Una winter school tra autocritica e progetti per il futuro
Socialisti, giovani e riformisti.
E intanto l'Italia è cambiata
di Antonio Rapisarda
Ffwebmagazine - Socialisti, giovani e riformisti. E intanto l'Italia è cambiata
Della prima “Winter school” nazionale dei giovani socialisti quello che rimarrà scolpito (e non ce ne vogliano i famosi marmi della vicina Carrara) di sicuro è il freddo. Eccome. Ma, superato lo shock («perché la vita comoda ammorba i pensieri» si giustifica così un giovane e brillante delegato del posto), i contenuti del meeting sono stati tanti. In quel di Marina di Massa dunque, terra di ciclismo, comunismo e di anarchia, ci si è ritrovati per tre giorni a parlare delle ragioni del socialismo oggi all’interno di un ostello spartano costruito durante il fascismo. Da questa miscellanea (per chi mastica di storia, nemmeno troppo inedita) non poteva che nascere un dibattito di ampio raggio e punti di convergenza sorprendenti.
E che il freddo della location non sia un modo per espiare i peccati della stagione della Milano “da bere” lo si vede dall’età media dei partecipanti. Quasi tutti sotto i trent’anni. All’epoca del crollo del socialismo italiano, insomma, erano tutti poco più che bambini. Troppo piccoli per patire allora la fine traumatica di un ciclo, abbastanza grandi adesso per saperne distinguere luci e ombre. Ma soprattutto per guardare avanti. In effetti di nostalgia tra i ragazzi se ne vede poca. Niente amarcord dei fasti che furono né storiche divisioni tra massimalisti e riformisti. Ma welfare, ambiente, diritti civili sono le parole d’ordine della tre giorni. Al di là della “storica” autoreferenzialità dei socialisti italiani, dunque, lo spazio per l’attualità c’è tutto: alcuni lo declinano con il mito (a dire il vero non proprio più così di moda) di Zapatero, altri (anche nel look) rimpiangendo la stagione dello Statuto dei lavoratori, altri ancora con l’occhio rivolto ai “grandi” che fanno la fortuna del centrodestra (Tremonti, Brunetta, Sacconi…). Qualcun altro ce l’ha con il Pd («Ci fa sorridere che si definiscano socialisti»). E trovi qualcuno persino un po’ dipietrista («ma perché c’è Berlusconi al governo»). E poi il tema dell’ecologia, con Elisa e la sua spilletta di Legambiente che ha portato fiduciosa sul tavolo i suoi «progetti impossibili» e anche quello che non ti aspetti: nessun accenno anticlericale, nessuna retorica laicista. «Sono gli altri che ci dipingono così», mi assicurano.
I numeri di un partito piccolo, la diaspora che ha lacerato un movimento dopo la fine del craxismo qui non si vedono. Il clima è quello di una generazione che cerca nuovi stimoli. Soprattutto dopo la conclusione del cartello di Sinistra e libertà che ha rappresentato il tentativo di una sintesi con l’ala radicale della sinistra e con l’ambientalismo ideologizzato ma che infine non ha funzionato. «Troppo diversi», mi confessano. A dire la verità più sollevati che traumatizzati. Ma, come si suol dire, “cosa fatta capo ha”. Punto centrale, adesso, è un altro. Che, come si legge nel documento, è il lavoro e la questione giovanile: dalla trasparenza degli stage al salario minimo prima di tutto. «Ma non si può nascondere che il problema strutturale più importante è il mancato ricambio della classe dirigente», ci spiega Luigi Iorio il segretario dei giovani socialisti. Per questo ha deciso di stringere sullo stesso tavolo ragazzi provenienti da diversi contesti politici per parlare – proprio in chiusura della scuola – di quanto “l’Italia sia un paese gerontocratico”.
Sì, gerontocratico lo è davvero: i numeri sono chiari: gli under 35 nel mercato del lavoro, in politica e nell’università sono una minoranza disarmante. Le aspettative di successo basse e il debito sulle spalle (incolpevoli) alto. E proprio su questo gli ospiti si sono confrontati animosamente: dai Radicali ai giovani del Pdl, dal mondo del sindacato ai padroni di casa. E con noi di Farefuturo a moderare. Segno dei tempi (migliori), questo. Con Marco della Giovane Italia che rilancia «la società del merito e il patto generazionale», Annalisa, la pasionaria radicale, che chiede «più coraggio nel mercato, meno garanzie ma più opportunità » e Pierluigi della Uil (il più “vecchio” con i suoi trentacinque anni) che ricorda comunque la necessità «che questo non si faccia a scapito delle tutele minime per i lavoratori». Ma nonostante le divergenze i punti di accordo non mancano, così come le autocritiche: «Dobbiamo darci una mossa», dicono, «il paese non si svecchierà mai se i giovani per primi aderiscono al clima della cooptazione». Tanto che alla fine un po’ tutti si sono dati appuntamento come ospiti per i relativi movimenti. «Sui temi che ci stanno a cuore, dalla laicità alla società del merito, alle riforme – ci spiega infine Luigi - le convergenze sono tante. E da qui noi intendiamo partire». Tutto bene quel che finisce…Ma ecco che, prima di tornare finalmente a un clima più temperato, arriva la confessione che non ti aspetti: «Tant’è che mi piacerebbe dare a Fini la tessera onoraria dei “giovani” socialisti». Perché? «Lo vedo come il rappresentate del momento di un’autentica stagione riformista». È proprio vero insomma. L’Italia non è più la stessa.
7 dicembre 2009




Rispondi Citando
hefico:
