Per un'alternativa socialista e liberale
19 luglio 2005
Mai come negli ultimi tempi il nostro paese risulta sempre di più smarrito, in piena crisi involutiva. In ogni aspetto del sociale, da quello politico all'economico, si avverte una situazione di regresso che mette a repentaglio le conquiste civili ottenute a caro prezzo negli anni Settanta e Ottanta e che lasciavano presagire quella grande stagione di riforme di cui c'è impellente bisogno e che, purtroppo, risulta fino a questo momento vanificata. La deriva confessionale e reazionaria che ha contagiato anche alcune delle più alte cariche istituzionali ha contribuito a segnare una brutta battuta d'arresto in ogni campo. Da un lato si è perso il senso della distinzione, essenziale nella vita civile, tra Stato e Chiesa, dall'altro la religione viene esperita unicamente come strumento di potere e mero tatticismo, inibendo non solo ogni forma di religiosità libera e non sclerotizzata ma, cosa assai più grave, la stessa fede della stragrande maggioranza di cattolici che ogni giorno assistono alla messa a soqquadro della spinta propulsiva, innovatrice del Concilio Vaticano II. Il ruolo debordante e per certi versi arrogante delle gerarchie ecclesiastiche per ostacolare il libero pronunciamento dei cittadini in materia di cura e ricerca scientifica nonché per impedire una procreazione responsabilmente assistita, così come l'atteggiamento settario e protervamente intollerante dimostrato nei confronti delle unioni di fatto e, più in generale, degli omosessuali la dicono davvero lunga. Il quadro è completo se a ciò si aggiungono la morbosa attenzione per la legge 194, che ha sottratto l'aborto all'illegalità e le donne a ignobili umiliazioni, se non, in certi casi, alla morte, da parte dei vertici vaticani, di esponenti governativi e di qualche giannizzero collocato, suo malgrado, nel centrosinistra, l'insistenza con cui, grazie anche all'atteggiamento servile e genuflesso dei nuovi chierici o "atei devoti", si rivendica l'inserimento nelle carte costituzionali regionali e in quella europea di presunte radici cristiane, la furia proibizionista e criminogena che caratterizza la nuova legge, in via di ultimazione, sulla droga. Tutto questo rientra in quello che da tempo chiamiamo "caso Italia" e che, se non riusciremo ad imprimere una svolta radicale, rischia di essere esportato come un morbo divenendo "caso Europa". Il comportamento leghista a Strasburgo deve giungerci, in questo senso, come un pericoloso
campanello d'allarme. Non c'è un solo istante da perdere. All'incalzare della violenza,
dell'odio, dell'intolleranza, degli integralismi, dei rigurgiti autarchici e sciovinistici occorre rispondere con un programma serio, credibile, che rompa, una volta per tutte, le catene del conservatorismo e abbia il coraggio di avanzare una serie di riforme senza le quali il paese affonderà ulteriormente e drammaticamente. E' per questo motivo che radicali e socialisti, forze storicamente gemelle, complementari, si stanno muovendo nella direzione di un soggetto politico alternativo che si faccia espressione della volontà di drastico cambiamento riscontrabile negli strati più vari e ampi della società. C'è necessità di un indirizzo blairiano e zapateriano anche e soprattutto per l'Italia per ridare fiato all'economia e aprire nuovi orizzonti alle sacrosante attese di chi è alla ricerca del primo impiego e di chi vuole difendere il proprio posto di lavoro, per contribuire a realizzare il sogno europeo dei fratelli Rosselli, di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli e, insieme, il progetto che ebbe in Loris Fortuna, radicale in quanto socialista, un appassionato e intelligente anticipatore. Il premio Nobel Amartya Sen non perde occasione per ricordarci che senza libertà, e quindi diritto e diritti, non può esserci sviluppo. Una svolta liberalsocialista, libertaria, riformatrice è possibile per il nostro paese ed è nostro dovere assicurarla. Per questo ci siamo e per questo ci rivolgiamo a quanti, laicamente credenti o, anche, religiosamente laici, non intendono cadere nella morsa della rassegnazione, dell’abulia, dell’estremismo clericale.
Francesco Pullia
Membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani
Vittorio Piacenti D’Ubaldi
Segretario provinciale SDI




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