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    Talking Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Leggo oggi sul Manifesto, che il risultato del primo governo nato dopo il ritiro della Siria dal Libeno e della rivoluzione "democratica" tanto sostenuta dagli Stati uniti, vede per la prima volta nella storia del Libano i "cattivoni" (secondo gli stati uniti) Hezbollah al governo.
    E c'è di più: non solo gli Hezbollah sono al governo, ma hanno pure un ministero!

    Tigermen dove sei?
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  2. #2
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    Predefinito Re: Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Originally posted by thematrix
    Leggo oggi sul Manifesto, che il risultato del primo governo nato dopo il ritiro della Siria dal Libeno e della rivoluzione "democratica" tanto sostenuta dagli Stati uniti, vede per la prima volta nella storia del Libano i "cattivoni" (secondo gli stati uniti) Hezbollah al governo.
    E c'è di più: non solo gli Hezbollah sono al governo, ma hanno pure un ministero!

    Tigermen dove sei?


    Bene, se sono un partito però devono disarmare, intanto devono ingurgiatare amaro in questi giorni però

    http://www.asianews.it
    Il Parlamento libanese vota a favore della liberazione di Geagea
    di Youssef Hourani


    L'ex leader delle Forze Libanesi è in prigione da 11 anni. La sua liberazione è stata richiesta più volte anche dai vescovi maroniti come segno di riconciliazione del popolo libanese.


    Beirut (AsiaNews) – Il parlamento libanese ha votato stamane una legge di amnistia in favore di Samir Geagea, ex capo delle Forze Libanesi, in prigione da 11 anni.

    La legge è stata votata al parlamento con una maggioranza che ha superato i 100 voti. La liberazione di Geagea potrà avvenire a giorni.

    In famiglia sono già in atto i preparativi per accoglierlo. Ieri sera, la moglie di Geagea, Setrida, si è recata presso il leader druso Joumblatt per discutere con lui del voto di oggi al parlamento. Essa ha anche diramato un comunicato in cui chiede che le possibili manifestazioni di sostegno che accompagneranno la liberazione di Geagea avvengano nel rispetto dell’ordine pubblico.

    La liberazione di Geagea è stata chiesta a più riprese dai vescovi maroniti. L’ultimo appello è avvenuto il 4 maggio scorso.

    Samir Geagea, 52 anni, si trova in carcere, accusato di vari assassini avvenuti durante i 15 anni di guerra civile (1975-1990), tra i quali l’omicidio del primo ministro libanese Rachid Karame nel 1987 e del politico cristiano Dany Chamoun nel 1990. Geagea è stato anche processato per un attentato contro la chiesa di Notre Dame de la Delivrance, avvenuto nel ’94.

    Ma molti politici libanesi hanno ritenuto Geagea – l’unico capo di guerriglia condannato per violenze durante la guerra - una vittima delle trame siriane. Per la sua opposizione alla Siria, Geagea è stato uno degli eroi esaltati durante le manifestazioni antisiriane dei mesi scorsi. I dimostranti che dopo l’assassinio di Rafic Hariri chiedevano il ritiro delle truppe di Damasco dal Libano, sventolavano bandiere libanesi e portavano grandi ritratti di Geagea, Hariri e di Michel Aoun.

  3. #3
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Predefinito Re: Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Originally posted by thematrix
    Leggo oggi sul Manifesto, che il risultato del primo governo nato dopo il ritiro della Siria dal Libeno e della rivoluzione "democratica" tanto sostenuta dagli Stati uniti, vede per la prima volta nella storia del Libano i "cattivoni" (secondo gli stati uniti) Hezbollah al governo.
    E c'è di più: non solo gli Hezbollah sono al governo, ma hanno pure un ministero!

    Tigermen dove sei?


    In effetti gli hezbollah non sono mai stati dei terroristi.
    Purtroppo i luoghi comuni mediatici hanno indotto gli americanidi destrosi scemi a considerarli tali.
    Quindi si becchino questa notizia molto lusinghiera per me.


  4. #4
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Predefinito Re: Re: Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Originally posted by tigermen


    Bene, se sono un partito però devono disarmare
    e no, invece loro non intendono farlo mai, almeno così hanno detto
    tralaltro il nuovo primo ministro(sunnita) ha detto che gli hezbollah non sono obbligati a disarmare e che sono un importante forma di resistenza(sempre fonte manifesto), e se lo dice persino il primo ministro
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  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Re: Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Originally posted by thematrix
    e no, invece loro non intendono farlo mai, almeno così hanno detto
    tralaltro il nuovo primo ministro(sunnita) ha detto che gli hezbollah non sono obbligati a disarmare e che sono un importante forma di resistenza(sempre fonte manifesto), e se lo dice persino il primo ministro
    Ecchiosenefrega, l'importante è che Geagea sia rilasciato dopo un'ingiusto isolamento di 11 anni nel sottosuolo di una prigione, accusato del bombardamento di una chiesa perpetrato dagli SSNP, oggi è un giorno di gioia per la democrazia nel medioriente

  6. #6
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    Predefinito

    Ecco uno che porta per i criminali di guerra

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Originally posted by tigermen
    Ecchiosenefrega, l'importante è che Geagea sia rilasciato dopo un'ingiusto isolamento di 11 anni nel sottosuolo di una prigione, accusato del bombardamento di una chiesa perpetrato dagli SSNP, oggi è un giorno di gioia per la democrazia nel medioriente
    si proprio bravuomo Geagea te lo raccomando...proprio ieri poco dopo aver appreso della sua amnistia i suoi miliziani sono andati a seminare terrore in un quartiere sciita di Beirut, facendo 1 morto e 13 feriti...proprio pacifica e brava gente
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  8. #8
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    Predefinito La Siria contro il (vero) terrorismo

    La Siria contro il (vero) terrorismo

    di Dagoberto Husayn Bellucci
    lunedì, 04 luglio 2005

    Fallita la strategia degli attentati in Libano, proseguono le manovre per la destabilizzazione del governo di Damasco. Questa volta, l'esercito siriano ha smantellato una cellula jihadista attiva tra Siria e Libano.



    Mentre l'America continua a lanciare i suoi strali quotidiani contro l'Iran, la Siria e Hezbollah, il Governo della Repubblica Araba Siriana dimostra che la sue volontà di lottare contro il vero terrorismo non sono vuote parole. E' quanto risulta dai recenti avvenimenti che hanno interessato tra domenica 3 e lunedi 4 luglio la frontiera che divide Siria e Libano. Secondo quanto ha comunicato domenica pomeriggio l'agenzia di stampa nazionale siriana "Sana" le forze di sicurezza siriane avrebbero ucciso un "estremista" di nazionalità algerina che faceva parte di un gruppo di persone che cercavano di superare, clandestinamente, la frontiera con il Libano.
    Questa informazione è stata confermata anche da un agente dei servizi di sicurezza libanesi citato nella stessa giornata di domenica dall'Agenzia Reuters. Secondo l'agenzia "Sana" due militari siriani sarebbero rimasti uccisi negli scontri che si sarebbero sviluppati con il "gruppo di estremisti algerini" provenienti dall'Iraq. Un numero imprecisato di membri di questa cellula terroristica sarebbe stato arrestato. Secondo quanto ha riportato il canale televisivo libanese "Al-Manar" gli scontri avrebbero avuto luogo nella notte tra sabato e domenica nei pressi della città di Homs, quando il gruppo di algerini è stato intercettato da una pattuglia siriana mentre cercava di penetrare in Libano. L'agenzia siriana ha riportato che "Gli scontri hanno avuto luogo nel momento in cui gli estremisti in questione cercavano di lasciare la Siria illegalmente insieme ad un altro gruppo di estremisti, alla frontiera con il Libano. Gli estremisti hanno aperto il fuoco contro una pattuglia uccidendo due poliziotti, ma uno di loro è stato ucciso e altri catturati".
    Una fonte dei servizi di sicurezza libanesi avrebbe confermato, alla Reuters, che la nazionalità dell'attivista ucciso era algerina, così come quella di una parte degli altri membri della cellula. Altri sarebbero di nazionalità libanese. Sempre secondo l'agenzia "Sana", "le forze di sicurezza avrebbero arrestato almeno 34 non siriani in una località isolata che serviva da base logistica per la fabbricazione di passaporti e carte d'identità false che sarebbero state rinvenute".
    L'11 Giugno scorso sempre l'Agenzia Nazionale siriana "Sana" aveva riportato che una cellula del gruppo "Tanzim Jund ash-Sham" era stata smantellata e che diversi progetti per una serie di attentati da compiere nella capitale Damasco erano finiti nelle mani della polizia e dei servizi di sicurezza, che ne starebbero analizzando i contenuti. Tra i bersagli citati, il Palazzo di Giustizia di Damasco.
    Il nome di questa organizzazione estremista era circolato all'indomani di un attentato compiuto in Qatar con un'autobomba che aveva fatto una vittima britannica. La Siria ha ribadito il proprio impegno in favore della lotta contro il terrorismo internazionale, sottolineando ancora una volta che le sue frontiere sono inviolabili per qualsiasi "estremista". Non sarebbe infatti la prima volta che membri di cellule eversive, probabilmente affiliate al network terroristico di "al-Qa'ida", cercano di infiltrare loro commandos dal vicino Iraq.
    Tali episodi si inserirebbero in un piano di destabilizzazione che i servizi americani e sionisti avrebbero programmato per la destabilizzazione del regime ba'thista siriano, accusato dall'Amministrazione Bush di "sostenere il terrorismo internazionale, le organizzazioni terroristiche palestinesi, il movimento Hezbollah libanese", nonché di essere implicato nella recente serie di attentati che ha colpito il paese dei cedri e di pesanti implicazioni nell'assassinio dell'ex premier libanese Rafiq al-Hariri. Tutte accuse sempre respinte dal Governo di Damasco che, anche in occasione del 10° Congresso Nazionale del Partito Ba'th (al potere dal 1963), ha apertamente accusato gli Stati Uniti e l'Entità Sionista di "diffusione di notizie false", di "propaganda menzognera" e di "assoluta infondatezza di qualsiasi accusa".
    Il Ministro degli Esteri siriano, Faruq ash-Shara ha più volte ribadito che "la Siria appoggia i movimenti della resistenza palestinese che combattono contro una criminale occupazione", così come Hezbollah e la Resistenza Islamica del Libano sono un "movimento di liberazione nazionale a tutela della libertà riconquistata dal paese dei cedri cinque anni or sono". Il Ministero degli Esteri siriano ha respinto come "calunnie" tutte le voci circa un fantomatico sostegno siriano ai gruppi della Resistenza in Iraq: "La Siria ha blindato da tempo le sue frontiere", ha ribadito ash-Shara.
    Anche le recenti minacce lanciate all'indirizzo del Governo siriano dal Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, sono state definite "propaganda" priva di alcun fondamento, così come ogni accusa che implicherebbe Damasco in un "traffico di armi di distruzioni di massa" dal vicino Iraq.
    Le relazioni tra i due governi ba'thisti dell'Iraq e della Siria, come si ricorderà, non furono mai "cordiali". In occasione del conflitto del Golfo nel 1991, l'allora Presidente della Repubblica siriana, Hafez al-Asad, non esitò a schierarsi contro l'invasione del Kuwayt e inviò anche un contingente militare in Arabia Saudita al lato delle forze della coalizione multinazionale formata dagli Stati Uniti per scatenare la "Tempesta nel deserto" che avrebbe ridotto a malpartito le truppe irachene. Anche le Nazioni Unite, in particolare il segretario generale Kofi Annan, avrebbero espresso giudizi negativi circa la completa applicazione, da parte siriana, della risoluzione Onu 1559. In tutte le sedi internazionali la Siria ha sempre rifiutato le conclusioni contenute nel dossier divulgato agli organi di stampa da Kofi Annan nel maggio scorso. L'ambasciatore siriano al Palazzo di Vetro ha ribadito che "tutte le truppe siriane e gli elementi dei servizi di sicurezza siriani hanno lasciato il Libano in data 26 aprile".
    Damasco dunque si ritrova tra l'incudine Onu e il martello Usa. Il ruolo di moderazione e di equilibrio che per anni è stato svolto dal Governo ba'thista siriano sembra non essere apprezzato o non risultare "conforme" alla nuova strategia di dominio che gli Stati Uniti cercano di estendere nel Medio Oriente post-Saddam. E' evidente che i potentati economici, i Centri Studi Strategici e il Dipartimento di Stato Usa hanno individuato nella Siria un possibile "anello debole" di quel fronte anti-sionista e anti-imperialista che da anni si oppone a qualsivoglia ipotesi di "processo di pace" e rifiuta di riconoscere l'Entità Sionista la quale, peraltro, occupa dal 1967 le alture del Golan, territorio siriano.
    Fallita la strategia della tensione e delle bombe in Libano, gli Usa e il Sionismo Internazionale (utilizzando il mercenariato wahhabita estremista reclutabile nel "mattatoio" a cielo aperto che è l'Iraq odierno) stanno cercando di attuare ogni sorta di pressione contro la Siria. Gli avvenimenti delle ultime quarantotto ore confermerebbero che dietro alla cellula algerino-libanese si nasconderebbero contatti con servizi di sicurezza "occidentali" di stanza in Iraq. Ricordiamo come non più di un mese or sono, il canale televisivo "Al-Manar", in un dossier dedicato alla resistenza irachena, si fosse soffermato sul "lavoro sporco" attuato da diversi centrali d'intelligence. In particolare, secondo "Al-Manar", molti dei rapimenti di giornalisti, reporter, lavoratori stranieri e uomini d'affari catturati in Iraq sarebbero da addebitarsi ad un programma finanziato dal Mossad israeliano, dalla Cia statunitense e dai servizi di Kuwayt e Giordania. La stessa cellula di al-Qa'ida diretta dal giordano al-Zarqawi sarebbe nient'altro che un'espressione militare di un "terrorismo programmato" funzionale alla destabilizzazione politica dell'Iraq. La serie di attacchi contro la popolazione civile, specialmente nei quartieri sciiti della capitale, non ha affatto alcuna connessione con la Resistenza irachena.
    Anche il segretario generale del movimento sciita di Hezbollah, sheikh Hasan Nasrallah, aveva individuato in questi atti terroristici "manovre sporche e disegni dell'imperialismo che sfrutta il terreno fertile dell'Irak per dividere in fazioni il popolo iracheno. L'imperialismo - aveva sottolineato il leader di Hezbollah - continua a diffondere menzogne funzionali ai propri fini per dividere il popolo iracheno mettendo contro sciiti e sunniti, curdi e arabi. Ogni atto di barbarie commesso in Iraq non ha niente a che fare con la Resistenza contro l'occupazione, che è legittima e che noi sosteniamo pienamente".
    Ibrahim

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Libano, primo governo del dopo-Siria: Hezbollah al governo

    Originally posted by thematrix
    si proprio bravuomo Geagea te lo raccomando...proprio ieri poco dopo aver appreso della sua amnistia i suoi miliziani sono andati a seminare terrore in un quartiere sciita di Beirut, facendo 1 morto e 13 feriti...proprio pacifica e brava gente
    Ho guardato in rete, i morti sono cristiani, ora ti dico io che secondo me non erano nemmeno sciiti gli assassini......SSNP ti suona strano?

  10. #10
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    Predefinito Hezbollah garante delle frontiere

    Libano del sud: Hezbollah garante delle frontiere
    di Dagoberto Husayn Bellucci

    venerdì, 01 luglio 2005



    Il sud del Libano torna ad essere incandescente dopo i recenti scontri tra le milizie di Hezbollah e l'Esercito con la Stella di David. L'integrità territoriale dello Stato libanese è garantita dalla Resistenza Islamica. Anche la Russia sta con le rivendicazioni di Beirut.



    Dopo gli scontri di mercoledì pomeriggio scorso, le due parti (Hezbollah e l'Esercito di occupazione sionista) si rimpallano le responsabilità. Nella polemica su chi abbia aperto il fuoco, rompendo un periodo di tregua che durava da quasi sei mesi, entrano di prepotenza tanto le Nazioni Unite quanto l'America, schierandosi, ovviamente, al lato dell'Entità Sionista.
    Per il Dipartimento di Stato Usa è "Hezbollah il solo responsabile degli incidenti di mercoledì", mentre l'Onu avrebbe rilevato "una violazione della linea blu che separa i due paesi" dimenticandosi però di rilevare che le fattorie di Sheb‘a - lembo di territorio libanese sotto occupazione sionista - sono considerate dal movimento di resistenza libanese di Hezbollah come "parte integrante dello Stato" e come il Governo di Beirut ne rivendichi la sovranità.
    L'ambasciatore americano a Beirut, Feltmann, ha accusato "Hezballah di aver provocato questi incidenti a fini di politica interna", mentre il suo omologo francese ha invitato le due parti a sospendere ogni attività militare richiedendo al Governo libanese la piena applicazione della risoluzione Onu 1559 che prevede lo smantellamento di tutte le "milizie" ed il loro disarmo.
    Più volte sia il Governo libanese che il movimento sciita filo-iraniano Hezbollah hanno ribadito che la Resistenza Islamica non è una milizia bensì un movimento di liberazione nazionale legittimo che continuerà a salvaguardare, armi in pugno, la libertà riconquistata cinque anni or sono dopo un ventennio di occupazione sionista.
    Del problema del disarmo dei campi palestinesi e della Resistenza Islamica se ne è parlato anche durante l'incontro di mercoledì 29 giugno scorso tra il premier libanese Naghib Miqati e il vice-ministro degli Affari Esteri russo Alexander Sultanov. La Russia ha ribadito che il Governo libanese dovrà estendere la sua sovranità su tutto il territorio, pur sottolineando che è necessario che sia garantita la sicurezza delle sue frontiere e dei suoi territori. Sicurezza che, allo stato attuale, è garantita solamente dalla Resistenza Islamica senza la quale l'Entità Sionista avrebbe mano libera per qualsiasi operazione militare contro lo Stato libanese.
    Le dinamiche degli scontri di mercoledì acquistano una maggiore chiarezza dopo che la tv "al-Manar" , collegata al movimento sciita, ha diffuso le immagini degli scontri e riportato la versione fornita dall'Ufficio Politico di Hezballah. Il deputato del Partito di Dio, Hussein Hajj Hassan, ha dichiarato che "un commando della Resistenza avrebbe intercettato una pattuglia israeliana che stava cercando di forzare la linea blu per penetrare in territorio libanese nel settore delle fattorie di Sheb‘a". La tv sionista ha invece dichiarato l'esatto contrario, sostenendo che le postazioni israeliane sarebbero state bersagliate da colpi di mortaio e razzi katyusha da elementi della Resistenza. Circa una ventina di razzi katyusha sarebbero stati lanciati contro le postazioni militari sioniste di Ramta e Sammaqiye e contro la base d'artiglieria di Aamfit nella zona del Golan siriano occupato. L'Ufficio Politico di Hezbollah ha confermato che alcuni razzi sono stati lanciati contro postazioni israeliane sulle alture del Golan. Hussein Hajj Hassan, intervistato dalla tv satellitare "al-Arabiya", ha dichiarato che "non si deve dare alcuna interpretazione politica a questo episodio, che si spiega unicamente con l'occupazione israeliana di parte del territorio libanese".
    Il bilancio finale degli scontri di mercoledì sarebbe di un soldato israeliano ucciso e di altri tre (tra i quali un ufficiale) feriti. Secondo quanto ha riportato l'Agenzia Nazionale d'Informazioni di Beirut non meno di 250 obici di artiglieria sarebbero stati lanciati dalle batterie israeliane nei settori delle fattorie di Sheb‘a e contro il villaggio libanese di Kafar Chouba. Lo stato maggiore dell'esercito di occupazione sionista ha invece dichiarato che almeno due obici sarebbero caduti nel nord della Palestina occupata. "In un attacco programmato - hanno dichiarato fonti militari israeliane - i guerriglieri di Hezbollah hanno aperto il fuoco con tiri di mortaio su una postazione dell'esercito a Har Dov facendo varie vittime", senza peraltro specificare se si trattasse di morti o feriti. Una dozzina di missili terra-aria israeliani avrebbero colpito i villaggi libanesi di Hebbaniye e Wadi Halta provocando il danneggiamento di almeno una quindicina di abitazioni civili. In risposta la Resistenza Islamica avrebbe lanciato diversi colpi di mortaio contro la postazione israeliana di Fachkoul. Varie le incursioni aeree compiute in diverse zone del sud Libano dall'aviazione israeliana.
    La notizia diffusa dalla tv israeliana sulla morte di un combattente della Resistenza Islamica è stata prontamente smentita. Israele sostiene di averne recuperato il corpo giovedì mattina. Hezbollah ha dichiarato che non vi sono vittime tra le file della Resistenza né feriti.
    Tutti i partiti politici libanesi hanno condannato l'aggressione israeliana ed il Governo di Beirut ha esplicitamente accusato i sionisti di aver "violato lo spazio aereo libanese". Lanci di volantini sarebbero avvenuti in varie località del Libano nella notte tra mercoledì e giovedì. Nel testo gli israeliani invitavano la popolazione civile a dissociarsi dalla Resistenza accusando Hezbollah di terrorismo e di operare per inasprire il conflitto. I sionisti accusavano anche il Governo Libanese di sostenere le attività di Hezbollah, lanciando minacce su eventuali rappresaglie. Tra le località oggetto di questo lancio di volantini anche la cittadina natale del neodesignato primo ministro, Siniora.
    La tensione, al momento, sembra attenuarsi ma - inevitabilmente - questi scontri rappresentano un inasprimento del clima politico nella regione. L'escalation militare israeliana, per quanto contenuta dai combattenti del Partito di Dio, apre un nuovo capitolo della lunga guerra che oppone Hezbollah all'Entità Sionista. Ed è un messaggio chiaro che Hezbollah ha lanciato al di là della frontiera meridionale: la Resistenza è sempre in allerta.
    Ibrahim

 

 
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