E al computer l’Unione stravince sulla Cdl
Autore: Il Mattino
DALL’ELABORAZIONE DELLA CAMERA SUI DATI DELLE REGIONALI FINIREBBE 253 A 145
CLAUDIO SARDO Roma. Il risultato finale è 253 a 145 per l’Unione. Il Servizio Studi della Camera ha completato il lungo lavoro di rielaborazione dei dati delle regionali, riaggregandoli per ciascuno dei collegi uninominali. E lo scenario virtuale è quello di un Parlamento con una netta maggioranza di centrosinistra. Da un paio di giorni, a Montecitorio, è aperta la caccia alla voluminosa pubblicazione. Le prime copie sono andate a ruba in pochi minuti. E già è in corso la ristampa. Naturalmente, ogni elezione fa storia a sè. E i numeri delle regionali saranno corretti dal «fattore candidato» che, in misura maggiore al Sud, entrerà nella competizione del collegio. Quei dati, però, non sono un sondaggio qualsiasi. Sono le preferenze concretamente espresse da elettori in carne ed ossa a un anno dal voto politico. E il bilancio per la Cdl è sconfortante, per l’Unione promettente. Al Nord il centrodestra resta in testa, anche se il distacco si riduce rispetto al 2001. Nelle regioni rosse il centrosinistra fa l’en plein. Ma è al centro e al Sud che prende corpo il ribaltamento della maggioranza. Nelle due circoscrizioni della Campania, il risultato è di 46 collegi a favore del centrosinistra contro uno (Casal di Principe) del centrodestra. Non solo. I distacchi sono ovunque molto ampi: solo in un altro collegio (Santa Maria Capua Vetere) la distanza è inferiore al 10%. In Puglia, nonostante la vittoria di Nichi Vendola, la Cdl può vantare una supremazia nei collegi (20 contro 14). Tuttavia, tra Abruzzo, Basilicata e Calabria, il centrodestra succombe quasi ovunque: 32 collegi per l’Unione, uno (Catanzaro) per la Cdl. La cassaforte per la coalizione di governo resta il Nord, in particolare le zone con forte presenza leghista (Lombardia 2 e 3, Veneto 1). Anche nella provincia di Milano, invece, l’Unione ha ridotto lo svantaggio (17 a 14). Chi fa politica sa che questi dati vanno presi con le molle. Il criterio più utile per classificare le cifre nude e crude è quello di ripartire i collegi in tre classi: quelli con netto predominio di centrosinistra, quelli con netto predominio di centrodestra, quelli dove il distacco è minimo (collegi marginali, su cui concentrare i migliori candidati e le maggiori risorse). Sulla base di questa classificazione, l’esito delle elezioni politiche diventa di colpo più incerto, come hanno dimostrato anche istituti di ricerca vicini alla sinistra. Il vantaggio per l’Unione, fotografato dal Servizio Studi della Camera, comunque, ha un suo peso «psicologico». All’elaborazione mancano sei regioni: Sicilia, Sardegna, Friuli, Trentino Alto Adige, Molise, Val d’Aosta. In totale 77 collegi. La Cdl, facendo leva innanzitutto sulla Sicilia, può sperare di conquistarne tra 45 e 50. L’Unione, però, ha già conseguito una schiacciante vittoria alle recentissime provinciali della Sardegna e ha strappato, con Riccardo Illy, il governo del Friuli. Pur con la correzione delle Regioni a statuto speciali, favorevole alla Cdl, il vantaggio per il centrosinistra, insomma, potrebbe mantenersi su quota 100. Lo stesso vantaggio conquistato da Silvio Berlusconi nel 2001. Un margine così consistente renderebbe ininfluente l’apporto di Rifondazione comunista o di un altro partito minore. Alle elezioni, però, manca ancora quasi un anno. E la proiezione, allo stato, è solo virtuale.
Attualmente sarebbe una grande vittoria per l'Unione
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