Rutelli e Ruini sempre più in sintonia
di Ignazio Ingrao
20/7/2005
Ruini e Rutelli, sempre più in sintonia
Una lenta marcia di avvicinamento iniziata nel 1993, consolidatasi con il Giubileo e arrivata al massimo nell'ultimo referendum. Con tanta gelosia da parte di Prodi
Il fattore R contrassegna il rapporto tra il cardinale Camillo Ruini e la politica italiana.
Fino al 13 giugno si è trattato del referendum. Ora di Francesco Rutelli.
Sembra essere un'attrazione fatale quella che lega ogni giorno di più il presidente dei vescovi italiani con il leader della Margherita, schierato a favore dell'astensione nella consultazione sulla fecondazione.
Persino Avvenire è sceso in campo con un editoriale per bacchettare la stampa che avrebbe messo la sordina alla trasferta americana di Rutelli, impegnato a difendere «l'interesse nazionale» nella riforma dell'Onu.
Ed è sempre il quotidiano della Conferenza episcopale italiana ad apprezzare lo sforzo del leader della Margherita per impedire l'ingresso dei radicali nell'Unione. Un'insolita passione che fa ingelosire Romano Prodi.
Non è stato certo un colpo di fulmine tra Rutelli e il cardinale, piuttosto una relazione nata da una convivenza forzata nel corso dei due mandati svolti dall'ex sindaco a guida dell'amministrazione capitolina.
Dapprima quasi una relazione clandestina: il primo incontro risale al 14 dicembre 1993. Nel giro di pochi mesi la convivenza tra Rutelli e Ruini assume ben presto i contorni del matrimonio d'interesse: nel marzo 1994 Comune e Vicariato di Roma firmano un protocollo di intesa per l'edificazione di 50 chiese e complessi parrocchiali nella capitale entro l'anno 2000.
Ma poiché «non c'è amor senza baruffa», la prima crisi arriva con la decisione del sindaco di fissare l'apertura obbligatoria dei negozi la domenica. Una delibera duramente criticata dalla diocesi di Roma che chiede invano di rispettare il dovere di santificare le feste.
Il Grande giubileo incalza e nel luglio 1995 arriva l'accordo tra il Vaticano e il Comune di Roma per la realizzazione dei primi progetti urgenti destinati all'appuntamento del 2000.
L'intesa fa nascere un nuovo amore tra il sindaco di Roma e il presidente del comitato tecnico del Giubileo, Donato Mosella, ora a capo della segreteria politica del leader della Margherita.
Nel frattempo matura anche il cammino di fede del sindaco capitolino, ma questa volta la politica non c'entra.
C'è una semplice suora dietro la conversione dell'ex leader radicale che fino a pochi anni prima issava la bandiera del Vaticano sul pennone di Montecitorio per protestare contro il Concordato e l'ora di religione.
Si chiama madre Flora, fondatrice dell'Opera delle missionarie della fanciullezza abbandonata: aiuta Francesco e la moglie Barbara ad avere il primo dei tre figli adottati, Francisco, ecuadoregno, e li accompagna alla riscoperta del Cristianesimo.
Arriva così la scelta di celebrare il matrimonio religioso, officiato dal cardinale Achille Silvestrini. Tre anni dopo giungerà anche l'attesa visita di Giovanni Paolo II in Campidoglio.




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