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Risultati da 1 a 10 di 29
  1. #1
    Arthur I
    Ospite

    Thumbs down Multata per il velo e... Illy paga!

    http://www.ilpassaporto.kataweb.it/d...p?id=36112&s=0

    Multata per il velo. Illy: "Pago io per il ricorso"

    di Gabriela Preda


    PORDENONE - Fatima Hilal, 26 anni, vive con il marito a Pramaggiore, un piccolo paese in provincia di Venezia. Fino al mese scorso, ogni settimana si recava ad Azzano Decimo per il mercato settimanale. L’ultima volta, mentre stava girando tra le bancarelle del mercato indossando il niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi, è stata fermata da due vigili urbani. Le hanno contestato la violazione dell’articolo 85 del testo unico di pubblica sicurezza, che impedisce a chiunque di girare con il volto coperto per non farsi riconoscere.
    Multa: venti euro per il velo, 400 perché la ragazza era sprovvista di documenti. Da quel momento sono scoppiate la polemiche, visto che oggi alle donne musulmane si applicano norme nate in contesti diversi: un vecchio decreto del 1931 e una disposizione in materia di ordine pubblico figlia dell'emergenza terrorismo, che vietano entrambe maschere o copricapi che rendano irriconoscibili le persone. C’è chi difende l’operato dei vigile e chi, come il portavoce della comunità islamica, chiede maggiore elasticità, pur nel rispetto delle leggi dello stato. E ancora chi, come il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, decide di sostenere a titolo personale le spese giudiziarie della donna multata per un ricorso. Illy, assieme ad altri consiglieri regionali, pensa di creare un caso nell'incertezza normativa, “dove si sono inserite da tempo le iniziative di singoli sindaci che possono suscitare polemiche e discussioni”.

    Il Comune
    Il sindaco di Azzano Decimo, Enzo Bortolotti (Lega nord), ha difeso gli agenti di polizia municipale che “hanno applicato esclusivamente quanto prevede la legge”. L’episodio riporta però alla luce l’ordinanza “anti burqa”, che impediva di girare a volto travisato, emessa dallo stesso sindaco nella primavera del 2004: una decisione che ha provocato una serie di proteste ed è stata annullata dal prefetto Vittorio Capocelli. Secondo il sindaco, la decisione dei vigili di multare la donna marocchina non ha niente a che vedere con l’ordinanza dell’anno scorso sottoposta al momento all'esame del Consiglio di stato, ma è semplicemente un’applicazione di leggi già vigenti.

    Gli altri immigrati
    Secondo l’associazione immigrati di Pordenone, l’articolo del testo unico di pubblica sicurezza al quale hanno fatto riferimento i vigili urbani di Azzano Decimo puntualizza che è punibile chi passeggia con il volto coperto, “ma salvo giustificati motivi”. Nel frattempo, le reazioni della comunità islamica sono state tiepide. Il loro portavoce di Pordenone, Sante Ciccarello, non ha messo in discussione l’operato dei vigili, ha ribadito che la comunità invita al rispetto delle leggi, ma ha denunciato il rischio di strumentalizzazioni politiche, invocando solo un po’ meno di inflessibilità: “Si poteva forse trovare una via di mezzo. Forse maggior dialogo non farebbe male a nessuno”.

    La Regione
    La notizia della multa ha fatto presto il giro del Friuli Venezia Giulia. L’assessore regionale alla cultura e all’immigrazione, Roberto Antonaz, si è dichiarato “sbalordito” da una simile decisione: “L’unica cosa che posso aggiungere sono le scuse a quella donna e alla sua famiglia a nome dei cittadini del Friuli Venezia Giulia”. Nel consiglio regionale è stata presentata anche la richiesta di sostenere le spese per un ricorso a nome della Regione, ma la maggior parte dei consiglieri hanno ritenuto di votare contro. Secondo il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, proprio per questo tante persone hanno sentito “la necessità di sostenere la donna multata a titolo personale”. Incluso il presidente stesso.

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  2. #2
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    http://www.ilpassaporto.kataweb.it/d...p?id=36113&s=0

    L'INTERVISTA - Illy: "Non riteniamo di sapere la verità, vogliamo solo fare chiarezza"

    di Gabriela Preda


    Il presidente della Regione Friuli Riccardo IllyTRIESTE – Lo scandalo intorno al caso di Fatima, multata ad Azzano Decimo perché indossava il velo, è scoppiato quando il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, ha deciso di sostenere personalmente le spese del processo della donna. IlPassaporto l’ha intervistato.
    Presidente, quali sono state le sue ragioni?
    "Molto semplici. Occultare il viso in luoghi pubblici è proibito dalle norme italiane vigenti solo nel caso in cui questo atto sia finalizzato a commettere un reato. Coprirsi il volto per motivi religiosi è consentito e, se questa interpretazione delinea correttamente il caso della donna immigrata multata ad Azzano Decimo perché indossava il velo, allora è opportuno fare di tutto perché questa cittadina immigrata si possa difendere e ottenere ragione secondo le norme e la giurisprudenza della repubblica italiana. Questa donna di fede musulmana portava un velo, un velo parziale tra l’altro, che è stato in più occasioni convenuto fra forze dell’ordine e rappresentani delle comunità islamiche come perfettamente ammesso dalla normativa italiana".

    Non era un burqa quindi.
    "No, era il velo parziale. Partendo da questi fatti - una donna con il velo, come ce ne sono in moltissime città italiane, che viene multata dai membri della polizia municipale di un Comune, il cui sindaco aveva emesso un'ordinanza contro queste forme di manifestazioni della propria fede religiosa e della propria tradizione - noi abbiamo valutato di intervenire non sostenendo il costo della contravvenzioni, ma sostenendo la donna nelle spese giudiziarie per presentare un ricorso. In consiglio regionale è stata presentata la richiesta di sostenere le spese a nome della Regione, ma la maggior parte dei consiglieri hanno ritenuto di votare contro. Da qui è scaturita la necessità di sostenere questa signora a titolo personale. Non riteniamo né di conoscere la verità, né di doverla stabilire noi. La giustizia viene stabilita in tribunale. Quindi riteniamo che la donna faccia bene a ricorrere contro questa contravvenzione. Così si avrà una posizione chiara e definitiva del tribunale sull'argomento, per evitare altri casi di interpretazioni divergenti delle norme".

    Il suo è quindi un gesto simbolico per far diventare il caso di Azzano un punto di riferimento nella giurisprudenza.
    "Sì, perché in effetti nel nostro ordinamento giuridico esistono già degli articoli di legge che prevedono qualcosa sul tema, anche se non si riferiscono in maniera specifica a usi e costumi delle donne musulmane. Anche se il caso di Azzano Decimo è stato affrontato in modo chiaro dal procuratore della Repubblica del tribunale di Pordenone, la situazione è diventata molto complessa. Per motivi elettorali, non per mancata conoscenza o malafede, il sindaco del Comune aveva già emesso un'ordinanza che vietava l’uso del velo, impugnata dalla prefettura e poi annullata. Il procuratore, inoltre, ha fatto un’analisi approfondita della giurisprudenza, arrivando alla conclusione che dove la copertura del volto per motivi religiosi o personali non sia finalizzata a commettere reati non costituisce violazione di leggi. Inoltre lo stesso sindaco di Azzano ha invitato la polizia municipale a interpretare le normative in maniera particolarmente restrittiva, forse con l’obbiettivo di ostacolare gli immigrati di religione musulmana che praticano il loro credo secondo le tradizioni. Ritengo che in un ordinamento giuridico complesso come quello italiano non sia però sufficiente leggere l’articolo di una legge, ma sia opportuno fare anche un’analisi della giurisprudenza".

    Conosce la signora multata?
    "No, ma la incontreremo quando organizzeremo una riunione della giunta nelle vicinanze di Azzano. La informeremo direttamente della nostra disponibilità a sostenere le spese giudiziarie, non come amministrazione regionale, ma a titolo personale. Così avremo un precedente che potrà essere utilizzato per tutti i cittadini islamici che vivono nella regione e nel Paese. Senza pretendere di anticipare la sentenza del tribunale, facciamo riferimento ai principi della Costituzione, ma anche a quelli dell’Unione europea, sui diritti dell’uomo e sulla democrazia. Certe argomentazioni politiche sui diritti dei cittadini e in particolare delle minoranze non dovrebbero essere oggetto di propaganda politica".

    Il caso ha già coinvolto l’intera Regione.
    "Sì, pero alcuni hanno anche forzato la notizia, arrivando a dire che con questa decisione noi sosteniamo tradizioni diverse, che mettono la donna in una posizione d'inferiorità. È assurdo. In più, non penso che impedendo alle donne di seguire la tradizione qualcuno contribuisca al loro processo d’emancipazione. Le strade da seguire sarebbero altre, si dovrebbe puntare piuttosto sull’aspetto culturale della partecipazione delle donne alla vita sociale ma anche economica e politica dei loro Paesi. Ed è quello che noi favoriamo: puntiamo a conoscerci meglio. Credo che in una regione come la nostra, che ha conosciuto fenomeni migratori importanti, i cui cittadini si sono trovati in situazioni simili a questa dall’America all’Australia, dovremmo impegnarci a conoscere la cultura di cui sono portatori gli immigrati che oggi decidono di venire qui. Sarebbe anche il primo passo per evitare equivoci e conflitti che non hanno motivo di esistere".

    Sta dicendo che da un caso come questo potrebbero nascere conflitti inutili nella regione?
    "Sto dicendo che le difficoltà di rapporti fra persone di etnie, culture, religioni diverse nascono spesso anche dalla mancata conoscenza delle tradizioni dell’altro. E’ chiaro che, se noi non abbiamo la disponibilità oppure la curiosità e la voglia di conoscere le tradizioni degli altri, commettiamo grandi errori come confondere il burqa, l’abito tradizionale afgano, con il velo. In più, questo può portare a posizioni non solo intrinsecamente sbagliate, ma veramente pericolose nei rapporti fra i popoli. Questa regione però conosce molto bene il fenomeno delle migrazioni: sia l’immigrazione che l’emigrazione. Tutti si ricordano la storia degli istriani, per esempio. La nostra è da secoli una società multietnica, multilinguistica, multiculturale, multireligiosa. Storicamente le minoranze, dagli sloveni ai greci, si sono concentrate soprattutto a Trieste e Gorizia. Negli ultimi anni, inoltre, grazie ai nuovi fenomeni migratori, interessano anche Pordenone e Udine".

    Da un lato quindi il fenomeno migratorio è conosciuto, dall'altro il Friuli è più esposto a possibili sviluppi negativi.
    "Sì, anche se siamo la terza regione in Italia quanto a tasso degli stranieri sul totale dei nuovi assunti nelle imprese. Quindi di scenari negativi non se ne parla. Anzi, l'immigrazione ci ha consentito di compensare il saldo demografico negativo fra nati e morti. La popolazione in Friuli Venezia Giulia negli ultimi anni è aumentata solo grazie agli immigrati. Ma oltre alle cose positive, l’immigrazione comporta evidentemente anche aspetti problematici, soprattutto d’integrazione. In particolare nella provincia di Pordenone e in quella di Udine dove non c’è una tradizione consolidata".

    Secondo lei, questo caso potrebbe incidere sull'integrazione degli stranieri nella regione?
    "Questo è un falso problema. Noi pensiamo che la nostra regione sia già un modello di convivenza fra persone di lingue, culture e religioni diverse, perché in realtà la maggior parte degli immigrati rispettano le leggi e tendono ad integrarsi piuttosto bene. Ci sono anche servizi per insegnare loro la lingua italiana e le abitudini locali. In più la legge regionale mira ad estendere loro i diritti e doveri e a tutelare quelli degli altri residenti, visto che anche gli immigrati contribuiscono alla vita economica e sociale della regione. Un altro aspetto interessante: qui abbiamo realizzato un modello di convivenza vero e proprio che io definisco di "integrazione conservativa". Grazie alla presenza di chiese delle varie religioni, di cimiteri, di associazioni culturali e religiose, le comunità minoritarie riescono a mantenere vivi i loro elementi d’origine linguistici, culturali, religiosi. E questo consente di alimentare una ricchezza non omologante, nel senso che non sparisce nel giro di poche generazioni. Invece questo incrocio culturale è un fenomeno piuttosto nuovo per Udine e Pordenone. Ed infatti è lì che è sorto il caso".

  3. #3
    Friûl libar
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    Predefinito Re: Multata per il velo e... Illy paga!

    In origine postato da Arthur I
    L’assessore regionale alla cultura e all’immigrazione, Roberto Antonaz, si è dichiarato “sbalordito” da una simile decisione: “L’unica cosa che posso aggiungere sono le scuse a quella donna e alla sua famiglia a nome dei cittadini del Friuli Venezia Giulia”.
    Che tristezza...mi vergogno da friulano ad avere un assessore simile! E poi ci mettiamo a discutere su londra, sull'estremismo islamico e permettiamo che usi antitetici alla nostra cultura invadano le nostre piazze!

    Mi domando... e se un domani i musulmani fossero la maggioranza, alle nostre donne verrebbe permesso di uscire a volto scoperto?

    Anche qui il governo italiano non fa nulla... buonismo e lassismo assoluto... capaci solo di legiferare sui guai giudiziari di berlusconi... e il prossimo anno uno come antonaz potrebbe essere il nuovo ministro degli interni!!!


  4. #4
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    Queste donne non solo girano a viso coperto, ma hanno anche la faccia tosta di girare assolutamente prive di documenti che se succedesse a me altro che multa..
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  5. #5
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    Con tanta poverta' sommersa in giro, Illy avrebbe potuto dare quei soldi a chi ne ha effettivamente bisogno.
    Senza contare che, quando arrivera' la sentenza di terzo grado, saranno passati anni ed il prossimo attentato ci sara' gia' stato

  6. #6
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    Aiutiamoli a tornarsene a casa.
    Le nostre leggi, culture, consuetudini, sono inconciliabili con le loro.
    Sostenere il contrario significa far male a noi stessi e a loro.

  7. #7
    Arthur I
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    Bisognerebbe andare in giro tutti con una maschera e senza documenti. Così, tanto per vedere la differenza di trattamento... tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Immagino sappiamo tutti chi siano i primi e chi i secondi.

  8. #8
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    In uno stato libertario e democratico, posso andare in giro come cavolo
    mi pare, con una maschera di paperino se voglio, e non sono affari dello
    Stato quello di proibirmi di vestire in una certa maniera piuttosto che un'altra.
    Inoltre, sempre in uno stato libertario e democratico, si puniscono i reati,
    non chi veste in una certa maniera perche' secondo alcuni sarebbe
    "suscettibile" a commettere reati o sospetto. E infine, in uno stato
    democratico, non c'e' l'obbligo di portare con se' documenti come se fossimo
    tutti in liberta' vigilata. Credi che quella tipa sarebbe stata fermata per
    controllo documenti se non fosse stata velata?

    Poi anche a me fanno ridere, pieta' e schifo assieme le donne musulmane coperte
    di nero, e penso anch'io che dovrebbero tornare a casa loro. Ma fare schifo
    non e' ancora reato, quindi non e' di per se' passibile di multa da parte dello stato.
    Meno lo stato interferisce nella vita privata dei cittadini, meglio e', anche per tutti
    noi non musulmani.

    Quindi massima solidarieta' a Illy.

    Saluti padani e libertari.

  9. #9
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    In origine postato da aussiebloke
    In uno stato libertario e democratico, posso andare in giro come cavolo
    mi pare, con una maschera di paperino se voglio, e non sono affari dello
    Stato quello di proibirmi di vestire in una certa maniera piuttosto che un'altra.
    Inoltre, sempre in uno stato libertario e democratico, si puniscono i reati,
    non chi veste in una certa maniera perche' secondo alcuni sarebbe
    "suscettibile" a commettere reati o sospetto. E infine, in uno stato
    democratico, non c'e' l'obbligo di portare con se' documenti come se fossimo
    tutti in liberta' vigilata. Credi che quella tipa sarebbe stata fermata per
    controllo documenti se non fosse stata velata?

    Poi anche a me fanno ridere, pieta' e schifo assieme le donne musulmane coperte
    di nero, e penso anch'io che dovrebbero tornare a casa loro. Ma fare schifo
    non e' ancora reato, quindi non e' di per se' passibile di multa da parte dello stato.
    Meno lo stato interferisce nella vita privata dei cittadini, meglio e', anche per tutti
    noi non musulmani.

    Quindi massima solidarieta' a Illy.

    Saluti padani e libertari.
    Sono d'accordo sui documenti (sempre se uno è cittadino di uno stato, se non ha il diritto di cittadinanza allora i documenti dovrebbero essere obbligatori) non sul burqa.
    E non per questioni religiose o etiche (anche se anche fanno pena e rabbia) ma semplicemente per questioni di sicurezza.
    Larticolo 85 dice


    Articolo 85


    E’ vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa da lire 20.000 a lire 200.000 (1).
    E’ vietato l'uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l'osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall'autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto.
    Il contravventore E CHI, INVITATO, non si toglie la maschera, è punito con la sanzione amministrativa da lire 20.000 a lire 200.000 (1). L'ammenda originaria è stata così sostituita, da ultimo, con la sanzione amministrativa dall'art. 32, l. 24 novembre 1981, n. 689. L'entità della sanzione è stata così elevata dall'art. 114, primo comma, della cita

    Quindi evidentemente la signora in questione è stata inviata a levarsi la maschera e si è rifiutata.
    Quindi sotto il burqa poteva esserci chiunque, anche un'altra persona.

  10. #10
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    Predefinito

    In origine postato da PINOCCHIO
    Quindi evidentemente la signora in questione è stata inviata a levarsi la maschera e si è rifiutata.
    Quindi sotto il burqa poteva esserci chiunque, anche un'altra persona.
    * Se si e' rifiutata, allora concordo con te, ma mi pare che i giornali non parlino di "rifiuto". Se sbaglio, correggetemi!

    Comunque, in casi del genere, l' unica cosa da fare e' prendere la legge alla lettera.

 

 
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