Roma. Il fax con la richiesta di perdono è arrivato a metà pomeriggio nell’ufficio di Gianfranco Fini a Palazzo Chigi, su carta intestata “Studio avv. La Russa”. “Caro Gianfranco è inutile dirti quanto ci dispiaccia la pubblicazione dell’articolo apparso sul Tempo. E’ pressocché inutile precisare che le parole, le frasi, il contesto e il tono risultano completamente falsati […]. Comprendiamo però benissimo che al di là di ogni nostra intenzione le frasi a noi attribuite risultano immeritatamente offensive nei tuoi confronti”.
Conclusione: “Tutto ciò non sminuisce, purtroppo, il danno che senza alcuna colpa o ragione finisce per colpire anche e soprattutto la tua persona. Per questo non possiamo che chiederti scusa e, dal punto di vista politico, rimetterci a ogni tua decisione”.
Firmato: Altero Matteoli, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa.
Per il momento finiscono così, tra il mesto e il grottesco, quelli
che ai più sono sembrati conati di rivolta contro Fini, sfuggiti giovedì nell’ombra di un caffè del centro storico di Roma. E’ qui che
Matteoli (neoresponsabile dell’organizzazione), Gasparri e La Russa (vicepresidente vicario), in una pausa del convegno sul partito unitario di centrodestra, sono convenuti sull’inadeguatezza
mentale e fisica del proprio capo (“E’ malato, gli tremano le mani”,
“Prendiamolo a schiaffi”, “Non è capace”).
Quasi un certificato di incapacità d’intendere e volere.
Ricostruito ieri sul Tempo, non appena lo sfogo (perché in fondo di questo si tratta) è finito sulla scrivania di Fini, i responsabili sono stati raggiunti da una sanguinaria sfuriata del capo di An, vicepremier e ministro degli Esteri.
Fini ha telefonato furibondo a due dei presunti congiurati con ruoli dirigenziali nel partito (Matteoli e La Russa) e, prim’ancora di chiedere spiegazioni, ha minacciato di cacciarli tutti da An e preteso comunque una dichiarazione di scuse da rendere pubblica (cosa poi puntualmente fatta dal portavoce di Fini, Salvatore Sottile).
Quelli, sorpresi e smarriti, non hanno avuto scelta e hanno scritto la lettera di scuse per Fini più un’altra di precisazioni
necessarie al Tempo.
Il portavoce di Fini ha comunicato che la lettera di scuse chiude
la vicenda. Si tratterà di verificare, quando il leader convocherà la dirigenza del partito per formalizzare l’annunciato azzeramento
delle cariche, cosa dirà dell’ormai ex fiduciario prediletto Matteoli. In An c’è comunque chi lascia intendere che Fini, turbato,
presto possa sul serio abbandonare i suoi.
su il Foglio
....per andar dove? A far da secondo a Casini?
saluti




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