LA CORTE SUPREMA D'ISRAELE: UN TEMPIO MASSONICO?
di Maurizio Blondet

Potrebbe essere una leggenda metropolitana, come quella che vuole le labirintiche fogne di New York infestate da coccodrilli: ma questa riguarda Gerusalemme, e per questo merita attenzione.
La riferisce un certo Jerry Goldin: da quel poco che dice di sé sembra essere un Jew for Jesus, ebrei USA che aspettano il ritorno di Gesù, Yeshua HaMashiach.
Si tratta di un gruppo che coniuga un ebraismo di frangia con millenarismi di stampo protestante americano; impossibile dire quali influssi discutibili - anche di natura "sottile" - possano permeare un gruppo del genere.
E' possibile anche che, a sua insaputa, Golding sia stato indotto (o scelto) per divulgare certi "significati".
E' bene stare in guardia contro la suggestione che promana dalla sua "scoperta".
Questo lungo preambolo ci sembra necessario come invito preliminare a tener desta la mente razionale, per non soggiacere senza esame a suggestioni che potrebbero essere sospette.
Non tutti i particolari che Golding riporta (nel suo sito pubblica anche alcune foto prese da lui stesso, non sempre perspicue) sono convincenti; ma alcuni lo sono al massimo grado.
Il primo è, ovviamente, la piramide che sormonta l'edificio della Corte Suprema d'Israele.
Benché invisibile dall'esterno (essendo completamente iscritta nelle alte mura perimetrali, costruite per somigliare al distrutto Tempio di Salomone) tale piramide è palesemente il cuore di tutto.
Ed è sormontata, vicino al vertice, dall' "occhio sempre-vedente", come il simbolo che campeggia sul dollaro.
Per giungere alla piramide, il visitatore deve compiere un percorso che è palesemente un itinerario simbolico dalle tenebre alla "luce".
Si entra in un vasto atrio immerso nella penombra, ma si è come guidati da una luce accecante naturale - il sole del Mediterraneo - che pare scaturire dal sommo di una monumentale scalinata.
Questa è composta di tre rampe, ciascuna con dieci gradini: quando la si è salita tutta si è al gradus 30.
Nel salirla, si è costeggiato un muro di antiche pietre rozzamente squadrate di Gerusalemme, pietre del "tempio di Salomone" o loro imitazioni; l'altro lato ha il muro liscio, moderno.
Ci hanno accompagnato nella salita sei lampioni o lampade poste lungo la parete rustica.
Al sommo, l'ampia finestra da cui viene la luce: che si apre su un panorama mai visto, "segreto", di Gerusalemme.
Ma torniamo ai 30 gradini.
Non occorre saper molto di Massoneria per cercare con lo sguardo i tre gradi ulteriori, fino al 33.
Ebbene: ci si para davanti una immensa biblioteca a vista, la quale ha un carattere molto insolito: è posta su tre piani, tutti e tre a vista e ben marcati architettonicamente.
Il primo e più basso è riservato agli avvocati; il secondo ai giudici; il terzo ai giudici supremi a riposo, i "savi anziani" si direbbe.
Si procede oltre, e si incontrerà un'alta finestra, il cui scopo apparente è solo di mostrare - come da distanza inaccessibile - il vertice della piramide, con l'occhio al centro.
Ancora qualche passo, del resto, e ci si trova proprio dentro e sotto la piramide.
Sopra un lucente pavimento con una "stella di Davide" inscritta in sei quadrati, in un complesso geroglifico o mandala magico.
Quando ci si pone nel centro del pentacolo, si ha il vertice della piramide esattamente sopra il capo, e dal centro pende un complicato cristallo.
Procediamo verso le aule giudiziarie.
Ve ne sono cinque, e ciascuna ha un'entrata in uno stile mortuario e primordiale che è difficile riconoscere: secondo Golding riproducono l'entrata delle antiche tombe ebraiche, con un'apertura in alto perché il fantasma del morto potesse entrarne e uscirne.
Dentro ogni aula, si vedono i seggi dei giudici; sono tre, e ciascuno è sormontato da una piccola piramide che getta la sua "luce" sul giudice.
Stranamente - si tratta di una Corte Suprema, dove non dovrebbero apparire degli imputati - vi sono delle celle al piano di sotto, come in attesa di giudicandi, da portare in alto verso i giudici "illuminati" per ascoltare la loro sentenza - o condanna.
La mediocre descrizione di Golding (che non scrive bene l'inglese) non consente di visualizzare ciò che descrive in una mappa precisa.
Egli parla di una vasta corte , che pare essere attigua alle cinque aule, al cui centro è una vasca; da essa l'acqua "viva" scaturisce continuamente e corre lungo un canaletto scavato nelle pietre pavimentali.
Il simbolo qui evocato vuole essere quello del Salmo 85:11 ("la verità zampillerà dalla terra, e la giustizia si vedrà dal cielo"), che allude alla Gerusalemme ultima, alla fine dei tempi, e all'instaurato regno messianico.
Ma è notevole che le pietre pavimentali siano state espressamente tagliate dall'area di Mitzpe Ramon, che è un vasto e antichissimo cratere naturale.
Golding parla (e mostra la foto) di una scala discendente, a rampa curva, al cui centro vede "il simbolo della fertilità sempre presente in ogni struttura di Illuminati": effettivamente, è singolare la forma del vano centrale attorno a cui volgono i gradini: l'occhio esperto è tentato di riconoscervi una vulva, o più precisamente uno yoni-lingam, il simbolo in cui gli shivaiti indiani raffigurano la congiunzione carnale di Shiva (lingam) e Kali (yoni), origine del mondo naturale (che è un'illusione magica, maya, o una "manifestazione di potenza", siddhi).
Golding parla e mostra la foto di un vasto spazio all'aperto, esterno rispetto al complesso monumentale centrato sulla piramide occhiuta; che pare essere qualcosa come un cortile per i profani, i non-iniziati.
In esso campeggia un obelisco egizio, vi si apre una tomba islamica, ed è punteggiato da oggetti che Golding interpreta come "altari indù" o tempietti di varie religioni.
La sola religione che non vi appare rappresentata è quella di Cristo.
O meglio: Golding ne riconosce il simbolo - una vasta croce disegnata sul pavimento con lastra chiara - a cui conduce una gradinata discendente.
La croce è rovesciata, ed è il solo simbolo religioso che i visitatori "devono" calpestare per entrare nella Corte.
Degna di nota la notizia sul committente del monumentale edificio.
La Corte Suprema d'Israele è un dono della famiglia Rothschild, che però avrebbe posto allo stato ebraico alcune condizioni: la scelta del terreno è stata dei Rothschild (e a questo proposito Golding fornisce alcuni interessanti "allineamenti" dell'edificio con la Knesset e con presunte linee di forza, su cui non ci addentriamo), e gli architetti sono stati anch'essi scelti dai Rothschild.
Si tratta dei nipoti dell'architetto preferito dai Rothschild, Ben-Zion Guine, nativo della Turchia e quasi certamente un "dunmeh" (i seguaci di Sabbatai Zevi, che si convertirono falsamente all'Islam nel '600).
I nomi dei due nipoti sono Ram Kurmi e Ada Karmi-Melanede, nati l'uno a Gerusalemme e l'altra a Tel Aviv.
Presso la soglia d'entrata, due piccole lapidi in ebraico ricordano la donazione dei Rothschild - l'edificio è palesemente costato decine di miliardi.
Un vasto dipinto mostra diversi personaggi attorno al modello plastico della Corte Suprema: vi si riconoscono l'allora lord Rothschild (al secolo Teddy Kollek), e due primi ministri, Shimon Peres il laborista, e Ytzhak Rabin, dell'estrema destra Likud.
Che dire?
C'è un lato inquietante in questo edificio, per chi conosce la "previsione" che fece Ben Gurion nel '62.
Intervistato dalla rivista Life che gli chiedeva di immaginare il mondo "fra 25 anni", il capo sionista parlò di un mondo unificato sotto le "vere" Nazioni Unite, che avrebbero avuto sede a Gerusalemme, dove si sarebbe elevato "il tribunale mondiale dell'umanità profetizzato da Isaia".
Sarà allora, disse Ben Gurion, un mondo di pace, dove "una pillola limiterà le nascite" e l'uomo vivrà fino a tarda età.
Era la descrizione ebraica del "regno a venire", l'impero di un Israele tornato alla "terra promessa"; un impero politico, tutto chiuso nell'aldiquà.
Venato di messianismo giudaico e di inequivocabili elementi massonici.
Inquietava soprattutto l'evocazione della giurisdizione ebraica sull'umanità: chi conosce la giustizia rabbinica, non può che tremare per quel che i loro "giudici" si propongono di fare per disciplinare i non-ebrei, che tanti passi del Talmud dichiarano "animali parlanti".
Ancora più inquietante, nella prospettiva di una possibile imminente ricostruzione del "tempio" - a cui lavorano ben precise yeshivot, scuole rabbiniche.
Lì il popolo eletto vuole ripetere il rito di sangue, l'agnello; come culmine di una storia "sacra" dove Israele si è fatto da sé, ha realizzato la sua "promessa" strappandola a un Dio che gliela negava.
Il "tempio" come luogo dell'auto-adorazione del popolo ebraico, l'hegeliano "spirito che si invera nella storia".
Paolo parlò dell' "iniquo" che si siederà sul trono di Dio facendo dio se stesso.
L'Anticristo.