Dal libro di Oneto, si evince con chiarezza quanto l'attuale organizzazione amministrativa italiana, suddivisa in presunte regioni e province,sia davvero depressiva e frustrante. Mentre nel 1686, in quella che è oggi l'anonima e impersonale provincia di Imperia (qualcosa di cui i cittadini del posto farebbero volentieri a meno, essendo gli esseri umani più campanilisti in cui ci si possa imbattere), vi era la forza di secedere da un comune per dar vita ad una "Magnifica comunità degli otto luoghi", qualcosa che solo nel nome rivela orgoglio, creatività, vitalità culturale, oggi, pur in epoca di alta scolarizzazione, democrazia, progresso, i parti più fantasiosi che si riescono a generare sono quelli di improbabili partitucoli da strapazzo con nomi che richiamano più un orto botanico che un movimento politico.

A livello identitario, invece, la denominazione più affascinante è quella di comunità montana, qualcosa di etereo frapposto fra comune e, orribile fra le cose orribili, "provincia". E il "risorgimento" sarebbe stato, a parere di qualcuno, il passaggio da ducati, granducati, comunità, repubbliche, regni a...Regioni e province.

Tutto ciò rivela con evidenza una spaventosa volontà distruttiva, che fa pari con stemmi e bandiere di cui ad altro thread; una volontà distruttiva che si abbatte sulle pre-condizioni, simboliche ed emotive, in grado di avvicinare i cittadini alla politica, alla partecipazione civica.

La politica è oggi qualcosa di scialbo e stonato come tutte le diciture romane che ci impongono e che più nessuno ha la forza di mettere in discussione attraverso un autentico processo riformista.

Anche considerando la dimensione estetica, il brutto è, come nelle fiabe,anche il cattivo. Purtroppo non siamo in una fiaba. E' la nostra realtà.