| Mercoledì 20 Luglio 2005 - 12:20 | Ugo Gaudenzi |

E’ indubbio che le schermate del sito Internet che ha riportato “l’avviso” di rappresaglie contro Italia, Danimarca, Gran Bretagna “ed altri Paesi che hanno ancora i loro eserciti sul suolo iracheno”, peseranno assai sul voto parlamentare di oggi, in Italia, per il rifinanziamento della cosiddetta “missione umanitaria” (al soldo degli anglo-americani) dei nostri soldati in Iraq.
L’ultimatum - 'Ritirate le truppe. Vi diamo un mese di tempo. Poi agiremo provocando una guerra sanguinosa nel cuore dell'Europa' - delle Brigate Abu Hafs al Masri, sarà infatti un ottimo pretesto, per gli atlantici di caso nostra, per dichiarare la propria “fermezza” e la propria fedeltà a Washington e Londra. E non solo a casa del centrodestra. Anche, la falsa opposizione, il centrosinistra, si presenta al voto sul rifinanziamento delle nostre truppe in Iraq, mutatis mutandis, con lo stesso schieramento che, nel 1999 consentì al governo allora di “sinistra” di partecipare ai bombardamenti della Serbia e alla guerra aggressiva degli atlantici nei Balcani.
Da Fassino a Prodi, da Rutelli a Boselli, giù, giù fino alla Sbarbati, gli elementi cosiddetti “riformisti” - e cioè più proni ai voleri d’oltreoceano - parlano così di “exit strategy”. Praticamente fanno il verso al “ritiro graduale” già promesso dal centrodestra.
Gli altri, Bertinotti e Verdi in testa - ma anche i comunisti italiani illuminati sulla via di Damasco dopo l’inciucio cossuttiano anti-serbo del 1999 - non apprezzano e ricordano che la maggioranza del popolo italiano non vuole il prolungamento della missione cosiddetta “umanitaria” in Iraq.
Parole pacifinte a parte, la questione dell rimpatrio è di estrema attualità, ma non perché sia opportuna una “ritirata strategica” per evitare rappresaglie dei fonamentalisti sul nostro territorio. Ma perché l’Italia deve ritrovare orgoglio, decoro e dignità, deve ritrovare la propria sovranità - ora soggiogata al carro atlantico - deve ritrovare il virtuoso ruolo di “ponte” tra l’Europa e il Mediterraneo. Rigettando le vergognose “crociate”, i “conflitti di civiltà” con i popoli dell’altra sponda del nostro mare.
L’Italia deve riprendere il cammino di amicizia e di solidarietà con dei popoli che certo non ci hanno né aggredito, né invaso, né occupato. Un cammino peraltro che è stato fino agli Novanta la strada maestra della nostra politica estera: quella fascista, beninteso, ma anche quella degli Enrico Mattei, dei Moro, dei Craxi.
Perché, checché dicano gli attuali governatori - di destra o di sinistra, non importa - della nostra patria colonizzata, l’alternativa alla folle politica di conquista planetaria globale portata avanti da Washington e dal suo cagnolino inglese, esiste, eccome. E si è vista formare con il no di Parigi, Berlino e Mosca proprio di fronte all’aggressione angloamericana della nazione irachena: una nazione laica, socialista e panaraba così, proprio dagli invasori, trasformata in misteriosa culla di altrettanto misteriose organizzazione “fondamentaliste islamiche”.
Non è un caso che il messaggio-ultimatum anti-italiano firmato dalla “sigla” brigate al Masri sia stato diffuso su un sito web che gli stessi “esperti di intelliogence” dichiarano con pudore da tempo “un semplice contenitore” e sulla cui attendibilità gli stessi si dividono tra i fautori di un’ “organizzazione credibile” o di un pessimo “marchio mediatico”...
Una sigla senza padroni, senza paternità, insomma. Come sanno bene gli esperti del Comitato di Analisi strategica antiterrorismo che ieri si sono riuniti al Viminale.
Un messaggio che, sebbene non possa definirsi “attendibile”, ha ottenuto già un risultato: il compattamento lib-lab, destra-sinistra, degli atlantici di casa nostra.