sinistra radicale circa l'impegno italiano, a prescindere dai governi in atto, nei confronti di importanti missioni di pace in zone spesso dimenticate dal mondo".
Riuscirà Prodi a fare il miracolo? La cosa più probabile è che alla fine non si presenti nessun documento, confermando il no di tutta l'Unione al decreto sull'Iraq. Ma con una ennesima scia di polemiche e veleni.
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