Milano, lo studio del ricercatore Dario Ponti, dell'équipe del professor Marco Pierotti, pubblicato su "Cancer Research"

"Ecco le staminali supercattive
che fanno crescere il cancro"

Nei laboratori dell'Istituto dei tumori, isolate le cellule più resistenti del cancro
di LAURA ASNAGHI


MILANO - Il cancro ha un nocciolo duro, una sorta di "cancro nel cancro" fatto di cellule staminali "cattive" che lo fanno crescere e sviluppare. Non solo. Sono loro le responsabili della ripresa della malattia anche dopo interventi chirurgici e lunghi trattamenti a base di chemioterapia. Questo perché le staminali "cattive", pur essendo poche, non più dell'1-2 per cento, sono mille volte più potenti delle altre che compongono la massa tumorale.

A scoprire il nocciolo duro del cancro è stato un giovane ricercatore milanese, Dario Ponti, che lavora all'Istituto dei tumori e fa parte dell'équipe diretta dal professor Marco Pierotti. Il suo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica "Cancer research" e rappresenta un passo in avanti nella cura dei tumori.

Come si è arrivati a questa scoperta? "Siamo partiti dallo studio di 14 frammenti di tessuto prelevati a donne operate di tumore - ha spiegato il professor Pierotti - e lì sono state isolate le cellule più resistenti del cancro, quelle che non si lasciano scalfire da nessun tipo di terapia. Quel tipo di cellule nei topi è in grado di riprodurre lo stesso cancro anche quando esse vengono inoculate a bassissime concentrazioni". Per rendere più chiara la potenza di queste cellule "cattive", Dario Ponti ha ricordato che "ne sono bastate mille contro il milione di cellule che solitamente si usano per far attecchire il cancro in un topolino-cavia".

Il passo successivo a questa scoperta è stato quello di replicare in laboratorio le potenti cellule tumorali per mettere a punto armi per servano a disinnescarle completamente. Una sfida tutt'altro che semplice, visto che quelle cellule resistono benissimo sia alle radiazioni che i farmaci finora utilizzati dagli oncologi. "Averle individuate è fondamentale - spiega il professor Pierotti - è come aver messo le mani su un nemico astuto e terribile, in grado di nascondersi dentro al tumore. Ora l'abbiamo stanato e questo ci consente di definire nuove terapie per andare alla radice del tumore".

L'altra faccia di questa medaglia è rappresentata dalle staminali "buone" che invece sono efficaci contro i linfomi e le leucemie. Oggi la metà dei pazienti colpiti da questi tipi di tumore viene sottoposta a trapianto del midollo prelevato da un donatore compatibile. Ma tutto questo comporta pesanti dosi di chemio e radioterapia prima dell'intervento, con rischi molto elevati nei pazienti adulti. "Con la scoperta delle staminali "buone" - precisa Paolo Corradini, un altro importante ricercatore dell'Istituto milanese - abbiamo notevolmente ridotto il dosaggio dei farmaci per le terapie che precedono il trapianto e visto attraverso studi comparati sia sui giovani che sugli adulti i tassi di sopravvivenza erano gli stessi. Segno che le cellule "buone" sono in grado di fare la loro parte e contrastare il tumore".

(12 luglio 2005)