Sea, il Polo cambia la delibera di Albertini
In vendita il 33 per cento delle azioni. Cancellati i patti parasociali. Nuova superperizia per stabilire il valore dell’azienda
Gli hanno toccato la delibera. Gliel’hanno ribaltata, per dirla meglio. Ma lui non si è dimesso, come aveva minacciato di fare: anzi, si è persuaso che gli emendamenti voluti dalla maggioranza «migliorano l’operazione» di vendita della Sea. I leader della Cdl si aspettavano ieri un sindaco nervoso, ma Gabriele Albertini è stato conciliante e perfino «soddisfatto». Lo strappo minacciato è dunque ricucito. Ma le modalità di vendita della Sea cambiano radicalmente, grazie alle pressioni di Udc e Forza Italia. E dunque: il pacchetto di vendita non riguarda il 34, ma il 33 per cento di azioni possedute dal Comune. In questo modo, il privato che comprerà il pacchetto potrà incidere meno sulle decisioni dell’assemblea e sulla gestione societaria: anche perché, allo stesso tempo, la maggioranza ha cancellato ieri i patti parasociali che avrebbero accresciuto i poteri dell’azionista privato, lasciando soltanto la possibilità di veto rispetto ad uno scioglimento anticipato della società.
L’altra novità sostanziale riguarda il valore dell’azienda: il Comune chiederà ad un consulente esterno di preparare un contro-perizia, per verificare che la stima di vendita fatta dall’advisor Paribas (600 milioni di euro) sia effettivamente congrua rispetto ad un mercato che nel frattempo si è evoluto. Il commissario dell’Udc, Bruno Tabacci, ha molto insistito su questo punto: «La situazione fotografata nel 2001 da Paribas è profondamente mutata e ci sono state grosse novità nel settore aeroportuale di cui non possiamo non tenere conto. Ad esempio, bisognerà considerare il fatto che per calcolare il valore dell'aeroporto di Venezia è stato usato il parametro 12 e non 10, come indicato invece nella delibera Sea. Applicando questo criterio, il valore della società sarebbe di 750 milioni di euro e non di 600». Tabacci si è spinto oltre: «Noi proponiamo di affidare la perizia a Mediobanca, perché è l’istituzione finanziaria più importante che c’è a Milano, quella che conosce meglio la città».
Maurizio Lupi, uno dei commissari cittadini di Forza Italia insiste sulla bontà dell’operazione e sulla disponibilità del sindaco: «Albertini non è mai stato ultimativo, ma ha condiviso le osservazioni presentate dal gruppo consiliare, frutto di un lavoro voluto per migliorare la delibera». Soddisfatto anche il leader di An, Ignazio La Russa: «Il punto politico fondamentale è che le scelte della società rimangono in mano al Comune, e che nessun patto limiterà la capacità di gestione dell'ente pubblico, che conserverà così qualcosa in più del 50 per cento». Al tavolo della trattativa è presente anche la Lega: l’onorevole Giancarlo Giorgetti si limita però a salutare i cronisti mostrando il pollice alzato.
E il sindaco? Albertini nega che ci siano stati passi indietro. «L’unico problema - aggiunge - è che forse non riusciremo ad approvare la delibera entro l’estate, per un problema di calendari già fissati e dell’imminente inizio delle ferie di molti consiglieri». In effetti, per evitare la paralisi, la maggioranza ha pensato di organizzare due percorsi distinti e paralleli: mentre l’istituzione scelta avvierà la perizia, in aula proseguirà l’iter della delibera nella quale si preciserà che i 600 milioni di euro sono il «valore minimo» di vendita e che quello definitivo verrà precisato nel bando di gara soltanto dopo che sarà stato certificato dal super-perito.
Le opposizioni restano critiche: «Certo - ammette Basilio Rizzo, di Miracolo a Milano - c’è stato un passo in avanti rispetto alla proposta precedente e i consiglieri di maggioranza hanno cominciato a farsi valere. Restano però le nostre perplessità sull’intera operazione, sbagliata nei tempi e nei modi».
Rimane qualche malumore anche in seno alla maggioranza: mentre l’azzurro Paolo Massari sottolinea che «finalmente per una volta anche il sindaco è tornato sulle sue posizioni, sposando la linea del buon senso», Emilio Santomauro (Udc) ha già presentato i suoi emendamenti. «Continuo a sostenere la necessità di andare in Borsa e non mi riconosco nella linea del segretario Tabacci. Ai miei ex compagni di An, che aspettavano oggi di contare morti e feriti, rispondo che quelli azzerati, oggi, sono loro».
Il resto è il dibattito in aula: sul tavolo della segreteria sono già stati presentati 74 emendamenti, compresi i 6 della maggioranza. I tempi tecnici per approvare la delibera sono stretti e molti consiglieri di maggioranza insistono sul fatto che «sarebbe più saggio rinviare tutto a settembre». Il finale, insomma, non è ancora scritto.
Elisabetta Soglio
Corriere della Sera
L’ECONOMISTA
«Così comprerà chi non vuol gestire»
Il docente della Bocconi: se gli azionisti non vogliono vendere cade il diritto di prelazione
Positivi i cambiamenti nella delibera del Comune sulla privatizzazione Sea? «Sì e no», risponde Roberto Zucchetti, responsabile dell’area Trasporti del Certet, il Centro di Ricerca in Economia Regionale, Trasporti e Turismo della Bocconi. Il docente parametra le novità introdotte nella nuova delibera su un modello di privatizzazione (parziale) ben preciso: «A mio parere il Comune dovrebbe coinvolgere in tempi brevi un partner finanziario. Penso a fondi pensione o fondi di investimento. In questo modo Palazzo Marino avrebbe di che finanziare le infrastrutture cittadine. E, nello stesso tempo, Sea continuerebbe a essere gestita dal Comune stesso, che manterrebbe la maggioranza».
L’eliminazione dei patti parasociali andrebbe in questa direzione. «Senza patti l’investimento risulta appetibile soprattutto per chi non ha ambizioni gestionali. E si accontenta di vedere ben remunerato il proprio capitale», dice Zucchetti.
Il fatto che il nuovo azionista possa passare facilmente dal 33 al 34 per cento e costituire una minoranza di blocco, secondo Zucchetti, non dovrebbe preoccupare. Anche se, con il 34 per cento, il nuovo arrivato potrebbe contare sul diritto di prelazione in caso di un’ulteriore vendita da parte del Comune.
«Non c’è diritto di prelazione che tenga se gli altri azionisti non vogliono vendere - dice il professore -. In Sacbo, società che gestisce l’aeroporto di Bergamo, Sea detiene il 49 per cento. Non ha mai trovato nessuno disposto a vedere quell’1 per cento che consentirebbe di avere la maggioranza. Senza contare che un fondo pensione non sarebbe interessato a un ruolo gestionale. D’altra parte, un partner industriale non investe 600 milioni di euro se non sa per certo di poter arrivare al controllo della società entro uno o due anni. Un’opportunità che in Sea non esiste».
Zucchetti storce il naso solo di fronte all’introduzione della controperizia. «Questa scelta mi pare pericolosa - dice -. Non fa altro che dilazionare i tempi».
Non sarebbe meglio aspettare l’autunno per conoscere i piani di Alitalia su Malpensa? «A novembre sapremo se Alitali a sopravviverà. Una stima del valore di Sea non si fa su questo ma sul mercato aeroportuale dell’area milanese. E quello lo conosciamo già».
Rita Querzé
Corriere della Sera
L’EX ASSESSORE
Scalpelli: un buon risultato non sempre la politica sbaglia
Sergio Scalpelli, ex assessore della giunta Albertini, terzista innamorato della politica, non è stupito del passo indietro del sindaco. E le dimissioni minacciate sul caso Sea?
«Intanto, in questi anni quella lettera si è un po’ ingiallita a furia di prenderla e lasciarla. Non so neppure più se Albertini riuscirebbe a trovarla, in fondo al suo cassetto..».
Ogni tanto, però, la lettera ritorna.
«Sì, perché era per lui la forma suprema di resistenza ai partiti. Una sorta di icona nella forma alta della rinascita ambrosiana e in quella più modesta dell’amministratore di condominio».
Cos’è successo, allora? Che ha vinto la politica?
«Beh, ma quando si tratta di buona politica è un bene che scenda in campo e vinca. Sulla questione Sea, poi, si sono impegnate persone come Tabacci, Casero e Lupi e mi pare che già questi nomi siano una garanzia di serietà e competenza».
E Albertini li subisce?
«Direi che li ascolta. Del resto, ormai le sue dimissioni sono improponibili, anche perché non c’è la possibilità di anticipare il voto forzando sull’unico vantaggio che in questo momento il centrodestra ha sul centrosinistra».
Quale?
«Che la Cdl ha già annunciato il suo candidato, mentre l’Unione si barcamena fra alcuni nomi prestigiosi senza avere fatto ancora la sua scelta, e parla di primarie ma non ha ancora chiaro se e come le farà».
E.So.
Corriere della Sera
IL CAPOGRUPPO DS
Fiano: è la dimostrazione che il sindaco è commissariato
«Ci sono due letture da fare, una di merito e l’altra politica». Dica la prima.
«La delibera sulla Sea, così modificata, almeno è un po’ meglio di come la voleva Albertini».
E la lettura politica?
«Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione che Milano ha un sindaco commissariato». Questa la sintesi di Emanuele Fiano, capogruppo dei Ds in Comune.
Lei dice "commissariato", ma lui dice che è contento.
«Sarà. Io osservo solo che, ormai da mesi, l’agenda del sindaco Albertini la decidono sistematicamente gli inviati da Roma della maggioranza».
È la sua maggioranza.
«È soprattutto il sintomo della sua debolezza: aveva giurato che se gli avessero toccato la "sua" delibera se ne sarebbe andato, e invece eccolo lì».
Modifiche da niente, dice lui.
«Appena pochi giorni fa un assessore aveva elencato quelli che dovevano essere i cardini intangibili della privatizzazione Sea: vendita del 34 per cento, valutazione di 600 milioni, patti parasociali per dar più potere e invogliare chi acquista. Bene: questi sono esattamente i punti modificati dal diktat dei partiti di maggioranza».
E l’opposizione che dice?
«Noi continuiamo a essere per il collocamento in Borsa. Ma queste modifiche sono meglio di niente. Il timore è un altro».
Cioè?
«Che la maggioranza voglia andare al voto in aula lasciando in bianco la valutazione della Sea: ma sia chiaro che questo non lo accetteremo mai».
P.F.
Corriere della Sera




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