| Lunedi 18 Luglio 2005 - 10:15 | Jean Parvulescu |

di Jean Parvulescu

Il consolidamento al potere dei repubblicani Usa, assicurato dal secondo mandato presidenziale per George Bush, marca un tornante definitivo, terminale, dell’attuale storia mondiale. La cospirazione imperialista planetaria degli Stati Uniti, in rapida esecuzione con l’obiettivo di una conquista totalitaria del potere politico-economico, si volge all’insediamento di una “dittatura democratica” capace di imporre ovunque nel mondo il cosiddetto “modello americano”.
L’Europa, l’Asia, l’America Latina, l’Africa e l’Australia, sono il terreno di sviluppo di tale complotto sovversivo “democratico”.
La sola barriera possibile per arrestare l’offensiva occidentalista atlantica resta quella di costruire la più grande Europa sull’asse geopolitica imperiale Parigi-Berlino-Mosca.ù
Di fronte ad una tale “Europa Totale”, a questa “Europa Finale”, gli Stati Uniti si troverebbero di fronte ad un fallimento dei loro illusori progetti di “manomissione democratica”.
E’ un fatto che accanto a questa Nuova Europa “da Dublino a Vladivostok” si troveranno schierate e alleate potenze di prim’ordine, quali l’India e il Giappone.
E’ dunque giunto il tempo di non avere più paura delle parole: stiamo vivendo un momento storico di conflagrazione economico-politica di dimensione planetaria. Siamo in guerra e non è più possibile dissimularlo.

Una situazione d’instabilità
pre-rivoluzionaria

La politica estera statunitense si trova tra l’altro attualmente impegnata in un’offensiva di sabotaggio volta a rallentare, impedire, neutralizzare, inquinare i passi della debole Unione Europea rivolta ad una più attiva e completa integrazione interna.
E l’assedio americano alla più grande Europa si completa con le manovre politiche sotterranee di destabilizzazione dell’Europa dell’est – in Ucraina, in Bielorussia, come anche in Romania – che vanno ad aggiungersi all’attacco del fianco meridionale della Russia, nelle repubbliche islamiche ex Urss, manovrato con il sostegno a ben collaudati gruppi terroristici fondamentalisti islamici.
Allo stesso modo, nell’Europa dell’Ovest, le stesse istanze sovversive sotterranee americane organizzano la destabilizzazione politica, economica e sociale, di quell’Unione Europea prigioniera e ingabbiata dai differenti dispositivi “democratici” manovrati da Washington.
In questo quadro anche i recenti attentati di Londra spingono palesemente i ranghi di questa Europa nello stesso fronte “occidentale” manovrato dagli atlantici.
E’ un fatto che l’attuale Unione Europea non è di certo, allo stato delle cose, una componente di quella più grande Patria Europa che noi vogliamo costruire. Del resto, il grande disegno di dominio imperialista planetario degli Usa intende “inquadrare”, “riposizionare”, ridurre l’Europa allo stato di una sotto-regione coloniale del proprio potere in espansione. E i suoi agenti interni in servizio permanente effettivo – Tony Blair in primo luogo - lavorano a questo fine. In una tale situazione è più che evidente che l’Ue in quanto tale non ha alcun potere per resistere ed affrontare direttamente gli Stati Uniti. Tutt’al più le forze interne più gelose della sovranità dei nostri popoli possono utilizzare, al momento, una strategia temporeggiatrice, di “doppia politica”.

Ma quale
“doppia politica”?

Una doppia politica che intenda una doppia scelta strategica. Per esempio: l’Europa dell’Ovest nel suo insieme, come pure, per parte sua, la Nuova Russia di Vladimir Putin, si trovano imperativamente nella condizione di fare il possibile, tutto il necessario cioè, per disarmare le manovre atlantiche di sabotaggio all’integrazione comunitaria europea. Le forze politiche che si battono per la sovranità del nostro continente debbono mostrare dunque in apparenza una volontà, sì di integrazione europea, ma perseguita senza turbare i grandi progetti “euroatlantici” tracciati da Washington e da Londra. “Nessuna Europa che non sia atlantica”, questa è in fondo la parola d’ordine degli Usa…
Gli Stati Uniti, in effetti, hanno bisogno dell’emergenza a termine di una certa, suddita, “Unione Europea”, implicitamente asservita, integrata nel dispositivo planetario americano: un disegno perseguito da tempo dagli ospiti della Casa Bianca. Anzi: il sogno di Washington è che il potenziale economico-politico dell’Europa si aggiunga a quello della Russia nello stesso sistema di dominio Usa del mondo.
Allo stesso tempo, però, lasciando apparire possibile una erigenda “Europa” asservita agli atlantici le forze geopolitiche presenti all’est come all’ovest del nostro continente debbono continuare a perseguire sempre più saldamente gli sforzi per la costruzione di una vera Europa sovrana.

La “doppia politica”
di Vladimir Putin

Come di recente apparso sulle colonne del nostro quotidiano, Alexandr Dughin, responsabile ideologico-politico del movimento russo Eurasia – fin qui la punta di diamante del movimento nazional-rivoluzionario europeo – ha però paradossalmente preso posizione contro il presidente russo Vladimir Putin, al quale ha creduto imputare una certa soggezione agli atlantici, come sarebbe dimostrato dalla presenza, nel governo e nell’entourage di Putin, di elementi liberaldemocratici.
Ma Putin si trova oggi alla guida della Russia, per costruirne l’avvenire. Ed è per questo che Putin deve evitare, con ogni mezzo, di trovarsi stretto nell’angolo di fronte all’offensiva tentacolare atlantica. Un confronto “duro”, oggi, sarebbe infatti catastrofico: non escluderebbe una prova, una guerra, nucleare.
Così, finché possibile, la Russia è costretta a mantenere un dialogo con gli Usa. E questa è la linea di real-politik apertamente perseguita da Valdimir Putin, al di fuori della quale ogni scelta “altra” sarebbe avventurosa. Putin, è noto, gioca le sue carte soltanto a colpo sicuro.
Ma questo non impedisce affatto, allo stesso tempo, a Putin, di rafforzare in permanenza la sua linea principale volta alla creazione della fortezza della più grande Europa: quella dell’asse geopolitico Parigi-Berlino-Mosca.
E il presidente Putin ha peraltro già mostrato apertamente quali siano i suoi obiettivi di unificazione grande-europea: questo il senso, tra l’altro, degli incontri a Parigi, del 18 marzo scorso, con Jacques Chirac, Gerhard Schroeder e José Luis Zapatero, come pure della sua “amicizia” con Silvio Berlusconi. Ed è anche grazie a questa “doppia politica” che la Russia può vantare la presenza e l’attività rivoluzionaria interna dei più combattivi movimenti geopolitici europei, Eurasia di Alexandr Dughin, ovviamente, inclusa.
Quindi occorre riperlo. Nelle circostanze speciali nelle quali la nascente Grande Europa può continuare la sua battaglia di destino e fronteggiare la sfida della cospirazione americana, la controstrategia della “doppia politica” ha evidentemente un senso perché può assicurare la persistenza di uno spazio d’azione europeo non prigioniero della manomissione sovversiva americana che ha, naturalmente, quale suo primo obiettivo politico, economico, culturale e militare, proprio quello d’impedire la nascita della più Grande Europa continentale.

I compiti
della nuova generazione

Una nuova generazione è chiamata a porsi in prima linea; una gioventù nuova non inquinata dalla sottomissione culturale. La sua missione è quella di dover decidere della sorte del nostro sangue. Una missione che cambierà ancora una volta la nostra storia.
Integrati in un fronte di liberazione europeo, queste nuove fiamme ardenti della nuova coscienza rivoluzionaria europea, andranno ad investire, nel momento chiave, l’insieme dello spazio politico europeo, da Dublino a Vladivostok. Sarà questa la risposta all’attuale offensiva euroatlantica, che sarà così, infine, respinta.
Nelle università e nelle scuole, nelle aziende, ovunque, i militanti già pronti e coscienti della propria identità, debbono dunque dar fuoco alla crescente fiamma liberatrice. E starà a noi sostenerne l’impeto, rendere possibile la sua organizzazione.
E la grande differenza con gli ultimi decenni di storia del nostro continente, sarà che la Russia, questa volta, si troverà a fianco, anzi: nella Grande Europa.
L’Europa non è un patrimonio americano.
La nuova organizzazione della nscente, liberata, Europa è già in cammino. E conosce perfettamente i suoi obiettivi.