Rodolfo Roselli

Da qualche tempo si discute sull’opportunità, da parte dell’Iran, di dotarsi di centrali atomiche per usi civili. Cioè l’accensione dell’unica centrale nucleare di Bushehr sul Golfo Persico dopo trenta anni di lavoro, con la piena collaborazione della tecnologia e con l’uso dell’ uranio russo. La maggiore obiezione è che questa, tecnicamente, può essere agevolmente convertita ad usi militari, e così consentire all’Iran di dotarsi di armi atomiche.
Gli Stati Uniti, preoccupati, offrono, in baratto, l’entrata dell’Iran nel WTO (World Trade Organization), la restituzione dei miliardi rimasti congelati nelle banche d’occidente, all’epoca dello Scià, appoggiano l’AIEA l’agenzia ONU, impegnata per contrastare la proliferazione delle armi atomiche, minacciano il ricorso all’ONU per comminare severe sanzioni e, non meno importante, ricordano l’“incursione precauzionale” fatta da otto F-16 israeliani, per distruggere il reattore di Osiraq in Iraq nel 1981.
Quest’ultimo atto, non perché l’abbiano fatto gli israeliani, è innegabilmente un atto di terrorismo di stato e di violazione di ogni regola internazionale, inammissibile per qualsiasi ragione.

Ma le preoccupazioni occidentali risiedono anche nel fatto che, l’arma atomica in mano ad una nazione, potrebbe fornire una capacità intimidatoria destabilizzante nei rapporti internazionali. Altra preoccupazione è che materiale atomico potrebbe essere trafugato da terroristi e utilizzato per atti di sabotaggio.
Tutto queste ansie sono perfettamente giustificate, perché le medesime preoccupazioni io le nutro per le centrali atomiche negli Stati Uniti, in Francia, in Russia, ove il commercio illegale di uranio è stato scoperto più volte, e per le bombe atomiche che posseggono anche il Pakistan e Israele.
La capacità intimidatoria, usando la minaccia atomica, e le azioni destabilizzanti ,sono state utilizzate correntemente dagli stessi Stati Uniti, da sempre, nei confronti della Russia, prima del crollo della cortina di ferro, e lo stesso, reciprocamente fecero i russi, ad esempio nella crisi di Cuba.
Oggi non è cambiato nulla, ove l’occasione ne presenti l’utilità. La bomba atomica non è stata usata dopo Hiroshima, ma i proiettili ad uranio impoverito, che sono armi atomiche, sono stati usati in Iraq, in Bosnia e le popolazioni e anche i nostri soldati, contaminati, ne hanno subito le conseguenze.

Ma le azioni destabilizzanti, in Iran, sono state compiute dagli stessi americani e per loro esplicita ammissione. Infatti nel 1953 , con un colpo di stato, appoggiato esplicitamente dagli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Eisenhower, fu rovesciato il Primo Ministro iraniano Mohammad Mossadeq, e per i successivi 25 anni, fu dato appoggio determinante al regime dello scià Reza Pahlevi, che non fu un regime democratico, ma repressivo contro l’opposizione e di carattere chiaramente dittatoriale, come ammise lo stesso presidente Clinton.
Ma allora non è questione di capacità intimidatoria, ma di possibilità di una concorrenza intimidatoria di terzi, che potrebbe mettere in discussione il monopolio intimidatorio degli Stati Uniti.
Se lo faccio io va bene, se lo fai tu è una colpa.
E che questa squallida coerenza sia normale, lo prova il fatto che Bush, oggi, alla Centrale di Calvert Cliff nel Maryland, ha invitato il Congresso ad approvare il suo piano, per 6 nuovi reattori nucleari. Oggi gli Stati Uniti hanno “soltanto” 103 centrali nucleari.

Naturalmente si dimentica che anche queste centrali possono essere trasformate da usi civili a usi militari, che i laghi svizzeri sono ancora contaminati dall’incidente atomico di Cernobyl e analogo incidente avvenne negli Stati Uniti nella centrale di Three Mile Island in Pennsylvania. E ancora si dimentica che queste centrali sarebbero utili per migliorare l’economia americana, come lo sono state quelle francesi, che coprono il 78% del fabbisogno energetico nazionale, contro il 20% di quello americano, e lo stesso vantaggio sarebbe possibile ancor di più nelle aree delle nazioni sottosviluppate.
Si fa finta d’ignorare che le stesse ragioni, addotte da Bush, per giustificare queste costruzioni, cioè riduzione dei costi petroliferi e vantaggi ecologici, sarebbero esattamente valide per tutti gli altri.
Non si tiene conto che, anche la Cina , ha costruito 8 nuove centrali nucleari che, forse, secondo la teoria della guerra preventiva, dovrebbero essere tutte bombardate. Bush ha concluso che raccomanderà, al vertice dei G8 in Scozia, a tutti gli stati di seguire l’esempio degli Stati Uniti.

Ma a questo punto è chiaro che la parola coerenza non è nel vocabolario americano.
Ma la stessa parola non esiste nemmeno nel vocabolario europeo.
I paesi europei, e non solo loro, si affannano a raccomandare aiuti ai paesi africani sottosviluppati, per cercare di farli diventare autosufficienti, dal punto di vista economico, e per produrre beni da esportare.
Si fanno concerti di beneficenza, un giorno si e uno no. Si cancellano i debiti degli stati poveri.
Peccato che i produttori di zucchero africani non riescano a vendere il loro prodotto, perché il prezzo internazionale è depresso ,e quindi non esiste alcuna prospettiva di vita per milioni di agricoltori e contadini dei paesi poveri.

Ma il prezzo internazionale dello zucchero è depresso anche perché, in Europa, il maggior produttore francese, la Beghin Say , riceve sovvenzioni dalla comunità europea per 230 milioni di euro. La casa tedesca Sud zucker ne riceve 200, la britannica Tate & Lyle 150. In questo modo centinaia di migliaia di euro ogni anno sono entrati nelle casse dei grossi industriali europei, e sono usciti dalle nostre.
L’ Unione Europea ha una produzione di zucchero, così ben remunerata, e talmente alta, che produce un surplus di zucchero rispetto ai suoi consumi, cioè parecchi milioni di tonnellate, che riversa sui mercati internazionali e ne deprime i prezzi. I produttori che non possono avere sussidi restano a bocca asciutta.
Stessa cosa avviene per la carne europea, che beneficia di 2,20 dollari al giorno per ogni capo bovino esistente negli allevamenti. Lo stesso vale per il latte, il grano,il mais ove i produttori europei incassano ogni anno 10,4 miliardi di euro per anno in sussidi.
Questi sussidi, non solo non aiutano i paesi poveri, ma sono soldi sborsati dai cittadini europei, che non aiutano certamente a ridurre il costo europeo della vita, specialmente nei prodotti alimentari.

In Francia in agricoltura lavora meno del 3% dei francesi, ma le elargizioni, in tutti i paesi, servono per costruire le carriere politiche.
Il presidente Chirac fu eletto nel 1964 per la prima volta a Correze, una regione agricola del Limousin, e infatti, fu poi nominato ministro dell’Agricoltura. In Italia la Coldiretti ha una pesante influenza politica da oltre venti anni e condiziona l’elezione di molti parlamentari. Lo stesso accade il Gran Bretagna e Spagna.
Forse agli agricoltori africani, che muoiono di fame, sarebbe opportuno dare lo stesso suggerimento di Maria Antonietta di Francia, se non avete pane, mangiate croissants.
Anche da noi, quindi, la coerenza è una cosa sconosciuta.
Il problema è che, cercare la coerenza nei politici è fatica vana, perché tutti i loro atti si dimostrano basati sull’imbroglio, sull’opportunismo, sulla manipolazione delle coscienze di tutti, al solo scopo di rafforzare il loro potere a danno di tutti.
Per fortuna, nonostante i loro sforzi, non riescono e non riusciranno mai a creare un popolo di disonesti, ma solo una paziente sopportazione collettiva che, oltre un certo limite, diviene aperta rivolta e motivo giustificatissimo per prenderli a pedate, loro e i loro tirapiedi.