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Discussione: Io sto con i Serbi!

  1. #1
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    Predefinito Io sto con i Serbi!

    Oltre mille persone e le massime autorità della Republika Srpska (Rs,
    entità a maggioranza serba di Bosnia) hanno presenziato ieri, nel
    cimitero ortodosso di Bratunac, alla funzione religiosa in memoria
    delle 3.500 vittime serbe dell’ultima guerra.

    Officiava il vescovo ortodosso di Zvornik/Tuzla, Vasilije Kacavenda. Secondo l’agenzia di
    stampa Fena, i veterani serbi di Bratunac e Srebrenica, con i
    dirigenti della Rs, hanno visitato i villaggi di Biljace, Zalazje e
    Sase, per deporre fiori e accendere candele sul luogo dove 13 anni fa
    furono uccisi 69 civili e militari serbi. Alle commemorazioni non ha
    assistito nessun rappresentante della comunità internazionale
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Predefinito

    KOSOVO: LE POSIZIONI DI OLIVER IVANOVIC



    deputato serbo membro del Parlamento provvisorio di Kosovo e Methoja, Presidente del Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale Serbi del Kosovo.





    Oliver Ivanovic è uno dei deputati serbi eletti alle ultime "elezioni" in Kosovo, è anche un personaggio simbolo della resistenza e delle speranze dei serbi dell'enclave, rappresentante della coalizione per il "Ritorno" nella "terra più sacra" del popolo serbo. Recentemente, intervenendo sulle polemiche relative alle elezioni svolte nel Parlamento del Kosovo per eleggere il Presidente e il Primo Ministro, ha dichiarato la volontà di non-voto dei serbi ed ha spiegato: "Non siamo soddisfatti per il comportamento di UNMIK e, in particolare, del suo capo, Steiner. Non siamo stati consultati e non siamo stati invitati a partecipare alle discussioni preliminari. Questa è l'ennesima farsa".
    Il portavoce di UNMIK, Maggiore Simon Haselock, ha dichiarato che "le istituzioni rappresentative in Kosovo e Methoija - Presidente, Primo Ministro e Parlamento - sono istituzioni di transizione e che nessuno, a nome di queste, è autorizzato a discutere del futuro status della provincia autonoma, almeno per i prossimi tre anni". E allora, chi è autorizzato a parlare? Le autorità internazionali, teoricamente su quel territorio per garantire la "pacificazione", in realtà vere e proprie forze di occupazione, preoccupate di garantire la sicurezza degli albanesi e di chiudere gli occhi di fronte alla pulizia etnica delle minoranze non albanesi e di fronte al genocidio e alla sistematica persecuzione dei serbi del Kosovo?
    Ma chi è l'uomo nel quale l'enclave serba ripone oggi l'ultima speranza?
    Oliver Ivanovic è uno dei più noti leaders politici del Kosovo. Alle elezioni organizzate il 17 novembre 2001 fu eletto come rappresentante del "futuro" Parlamento del Kosovo. Presiede la coalizione "Return", che riunisce la comunità serba del Kosovo e Methoija, coalizione che ha conquistato 22 dei 120 seggi disponibili. La posizione rispetto a quelle elezioni, fu che la competizione elettorale si preannunciava con "condizioni inaccettabili", ma che "tuttavia bisognava partecipare". Ivanovic dichiarava che: "Le condizioni imposte ai Serbi sono odiose. Non ci sono presupposti per una reale preparazione della campagna elettorale né per lo svolgimento delle elezioni. Ciò premesso, abbiamo accettato di partecipare alle elezioni, avendo chiaro in testa quello che significherebbe un boicottaggio e quali conseguenze avrebbe. Con noi, o contro di noi, le elezioni si svolgono comunque…La nostra coalizione, "Return", ha lavorato bene. E' una coalizione uscita da iniziative civili e posizioni diverse. Sono soddisfatto dei risultati elettorali – continuava Ivanovic – anche se avremmo potuto fare meglio, se le condizioni fossero state più eque. In ogni modo, la decisione delle autorità di Belgrado di favorire il voto, non è arrivata né tempestivamente né chiaramente. Se queste indicazioni fossero state più chiare, avremmo potuto avere almeno altri sei seggi, diventando il secondo più forte gruppo parlamentare, con la possibilità di influire molto di più sui lavori del parlamento. Molti segnali ci mostrano che il risultato delle coalizioni albanesi è stato inferiore alle aspettative. Ci sono molti fattori per interpretare questo: in primo luogo, il disappunto degli albanesi per la posizione assunta dalla comunità internazionale sulla questione "indipendenza": per il momento il discorso "indipendenza", come lo vorrebbero gli albanesi, è fuori discussione. La risoluzione dell'ONU n.1244 parla di "importante autonomia" della regione, e questo è tutto. Non penso comunque – continuava la dichiarazione a "Le courrier des Balkans" di Ivanovic – di poter avere normali condizioni di lavoro . Ho perfettamente coscienza della mole dei problemi che abbiamo di fronte, ma non siamo scoraggiati, né sfiduciati.
    Non escludiamo neanche di accettare un Ministero all'interno del governo del Kosovo, ad esempio quello delle Poste e Telecomunicazioni. L'importante è che la coalizione "Return" abbia un approccio unitario, sia da parte dei Serbi che vivono nell'enclave, che di quelli che vivono nei campi profughi. La nostra priorità è la sopravvivenza, la sicurezza, la libertà di movimento, il ritorno dei rifugiati, il problema delle persone scomparse e rapite, la possibilità di sviluppo economico. Inoltre il nostro problema è quello di una maggiore sinergia con la Repubblica Yugoslava, perché deve svilupparsi un processo di integrazione. "
    In altra occasione, intervistato da Vladimir Radomirovic, Oliver Ivanovic è tornato sul problema del ritorno dei Serbi, sottolineando come la comunità internazionale ha preso un certo distacco dalle istanze albanesi per "un Kosovo indipendente ed etnicamente puro (nel senso di albanese, ovviamente. N.d.R.)
    "La tensione continua ad essere forte a Kosovska Mitrovica – ricordava Ivanovic – meno di un anno fa, nella parte sud della città divisa, il conflitto fra albanesi, membri della KFOR e polizia internazionale, ha dato vita a tre giorni di tumulti, con oltre cento feriti. "Ivanovic, in quella ed altre occasioni, ha organizzato la comunità serba per la difesa contro gli assalti degli albanesi, nella parte nord della città.
    "Noi cerchiamo in tutti i modi di evitare incidenti – dice il deputato serbo – ma dobbiamo prendere misure per bloccare eventualmente le vie di comunicazione. Esse sono di importanza vitale per la nostra stessa sopravvivenza. Il problema del sud della Serbia, intorno a Bujanovac, Preshevo e Medvedje, è entrato nella fase finale. E' evidente che gli albanesi avevano pensato di poter risolvere "il problema (l'esistenza stessa dei Serbi sul territorio del Kosovo) in tempi brevi. Ma il sogno albanese, di realizzare un Kosovo "indipendente" con uno statuto speciale difeso dalle armi dell'UCK è per il momento ritardato… allora, non resta loro che accendere nuovi focolai di guerriglia sul terreno, cercare di penetrare nel nord del Kosovo, prendere altre municipalità serbe (le poche rimaste…).
    Da tempo sentiamo parlare di uno scambio di territori, Preshevo, Bujanovac et Medvedja in cambio di Zvecan, Zubin Potok, Leposavic e la parte nord di Kosovska Mitrovica. Questa concezione è iniqua e inaccettabile."
    Ricordiamo anche che un altro fronte di conflitto – e la mina che ha ucciso qualche giorno fa il capitano del Genio Stefano Rugge, lo sottolinea inequivocabilmente -: la Macedonia occidentale e Tetovo: gli albanesi "saggiano" continuamente la reazione della polizia e dell'esercito macedone, nonché quella della pubblica opinione e della comunità internazionale , provocando incidenti, come la mina che ha ucciso l'ufficiale italiano. E' ormai chiaro che gli albanesi vogliono "compensare" la perdita dei territori a nord del Kosovo con la Macedonia occidentale.
    "E' chiaro – dice ancora Ivanovic- che le forze internazionali oscillano fra due o tre differenti ipotesi di soluzione. Intanto è chiaro che non è possibile nessuna ipotesi di Kosovo multietnico, perché per gli Albanesi è inaccettabile l'idea stessa dell'esistenza dei Serbi sul territorio, e, per loro, multietnico significa genocidio dei Serbi. :Così vogliono continuare per la strada intrapresa finora: cacciare via i Serbi dalla loro terra con la forza, oppure, con metodi meno cruenti, comprando le loro case, distruggendo la loro identità. Ci sono, negli ultimi mesi, meno uccisioni e rapimenti, ma un gran numero di case serbe vendute agli albanesi, lungo la ferrovia Kosovo Polje-Mitrovica-Raska.
    In questo modo, si impedisce, di fatto, il ritorno dei rifugiati serbi.
    Noi lavoriamo senza perdere la speranza per il ritorno dei Serbi nella "terra santa" del popolo serbo: la comunità internazionale deve uscire dalla sua ambiguità, continuando a lavorare, nell'ombra, per ridurre il numero dei Serbi che vivono in Kosovo sotto il fatidico livello del 5% , per "scaricarsi" dalla responsabilità dello "statuto speciale" e dei "diritti particolari" che dovrebbero essere garantiti alla comunità serba. La missione internazionale ha fallito , questa è la verità. Ma i Serbi torneranno nella loro terra…"
    Fin qui le dichiarazioni di Ivanovic. Noi concludiamo osservando che, oggi, il risultato della "pace" è che nel Kosovo "pacificato" non c'è più posto per i serbi.
    Sono scappati per sopravvivere, hanno dovuto abbandonare le loro case, a migliaia, fuggire dalla loro terra , dopo la fine della guerra , come ha ammesso lo stesso Jamie Shea, il portavoce Nato.
    In conclusione, la cosiddetta fine della guerra, e l'arrivo della KFOR, hanno aperto la strada all'espulsione dei Serbi da parte degli Albanesi.
    Non c'è più nessun Serbo su due terzi del territorio kosovaro.
    Oltre 1000 Serbi sono stati uccisi, altrettanti sono stati rapiti, e circa 250 000 sono stati obbligati ad abbandonare la loro terra, i loro villaggi, le loro abitazioni.
    Da quando la Kfor - la forza multinazionale "di pace" - è arrivata nel Kosovo, la "pace" ha significato genocidio per i non-albanesi.
    Queste sono state, immediatamente, le direttive dell'Uck, o ex-UCK, secondo come lo si voglia chiamare.
    Centinaia di persone al giorno - sotto gli occhi, e nell'impotenza, delle "truppe di pace"- , centinaia di serbi, ogni giorno sono stati costrette a lasciare il Kosovo.
    Lo stesso contingente della Kfor dovette ammettere di poter fare ben poco per frenare la violenza delle milizie albanesi, così la regione si è rapidamente trasformata in un territorio quasi "etnicamente pulito", con decine di episodi di intolleranza ai danni dei cittadini di etnia serba e migliaia di nuovi profughi che si sono ammassati nel sud della Serbia.
    Su questo esodo spaventoso, su questo genocidio, che è sotto gli occhi di tutti quelli che si recano nella "enclave" serba del Kosovo, il silenzio pressoché totale, vergognoso, incredibile, dei media occidentali.
    Maria Lina Veca
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    Totila
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    Onore ai combattenti etno-nazionalisti serbi!
    Da Kosovo Polje alla guerra del 1999.
    Un esempio per tutti i popoli europei.

  4. #4
    Fieramente Leghista
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    in effetti la guerra del 1999 in Serbia sarebbe di per sè sola motivo sufficiente per essere antiamericani: in casi del genere non si può non schierarsi idealmente dalla parte della giustizia, della più elementare morale, per la libertà dei popoli europei.

    Ed è vergognoso che Nonno volpOni dica che bisogna pensare solo a ciò che egli concepisce come un malinteso padanismo che dovrebbe guardare solo al proprio orticello nascondendo la testa sotto la sabbia per tutto il resto.

  5. #5
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    Originally posted by Totila
    Onore ai combattenti etno-nazionalisti serbi!
    Da Kosovo Polje alla guerra del 1999.
    Un esempio per tutti i popoli europei.
    Purtroppo i popoli europei di adesso (a parte i serbi) hanno solo la proccupazione di comprarsi il cellulare che oltre a fare le foto ti pulisce anche il cu**.

  6. #6
    Totila
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    Ho trovato queste notizie su un forum.




    Precisazione doverosa: i morti commemorati l'altro giorno a Bratunac
    erano in realtà i 3.287 CIVILI serbi massacrati dai Musulmani nel 1992 /
    1993 nella sola Bratunac. Circa altrettante sono le vittime a Zvornik
    (sempre civili) e 376 quelle di Skelane (civili). I tre paesi sono
    situati intorno a Srebrenica dalla cui enclave ufficialmente
    "smilitarizzata" e protetta dall'ONU uscirono e rientrarono indisturbati
    per tre anni gli appartenenti all' 82° Divisione di Fanteria della
    Bosnia ed Erzegovina e i "volontari" di Nasir Oric per razziare una
    cinquantina di villaggi serbi. I morti appartenenti all' Esercito della
    Repubblica Srpska sono più o meno altrettanti e quasi tutti quelli presi
    prigionieri dai Musulmani furono giustiziati sul posto.

    Non posso fare a meno di far notare come i morti serbi siano tutti stati
    identificati ed il loro numero sia dunque certo, mentre attualmente nel
    sacrario musulmano di Potocari i corpi identificati sono solo 610 e
    molti dei rimanenti (il cui numero oscilla tra 1.000 e 3.500 a seconda
    della fonte di stampa) essendo non identificati potrebbero appartenere
    sia all'una che all'altra delle due etnìe e potrebbero essere morti per
    qualunque causa.

    Da notare che un'alta percentuale dei tumulati a Potocari apparteneva
    all' Esercito della Bosnia ed Erzegovina (basta sfogliare le liste) e
    sono quindi da considerarsi militari caduti in combattimento



    Se le notizie di cui sopra fossero vere, come credo lo siano, ci troveremmo di fronte all'ennesima montatura mediatica.
    Poi dicono che nel mondo tutto è chiaro e trasparente e che non ci sono "misteri"...

  7. #7
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    Serbia. Il costo elevato dell'integrazione euroatlantica

    | Giovedì 14 Luglio 2005 - 90 | Siro Asinelli |

    Atlantico che va, atlantico che viene. Mentre il filo albanese segretario dell’Unmik Soren Jessen-Petersen è giunto a Parigi per incontrare alti rappresentanti francesi con cui oggi discuterà della spinosa questione della stabilità nella provincia serba del Kosovo e Metohija, il segretario generale della Nato, generale Jaap de Hoop Scheffer ha annunciato un suo viaggio in quel di Belgrado per il prossimo 18 luglio. Scopo della missione è ottenere dalle autorità serbe un aiuto nel tentativo di coinvolgere i serbi del Kosovo e Metohija a partecipare alle istituzioni provvisorie che amministrano la provincia.
    Da qualche mese si assiste ad un rinnovato interesse per la riapertura di canali diplomatici tra le istituzioni internazionali e la Serbia. Un interesse per lo più dovuto alle opportunità che una normalizzazione del Paese potrebbe dischiudere in vista di aperture di nuovi spazi del mercato unico liberista nel cuore dei Balcani.
    Un’occasione che il governo di Belgrado non vuole lasciarsi sfuggire, ora che all’orizzonte, seppure lontano, si intravedono i primi miraggi di un’integrazione europea al fianco del Montenegro. Nei giorni scorsi l’esecutivo guidato da Vojislav Kostunica ha siglato un accordo di cooperazione con oltre 30 organizzazioni non governative serbe. Una firma che riconosce “il ruolo delle ONG nel processo di integrazione europea”, come sottolineato da Tanja Miscevic, responsabile per l’ufficio governativo serbo per l’integrazione in Ue. “Il nostro ufficio”, ha dichiarato la Miscevic, “non guarda all’integrazione come ad un obbiettivo da raggiungere in sé per sé, piuttosto come ad un obbiettivo da costruire ed in questo senso le ONG serbe e straniere diventano nostri partner naturali”. L’accordo è stato ovviamente accolto con favore dal rappresentante della Commissione europea, David Hudson. L’istituzione di Bruxelles ha così definito ufficialmente la proposta per il futuro inizio di negoziati con la Federazione di Serbia e Montenegro (SCG), il cui obbiettivo sarà di “incoraggiare l’integrazione della SCG nelle strutture e nei programmi europei”.
    Il commissario Ue all’Allargamento, Olli Rehn, ha espresso la volontà di avviare le discussioni su un accordo di stabilizzazione ed integrazione con la SCG il prossimo 5 ottobre. Rehn ha inoltre sottolineato come al centro delle discussioni figurano lo sviluppo economico e le relazioni commerciali. La prospettiva di Bruxelles, ha detto senza mezzi termini, è quella di creare una zona di libero scambio e raggiungere un accordo sulla libertà di movimento della forza lavoro e sulla libertà di creazione di imprese di concorrenza. I parametri di integrazione europea, insomma, ricalcano la logica dell’allargamento liberista, e non è difficile intuire come la sigla tra Belgrado e le ONG sia stata accolta con estremo favore. Il ruolo di ariete atlantico a suo tempo avuto da organizzazioni similari, come la famigerata ‘Otpor’ finanziata da Pentagono e Soros, è un dato di fatto. Con fondazioni ed ONG hanno distrutto la Yugoslavia, con fondazioni ed ONG fagociteranno la Serbia.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  8. #8
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    Predefinito milosevic

    ho seguito alcune fasi del processo a milosevic davanti la corte internazionale di giustizia per i crimini di guerra.

    Chiunque, anche senza una adeguata cultura giuridica, può capire che si tratta di una vera e propria farsa.

    Migliaia di pagine processuali ma neanche una prova.

    Il processo a Milosevic è l'epilogo di una serie inaudita di falsità culminate con la scandalosa farsa dell'esodo biblico dei kossovari che fu il preludio per il bombardamento della Serbia

  9. #9
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    Predefinito Sulla guerra contro la Serbia

    Il direttore dell’Istituto geopolitico di Belgrado ribatte alle accuse della Nato
    "Difendiamo l’Europa"
    Kalajic: gli Usa vogliono la destabilizzazione dei Balcani

    di Gianluca Savoini

    "Accusano noi serbi di non raccontare la verità, di fare disinformazione, di nascondere la persecuzione degli albanesi del Kosovo. Ma la loro disinformazione? Quella che ciancia di "bombe intelligenti", quella che racconta al mondo che gli obiettivi dei raid Nato sarebbero solo militari, quella che ripete incessantemente che a Rambouillet la Serbia ha rifiutato l’accordo... Questa disinformazione targata Alleanza Atlantica, ma soprattutto Stati Uniti d’America, voi la chiamereste informazione?".
    Dragos Kalajic, diplomatico e senatore serbo, direttore dell’Istituto di Geopolitica di Belgrado, è intervenuto ieri pomeriggio ad un interessante incontro-dibattito organizzato dall’Associazione "Sinergie Europee" e "Contropinione" e in quest’occasione ha potuto finalmente "sfogarsi" e dire ciò che in numerose trasmissioni tv ha suscitato lo sguardo quasi sempre attonito dei conduttori: le bombe "intelligenti" non esistono e gli aerei Nato colpiscono sempre più spesso obiettivi civili (ponti, scuole, aree industriali) e persino religiose (chiese e monasteri). "Il Kosovo è terra sacra non soltanto per i serbi ortodossi, ma per tutta la Cristianità europea - spiega il diplomatico di Belgrado -. Ci sono circa 1200 chiese, monasteri, conventi antichissimi, veri capolavori artistici oltre che nostri santuari religiosi. Ebbene, la furia devastatrice degli americani non si ferma nemmeno davanti a questi capolavori, a questi simboli della tradizione europea".
    Professor Kalajic, lei parla di americani e non di Alleanza Atlantica.
    "Soltanto un cieco o un ingenuo (o una persona in malafede) può in cuor suo credere che la Nato sia veramente un’alleanza "inter pares", cioè tra eguali. Nella Nato dettano legge gli americani e proprio la guerra contro la Serbia lo dimostra".
    In che senso?
    "La Serbia ha mai minacciato uno, dico uno soltanto degli Stati membri della Nato? Non mi pare... Eppure la Nato bombarda Belgrado. Alterando così gli articoli fondamentali su cui si basa il Patto Atlantico. La Nato venne creata con funzioni esclusivamente difensive nell’immediato dopoguerra. Per difendere cioè l’Europa occidentale dalla minaccia sovietica".
    Oggi però l’Urss non c’è più e il pericolo comunista esiste soltanto nella testa di Berlusconi e soci, a puri scopi propagandistici e filo-americani.
    "Appunto. L’Urss non c’è più, ma la Nato avanza nell’Est, fino ad arrivare a circondare i Paesi pochi anni fa facenti parte dell’impero sovietico. Non contenti di questo allargamento nell’Europa centrale, gli Usa utilizzano la Nato per imporre il potere mondialista nei Balcani, utilizzando anche la strategia islamica, oltre che quella dell’attacco militare".
    Ma come, professor Kalajic? Gli Usa si dichiarano fieramente avversari dell’Islam e lei paventa l’utilizzazione degli islamici in funzione anti-europea?
    "È esattamente così e la Serbia è nuovamente in prima linea, come nei secoli passati, per difendere tutta l’Europa dall’invasione musulmana. Ricordatevi che gli Usa hanno come fedelissima alleata la Turchia, cercano di farla entrare addirittura nell’Unione europea. E intanto finanziano i cosiddetti islamici "moderati" (un termine del tutto paradossale per gli stessi islamici) presenti in Bulgaria, in Macedonia, in Albania e nello stesso Kosovo. L’Europa da sempre fa paura agli Usa. O meglio, a chi comanda veramente negli States. Che non è certamente Bill Clinton".
    Chi è?
    "Lo ha detto con precisione Umberto Bossi: i grandi banchieri, i globalizzatori, gli aedi del mondialismo massonico ed antieuropeo, che hanno la loro base principale a New York. Questi personaggi, oltre a muovere enormi quantità di denaro, fanno tutto il possibile per impedire al nostro continente di svilupparsi in maniera veramente autonoma, sia a livello militare che a livello economico. Quei grandi speculatori internazionali brindano alle attuali disavventure dell’Euro, sanno benissimo che la moneta unica europea, se funzionasse, minerebbe lo strapotere del dollaro. E gli usurai internazionali hanno puntato tutto sul dollaro".
    Uno scenario inquietante, quello da lei descritto, professore. La guerra contro la Serbia sarebbe addirittura una guerra contro l’Europa? Ma i massacri degli albanesi in Kosovo?
    "Sono serbo, ma mi sento anche europeo. Quindi soffro anche per gli albanesi. Ma nella vicenda del Kosovo i media internazionali giocano sugli effetti propagandistici. Nessuno dice ad esempio che i terroristi dell’Uck sono finanziati dagli americani e dai soldi sporchi del commercio di droga. Lo stesso Uck ha condannato a morte quei leader albanesi moderati che non condividono il suo estremismo".
    Cosa ci dice su Rambouillet?
    "Come era possibile accettare condizioni-capestro volute per annientare la Serbia e per metterla sotto il controllo diretto della basi americane sul suo territorio? A Rambouillet la Serbia aveva presentato un piano di pace accettato dalle parti in conflitto, ma mai discusso. Qualcuno aveva deciso che, in ogni caso, bisognava attaccare la Serbia. E quel qualcuno sono i veri padroni della Nato, gli Usa".
    Come andrà a finire, secondo lei, questa brutta vicenda?
    "Non ho la sfera di cristallo. Mi auguro però che gli Stati europei, e soprattutto l’Italia (Paese tradizionalmente amico della Serbia), riflettano sul loro ruolo attuale all’interno della Nato. Vorranno continuare ciecamente a difendere gli interessi del potente gendarme d’Oltre Oceano? Oppure cominceranno a rivedere le loro posizioni e comprendere che potrebbe aprirsi una nuova era per tutti i popoli del Vecchio Continente? Per farlo però dovranno rivedere il loro rapporto di sudditanza verso Washington".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Lo sporco conflitto del Patto Atlantico
    deciso da New York

    di Gianluca Savoini

    Quella nei Balcani è una guerra voluta da Washington e dai potentati finanziari mondialisti che vogliono impedire all’Europa di crescere senza alcun tipo di tutela o di controllo. Erano tutti d’accordo i relatori dell’incontro organizzato ieri presso l’Hotel Cavalieri di Milano dall’Associazione "Sinergie Europee" e da "Contropinione": l’attacco Nato alla Serbia maschera, dietro una fittizia motivazione umanitaria ("salvare" gli albanesi del Kosovo dalla repressione di Milosevic), la secolare volontà di dominio a stelle e strisce sul nostro continente. Moderati da Alessandra Colla, responsabile di "Sinergie Europee", gli interventi di Dragos Kalajic (direttore dell’Istituto di Geopolitica di Belgrado), Tomaso Staiti (responsabile di "Contropinione"), Archimede Bontempi (in rappresentanza del settore Esteri della Lega Nord) e il giornalista del "Giornale" Maurizio Cabona, hanno evidenziato come la "questione balcanica" non possa essere risolta bombardando la Serbia nè dipingendo Milosevic come novello Hitler. "Oggi i serbi devono subire un attacco increscioso ed illegittimo da parte del Patto Atlantico - ha cominciato Colla - e i veri motivi sono di natura geopolitica". Bontempi ha sottolineato che "in questo momento è in gioco non solo l’indipendenza della Federazione Jugoslava, ma quella di tutti i popoli che rischiano di avere un tutore americano e un cane da guardia come la Nato, entrambi usciti dagli schemi di alleanza difensiva e divenuta un potente aggressore del popolo serbo. La Lega Nord - ha precisato Bontempi - si batte coerentemente per difendere tutte le identità e le tradizioni delle genti europee, minacciate da ondate migratorie pilotate dai quei potentati economici e militari che si ergono a gendarmi del mondo".Durissimo Tomaso Staiti. "Sono un antianmericano viscerale - ha esordito l’ex deputato missino -, a differenza di Gianfranco Fini e la sua Alleanza... atlantica, pardon: nazionale...Non scambierei un mattone del Duomo di Firenze con tutta Miami, in quanto la nostra Europa è intrisa di storia e di arte millenaria che probabilmente gli usurai dell’Alta Finanza disprezzano profondamente". Staiti, storico emblema della destra milanese, ha poi elogiato il Carroccio, sia per la presa di posizione sull’attacco Nato, sia per il referendum proposto per abolire la Turco-Napolitano. E anche Dragos Kalajic ha ringraziato Bossi e tutta la Lega per la solidarietà espressa al popolo serbo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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