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Terrorismo, ora tocca all'Italia? Il Sismi rilancia l'allarme
Nessun allarme specifico, ma la constatazione di quello che tutti già sanno: l’Italia è nel mirino e alcune «cellule logistiche di supporto al terrorismo» sono operative anche nel nostro Paese. Lo afferma il presidente del Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza) Enzo Bianco al termine dell’audizione del direttore del Sismi Nicolò Pollari: «Non ci sono notizie o informative che diano l'idea di un attentato che riguarda il nostro paese – spiega - ma l'analisi di quanto accade nel mondo ci dice che l'Italia è un obiettivo».
Il terrorismo di matrice islamica, dunque, potrebbe colpire anche l'Italia ma non si sa «dove, quando e come». Anche perché «non ci sono informative precise e puntuali che danno l'idea della preparazione di un attentato». L’unica informazione concreta riferita da Bianco è che «anche in Italia le cellule di supporto logistico al terrorismo potrebbero essere trasformate in cellule attive ed operanti», e che «già oggi cellule logistiche sono potenzialmente in grado di colpire. Per questo, senza fare allarmismi, anche il nostro Paese è a rischio».
Berlusconi, intanto, afferma: «Domani porteremo il "pacchetto Pisanu" sulla sicurezza in Cdm». Ancora nessuna certezza, ma dopo la decisione francese di abbandonare temporaneamente il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone e ripristinare i controlli alle frontiere europee, il premier puntualizza: «Non credo che l'Italia sia sulla stessa strada». Per averne la certezza bisognerà vincere le resistenze della Lega.
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Terrorismo, l'allarme del Sismi
"Cellule pronte a colpire in Italia"
ROMA - "Cellule potenzialmente in grado di colpire in Italia". Il monito su possibili attacchi terroristici nel nostro paese è lanciato dal Sismi ed è reso noto dal presidente del Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti) Enzo Bianco, al termine dell'audizione del direttore del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare Nicolò Pollari: "Diciamo che, senza allarmismi, l'Italia è a rischio".
"C'è la consapevolezza - ha dichiarato Bianco - che l'Italia è uno dei possibili bersagli di attentati: non ci sono informative precise e puntuali che danno l'idea della preparazione di un attentato, ma le analisi della nostra intelligence portano a ritenere l'Italia un possibile bersaglio. Non sappiamo quando, dove e come colpiranno, ma i nostri apparati di sicurezza hanno lavorato e lavorano con il massimo della professionalità".
Enzo Bianco ha rivelato alcuni elementi emersi dal colloquio con Pollari, che rimandano al concetto di "rete" tipico di Al Qaeda: "Abbiamo cercato di capire con il direttore Pollari se la cellula che ha operato a Londra è solo locale, cioè formata esclusivamente da cittadini britannici di religione musulmana, oppure se è stata attivata da una regia lontana. La seconda ipotesi alzerebbe il livello di preoccupazione per gli altri paesi ed anche per il nostro".
Secondo il presidente del Copaco, "quella inglese era probabilmente una cellula logistica che è diventata operativa e lo stesso rischio potrebbe esserci in Italia, occorre dunque la massima attenzione".
Oggi c'è stata anche l'occasione per tornare sul caso dell'Imam rapito dalla Cia a Milano nel 2003. Nicolò Pollari avrebbe detto a Bianco di "non essere stato informato del rapimento di Abu Omar".
(14 luglio 2005)
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Sismi: l'Italia è un bersaglio
ROMA. Anche in Italia ci sono cellule logistiche attive e operanti, potenzialmente in grado di colpire«. Lo ha detto il presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di informazione e sicurezza (Copaco), Enzo Bianco, al termine della audizione con il direttore del Sismi, generale Nicolò Pollari.
»L'Italia è un bersaglio, ha aggiunto Bianco, anche se non vi sono informative« o segnali di rischi imminenti. In audizione, ha aggiunto Bianco, è stata fatta una valutazione con il direttore Sismi sui livelli di pericolo per l'Italia e su quanto finora emerso nelle indagini dopo l'attentato del 7 luglio.
»Si cerca di capire se le cellule che hanno operato a Londra sono esclusivamente locali, se sono composte da cittadini di origine e di religione musulmana. Oppure se si tratta di cellule attive, collegate e dirette da una regia lontana. Sono due ipotesi molto diverse, ha proseguito Bianco. Se fosse vera la seconda il livello di preoccupazione sarebbe ben più alto per tutti gli altri Paesi, inclusa l'Italia. La percezione che noi abbiamo è che si tratti di un'attività che gode di una copertura e di una regia più bassa.
Torna, quindi, l'elemento della 'retè. C'è una regia che muove le singole cellule«. »Il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, ha escluso categoricamente di essere direttamente o indirettamente stato informato del rapimento di Abu Omar«. Ha aggiunto Biancod. Sulla vicenda dell' ex Imam rapito nel 2003 dalla Cia a Milano il Copaco ascolterà, il 26 luglio, il direttore del Sisde, Mario Mori e il 28 luglio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Gianni Letta».
Intanto Castelli smorza la polemica con Pisanu. "Non ho detto che le misure antiterrorismo predisposte da Pisanu siano insufficienti" precisa il ministro della Giustizia Castelli,parlando a Radio Anch'io. Non vi è dunque - aggiunge - "nessuna azione in contrapposizione con il ministro Pisanu. Credo che su questo tema debba agire tutta la maggioranza e il Parlamento.
Il Guardasigilli ha spiegato di aver proposto di "unire le forze della CdL" convocando i 4 saggi della maggioranza per analizzare ulteriormente eventuali misure per fronteggiare l'allarme terrorismo. La possibile sospensione degli accordi di Schengen in Italia "dovrà essere discussa domani in Consiglio".
Una vasta operazione di controllo su persone vicine ad ambienti islamici radicali è stata condotta da Polizia e Carabinieri in diverse città italiane. Sono circa 200 le perquisizioni avvenute tra Milano, Como, Roma, Napoli e altre città italiane. Il monitoraggio ha riguardato in particolare persone già note all'autorità giudiziaria per la loro attività.
Più agenti ai varchi di frontiera, allungamento del fermo di polizia a 24 ore, schede nominative per i cellulari, monitoraggio degli immigrati «segnalati», colloqui investigativi senza avvocato difensore, cooperazione con i Paesi africani. Sono alcune delle misure antiterrorismo ipotizzate ieri alla Camera dal ministro Pisanu.
L'intervento del ministro è stato apprezzato dall'opposizione, mentre hanno espresso dubbi i leghisti. Ma Silvio Berlusconi ha 'ripreso' gli alleati del Carroccio.
L'Italia su Schenghen ha preferito non prendere la decisione della Francia, ma il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, ha annunciato che saranno rafforzati i controlli sulle frontiere più a rischio, quelle con Austria e Slovenia.
Ecco i provvedimenti elencati dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu per combattere il terrorismo islamico.
- FERMO DI POLIZIA: Unificare la disciplina per le procedure di identificazione personale, portando a 24 ore anche il fermo di polizia giudiziaria che attualmente è di 12 ore;
- ARRESTO OBBLIGATORIO: estendere l'arresto obbligatorio in flagranza a tutti i delitti commessi per finalità di terrorismo internazionale, ivi compreso il possesso di documenti falsi, da intendersi quale indizio del pericolo di fuga;
- RIVEDERE REATO ASSOCIATIVO: sagomare meglio l'articolo 270 bis del codice penale (Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico), in modo da poter colpire anche organizzazioni terroristiche internazionali che, come le singole maglie della rete di Al Qaeda, presentano strutturate labili, gerarchie incerte e programmi sfuggenti.
- COLLOQUI INVESTIGATIVI: Estendere alle attività antiterrorismo istituti quali i colloqui investigativi, oggi espressamente previsti solo per la criminalità organizzata; ed il permesso di soggiorno per motivi investigativi, che attualmente è consentito solo per la tratta di esseri umani;
- FALSO IN DOCUMENTI: equiparare il falso in documenti di identificazione a quello su atti destinati alla pubblica fede«; estendere alle false dichiarazioni fatte alla polizia giudiziaria le più gravi sanzioni oggi previste per le dichiarazioni davanti al Giudice;
- SCHEDE TELEFONICHE: sarebbe di grande giovamento alle attività investigative l'introduzione della nominatività delle schede di telefonia mobile, così da realizzare un archivio degli utilizzatori, come si fece nel 1978 per l'utilizzo delle abitazioni.
Ieri, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini in una conferenza congiunta con il collega tedesco Fischer, ha affermato che "l'Italia è consapevole del rischio che corre e sono state messe in atto tutte le misure necessarie per prevenire, individuare, combattere eventuali pericoli". Ma Fini ha anche voluto precisare che non c'è "alcun collegamento tra l'annuncio del premier Berlusconi di un ritiro graduale delle nostre truppe dall'Iraq e gli attentati di Londra". Ha ricordato, infatti, che il governo aveva già avanzato l'ipotesi del ritiro graduale "in ragione dello stato di sicurezza a Nassiriya".
Prodi, leader dell'Unione, su eventuali norme antiterrorismo, non si è pronunciato, affermando che: "Il governo si è impegnato a portare domani (oggi n.d.r.) le proposte. Le esamineremo e ne discuteremo"."Non dobbiamo cambiare modo di vivere"ma"difenderci nel modo più efficace dal terrorismo. Lo pretendiamo da governo italiano e europei". Il leader non ha perso l'occasione per ribadire il "no" del centrosinistra al rifinanziamento della missione in Iraq: "Abbiamo già votato no, non dobbiamo tornarci sopra", la scelta "deriva da una constatazione, non siamo stati noi ad appiccare l'incendio a mettere il Paese in situazioni così complicate".
Ha replicato senza farsi attendere il leader di Forza Italia Schifani: "Prendiamo atto che Prodi conferma di non avere nessun progetto di politica estera e maschera questa sua grave lacuna rifugiandosi dietro un ipotetico rinvio decisionale, senza proporre nulla di concreto". "E' grave - ha aggiunto Schifani - che il capo dell'opposizione che si candida a voler governare il Paese, confermi questa sua carenza progettuale.Quello di oggi è il Prodi di sempre, incapace di formulare controproposte articolate e serie".
Domani, il provvedimento approderà, invece, a Bruxelles al vertice straordinario Ue dei ministri degli Interni e della Giustizia. Dunque, il suo iter dovrà essere molto rapido. In mancanza di accordo bipartisan per un ddl approvato da maggioranza e opposizione direttamente nelle commissioni parlamentari in sede legislativa senza passaggio in aula, il governo varerà un decreto legge già al consiglio dei ministri di questa settimana, sul quale il Quirinale avrebbe già dato la disponibilità alla firma, indicando però come via preferenziale quella dell'intesa bipartisan.
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quindi non possiamo fare niente per far tornare le truppe
