QUADRO GENERALE
Federazione Russa
Capo di Stato: Vladimir Putin
Capo del governo: Mikhail Fradkov (subentrato a Mikhail Kasianov a marzo)
Pena di morte: abolizionista de facto
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: firmato
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne e relativo Protocollo opzionale: ratificati
Nell’ambito del conflitto nella Repubblica Cecena sono continuate le gravi violazioni dei diritti umani, nonostante le dichiarazioni da parte delle autorità circa un presunto processo di “normalizzazione”. Le forze di sicurezza hanno di fatto goduto di totale impunità per gli abusi. Gruppi armati di opposizione ceceni si sono resi responsabili di gravi violazioni, come attentati dinamitardi e sequestri di ostaggi, in cui sono rimaste uccise centinaia di persone. Difensori dei diritti umani e coloro che hanno cercato giustizia presso la Corte europea dei diritti umani sono stati minacciati e aggrediti; molti sono scomparsi o sono stati uccisi. Diverse migliaia di profughi provenienti dalla Cecenia hanno deciso di rimanere in Inguscezia nonostante le pressioni esercitate dalle autorità affinché facessero ritorno. La situazione dei diritti umani in Inguscezia è peggiorata, soprattutto in seguito a un attentato compiuto da un gruppo armato ceceno di opposizione, in giugno. Sono continuate le segnalazioni di torture e maltrattamenti nei centri di detenzione sparsi in tutto il territorio della Federazione Russa. Vi sono state aggressioni, anche dall’esito letale, nei confronti di membri di minoranze etniche in molte regioni della Federazione Russa, ma sono state sporadiche le incriminazioni per questo tipo di aggressioni di matrice razzista.
Contesto
A marzo Vladimir Putin è stato rieletto presidente. Gli osservatori internazionali hanno giudicato le elezioni «ben organizzate» ma hanno criticato l’atteggiamento sbilanciato in favore di Putin da parte dei media a controllo statale. Secondo le statistiche ufficiali, circa 25,5 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà. Vi sono state dimostrazioni di massa contro la proposta di rivedere il sistema sociale, sostituendo i benefici statali per viaggi, alloggi e servizi sanitari con somme in denaro mensili.
A giugno è stata approvata una legge che bandisce le manifestazioni di protesta in diversi luoghi pubblici, come gli spazi vicini alle residenze presidenziali, i tribunali, le carceri e che pone forti limitazioni all’organizzazione di dimostrazioni e incontri pubblici. Vi sono state segnalazioni di manifestazioni disperse con la violenza da parte delle forze dell’ordine.
La durata della detenzione senza accusa per i sospettati di reati “legati al terrorismo” è stata estesa a trenta giorni. A giugno la Duma (la Camera bassa del parlamento) ha approvato una legge che aumenta le pene per i reati “legati al terrorismo” portando il massimo della pena da 20 anni all’ergastolo.
A dicembre, la Duma ha votato l’abolizione delle elezioni per i governatori regionali che in futuro saranno designati dal presidente, nonostante tale decisione sia stata criticata da più parti in quanto considerata una limitazione delle libertà civili e politiche.
Per la terza volta, la Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani non ha approvato una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Cecenia. A ottobre, il Comitato per le questioni legali e i diritti umani, nel riferire all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha condannato la situazione dei diritti umani in Cecenia definendola «catastrofica».
Il conflitto in Cecenia
“Sparizioni”, uccisioni, tortura e maltrattamenti di civili sono stati denunciati con frequenza nel contesto del conflitto in Cecenia. Molti degli abusi sono stati commessi durante raid mirati da parte sia delle forze federali russe sia delle forze cecene. Nella gran parte dei casi, le autorità russe e cecene sono state incapaci di condurre indagini tempestive, indipendenti e imparziali su denunce di violazioni dei diritti umani a danno della popolazione civile.
Sempre più spesso, le testimonianze raccolte hanno rivelato che le violazioni, soprattutto “sparizioni”, erano state commesse dai cosiddetti Kadyrovtsy, ossia dalle forze di sicurezza cecene sotto il comando del vice primo ministro Ramzan Kadyrov.
*A febbraio, un’ottantina di parenti di Omar Khambiev, ex ministro della Salute ceceno, sono stati fermati in diverse zone della Cecenia dai Kadyrovtsy. Sono stati torturati e maltrattati nel tentativo di impedire a Omar Khambiev di denunciare le violazioni dei diritti umani in Cecenia e per costringere suo fratello, Magomed Khambiev, leader di un gruppo armato di opposizione ceceno, ad arrendersi.
*Alle due del mattino del 27 marzo, alcuni mezzi militari con a bordo uomini in divisa militare mimetica hanno fatto ingresso nel villaggio di Duba-Yurt. Diciannove case sono state perquisite e 11 uomini arrestati. Tre di essi sono stati rilasciati poco dopo. I corpi degli altri 8 sono stati rinvenuti il 9 aprile, a diversi chilometri di distanza e, stando alle fonti, recavano segni di tortura e di ferite d’arma da fuoco.
*Ad aprile, un tribunale di Rostov sul Don ha dichiarato non colpevoli 4 membri di una unità di intelligence militare per l’omicidio di 6 civili in Cecenia. Nonostante i 4 uomini avessero confessato gli omicidi, la corte li ha dichiarati innocenti, ritenendo che al momento del fatto stessero solo eseguendo degli ordini. La decisione è stata ampiamente criticata e la Corte Suprema della Federazione Russa ha in seguito ribaltato il verdetto. Un nuovo processo è iniziato a ottobre.
***Abusi da parte di gruppi armati
A febbraio, l’esplosione di una bomba nella metropolitana di Mosca durante l’ora di punta ha causato 41 morti e più di 100 feriti. Il presidente Putin ha subito accusato il leader separatista Aslan Maskhadov per l’attentato, nonostante le smentite e nonostante nessun altro gruppo abbia rivendicato responsabilità per l’attentato.
A maggio, Akhmad Kadyrov, presidente della Repubblica Cecena, è stato assassinato in un attentato dinamitardo, mentre presenziava alla parata del “Giorno della Vittoria”, nello stadio Dinamo di Grozny. Tra le vittime c’era anche una bambina di otto anni.
Ad agosto, due aerei passeggeri sono esplosi in volo sulla Russia centrale, uccidendo una novantina di persone.
A settembre, più di 1.000 persone, fra cui diverse centinaia di bambini, sono state prese in ostaggio in una scuola di Beslan, nell’Ossezia del Nord. Si ritiene che circa 350 persone siano morte per l’esplosione di bombe piazzate nella scuola e nel conseguente scontro a fuoco fra rapitori, abitanti del luogo armati e forze di sicurezza. Shamil Basaev, leader di un gruppo armato di opposizione, ha rivendicato la responsabilità per il sequestro degli ostaggi e per l’esplosione dei due aeroplani. Questi eventi hanno scatenato nella popolazione locale reazioni di paura per la situazione di crescente instabilità nella regione del Caucaso del Nord.
***Violenza sulle donne in Cecenia
Sempre più spesso le donne sono state arrestate e torturate affinché rilasciassero confessioni di cooperazione con i gruppi armati ceceni. Sono stati denunciati stupri durante la detenzione.
*“Madina” (nome reale omesso) è stata arrestata ad aprile dalle forze federali russe. È stata bendata e condotta alla principale base militare russa a Khankala. È stata trattenuta per due settimane, durante le quali è stata quotidianamente sottoposta a scosse elettriche. Sarebbe inoltre stata denudata, picchiata e oggetto di abusi sessuali da parte di membri delle forze di sicurezza, che l’hanno minacciata di stupro. Secondo quanto riferito, Madina è stata rilasciata dopo due settimane e le è stato detto che era stata arrestata per errore. Madina ha raccontato di essere stata minacciata di morte se avesse raccontato ciò che le era accaduto.
*Secondo quanto riferito, Milana Ozdoeva, una vedova di Kotar Yurt, nella regione cecena di Achkhoi-Martan, è stata interrogata da un membro delle forze federali russe il 5 e il 9 gennaio. Secondo i suoi vicini di casa, il 19 dello stesso mese diversi uomini l’hanno prelevata dalla sua abitazione senza permetterle di portare con sé il suo bambino di due mesi. Da quel momento, Milana Ozdoeva è “scomparsa”.
La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne ha visitato la Cecenia a dicembre. In una successiva dichiarazione, la Relatrice ha sottolineato il clima di paura e di insicurezza diffuso nella regione, dovuto agli abusi subiti dalla popolazione civile da parte delle forze di sicurezza e da parte dei gruppi armati ceceni.
***Estensione del conflitto oltre i confini ceceni
Gli abusi dei diritti umani si sono estesi nella vicina Inguscezia e in altre zone del Caucaso del Nord, assumendo caratteristiche simili. I raid compiuti dalle forze federali russe e dalle forze di sicurezza cecene hanno determinato “sparizioni” e uccisioni. Gli attacchi da parte di gruppi armati ceceni hanno causato decine di vittimein Inguscezia
Gli accampamenti per gli sfollati ceceni sono stati chiusi. Nonostante le fondate paure circa la sicurezza di un rientro in Cecenia, le autorità hanno fatto pressione affinché gli sfollati ceceni tornassero a casa.
*Rashid Ozdoev, vice procuratore inguscio, è “scomparso” nel mese di marzo. La sua auto è stata fermata da uomini armati identificati dai testimoni come membri dei Servizi di sicurezza federali (FSB). Fonti hanno riferito che è stato condotto presso la base militare russa di Khankala dove è stato trattenuto sotto falso nome, ma a fine anno nessuno sapeva dove si trovasse. Nel corso del suo lavoro, Rashid Ozdoev aveva esposto le proprie perplessità alle autorità russe e ingusce circa alcune azioni illecite commesse dai FSB.
*Due studenti sono stati uccisi nel mese di marzo, quando l’auto su cui viaggiavano assieme ad altri due giovani è stata colpita dal fuoco sparato da un elicottero. La mancata apertura di indagini sull’uccisione ha portato a una dimostrazione di protesta, a Nazran, in Inguscezia, durante la quale la polizia ha arrestato molti studenti, picchiandoli e minacciandoli di espulsione dall’università.
*A giugno, la polizia inguscia e le forze federali di sicurezza russe hanno effettuato un’incursione presso un insediamento ceceno sistemato nei locali di una ex latteria ad Altievo, distretto di Nazran, in Inguscezia. Secondo quanto riferito, hanno ordinato agli oltre 1.000 occupanti, compresi i bambini, di evacuare l’area durante l’ispezione. Stando alle fonti, sarebbe stato fatto un uso eccessivo della forza, arrivando ad aprire ripetutamente il fuoco in aria e contro i muri. Alcune delle donne sono state parzialmente denudate di fronte agli uomini. Agli sfollati è stato ordinato di lasciare l’area entro due giorni, pena l’incendio dell’insediamento. Trentasei uomini sono stati arrestati e trattenuti in incommunicado; la maggior parte di loro sono stati rilasciati dopo 5 giorni e 9 sono dopo un mese.
Reati di stampo razzista
Gruppi di minoranza etnica e nazionale, nonché cittadini stranieri, compresi studenti e richiedenti asilo, sono stati presi di mira in aggressioni di matrice razzista. Il Centro di statistica Sova ha registrato 44 omicidi di questo genere. Si sono avute anche notizie di profanazioni di cimiteri ebraici e di incursioni in sinagoghe. Le indagini sulle aggressioni razziste si sono rivelate spesso inconcludenti e hanno portato ad accuse minori per atti di teppismo piuttosto che a più gravi rinvii a giudizio per reati di stampo razzista.
*Nikolai Girenko, noto difensore dei diritti umani ed esperto di tematiche legate al razzismo e alla discriminazione nella Federazione Russa, è stato ucciso nella sua abitazione di San Pietroburgo, il 19 giugno. Era presidente della Commissione per i diritti delle minoranze presso l’Unione scientifica di San Pietroburgo e aveva ultimato, per conto delle autorità, diversi studi sui gruppi neonazisti e di skinhead, mettendo più volte in guardia sulla loro crescente diffusione. Da più parti si ritiene che il suo omicidio sia da collegarsi alla sua attività in favore dei diritti umani e con le sue campagne contro il razzismo.
*A febbraio, Antoniu Amaru Lima, uno studente di medicina di 24 anni della Guinea-Bissau, è stato accoltellato a morte da membri di una banda nella città di Voronez. A settembre, tre giovani sono stati accusati dell’omicidio per motivi razziali e condannati a pene varianti tra i 9 e i 17 anni di carcere. La condanna è stata accolta come un precedente importante nella lotta contro il razzismo nella Federazione Russa.
*A febbraio, sono stati emessi i verdetti in relazione all’aggressione nei confronti di commercianti, in maggioranza appartenenti a minoranze etniche, del mercato di Yasenevo a Mosca, avvenute nell’aprile 2001 da parte di circa 150 skinhead, cinque dei quali sono stati processati. Due di loro sono stati assolti, altri due hanno beneficiato della condizionale e uno è stato condannato a sei mesi di carcere.
*Khurseda Sultanova, una bambina tagika di nove anni, è stata accoltellata a morte a febbraio, a San Pietroburgo. Era in viaggio verso casa con suo padre e suo cugino di undici anni quando sono stati aggrediti da una banda di giovani armati di pugni di ferro, catene, bastoni e coltelli. Gli aggressori hanno urlato slogan razzisti. Secondo i rapporti della polizia, Khurseda Sultanova è stata accoltellata undici volte al torace. Anche se parecchi giovani sono stati incarcerati e incriminati in relazione al caso, a fine anno nessuno era stato rinviato a giudizio per omicidio. La Procura ha escluso una motivazione di tipo razziale per l’omicidio.
*A dicembre, sette adolescenti hanno ricevuto pene varianti tra i due anni e mezzo e i dieci anni di carcere per l’omicidio di una bambina tagika, Nulufar Sangboeva, avvenuto nella regione di San Pietroburgo nel 2003.
La discriminazione contro i ceceni è stata all’ordine del giorno in tutta la Federazione Russa. I ceceni sono stati sottoposti a controlli arbitrari dei documenti personali e a perquisizioni da parte delle autorità. Dopo l’episodio dell’esplosione nella metropolitana di Mosca, a febbraio, e quello della presa degli ostaggi di Beslan, a settembre, alcune associazioni per i diritti umani hanno parlato di un aumento sia del numero che della gravità delle aggressioni contro civili ceceni e altri provenienti dal Caucaso che vivono a Mosca e in altri centri urbani.
Nonostante le dichiarazioni in senso contrario da parte della autorità, ai mesketi che vivono nel distretto di Krasnodar continuano a essere negate sia la cittadinanza che l’iscrizione anagrafica, il che causa discriminazioni in quasi in tutti gli ambiti della vita quotidiana come l’ istruzione, l’impiego e l’assistenza sanitaria.
I rom sono stati presi di mira dalla polizia di San Pietroburgo e hanno subito aggressioni razziste in altre zone del Paese.
*Il 20 maggio la polizia di San Pietroburgo ha lanciato l’Operazione Tabor, apparentemente per dare un giro di vite a ruberie e accattonaggio. Diverse centinaia di persone, perlopiù rom, sono state arrestate nel corso dell’operazione. Il 21 maggio, uomini in uniforme ritenuti essere poliziotti hanno devastato un insediamento rom nel quartiere Obukhovo di San Pietroburgo. Essi hanno ordinato ai rom di andarsene subito, hanno sequestrato il loro denaro, sparato colpi in aria e bruciato due baracche.
Difensori dei diritti umani
Difensori dei diritti umani e persone che erano ricorse alla Corte europea dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni, alcuni anche torturati e uccisi.
*Il 29 gennaio, Imran Ezhiev, responsabile dell’ufficio per il Caucaso del Nord della Società per l’amicizia russo-cecena, è stato arrestato da un gruppo di uomini armati in uniforme dell’esercito. È stato condotto in una stazione di polizia del villaggio di Sleptsovskaia, in Inguscezia, dove è stato malmenato e minacciato di “sparizione” dagli agenti di polizia. È stato rilasciato il giorno successivo, a seguito dell’intervento del responsabile della Commissione presidenziale russa per i diritti umani.
*Ad aprile, Anzor Pokaev è stato arrestato, presumibilmente da soldati federali, nel corso di un’irruzione nella sua abitazione a Starye Atagi, in Cecenia. Il suo corpo, che riportava segni di diverse ferite da arma da fuoco, è stato rinvenuto su un ciglio della strada il mattino successivo all’episodio. Suo padre e altre nove persone si erano rivolti alla Corte europea dei diritti umani nel luglio 2003, in merito alle “sparizioni” dei loro parenti avvenute nell’aprile 2002. Anche il fratello di Anzor Pokaev, Amir, risulta “scomparso”.
*Ad agosto, un tribunale di Mosca ha condannato Bakhrom Khamroev, un difensore dei diritti umani uzbeko, a un anno e mezzo di carcere per possesso illegale di droga. Da più parti sono state avanzate ipotesi secondo le quali le accuse a suo carico sarebbero state costruite ad arte. A novembre, un tribunale della regione di Perm, in cui Khamroev era stato tradotto per scontare la condanna, l’ha commutata in condanna con la condizionale e lo ha rilasciato.
A maggio, il presidente Putin ha rivolto una serie di critiche senza precedenti alle organizzazioni non governative, mettendo in dubbio le reali motivazioni di molte organizzazioni. Emendamenti in prima stesura al codice tributario hanno superato una prima lettura alla Duma in agosto: le proposte comprendono la possibilità di significative restrizioni riguardo alle fonti di finanziamento per le organizzazioni non governative.
Libertà dei mezzi d’informazione
Giornalisti sono stati criticati da funzionari governativi, perseguiti e sottoposti a vessazioni dalle autorità e da attori non statali. Dopo la vicenda della presa degli ostaggi di Beslan, sono cresciute le preoccupazioni circa il modo in cui il governo aveva fornito informazioni sull’accaduto e su come ai giornalisti fosse stato impedito di fare informazione.
*A settembre, Anna Politkovskaya, una giornalista, ha raccontato di aver perso conoscenza dopo aver bevuto una tazza di thé a bordo di un aereo diretto verso l’Ossezia del Nord. Al suo arrivo a Rostov sul Don, è stata portata in ospedale e sottoposta a terapia intensiva. In seguito, i medici le hanno detto che era stata probabilmente avvelenata, ma che il personale medico avrebbe ricevuto l’ordine di distruggere le prove dei referti delle analisi. Anna Politkovskaya è stata arrestata e minacciata diverse volte in relazione alle sue cronache sulla Cecenia.
Tortura e maltrattamenti
La polizia si è servita abitualmente di torture e maltrattamenti per estorcere confessioni. Le indagini su dichiarazioni relative a torture o maltrattamenti subiti sono state rare e spesso inappropriate, contribuendo allo sviluppo di un clima di impunità.
*A giugno, Victor Knaus, un quindicenne della regione di Volgograd, è stato malmenato e costretto a confessare l’omicidio di due bambini.
Reparti antisommossa della polizia si sono resi responsabili di pestaggi e altre forme di maltrattamento in un certo numero di carceri in tutta la Federazione Russa. Le prigioni continuano a essere sovraffollate. Le condizioni di molte strutture per la detenzione preventiva sono così precarie da configurarsi quale trattamento crudele, inumano o degradante.
Anche le condizioni imposte ai detenuti che scontano l’ergastolo si sono configurate come pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, e in taluni casi anche come possibile tortura. Ogni aspetto della loro carcerazione è stato pianificato per garantire il loro isolamento dal mondo esterno e dagli altri detenuti.
Preoccupazioni relative all’equità dei processi
Ad aprile, Igor Sutiagin, un ricercatore dell’Accademia delle Scienze russa, è stato condannato a 15 anni di carcere duro al termine di un processo iniquo. Era stato tenuto in detenzione preventiva fin dal momento del suo arresto, nell’ottobre 1999, sulla base di accuse di tradimento. Le accuse a suo carico erano state formulate in maniera talmente imprecisa che nel dicembre 2001 un tribunale, il primo a occuparsi del suo caso, aveva rilevato che erano «impossibili da comprendere». Sutiagin è stato accusato di fornire informazioni a una società straniera, ma nel corso del processo si è evitato di prendere adeguatamente in esame la sua difesa, compresa l’obiezione che quelle informazioni erano tutte ricavabili da fonti di dominio pubblico. La sua reclusione è pertanto apparsa essere parte della continua prassi di perseguire arbitrariamente scienziati, giornalisti e ambientalisti indipendenti.
A marzo, il Consiglio per le questioni legali e i diritti umani del Consiglio d’Europa ha nominato un Relatore per esaminare le circostanze relative all’arresto, e al procedimento giudiziario nei loro confronti, di Mikhail Khodorkovskii, ex responsabile della società petrolifera Yukos, Platon Lebedev, un suo socio in affari, e Aleksei Pichugin, un ex agente della sicurezza della Yukos. Da più parti è stata avanzata l’ipotesi che i processi a loro carico avessero motivazioni politiche. Il Relatore ha indicato gravi violazioni procedurali messe in atto da diverse strutture di polizia e ha messo in dubbio l’equità, l’imparzialità e l’oggettività delle autorità. Sono state inoltre espresse preoccupazioni per lo stato di salute di Lebedev e Pichugin, per la mancanza di accesso a visite mediche indipendenti, e alle relative cure.
Violenza sulle donne
Migliaia di donne sono state uccise come risultato di episodi di violenza domestica, a casa o nella comunità di appartenenza. Raramente i responsabili di violenze contro le donne sono stati assicurati alla giustizia. La Federazione Russa non è dotata di una legge specifica sulla violenza domestica. Tuttavia, sempre più spesso i media trattano argomenti quali la violenza domestica, o gli abusi, come lo stupro, commessi dalle forze di sicurezza in Cecenia. La Federazione Russa ha ratificato il Protocollo per la prevenzione, soppressione e punizione della tratta di persone, specialmente donne e bambini, che completa la Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale (conosciuta come il protocollo di Palermo). Secondo quanto riferito, ogni anno migliaia di donne russe sono trafficate verso Paesi di tutto il mondo a scopo di sfruttamento sessuale. La Federazione Russa ha anche ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne.
Rapporti e missioni di AI
Russian Federation: Amnesty International statement on the situation of Chechen asylum-seekers (AI Index: EUR 46/010/2004)
Russian Federation: Chechen Republic – “Normalization” in whose eyes? (AI Index: EUR 46/027/2004)
Joint NGO statement on the Beslan hostage tragedy (AI Index: EUR 46/050/2004)
Russian Federation: The risk of speaking out – Attacks on human rights defenders in the context of the armed conflict in Chechnya (AI Index: EUR 46/059/2004)
Delegati di AI si sono recati nella Federazione Russa tra marzo-aprile, nei mesi di giugno, ottobre e dicembre.




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