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Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Silvioleo
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    Predefinito Il protezionismo rende i poveri piu' poveri

    Dazi e tariffe in realtà hanno un effetto negativo

    Il protezionismo non viene brandito solo dai paesi industrializzati per favorire le imprese meno efficienti minacciate dalla concorrenza globale. Anche molti paesi in via di sviluppo adottano politiche protezionistiche con l'intento di rafforzare le proprie fragili economie. L'Istituto Bruno Leoni dedica a questo tema il suo quarto "IBL Focus", firmato da Franklin Cudjoe (direttore del think tank ghanese "Imani").

    Nel suo paper Cudjoe mostra come dazi e tariffe in realtà hanno un effetto negativo. L'evidenza di molte nazioni, per Cudjoe, mostra che "l'assenza di concorrenza fece sì che esse diventassero 'pigre' e restassero indietro rispetto al resto del mondo".

    "In breve - commenta Alberto Mingardi, direttore del dipartimento 'Globalizzazione e concorrenza' dell'IBL - il protezionismo rende i poveri più poveri e beneficia solo un ristretto numero di individui. La crescita e lo sviluppo non possono che passare per l'apertura ai mercati globali".
    L'IBL Focus è liberamente scaricabile dalla pagina http://www.brunoleoni.com/nextpage.a...ice=0000000683

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  2. #2
    SENATORE di POL
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    Indubbiamente vero, il protezionismo ha, alla lunga soprattutto, effetti deleteri.

    Shalom

  3. #3
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    Il protezionismo cieco, così come il mercato selvaggio, sono allo stesso modo deleteri.

    Per la semplice ragione che creano spazi di fatto dove le regole possono essere, ed in genere lo sono, falsate.

    Un mercato globale equo invece credo debba avere regole, ma che siano piuttosto etiche. La Cina, facciamo un esempio, è molto competitiva perchè in cina i lavoratori non hanno alcun diritto, perchè le materie prime sono estratte senza alcun rispetto per l'ambiente, perchè i diritti umani, pensiamo ai bambini, sono spesso lasciati in secondo piano.

    Se fossimo capaci di darci delle regole, a livello mondiale, di etica della produzione, allora avrebbe un senso:

    Importiamo solo merci prodotte rispettando i diritti dei lavoratori e dell'ambiente, e chiudiamoci alle altre. In questo modo la concorrenza sarebbe senza dubbio più sostenibile, molte aziende europee che delocalizzano non avrebbero più ragione di farlo ed aumenterebbe l'occupazione reale qui da noi, inoltre avremo tutti un mondo più sano, e magari una ricchezza più distribuita.

    Al tempo stesso però non possiamo chiuderci ai prodotti agricoli del terzo mondo, spesso di eccellente qualità, per fare un favore a due milioni di allevatori francesi o del nord Italia che hanno mucche che grazie ai sussidi hanno un reddito procapite molto maggiore di tantissima gente nel mondo...
    Solo attraverso una sana concorrenza queste persone capiranno che oggi l'agricoltura intensiva va rivista in modo più moderno, e che spesso rende più un campo di mirtilli ben curato che tre ettari di mais transgenico...

    Saluti.

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Sono QUASI d'accordo su tutto
    Sarà il caldo

    Shalom

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Ho riletto, sono meno d'accordo di prima, ma più che altro riguardo al vocabolario sinistrese usato, non alla sostanza vera, che scriverei molto diversamente....ma....

    Shalom

    (mi sento meglio)

  6. #6
    Silvioleo
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    In origine postato da Aeroplanino
    Il protezionismo cieco, così come il mercato selvaggio, sono allo stesso modo deleteri.

    Per la semplice ragione che creano spazi di fatto dove le regole possono essere, ed in genere lo sono, falsate.

    Un mercato globale equo invece credo debba avere regole, ma che siano piuttosto etiche. La Cina, facciamo un esempio, è molto competitiva perchè in cina i lavoratori non hanno alcun diritto, perchè le materie prime sono estratte senza alcun rispetto per l'ambiente, perchè i diritti umani, pensiamo ai bambini, sono spesso lasciati in secondo piano.

    Se fossimo capaci di darci delle regole, a livello mondiale, di etica della produzione, allora avrebbe un senso:

    Importiamo solo merci prodotte rispettando i diritti dei lavoratori e dell'ambiente, e chiudiamoci alle altre. In questo modo la concorrenza sarebbe senza dubbio più sostenibile, molte aziende europee che delocalizzano non avrebbero più ragione di farlo ed aumenterebbe l'occupazione reale qui da noi, inoltre avremo tutti un mondo più sano, e magari una ricchezza più distribuita.

    Al tempo stesso però non possiamo chiuderci ai prodotti agricoli del terzo mondo, spesso di eccellente qualità, per fare un favore a due milioni di allevatori francesi o del nord Italia che hanno mucche che grazie ai sussidi hanno un reddito procapite molto maggiore di tantissima gente nel mondo...
    Solo attraverso una sana concorrenza queste persone capiranno che oggi l'agricoltura intensiva va rivista in modo più moderno, e che spesso rende più un campo di mirtilli ben curato che tre ettari di mais transgenico...

    Saluti.
    ancora devo capire come fanno i cinesi a non morire di fame se estendiamo anche a loro le nostre tutele esagerate...non me lo ha spiegato ancora nessuno,spero tu riesca a farlo...a meno che tu non intenda,con "mondo piu' sano",un mondo in cui i bambini cinesi non lavorano piu' perchè son morti di fame...eppoi sta fissa della redistribuzione della ricchezza mi angoscia,ma la coercizione come mai ti affascina cosi' tanto???

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Al di là della demagogia, e al di là delle evidente esagerazioni europee quanto a "garanzie" (che costituiscono un affare per certa industria che produce....."sicurezza".......e forma catene lobbistiche che premono sull'euroburocrazia per trasformare in norme i loro "brevetti"....eccetera....per fare un esempio) è chiaro che determinati comportamenti dei paesi emergenti possono essere visti, dal nostro punto di vista, al di là delle questioni umane ed etiche....come "concorrenza sleale". Non perchè non sposano i nostri eccessi, ma perchè non seguono minimamente alcuna regola di nessun tipo.
    Il supersfruttamento nelle fabbriche inglesi dell'ottocento fu combattuto, nell'interesse generale del capitalismo britannico contro i comportamenti dei singoli capitalisti, in prima istanza non da sindacati e marxisti.....ma dagli ispettori di fabbrica liberali.

    Shalom

  8. #8
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    In origine postato da Silvioleo
    ancora devo capire come fanno i cinesi a non morire di fame se estendiamo anche a loro le nostre tutele esagerate...non me lo ha spiegato ancora nessuno,spero tu riesca a farlo...a meno che tu non intenda,con "mondo piu' sano",un mondo in cui i bambini cinesi non lavorano piu' perchè son morti di fame...eppoi sta fissa della redistribuzione della ricchezza mi angoscia,ma la coercizione come mai ti affascina cosi' tanto???
    Non si estendono le tutele girando un interruttore, come per accendere la luce.
    Si tratta di un processo graduale, che può durare molti anni (in Occidente durò molti decenni, ad onor del vero, ma non c'erano esempi da imitare).
    L'importante è indurre la Cina ad iniziare, stimolando comprtamenti virtuosi, innanzi tutto delle sue imprese (si veda in proposito la certificazione SA8000 sulla responsabilità sociale o Social Accountability).
    Idem dicasi per la redistribuzione delle ricchezze: tutti sappiamo che le risorse attuali ormai non bastano per tutti anche perchè sono assai mal distribuite.
    Difficile però spiegare ai bambini cinesi o africani che è bene loro scompaiano affinchè noi continuiamo a migliorare il nostro tenore di vita e i grandi patrimoni ad accrescersi ulteriormente....

  9. #9
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    In origine postato da Curioso
    Non si estendono le tutele girando un interruttore, come per accendere la luce.
    Si tratta di un processo graduale, che può durare molti anni (in Occidente durò molti decenni, ad onor del vero, ma non c'erano esempi da imitare).
    L'importante è indurre la Cina ad iniziare, stimolando comprtamenti virtuosi, innanzi tutto delle sue imprese (si veda in proposito la certificazione SA8000 sulla responsabilità sociale o Social Accountability).
    Idem dicasi per la redistribuzione delle ricchezze: tutti sappiamo che le risorse attuali ormai non bastano per tutti anche perchè sono assai mal distribuite.
    Difficile però spiegare ai bambini cinesi o africani che è bene loro scompaiano affinchè noi continuiamo a migliorare il nostro tenore di vita e i grandi patrimoni ad accrescersi ulteriormente....
    A tale proposito, di recente si è tenuto un convegno, promosso da Confindustria e Ministero del Welfare, sul tema CSR o Corporate Social Responsibility (lo stesso tema della SA8000): è stato pubblicato un elenco di 30 aziende italiane "virtuose" in ambito sociale, sottolineandone le ricadute positive sull'andamento del business. In autunno partirà una campagna pubblicitaria (credo a cura del Ministero) per promuovere la responsabilità sociale delle imprese.
    E' evidente che si tratta anche di un potenziale business, specie per le società di consulenza che offrono studi e opportunità di certificazione.
    Tuttavia, le ricadute sui comportamenti delle imprese possono essere molto positivi: si pensi solo alla possibilità che i clienti selezionino i prodotti di aziende con comportamenti socialmente responsabili; si provi ad applicare questo anche alle imprese cinesi.....

 

 

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