Ho letto casualmente il seguente editoriale (che riporto per intero) apparso sul giornalino “Ardori Serafici” (Aprile-Giugno 2005) dei Francescani Conventuali di Sicilia.
Nel numero in questione, interamente dedicato a Benedetto XVI, fra’ Saverio Bennati, prendendo spunto dall’elezione del nuovo Papa, introduce un breve discorso sulla vocazione religiosa, spiegando (a modo suo…) ai “giovani” di cosa si tratta, come avviene e perché bisogna rispondere…
L’articolo è un disastro, dall’inizio alla fine…. a partire dal linguaggio…
Insomma… si commenta da sé!
(Grassetti e corsivi sono miei.)
UNA UMANISSIMA DIVINA CHIAMATA
di fra’ Saverio Bennati
“Ho pregato il Signore di scegliere qualcuno più forte di me, ma in questa preghiera evidentemente Lui non mi ha ascoltato…”. E’ quanto ha detto Benedetto XVI, parlando con i pellegrini tedeschi nell’Aula Paolo VI dopo la solenne celebrazione di inizio pontificato del 24 aprile scorso. E, forse anche per rincarare la dose, ha aggiunto: “Non ho mai pensato di essere eletto né mi sono dato da fare per esserlo, ma posso dire che quando ho visto avvicinarsi quella ghigliottina ho ripensato a una cosa che mi aveva scritto un prete tedesco in una lettera che avevo portato in conclave”. In questa lettera il prete tedesco gli aveva scritto che se il Signore gli avesse rivolto quel “seguimi”, avrebbe dovuto ricordare quanto aveva detto ai funerali di Giovanni Paolo II e non negarsi.
Questa confidenza di un Papa appena eletto mi ha fatto personalmente riflettere sulla vocazione e su cosa, giovani e anziani, oggi intendiamo con la parola “chiamata”.
Parto dai giovani. Quante volte mi è capitato di sentire da parte di adolescenti e giovani riguardo alla consacrazione alla vita consacrata: io sono disponibile, ma aspetto la chiamata! E se da una parte questo mi rallegra il cuore –almeno non ci sono chiusure e preclusioni!- d’altra parte mi sorge il dubbio che sia un’affermazione di comodo per dire: io sono disponibile, ma tanto di crocifissi che parlano alla San Francesco o di colpi di fulmine alla San Paolo non è che ce ne siano molti in giro… quindi sarà difficile che capiti proprio a me…!
Questo Papa, con la sua umile confidenza, ci insegna che il Signore chiama i suoi operai anche con una umanissima elezione democratica, senza la necessità di ricorrere a miracoli e prodigi. La chiamata a seguire Cristo nella vita consacrata la senti dentro di te come sentiresti l’amore per un ragazzo o una ragazza: non sai perché ma senti che lì c’è il tuo futuro, la tua realizzazione come uomo o come donna, c’è tutto ciò che potresti desiderare per la tua vita. E, con il cuore che ti batte a mille all’ora, ti accosti e tutto d’un fiato, come se fosse un altro a parlare dici il fatidico “Ti vuoi mettere con me?”. Ecco. L’hai detto. Ora che l’hai fatto tutto sta in quel sì che solamente ti aspetti perché il mondo cambi, il mondo sia diverso. Il tuo mondo.
Allo stesso modo il Signore continua a rivolgere ai suoi chiamati il suo appassionato “Ti vuoi mettere con me?”. Nei modi più inusuali, più inaspettati… più umani. Lo fa nella vita di ogni giorno, nella tua cameretta mentre ascolti con le cuffiette la tua musica preferita come nel frastuono di un cortile di oratorio. Lo fa durante la solita riunione di formazione di gruppo, come all’interno di una normalissima messa domenicale o il classico entusiasmante convegno o campeggio annuale. Lo fa mentre mediti da solo la sua Parola o attraverso l’invito di un sacerdote mentre gli confidi i tuoi sentimenti più intimi mo ti confessi. Lo fa e basta. Tu lo senti che l’ha fatto perché le tue viscere sono ad un tratto come riempite di piombo. Perché adesso tutto il mondo aspetta la tua risposta. Perché il mondo sarà diverso a seconda della tua risposta. Per quanto tu abbia fuggito questo momento, per quanto tu abbia pregato perché non calasse –per dirla con Benedetto XVI- questa ghigliottina, adesso non puoi più far finta di nulla. Il mondo aspetta la tua risposta, come ha atteso quella di questo Papa o del suo predecessore, la risposta di San Francesco… come quella di Maria.
Mi chiedo come sarebbe stato il mondo senza il sì dei nostri genitori alla vita, in un mondo che vuole manipolarla, che vuole metterla ai voti con un referendum. Mi chiedo ancora come sarebbe il mondo senza il sì di quei confratelli che in questo ultimo anno hanno celebrato i loro cinquantesimi di sacerdozio. A scorrere l’elenco di quanto hanno fatto, delle città dove sono stato, dei continui sì che hanno detto ai continui appelli che il Signore ha rivolto loro attraverso i loro superiori o le necessità del momento, mi chiedo come sarebbe oggi il mondo se si fossero negati.
Con questo spirito , cari lettori, soprattutto giovani lettori, vi invito a leggere le prossime pagine. Quelle sul nuovo Papa, come quelle sugli anniversari dei confratelli o sul prossimo Capitolo Provinciale Ordinario. Uno spirito vocazionale, da amati da Dio, da docili, seppur timorosi figli pronti a compiere fino in fondo la divina volontà manifestata a noi per le vie più umane di questo mondo. Perchè nessuno possa dire: non l’ho sentita…




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