Udienza Generale, l’affondo del Santo Padre: “La crisi economica provocata dalla cupidigia”. Illustrata la figura di Ambrogio Alberto.
E alla fine della catechesi il Pontefice indossa una kefia

CITTA’ DEL VATICANO - La condanna della cupidigia, descritta dal monaco benedettino Ambrogio Alberto nell'ottavo secolo come "radice di tutti i mali", per Benedetto XVi rivela tutta la sua attualita’ "nell'attuale crisi economica mondiale". Infatti, afferma il Pontefice, "da questa unica radice e' nata tutta questa crisi". La condanna di Sant'Ambrogio Alberto, "valente pastore d'anime", era pero', tiene a ricordare il Papa, che applica lo stesso criterio alla situazione di oggi, "contro l'avidita', non contro gli avidi", che egli voleva redimere. Cosi' come, per il monaco che fu stimato da ‘Pipino il breve’ e forse chiamato a fare il precettore di Carlo Magno, "il disprezzo del mondo, non e' disprezzo della bellezza del Creato ma della falsa visione del mondo presentataci dalla cupidigia, cioe' dell'idolatria dell'avere e dell'apparire, una falsa interpretazione che distrugge il mondo". Una tentazione, ricorda Benedetto XVI ai 40.000 fedeli presenti in piazza San Pietro all'Udienza Generale, che "esiste anche all'interno delle anime dei monaci". Da parte sua, continua il Pontefice, Sant'Ambrogio Alberto, "considerato il primo grande mariologo", ha pero’ saputo "riscoprire da Maria il volto della Chiesa e ha compreso che con la ricerca teologica non si riesce a conoscere Dio, che si raggiunge solo con l'amore. Scrisse infatti: Quando sei amatom, sei raggiunto". "Questo stesso approccio - rileva il Papa - ci aiuta a vivere il mistero teologico della Chiesa anche oggi, nei nostri tempi". Ma chi era, precisamente, Sant'Ambrogio Autperto? Un personaggio, ammette il Pontefice, "piuttosto sconosciuto, le cui opere furono erroneamente attribuite ad Ambrogio di Milano o a un abate omonimo di Montecassino". Eppure, sottolinea il Papa teologo, "egli fu forse il precettore di Carlo Magno e certamente un funzionario dell'Impero Carolingio". Arrivato come visitatore all'Abazia benedettina di San Vincenzo nel beneventano, "entro' in quel monastero dove pote' formarsi in modo adeguato nella teologia". Visse "in un'epoca di grande tensione a sfondo nazionalistico" e "mori' in modo misterioso, forse ucciso, nel 784: forti tensioni politiche si ripercuotevano infatti anche nella vita dei monasteri, favorite dalla tiepidezza dei monaci", contro la quale Ambrogio Alberto aveva tanto scritto e predicato, "insegnando ad affrontare il combattimento interiore ogni giorno e ricordando che la parola 'saranno perseguitati' vale anche all'interno di ciascuno, perseguitato dentro di sè". Benedetto XVI ha poi aggiunto che quel Santo monaco dell'ottavo secolo, "vissuto in un tempo di forte strumentalizzazione politica della Chiesa, dove nazionalismo e tribalismo hanno sfigurato il volto della Chiesa", parla alla Chiesa di oggi, nella quale "conosciamo le stesse tensioni". Ma Ambrogio Autperto, secondo il Pontefice, "ha saputo scoprire il vero volto della Chiesa in Maria, nei Santi, ed ha capito cosa vuol dire essere cattolico, cristiano: vivere della Parola di Dio, e cosi' dare di nuovo vita alla Parola, offrire la nostra carne perquesto nostro tempo". Altra lezione di Ambrogio Autperto, l'aver mostrato che "con la ricerca teologica Dio non va conosciuto realmente come e', solo l'amore lo puo' raggiungere": di qui l'auspicio del Papa che la figura di Ambrogio Autpero "ci aiuti a vivere il mistero della Chiesa oggi, in questi nostri tempi". Due giovani mediorientali, al termine dell’Udienza Generale, hanno regalato al Pontefice una kefia bianca e nera, copricapo tradizionale della cultura araba. La ragazza ha allungato la kefia al Santo Padre, che l'ha indossata sulle spalle per qualche momento, prima di essere presa dal segretario personale, Monsignor Georg Gaenswein. I due giovani (una ragazza e un ragazzo) che hanno regalato la kefiah al Papa appartengono a un gruppo di 27 pellegrini della parrocchia 'Campo dei pastori' di Betlemme che hanno preso parte alla catechesi pubblica in Piazza San Pietro. E proprio a Betlemme, Benedetto XVI fara’ tappa durante il suo viaggio che dall'8 al 15 maggio lo porterà in Giordania e Israele.


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